I Segreti di Mamma - Capitolo 9
scritto il 2026-11-02 tempo di lettura 26 min
di
Sera
genere
Dominazione, Incesti, Orge
cura
A−
Mirella aveva trascorso le ultime due settimane come in un sogno, un dolce, bellissimo sogno. Si era ritrovata a pensare che, con tutta probabilità, quello fosse il periodo più felice della sua vita e non voleva che finisse. Sua figlia Alessia aveva finalmente dichiarato il suo amore per lei e in quei giorni avevano passato intere serate come una vera coppia di innamorate… anzi, qualcosa di più. Unite dal legame di sangue, ridevano, scherzavano, si amavano e, cosa ancora più importante, avevano imparato a conoscersi.
Anche in quel momento, a letto sotto le morbide coperte, Mirella stringeva il corpo della figlia e sentiva il cuore ricolmo di un sentimento che difficilmente avrebbe potuto essere liquidato come semplice felicità. Giocava con i suoi splendidi ricci neri e pensava al sesso che faceva con lei, di come fosse ben più che un semplice scambio di piacere. Sorridendo, pensò che a tratti assumeva quasi i contorni di una sfida, con la ragazza che cercava, con la naturale irruenza dei suoi venti anni, di portare la più esperta donna ad un veloce orgasmo. A volte Mirella le concedeva la vittoria, rilassandosi completamente e godendo con forza nella bocca della figlia. Ma la maggior parte delle volte non le dava soddisfazione e ribaltava la situazione a suo favore. Le piaceva assumere un ruolo attivo. Si immaginava, non senza un certo compiacimento, di interpretare la donna lussuriosa che bramava il godimento proibito della loro relazione incestuosa. Emergeva allora la sua componente maschile, predatoria: la cintura fallica era ormai diventa l’unico giocattolo che utilizzava. Quando stringeva i legacci attorno ai suoi fianchi e afferrava il grosso membro di lattice tra le mani si sentiva… potente. La figlia aveva imparato a leggere le sue espressioni di desiderio e si sottometteva di buon grado alle violente spinte che sua madre le imponeva.
Certo Mirella lo faceva non senza un secondo fine.
Il loro successo nel mondo della pornografia amatoriale era stato del tutto inaspettato. Iniziato come un modo per pagare il mutuo della casa, le bollette e le tasse universitarie, il loro sito “Segreti di Mamma” si era ben presto trasformato in una redditizia fonte di introiti. Avevano investito una parte dei loro guadagni nell’attività, trasformando la camera da letto di Mirella in uno studio di registrazione, completo di due telecamere ad alta definizione (una fissa e una mobile) ed una serie di oggetti di scena che avrebbero fatto invidia a qualsiasi produttore porno.
I loro contenuti riflettevano i desideri diversi dei loro abbonati, che andavano da uomini d'affari solitari a coppie avventurose in cerca di nuove forme di eccitazione. Si stavano ormai specializzando nei live privati, decisamente più redditizi. Ogni video era una performance attentamente progettata e realizzata per soddisfare le perversioni e i feticismi richiesti dai loro clienti. Mirella, che inizialmente era stata esitante, provava ora uno strano piacere nel ruolo che quasi sempre le chiedevano di interpretare: la seduttrice esperta che guidava la figlia innocente nel labirinto della lussuria. Alessia, dal canto suo, si dimostrava tutt’altro che un’allieva reticente.
Tra i clienti più generosi ce n'era uno che si faceva chiamare "Brunello". Aveva una predilezione per le scene che spingevano i confini di ciò che la maggior parte delle persone avrebbe considerato lecito. Aveva confessato alle due donne che il fatto di essere madre e figlia lo aveva oltremodo eccitato e le sue richieste erano diventate sempre più specifiche, includendo spesso elementi di dominazione e sottomissione. Mirella e Alessia, desiderose di soddisfare la loro clientela, avevano accettato con un misto di trepidazione ed eccitazione. Comunicavano con lui tramite messaggi criptati, la sua vera identità era un mistero che aggiungeva un ulteriore livello di brivido alle loro illecite avventure.
Due settimane prima Mirella aveva giusto ricevuto uno di quei messaggi. L'offerta era ridicolmente generosa. Tutto quello che il cliente chiedeva era un singolo video: una gang bang con Alessia come protagonista e con cinque uomini di colore ben dotati ad occuparsi di lei. Il cuore di Mirella batteva forte mentre leggeva i dettagli e la sua mente barcollava per le implicazioni di ciò che questo avrebbe potuto significare, per la loro relazione ed il loro futuro. Alessia non aveva praticamente mai avuto rapporti con uomini e la cosa poteva essere un grosso problema. Ma la promessa finanziaria era troppo allettante per essere ignorata. Con mani tremanti, Mirella aveva risposto: "Lo faremo". Aveva quindi cercato di godersi i giorni successivi senza pensarci troppo, assaporando il nuovo e speciale rapporto con sua figlia. Ma ormai la scadenza si avvicinava e non passava giorno che Brunello non lo ricordasse alla donna.
Il giorno delle riprese arrivò con una tensione così forte che si poteva tagliare con un coltello. Mirella aveva detto ad Alessia che sarebbe stato un video "speciale", che le avrebbe liberate dai loro problemi per un bel po’ di tempo. La ragazza, sempre fiduciosa verso sua madre, non aveva però idea della portata di ciò che l’attendeva. La camera da letto era stata preparata meticolosamente: avevano acquistato tendaggi e tessuti che avevano disposto secondo le istruzioni del cliente. La stanza doveva sembrare quella di un lussuoso club privato. L'aria era satura dell'essenza rilasciata da due grossi profumatori, che creavano un'atmosfera di anticipazione e di lussuria imminente.
