Una lunga attesa 2

di
genere
saffico

Sento il peso del suo corpo, la stoffa della giacca nera che sfrega contro la mia pelle nuda, i capelli corti che mi solleticano il ventre mentre sale. La sua bocca lascia una scia umida lungo il mio corpo, fino a raggiungere le mie labbra.
Mi bacia.
Il sapore è il mio. Forte, dolce, intimo. La sua lingua entra nella mia bocca e mi fa assaggiare quello che ha appena succhiato da me. Un brivido mi attraversa intera. Gemito contro le sue labbra mentre lei approfondisce il bacio, lento e affamato allo stesso tempo.
Nel frattempo la sua mano destra scende sulla camicetta bianca. Le dita trovano i bottoni. Uno dopo l’altro cominciano a cedere. Il primo, il secondo… la stoffa si apre piano, lasciando scoprire il seno. L’aria fresca della stanza mi sfiora la pelle nuda, poi è il tocco di lei a prenderne il posto: il dorso delle dita scivola tra i seni, poi una mano intera si posa su di me, stringendo con delicatezza ma con possessione.
Continua a baciarmi mentre mi sbottona. Ogni bottone che cede è un altro pezzo di me che le offro. La camicetta ormai aperta, le spalle quasi scoperte. Lilly si stacca un attimo dalle mie labbra, mi guarda dall’alto, gli occhi scuri, le labbra ancora lucide del mio sapore.
“Voglio vederti tutta”, mormora.
Resto ferma sotto di lei, il respiro ancora corto, il corpo ancora percorso dai residui del piacere. Ma adesso non è più solo il corpo a parlare.
Mentre Lilly mi bacia e i bottoni della camicetta cedono uno dopo l’altro, qualcosa di più profondo si muove dentro di me. È una mescolanza strana, quasi spaventosa. C’è il desiderio, caldo e impaziente, che mi ha spinta fin qui. C’è la voglia di essere presa, di essere vista, di sentirmi finalmente desiderata dopo tanto tempo di digiuno. Ma c’è anche una fragilità che non mi aspettavo.
Ogni pezzo di stoffa che mi lascia è un pezzo di armatura che cade. La camicetta aperta, il seno esposto al suo sguardo e alle sue mani… mi sento nuda in un modo che va oltre la pelle. Come se lei potesse vedere anche tutto quello che ho portato qui stasera: la storia finita male, i mesi di solitudine, la timidezza che di solito mi tiene indietro, e quella fame che alla fine ha vinto.
Quando le sue dita sfiorano il mio seno, stringono piano, sento un nodo alla gola. Non è solo piacere fisico. È il sollievo di essere toccata con intenzione. Di non essere più sola nel mio corpo. Di avere qualcuno che mi vuole davvero, adesso, così come sono.
Il bacio sa di me, e questo mi fa quasi arrossire di più. È intimo in un modo che mi confonde e mi eccita insieme. Parte di me vorrebbe nascondersi, abbassare lo sguardo, coprirsi. Un’altra parte, quella che ha scelto di venire qui stasera, vuole soltanto aprirsi di più. Vuole che lei continui. Vuole che mi prenda tutta.
Sotto la fame c’è gratitudine. Sotto il tremore c’è bisogno. Sotto la vergogna c’è una voglia quasi disperata di lasciarsi andare completamente.
E mentre la camicetta scivola via del tutto, io non chiudo gli occhi. La guardo. Le lascio vedere anche quello.
Lilly si solleva appena e prende il mio viso tra le mani.
È inginocchiata sulla mia pancia, il peso del suo corpo caldo e solido contro di me. Le sue dita mi incorniciano le guance, i pollici sfiorano la pelle vicino alle labbra. Non mi bacia subito. Mi guarda. Intensamente. Gli occhi scuri, fissi nei miei, come se volesse vedere tutto quello che non dico, lei è bellissima. Il respiro mi si spezza. Sotto quello sguardo mi sento ancora più nuda di quanto già non sia.
Resta così per qualche secondo lunghissimo. Solo il nostro respiro e il battito del mio cuore che sembra troppo forte. Poi si china e mi bacia. Piano. Profondo. Diverso dal bacio affamato di prima: adesso è più lento, più presente, come se volesse assaporare non solo la mia bocca ma anche quello che c’è dietro.
Quando si stacca, le sue mani scendono. Con gesti decisi e sicuri leva ciò che resta. La gonna, se ancora c’era un lembo, scivola via. Qualsiasi pezzo di stoffa che mi copriva sparisce. Resto completamente nuda sul letto.