Mirella aveva invitato i cinque uomini a casa sua, non senza una certa dose di apprensione. Aveva trovato il primo che mendicava all'uscita di un supermercato distante dal loro paese. Lo aveva avvicinato e, senza tanti preamboli, gli aveva fatto una generosa proposta economica. Il primo avrebbe poi dovuto reclutare gli altri quattro. Requisito fondamentale: dotazione del membro sopra la media.
Quando si presentarono all'appuntamento, Mirella non fu delusa: erano tutti giovani, alti, piuttosto muscolosi e trasudavano un'energia grezza e primordiale che le fece tremare le ginocchia. Aveva accennato qualcosa a sua figlia, ma quando gli uomini entrarono nella camera da letto, le prese il panico! Non aveva mai visto la ragazza così nervosa, gli occhi spalancati e il respiro corto mentre aspettava nella stanza scarsamente illuminata. Gli uomini erano amichevoli, quasi simpatici. Scambiarono alcune battute per stemperare la tensione, ma Mirella poteva riconoscere la fame di sesso nei loro sguardi mentre contemplavano la splendida giovane donna che stava per diventare il loro giocattolo per una notte.
Mentre le telecamere iniziarono a girare, Alessia guardò sua madre per rassicurarsi. Ormai non poteva più tirarsi indietro. Mirella le fece un cenno di assenso, il suo cuore si struggeva per il peso di ciò che le aveva proposto. Gli uomini si avvicinarono ad Alessia, che prese un profondo respiro, preparandosi. Con un sorriso malizioso, Mirella fece un passo indietro e sussurrò: "Ricorda, questa è solo una performance, Tesoro Mio. Solo per la telecamera".
Alessia scrutò gli uomini e questi ricambiarono. I loro occhi percorrevano il morbido corpo della ragazza, dal viso mascherato ai piccoli piedi, vestita con un completo due pezzi di pizzo bianco ed autoreggenti che sua madre le aveva comprato appositamente. Il candore dell'intimo contrastava con il suo incarnato più scuro, frutto dell'abbronzatura estiva. Alessia provò uno strano mix di eccitazione e terrore quando Mirella annunciò: "Questa è mia figlia e oggi vi farà divertire".
Il cuore di Alessia era un martello pneumatico nel petto mentre guardava sua madre, cercando qualche segno di dubbio, di ripensamento. Ma lo sguardo di Mirella era fermo, pieno di una determinazione feroce che Alessia aveva visto solo in rare occasioni. "Farai grandi cose, Tesoro", le disse sua madre con voce bassa e rassicurante. "Questi uomini sono tutti molto gentili. E ricorda, lo fai per il nostro futuro".
Gli uomini iniziarono a spogliarsi, la loro pelle scura luccicava di sudore nella luce soffusa e Alessia sentì un fremito attraversarle il corpo. Sua madre le aveva sempre detto che era bella, che aveva qualcosa di speciale da offrire al mondo. In piedi vicino al letto, ripensò a quella frase: probabilmente non era questo quello a cui si riferiva sua madre dire anni fa.
Il primo uomo si fece avanti. Il suo cazzo spesso, contornato alla base da riccioli crespi e già semi eretto, era lungo quasi quanto un avambraccio della ragazza! Lei non poté fare a meno di fissarlo, con gli occhi spalancati, mentre si avvicinava. Aveva un sorriso gentile, che sembrava promettere un mondo di piacere che lei non aveva mai nemmeno sognato. Le sue mani erano grandi e ferme mentre le prendevano il viso, sollevandolo per incontrare il suo sguardo.
"Non aver paura," mormorò in un italiano fortemente accentato. "Tua madre detto tutto di te. Starai bene."
Si chinò e la baciò, un bacio dolce e morbido che sembrò sciogliere tutte le sue paure. Lui le stava davanti ed il cazzo era abbastanza lungo da premerle contro il ventre, caldo e insistente. Lei sentì la sua figa iniziare a pulsare in risposta. Gli altri uomini guardavano, i loro membri si indurivano mentre aspettavano il loro turno. Mirella si avvicinò ad uno di essi e gli mise una mano sulla spalla, spingendolo delicatamente verso il centro della scena. Uno alla volta, anche gli altri si avvicinarono: le loro dimensioni e la loro potenza facevano sembrare Alessia come un delicato uccellino in presenza di cinque pantere affamate. Mirella regolò la telecamera fissa e prese quella a mano, riprendendo la scena orgogliosa. "Ragazzi, ricordate, non dovete trattenervi," disse, la sua voce ferma. "Datele tutto quello che avete".
Gli uomini annuirono, i loro sorrisi si allargarono mentre le giravano intorno. Ognuno era diverso: alcuni avevano cazzi che si curvavano verso l'alto come una scimitarra, altri dritti come una lancia e spessi come il suo polso. Uno di loro aveva dei piercing a orecchie, sopracciglio e naso: scintillavano alla luce, aggiungendo un'aria di vaga minaccia alla sua presenza già intimidatoria. Alessia provò un brivido di paura mentre li guardava, sapendo che sarebbe stata presa da tutti loro.
Il primo uomo la sollevò senza sforzo, le sue braccia forti la cullavano mentre la portava a letto. La adagiò sulle lenzuola morbide e fresche e lei provò un'ondata di eccitazione mentre lo guardava posizionarsi tra le sue gambe. Era così grosso, non sapeva se avrebbe potuto prenderlo. Ma ci avrebbe provato. Per sua madre, per il loro futuro, per la strana, oscura parte di sé che già stava iniziando a desiderarlo.
Il cliente era stato chiaro: le penetrazioni sarebbero dovute essere al naturale, senza protezione. Mirella si era opposta all'inizio, ma l'importo del bonifico che sarebbe seguito aveva vinto ogni sua resistenza.
L'uomo appoggiò la cappella gonfia e scura alla vulva della ragazza, rasata di fresco per l'occasione. La strofinò contro il grosso clitoride della ragazza, che, come un piccolo cazzo, stava eretto tradendo la sua voglia. La diresse poi verso la morbida entrata, già bagnata dagli umori. Mentre lui si spingeva dentro di lei, Alessia sussultò, gli occhi le lacrimarono per la dilatazione che stava subendo. Era ben lubrificata, ma avvertiva lo stesso un po' di bruciore. Si sentiva così piena, così completamente riempita dal suo cazzo che riusciva a malapena a respirare. Mirella si sporse, filmando tutto, e sussurrandole un incoraggiamento all'orecchio. "Ecco, così, bambina mia. Prendilo tutto."
Gli altri uomini si radunarono intorno: con una mano si masturbavano lentamente, mentre con l'altra abbassavano il reggiseno a balconcino, toccando cautamente i piccoli seni di Alessia e pizzicandole i capezzoli già duri. La paura di Alessia era ormai un lontano ricordo, sostituita da un bisogno ardente di compiacere, di essere usata da quegli uomini che erano stati scelti da sua madre. Inarcò la schiena, prendendo il cazzo dell'uomo più in profondità, il suo corpo che stava già iniziando a rispondere nonostante il dolore. E mentre lo faceva, sentì gli altri mormorare la loro approvazione, i loro occhi incollati alla vista della sua giovane, stretta fica devastata dal cazzo più grande che avesse mai visto.
Mirella continuava a riprendere, soffermandosi ora sui membri degli uomini, ora facendo primi piani alla figa di sua figlia martellata dal cazzo del suo amante. Il suo stesso sesso era bagnato di eccitazione mentre guardava la sua bambina diventare definitivamente donna nel modo più primordiale e crudo possibile. Alessia poteva sentire il calore dello sguardo della telecamera su di lei, poteva quasi sentire gli occhi di sua madre bruciare dentro di lei mentre riprendeva la lunghezza dell'uomo affondare più e più volte. Era una sensazione strana e potente, pensare di essere osservata così intimamente, e scoprì che serviva solo ad aumentare la sua eccitazione.
Gli uomini avevano avuto ordine di eiaculare e, se si fossero trovati sul punto di doverlo fare, avrebbero dovuto sfilarsi. Così fu e il secondo uomo si fece avanti, il suo cazzo di qualche centimetro più corto, ma più largo del primo. Alessia si morse il labbro e gli occhi le si chiusero quando sentì il primo ritirarsi, lasciandola vuota e bisognosa. Ma il secondo non perse tempo, riempiendola di nuovo, spingendosi più a fondo finché non fu certo di non poterne infilare di più. Alessia poteva sentire la tensione nel suo corpo, il bisogno di essere presa più forte, di essere completamente reclamata. Le cosce incominciavano a farle male da tanto le teneva spalancate.
La voce di sua madre era una costante nel suo orecchio che la guidava attraverso il dolore e il piacere. "Guarda la telecamera, bambina mia. Mostra loro quanto lo desideri. Mostra loro quanto li ami." Alessia fece come le era stato detto, i suoi occhi, celati dalla maschera bianca, incontrarono l'obiettivo senza battere ciglio mentre gemeva ed il suo corpo si contorceva sotto l'assalto. Sentì il cazzo del secondo uomo colpire qualcosa di profondo dentro di lei, qualcosa che fece contrarre di piacere tutto il suo corpo. Non aveva mai provato niente del genere prima. Era come se fosse stato acceso un interruttore e, all'improvviso, era viva in un modo in cui non era mai stata prima.
Gli uomini si alternarono, il loro ritmo aumentava a ogni spinta, i loro grugniti di piacere riempivano la stanza. Alessia poteva sentire le onde del suo orgasmo montare, un crescendo di sensazioni che minacciava di frantumarla in un milione di pezzi. E quando il terzo uomo iniziò a scoparla, capì che sarebbe venuta e che sarebbe stato più intenso di qualsiasi cosa avesse mai sperimentato. Gettò la testa all'indietro, gli occhi le rotearono all'insù, il corpo che tremava per la forza del piacere. Gli uomini guardavano, i loro sorrisi che diventavano selvaggi vedendola perdere il controllo.
Mirella zoomò sul viso, catturando ogni sussulto, ogni lacrima che scivolava dagli occhi di sua figlia. Sapeva di aver fatto la scelta giusta. Alessia era un talento naturale, una stella pronta ad esplodere. E mentre il quarto uomo prendeva il suo posto, il suo cazzo turgido come un nodoso bastone, Alessia guardò nella telecamera, gli occhi vitrei di lussuria e soddisfazione. Era pronta per dare di più.