Lilly si sposta appena di lato e mi contempla.
Il suo sguardo percorre ogni centimetro di me: il seno ancora segnato dalle sue dita, il ventre, le cosce aperte, la figa ancora lucida e sensibile del piacere di poco fa. Non c’è fretta nel suo modo di guardarmi. C’è fame, sì, ma anche qualcosa di più quieto, quasi reverente. Come se stessi offrendole qualcosa di prezioso e lei volesse prendersi il tempo di vederlo davvero.
Io resto ferma. Il cuore mi batte forte. Parte di me vorrebbe coprirsi, ma un’altra parte, quella più vera, resta scoperta sotto i suoi occhi e lascia che mi guardi. Per la prima volta da troppo tempo mi sento completamente vista. E desiderata.
Lilly si china vicino al mio orecchio. La sua voce è un sussurro caldo, roco:
“Sei troppo bella, Stella… Voglio farti godere ancora. Intensamente”
Un brivido mi percorre la schiena. Non riesco a rispondere con parole, solo con un respiro più corto.
Le sue mani mi prendono con delicatezza ma con decisione e mi fanno girare sulla pancia. Il viso affonda nel cuscino, le cosce leggermente divaricate. Mi sento esposta in un modo nuovo, più vulnerabile. L’aria della stanza mi sfiora la pelle nuda, poi è il tocco di lei a sostituirla.
Entrambe le sue mani scendono. Una mi tiene aperta, le dita che allargano piano le labbra ancora sensibili e umide. L’altra trova subito il clitoride. Non è frettolosa. È sapiente. Circola lentamente, con pressione giusta, a volte più leggera, a volte più insistente, come se conoscesse già il mio corpo.
Rispondo subito.
Un gemito basso mi esce contro il cuscino. I fianchi si muovono da soli, cercando di più. Il piacere risale veloce, diverso da prima: più concentrato, più diretto, perché adesso non posso nascondermi né controllare del tutto le reazioni. Lei continua, instancabile, alternando tocchi precisi e carezze più larghe, tenendomi aperta mentre mi stuzzica senza pietà.
“Così…”, mormora dietro di me, e sento il suo respiro caldo sulla mia schiena.
Io godo. Già. Il corpo si tende, i muscoli delle cosce tremano, e ogni passaggio delle sue dita sul clitoride mi fa spingere indietro verso di lei, chiedendo di più senza parole.
Sento la lingua di Lilly.
Calda, umida, precisa. Si unisce alle dita che già mi tengono aperta e mi stuzzicano il clitoride. I brividi partono subito: partono dalla punta della sua lingua, salgono lungo la schiena e si mescolano al piacere più denso che le sue dita continuano a costruire. È troppo. È perfetto. Non riesco più a distinguere dove finisce un tocco e dove inizia l’altro.
Il corpo mi trema contro il materasso. I fianchi si muovono senza controllo, spingendo indietro verso la sua bocca e le sue mani. I gemiti mi escono rotti, soffocati contro il cuscino.
Poi sento la sua voce, bassa, vicina alla mia pelle:
“Stella… vieni per me”
Quelle tre parole mi spezzano.
Non riesco più a trattenermi. Il piacere sale di colpo, violento, e esplodo per la seconda volta. Il corpo si contrae a scatti, le cosce si chiudono intorno alle sue mani, i muscoli interni pulsano forte mentre un’ondata dopo l’altra mi attraversa. Gemito il suo nome, o forse solo suoni senza senso. Le onde sono più lunghe questa volta, più profonde, come se tutto quello che avevo ancora dentro stesse uscendo tutto insieme.
Resto scossa, ansimante, il viso affondato nel cuscino e le gambe che non smettono di tremare. Lilly non si allontana subito. Resta lì, con la bocca e le dita ancora su di me, accompagnandomi finché le scosse non cominciano a calmarsi.
Resto qualche secondo con il viso ancora affondato nel cuscino, il corpo percorso dagli ultimi brividi. Poi qualcosa si muove dentro di me. Non è solo gratitudine. È il bisogno di ricambiare. Lei mi ha portata due volte fin lì, con una sicurezza e una pazienza che mi hanno spezzata in modo dolce. Adesso tocca a me.
Non sono brava come lei. Lo so. Le mani mi tremano un poco solo a pensarci. Ma non posso restare solo a ricevere.