Il quarto uomo non perse tempo. Si spalmò del lubrificante sul cazzo con un suono appiccicoso e osceno. Sussurrò qualcosa ad Alessia, qualcosa che le fece bruciare ancora di più le guance. Con le sue mani forti le prese le caviglie e le sollevò in alto, ai lati della sua testa. Il suo membro si trovò così appoggiato allo stretto buchino posteriore. Iniziò a spingerglielo nel culo. Gli occhi di Alessia si spalancarono per lo shock e il dolore mentre lui le allargava lo sfintere, riempiendola completamente. Era stata penetrata analmente solo dalle proprie dita e da qualche piccolo giocattolo usato da sua madre. Nemmeno lei aveva finora suggerito di provare quella strada proibita. La sensazione era travolgente, un misto di bruciante agonia e di profondo, primitivo bisogno di essere dominata. Urlò dal dolore, il suo corpo si irrigidì mentre la sua carne sembrava lacerarsi. La voce di sua madre era nel suo orecchio e la spingeva a rilassarsi, a prenderlo tutto. Per agevolare la penetrazione, Mirella spremette il lubrificante direttamente dalla confezione sul cazzo dell'uomo.
L'enorme uccello scivolò lentamente in profondità, la sua cappella passò la stretta apertura e affondò centimetro dopo centimetro, finché non fu sepolto fino alle palle. Alessia poteva sentire i coglioni di lui schiaffeggiarle il corpo, il sudore mescolato al lubrificante mentre iniziava a muoversi. Era violento, le sue spinte lente, ma profonde ed inflessibili, e lei poteva sentire il suo culo che si dilatava intorno a lui, il suo corpo che urlava a ogni movimento. Ma sentiva anche uno strano senso di abbandono, un brivido che andava oltre il dolore.
La mano libera di sua madre scivolò tra le sue gambe, giocando con il suo clitoride, stringendolo con due dita e masturbandolo, mentre l'uomo le scopava il culo. Alessia gemette, il suo corpo si contorceva sotto il doppio assalto. Non si era mai sentita così piena, così usata, così completamente consumata. Il quinto uomo si avvicinò al lato del letto, il suo cazzo alto e fiero, e lei lo prese in bocca, desiderosa di compiacere, desiderosa di essere la brava figlia che sua madre voleva che fosse. Il sapore di lui era forte, salato, maschile, e cercava di inghiottirne quanto più possibile.
Mentre il quarto uomo le martellava il culo, Alessia poteva sentire il cazzo del quinto gonfiarsi nella sua bocca, poteva sentirlo avvicinarsi al limite. Sapeva che non doveva venire e, per un attimo, la ragazza pensò di accelerare il ritmo e di contravvenire agli ordini di sua madre, facendoselo sborrare in bocca. Ma il suo orgasmo si stava nuovamente avvicinando, una seconda ondata di piacere che minacciava di annegarla e che le fece perdere il ritmo del pompino. Se lo sfilò dalle labbra ed emise degli alti gemiti.
Gli uomini si scambiarono di nuovo di posto, il quinto riprese da dove il quarto si era fermato. Era arrabbiato per l'orgasmo negato e divenne più violento, il suo cazzo largo, già eccitato dalle labbra, le trapanava la stretta apertura. Le grida di Alessia si fecero più forti, il dolore era ora una sinfonia di sensazioni che le faceva tremare il corpo. Avvertiva appena la presenza della telecamera, il calore delle luci sulla sua pelle, gli occhi di sua madre e dei suoi amanti animaleschi di lei. Aveva le mani di tutti addosso: le strizzavano i seni, lasciandole segni rossi sulla pelle, e le strofinavano il grosso clitoride, ridendo dell'anomalia fisica della ragazza.
E poi, con un'ultima, brutale spinta del membro dentro di lei, Alessia se ne venne di nuovo. Non capì se l'orgasmo fosse dovuto alla monta anale o al fatto che il suo clitoride fosse stimolato, e, in fondo, nemmeno le importava. L'orgasmo fu così intenso che provò uno strano senso di realizzazione. Mentre lo assaporava, tutto il suo corpo tremò per l'intensità del piacere. Per lei, la stanza era solo una macchia indistinta di movimento, l'odore del sesso pesante nell'aria.
Il quinto uomo si sfilò e Alessia sentì di nuovo acutamente il vuoto. Alzò lo sguardo, gli occhi smarriti per il dolore pulsante e per il piacere. Vide il primo uomo in piedi davanti a lei, il suo cazzo di nuovo duro e luccicante dei suoi succhi. Senza dire una parola, la ragazza si mise a pecora, allargando di più le gambe, invitandolo a rientrare. Ma lui non aveva certo bisogno di essere incoraggiato. Con un sorriso, posizionò il membro di fronte al buco del culo, ora arrossato e leggermente aperto, e lo spinse dentro, riempiendola di nuovo.
Questa volta, il dolore fu diverso, meno acuto, una sensazione bruciante e di stiramento che le penetrava fin dentro la pancia. Ma Alessia resistette, desiderosa di compiacere, desiderosa di dimostrare il suo valore a sua madre. Poteva sentire i suoi stessi succhi colarle sulle gambe e mescolarsi nel letto al sudore degli uomini che l'avevano presa.
L'uomo non era più dolce, le sue spinte erano forti e veloci, il suo cazzo la colpiva in punti che lei non sapeva esistessero. Poteva sentire le pareti del suo intestino che si allargavano per accogliere le generose dimensioni del fallo, poteva sentire la pressione aumentare a ogni spinta. E mentre lui si chinava per giocare con il suo clitoride, si rese conto che sarebbe venuta di nuovo, che sarebbe crollata sotto il peso di quel doppio assalto. Sentì una mano afferrarle forte i capelli e un palo di carne farsi strada nella sua bocca: gli altri attori stavano reclamando la loro parte di divertimento.
Gli occhi pieni di lacrime le rotearono all'indietro mentre gemeva, il suo corpo si inarcava sul letto. Poteva sentire i muscoli pelvici contrarsi intorno a lui, l'inizio di un altro orgasmo crescere in profondità dentro di lei. Era troppo, eppure non era abbastanza. Voleva di più, aveva bisogno di più. Gli altri uomini guardavano, masturbandosi, con occhi affamati ed esigenti. Sapevano cosa stava per succedere, sapevano che lei avrebbe dato loro tutto ciò che desideravano.
Mirella, che non aveva perso un singolo momento del supplizio di piacere di sua figlia, parlò con voce ferma: "Da ora potete venire, ma non nella sua micina, mi raccomando. Finché ce la farete mia figlia sarà tutta vostra"
L'uomo non se lo fece ripetere due volte e, con un ruggito, il suo sperma schizzò nel culo della ragazza mentre lei urlava per il suo nuovo orgasmo. Era una sinfonia di piacere, un crescendo di dolore ed estasi che le faceva tremare il corpo. Mirella era lì, catturando tutto su pellicola, la sua mano sepolta nella propria figa pelosa mentre osservava la trasformazione di sua figlia. Gli uomini approvarono con commenti osceni: i loro cazzi ora richiedevano attenzione.
Alessia fu passata in giro per il gruppo come un oggetto, il suo corpo usato e abusato in ogni modo possibile. Le presero la figa, la bocca, il culo, riempiendola del loro sperma fino a quando non fu inzuppata, fino a quando non fu altro che un contenitore per il loro piacere. E attraverso tutto ciò, sentì uno strano senso di appartenenza, un legame con sua madre che andava oltre il sangue.
Uno di loro (aveva ormai perso la cognizione dello spazio e del tempo) la prese di nuovo, il suo cazzo duro ed esigente le scopava la figa. Alessia era così bagnata, così aperta, che lui le scivolò dentro con facilità, riempiendola mentre prendeva lo sperma di un altro in bocca. Era una danza deliziosa e depravata, una sinfonia di carne e bisogno che faceva cantare il suo corpo di piacere. E quando venne di nuovo (la quarta volta? O la sesta?), fu con la forza di un uragano. Il suo orgasmo la travolse, lasciandola senza fiato ed esausta.
Gli uomini si alternarono, uno più brutale dell'altro, spingendola fino al limite e poi oltre. Non si trattennero, non rallentarono, e Alessia si crogiolò di questo, il suo corpo un campo di battaglia di dolore e piacere. L'unica costante era la voce di sua madre, che la guidava attraverso la tempesta.
"Guardami, Alessia," pretese Mirella, con voce acuta e autoritaria. "Guardami mentre godi."
Gli occhi di Alessia si aprirono a fatica, incontrando lo sguardo di sua madre mentre uno degli uomini la martellava dentro e la sua figa si stringeva attorno al cazzo. Sentì qualcosa muoversi dentro di lei, un altro muro che si sgretolava per rivelare le vere profondità della sua stessa depravazione. Urlò, il suo corpo si contorceva mentre se ne veniva, l'ennesimo orgasmo così intenso che fu quasi doloroso.
La scena successiva fu allestita rapidamente, gli uomini si sistemarono intorno ad Alessia mentre Mirella le sussurrava delle istruzioni all'orecchio. La ragazza provò un brivido di eccitazione quando realizzò cosa stava per succedere. Doppia penetrazione. Due cazzi che l'avrebbero riempita nel modo più completo possibile. Era qualcosa di cui aveva solo sentito parlare, che non avrebbe mai sognato di provare.
I primi due uomini si posizionarono, uno sotto di lei per la sua figa, l'altro dietro, per il suo culo. Alessia, messa a quattro zampe, prese un profondo respiro mentre appoggiavano le loro cappelle umide contro i suoi buchi e spingevano insieme. Il suo corpo si allargò, cercando di adattarsi alle loro dimensioni. Il dolore fu intenso, un coltello rovente che la trafisse le viscere, ma stavolta non urlò. “Non ancora, almeno”, pensò. Voleva essere forte, mostrare a sua madre che poteva gestirlo.
Ma gli uomini non le diedero il tempo di adattarsi. Cominciarono a spingere, i loro movimenti erano coordinati e potenti. E a ogni spinta, Alessia si sentiva lacerata, sentiva l'agonia bruciante del suo corpo usato nel modo più primordiale. Non poteva farne a meno; urlò, la sua voce echeggiava sulle pareti della stanza mentre la scopavano senza pietà.
Mirella era in paradiso Si masturbava con la mano sinistra, dardeggiando sul suo clitoride, mentre riprendeva sua figlia presa da due membri così enormi. La videocamera non nascose niente: ogni sussulto, ogni lacrima, ogni goccia di sudore che scorreva lungo il corpo di Alessia. Non aveva mai visto niente di così bello, così crudo. E mentre i grugniti degli uomini diventavano più forti, mentre si avvicinavano al loro orgasmo, capì di aver fatto centro.
Il terzo uomo si fece avanti. Cercò una posizione favorevole e provò ad infilare il cazzo nel culo già devastato di Alessia. Il tentativo fu doloroso, impossibile, la sensazione del glande che cercava di forzarla le fece arricciare le dita dei piedi. Il dolore era indescrivibile, ma lei cercò di sopportarlo, senza mai staccare gli occhi da quelli della madre mentre gli uomini la reclamavano.