Mi giro. Mi metto in ginocchio sul letto. Lilly è davanti a me, nella stessa posizione, ancora completamente vestita dalla vita in giù. I pantaloni di pelle nera le aderiscono alle cosce. Il respiro mi si fa più corto mentre alzo lo sguardo e la trovo che mi osserva, calma, in attesa.
La mia mano si posa sulla sua coscia. Timida. Le dita scivolano piano sulla stoffa liscia e calda, salendo verso l’interno, verso la patta. Sento il calore del suo corpo anche attraverso la pelle. Lei non parla, ma quando le mie dita esitano un secondo troppo a lungo, le sue scendono e mi guidano. Insieme sbottoniamo. Insieme abbassiamo i pantaloni lungo le sue cosce. Poi le mutandine.
Resto in ginocchio, a pochi centimetri da lei. Ora è nuda anche lì. La figa di Lilly è già umida, le labbra leggermente aperte. Il cuore mi batte forte. Con una mano ancora un po’ tremante allungo le dita e la tocco.
È calda. Soffice. Scivolosa. Passo i polpastrelli piano tra le sue labbra, raccogliendo l’umidità, poi salgo fino al clitoride e ci resto, circolando con delicatezza. Alzo gli occhi verso di lei mentre la tocco, cercando di capire se le piace, se sto facendo bene. Voglio farla godere. Voglio restituirle almeno un pezzo di quello che mi ha dato.
Lilly chiude gli occhi.
Vedo il suo volto rilassarsi, le labbra socchiuse mentre assapora il mio tocco ancora incerto. Quel piccolo segno di piacere mi dà coraggio. Mi sposto. Striscio dietro di lei, ancora in ginocchio sul letto, e la prendo tra le braccia da dietro.
Adesso le mie due mani sono libere. Una resta tra le sue gambe, le dita che diventano più sicure, più intraprendenti: allargo piano le sue labbra, sento quanto è già bagnata, e comincio a strofinare il clitoride con movimenti più decisi, più ritmati. L’altra mano le sale sul ventre, poi più su, fino a prendere un seno ancora coperto dalla giacca nera, stringendo attraverso la stoffa.
Lilly mugola.
Il suono è basso, roco, e mi fa venire i brividi. Il suo bacino si muove indietro, assecondando le mie dita, cercando più pressione, più contatto. Continuo. Divento più audace. Due dita scivolano dentro di lei mentre il pollice resta sul clitoride, e sento le sue pareti calde e strette che mi accolgono. Lei spinge contro la mia mano, il respiro che si fa più pesante, i mugolii che diventano più frequenti.
“Così…”, riesce a dire tra un respiro e l’altro.
Io resto dietro di lei, il seno premuto contro la sua schiena, le labbra che sfiorano la nuca e i capelli corti neri. Continuo a toccarla, sempre più sicura, ascoltando ogni suono che le esce dalla gola, ogni movimento del suo bacino che mi guida. Per la prima volta non sto solo ricevendo. Sto dando. E il fatto che lei stia godendo sotto le mie dita mi eccita quasi quanto quando era lei a toccarmi.
La trascino sopra di me.
Con un gesto deciso la faccio scivolare finché il suo corpo non è disteso sul mio, petto contro schiena, le cosce aperte ai lati dei miei fianchi. Le mie dita restano dentro di lei, profonde, e continuo a muoverle. Ancora. Ancora. Ritmo costante, deciso, mentre il pollice non abbandona il suo clitoride.
Lilly ansima contro il mio collo. Sento i suoi muscoli stringersi intorno alle mie dita, sempre di più. Poi, con un gemito lungo e rotto, esplode.
Il suo orgasmo è potente. Il corpo le trema tutto, le cosce si chiudono a scatti ai lati dei miei fianchi, le pareti interne pulsano forte intorno alle mie dita bagnate. Continuo a muovermi dentro di lei mentre viene, accompagnandola, sentendo ogni contrazione, ogni ondata che la scuote. I suoi gemiti mi riempiono l’orecchio, bassi, rochi, quasi disperati dal piacere.
Non le do nemmeno il tempo di riprendere fiato.
Ancora scossa, ancora tremante, Lilly si gira di scatto su di me. Mi afferra il viso e mi bacia. Affamata. Profonda. La bocca ancora aperta per il respiro corto, la lingua che cerca la mia con urgenza. La bacio a mia volta, le braccia che le stringono la schiena, sentendo ancora il suo corpo percorso dagli ultimi brividi contro il mio.
Il sapore del bacio è caldo, umido, pieno di tutto quello che abbiamo appena fatto.

stella.ninfa@gmail.com
scritto il
2026-08-04
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