La tripla penetrazione non riuscì e il terzo uomo, per l'attrito dello strofinamento, se ne venne rapidamente. Il suo sperma le schizzò sulla schiena ed Alessia si sentì scivolare via, persa in un mare di sensazioni. In breve anche i due se ne vennero, sfilandosi rapidamente e lasciando i buchi della ragazza oscenamente aperti. Spinsero Alessia sulla schiena e le sborrarono addosso, schizzandole il seno ed il viso. Dietro ordine di Mirella, fecero un passo indietro, i loro cazzi ancora duri, i loro occhi scintillanti di lussuria. La donna si mosse, il suo bisogno era ormai incontenibile. Mentre Alessia si sdraiava esausta, lei salì sul letto, a cavalcioni del viso di sua figlia, e si abbassò finché la sua figa riccioluta non fu a pochi centimetri di distanza dalla bocca. "Leccami, Amore Mio", sussurrò, con la voce piena di desiderio.
Alessia non esitò. Leccò e succhiò, la sua lingua roteava intorno al clitoride di sua madre mentre gli uomini guardavano, i loro cazzi di nuovo duri di fronte a quello spettacolo incestuoso. E mentre Mirella veniva e il suo corpo si contorceva di piacere, Alessia realizzò con maggiore consapevolezza che era quello il mondo al quale apparteneva: tra le braccia di sua madre, il suo corpo un parco giochi per lei e gli uomini che l'avrebbero adorata.
Alla fine, arrivò il momento del gran finale. Gli uomini si erano svuotati su di lei per tutto il giorno, ma avevano ancora un'ultima riserva, pronta per essere donata. Alessia giaceva sul letto, il corpo coperto di sudore e sperma, gli occhi cerchiati per la stanchezza e il desiderio appagato. Mirella le aveva detto che questa era la parte che vendeva di più, quella che faceva fare i soldi veri.
Il primo uomo si fece avanti, il suo cazzo grosso e pulsante di desiderio. Lo puntò sul viso di Alessia e venne, il suo sperma le schizzò sulle guance, sugli occhi, sulla bocca. Lei non sussultò, aprì semplicemente la bocca e lo prese, senza mai staccare gli occhi da quelli della madre e dall'obiettivo della telecamera. Il secondo uomo lo seguì, la sua sborra le dipinse una striscia disordinata sul mento e sul collo. E poi il terzo, il quarto e infine il quinto: il loro sperma si mescolò insieme per creare una cascata appiccicosa e salata che le ricoprì il corpo.
Gli uomini fecero un passo indietro, con i petti che si sollevavano per lo sforzo. Mirella si fece di nuovo avanti. Prese una manciata di sborra calda e appiccicosa e iniziò a strofinarlo sulla pelle di sua figlia, con movimenti dolci e teneri. Gliela spalmò sui seni, sullo stomaco, sulle cosce, sulla figa. Era come un rituale, una rivendicazione, una dichiarazione di proprietà. E Alessia se ne crogiolò, sentendosi più viva di quanto non si fosse mai sentita prima.
Con un ultimo, drammatico tocco, Mirella si leccò le dita per pulirle, senza mai staccare gli occhi da Alessia. "Brava ragazza", mormorò, con la voce piena di orgoglio. "Sono orgogliosa di te".
Le telecamere continuarono a girare mentre Alessia apriva bocca, invitando gli uomini a darle tutto quello che restava loro. Cercarono di sborrare di nuovo, uno dopo l'altro, ma non tutti ce la fecero. Il loro sperma le riempiva la bocca, la gola, finché non riuscì più a deglutire. Le colava lungo il mento, sul petto, raccogliendosi nell'ombelico. Si sentiva una regina, una dea pagana, mentre si univano a lei in una sinfonia di liberazione.
E quando fu tutto finito, quando l'ultimo uomo ebbe finito e la stanza tornata silenziosa, Mirella si sporse e baciò sua figlia, assaporando insieme a lei la crema calda degli uomini. Fu un bacio pieno di amore e passione, un bacio che suggellò il loro nuovo legame. Il video si concluse così, madre e figlia, coperte di sperma, sorridenti per la telecamera.
Mirella le si avvicinò, un sorriso orgoglioso sul volto, e le porse un asciugamano. "Sei stata magnifica", disse, con la voce piena di una strana emozione. Alessia prese l'asciugamano, cercando di togliersi il sudore e lo sperma dal corpo mentre si guardava intorno nella stanza. Gli uomini si stavano rivestendo, e si ripulivano i cazzi semiduri con delle salviettine detergenti. I membri pendevano in mezzo alle gambe, mentre i loro occhi erano puntati su di lei come se fosse la cosa più preziosa al mondo. E in quel momento, seppe che lo era. Era la loro piccola sgualdrina, il loro giocattolo.
Mirella la aiutò a rimettersi in piedi, guidandola verso la doccia mentre zoppicava per il dolore all'ano. "Diventerai una star", disse, con la voce piena di eccitazione. "Faremo un sacco di soldi insieme". Alessia annuì, l'acqua le scorreva a cascata lungo il corpo mentre pensava al futuro. Aveva sempre saputo che sua madre aveva una vena selvaggia, ma non aveva mai immaginato che le avrebbe fatto vivere una simile esperienza. Ma mentre passava sotto lo spruzzo, sentendo il calore lavare via i resti della sua innocenza, capì che non le importava. Questa era la sua vita ora.
E mentre si ripuliva, pronta ad affrontare qualsiasi cosa sarebbe arrivata dopo, sentì uno strano senso di pace insinuarsi in lei. La paura era scomparsa, sostituita da un desiderio ardente di rendere orgogliosa sua madre, di darle tutto ciò che aveva da dare.
Anche in quel momento, a letto sotto le morbide coperte, Mirella stringeva il corpo della figlia e sentiva il cuore ricolmo di un sentimento che difficilmente avrebbe potuto essere liquidato come semplice felicità. Giocava con i suoi splendidi ricci neri e pensava al sesso che faceva con lei, di come fosse ben più che un semplice scambio di piacere. Sorridendo, pensò che a tratti assumeva quasi i contorni di una sfida, con la ragazza che cercava, con la naturale irruenza dei suoi venti anni, di portare la più esperta donna ad un veloce orgasmo. A volte Mirella le concedeva la vittoria, rilassandosi completamente e godendo con forza nella bocca della figlia. Ma la maggior parte delle volte non le dava soddisfazione e ribaltava la situazione a suo favore. Le piaceva assumere un ruolo attivo. Si immaginava, non senza un certo compiacimento, di interpretare la donna lussuriosa che bramava il godimento proibito della loro relazione incestuosa. Emergeva allora la sua componente maschile, predatoria: la cintura fallica era ormai diventa l’unico giocattolo che utilizzava. Quando stringeva i legacci attorno ai suoi fianchi e afferrava il grosso membro di lattice tra le mani si sentiva… potente. La figlia aveva imparato a leggere le sue espressioni di desiderio e si sottometteva di buon grado alle violente spinte che sua madre le imponeva.
Certo Mirella lo faceva non senza un secondo fine.
Il loro successo nel mondo della pornografia amatoriale era stato del tutto inaspettato. Iniziato come un modo per pagare il mutuo della casa, le bollette e le tasse universitarie, il loro sito “Segreti di Mamma” si era ben presto trasformato in una redditizia fonte di introiti. Avevano investito una parte dei loro guadagni nell’attività, trasformando la camera da letto di Mirella in uno studio di registrazione, completo di due telecamere ad alta definizione (una fissa e una mobile) ed una serie di oggetti di scena che avrebbero fatto invidia a qualsiasi produttore porno.
I loro contenuti riflettevano i desideri diversi dei loro abbonati, che andavano da uomini d'affari solitari a coppie avventurose in cerca di nuove forme di eccitazione. Si stavano ormai specializzando nei live privati, decisamente più redditizi. Ogni video era una performance attentamente progettata e realizzata per soddisfare le perversioni e i feticismi richiesti dai loro clienti. Mirella, che inizialmente era stata esitante, provava ora uno strano piacere nel ruolo che quasi sempre le chiedevano di interpretare: la seduttrice esperta che guidava la figlia innocente nel labirinto della lussuria. Alessia, dal canto suo, si dimostrava tutt’altro che un’allieva reticente.
Tra i clienti più generosi ce n'era uno che si faceva chiamare "Brunello". Aveva una predilezione per le scene che spingevano i confini di ciò che la maggior parte delle persone avrebbe considerato lecito. Aveva confessato alle due donne che il fatto di essere madre e figlia lo aveva oltremodo eccitato e le sue richieste erano diventate sempre più specifiche, includendo spesso elementi di dominazione e sottomissione. Mirella e Alessia, desiderose di soddisfare la loro clientela, avevano accettato con un misto di trepidazione ed eccitazione. Comunicavano con lui tramite messaggi criptati, la sua vera identità era un mistero che aggiungeva un ulteriore livello di brivido alle loro illecite avventure.
Due settimane prima Mirella aveva giusto ricevuto uno di quei messaggi. L'offerta era ridicolmente generosa. Tutto quello che il cliente chiedeva era un singolo video: una gang bang con Alessia come protagonista e con cinque uomini di colore ben dotati ad occuparsi di lei. Il cuore di Mirella batteva forte mentre leggeva i dettagli e la sua mente barcollava per le implicazioni di ciò che questo avrebbe potuto significare, per la loro relazione ed il loro futuro. Alessia non aveva praticamente mai avuto rapporti con uomini e la cosa poteva essere un grosso problema. Ma la promessa finanziaria era troppo allettante per essere ignorata. Con mani tremanti, Mirella aveva risposto: "Lo faremo". Aveva quindi cercato di godersi i giorni successivi senza pensarci troppo, assaporando il nuovo e speciale rapporto con sua figlia. Ma ormai la scadenza si avvicinava e non passava giorno che Brunello non lo ricordasse alla donna.
Il giorno delle riprese arrivò con una tensione così forte che si poteva tagliare con un coltello. Mirella aveva detto ad Alessia che sarebbe stato un video "speciale", che le avrebbe liberate dai loro problemi per un bel po’ di tempo. La ragazza, sempre fiduciosa verso sua madre, non aveva però idea della portata di ciò che l’attendeva. La camera da letto era stata preparata meticolosamente: avevano acquistato tendaggi e tessuti che avevano disposto secondo le istruzioni del cliente. La stanza doveva sembrare quella di un lussuoso club privato. L'aria era satura dell'essenza rilasciata da due grossi profumatori, che creavano un'atmosfera di anticipazione e di lussuria imminente.
Mirella aveva invitato i cinque uomini a casa sua, non senza una certa dose di apprensione. Aveva trovato il primo che mendicava all'uscita di un supermercato distante dal loro paese. Lo aveva avvicinato e, senza tanti preamboli, gli aveva fatto una generosa proposta economica. Il primo avrebbe poi dovuto reclutare gli altri quattro. Requisito fondamentale: dotazione del membro sopra la media.
Quando si presentarono all'appuntamento, Mirella non fu delusa: erano tutti giovani, alti, piuttosto muscolosi e trasudavano un'energia grezza e primordiale che le fece tremare le ginocchia. Aveva accennato qualcosa a sua figlia, ma quando gli uomini entrarono nella camera da letto, le prese il panico! Non aveva mai visto la ragazza così nervosa, gli occhi spalancati e il respiro corto mentre aspettava nella stanza scarsamente illuminata. Gli uomini erano amichevoli, quasi simpatici. Scambiarono alcune battute per stemperare la tensione, ma Mirella poteva riconoscere la fame di sesso nei loro sguardi mentre contemplavano la splendida giovane donna che stava per diventare il loro giocattolo per una notte.
Mentre le telecamere iniziarono a girare, Alessia guardò sua madre per rassicurarsi. Ormai non poteva più tirarsi indietro. Mirella le fece un cenno di assenso, il suo cuore si struggeva per il peso di ciò che le aveva proposto. Gli uomini si avvicinarono ad Alessia, che prese un profondo respiro, preparandosi. Con un sorriso malizioso, Mirella fece un passo indietro e sussurrò: "Ricorda, questa è solo una performance, Tesoro Mio. Solo per la telecamera".
Alessia scrutò gli uomini e questi ricambiarono. I loro occhi percorrevano il morbido corpo della ragazza, dal viso mascherato ai piccoli piedi, vestita con un completo due pezzi di pizzo bianco ed autoreggenti che sua madre le aveva comprato appositamente. Il candore dell'intimo contrastava con il suo incarnato più scuro, frutto dell'abbronzatura estiva. Alessia provò uno strano mix di eccitazione e terrore quando Mirella annunciò: "Questa è mia figlia e oggi vi farà divertire".
Il cuore di Alessia era un martello pneumatico nel petto mentre guardava sua madre, cercando qualche segno di dubbio, di ripensamento. Ma lo sguardo di Mirella era fermo, pieno di una determinazione feroce che Alessia aveva visto solo in rare occasioni. "Farai grandi cose, Tesoro", le disse sua madre con voce bassa e rassicurante. "Questi uomini sono tutti molto gentili. E ricorda, lo fai per il nostro futuro".
Gli uomini iniziarono a spogliarsi, la loro pelle scura luccicava di sudore nella luce soffusa e Alessia sentì un fremito attraversarle il corpo. Sua madre le aveva sempre detto che era bella, che aveva qualcosa di speciale da offrire al mondo. In piedi vicino al letto, ripensò a quella frase: probabilmente non era questo quello a cui si riferiva sua madre dire anni fa.
Il primo uomo si fece avanti. Il suo cazzo spesso, contornato alla base da riccioli crespi e già semi eretto, era lungo quasi quanto un avambraccio della ragazza! Lei non poté fare a meno di fissarlo, con gli occhi spalancati, mentre si avvicinava. Aveva un sorriso gentile, che sembrava promettere un mondo di piacere che lei non aveva mai nemmeno sognato. Le sue mani erano grandi e ferme mentre le prendevano il viso, sollevandolo per incontrare il suo sguardo.
"Non aver paura," mormorò in un italiano fortemente accentato. "Tua madre detto tutto di te. Starai bene."
Si chinò e la baciò, un bacio dolce e morbido che sembrò sciogliere tutte le sue paure. Lui le stava davanti ed il cazzo era abbastanza lungo da premerle contro il ventre, caldo e insistente. Lei sentì la sua figa iniziare a pulsare in risposta. Gli altri uomini guardavano, i loro membri si indurivano mentre aspettavano il loro turno. Mirella si avvicinò ad uno di essi e gli mise una mano sulla spalla, spingendolo delicatamente verso il centro della scena. Uno alla volta, anche gli altri si avvicinarono: le loro dimensioni e la loro potenza facevano sembrare Alessia come un delicato uccellino in presenza di cinque pantere affamate. Mirella regolò la telecamera fissa e prese quella a mano, riprendendo la scena orgogliosa. "Ragazzi, ricordate, non dovete trattenervi," disse, la sua voce ferma. "Datele tutto quello che avete".
Gli uomini annuirono, i loro sorrisi si allargarono mentre le giravano intorno. Ognuno era diverso: alcuni avevano cazzi che si curvavano verso l'alto come una scimitarra, altri dritti come una lancia e spessi come il suo polso. Uno di loro aveva dei piercing a orecchie, sopracciglio e naso: scintillavano alla luce, aggiungendo un'aria di vaga minaccia alla sua presenza già intimidatoria. Alessia provò un brivido di paura mentre li guardava, sapendo che sarebbe stata presa da tutti loro.
Il primo uomo la sollevò senza sforzo, le sue braccia forti la cullavano mentre la portava a letto. La adagiò sulle lenzuola morbide e fresche e lei provò un'ondata di eccitazione mentre lo guardava posizionarsi tra le sue gambe. Era così grosso, non sapeva se avrebbe potuto prenderlo. Ma ci avrebbe provato. Per sua madre, per il loro futuro, per la strana, oscura parte di sé che già stava iniziando a desiderarlo.
Il cliente era stato chiaro: le penetrazioni sarebbero dovute essere al naturale, senza protezione. Mirella si era opposta all'inizio, ma l'importo del bonifico che sarebbe seguito aveva vinto ogni sua resistenza.
L'uomo appoggiò la cappella gonfia e scura alla vulva della ragazza, rasata di fresco per l'occasione. La strofinò contro il grosso clitoride della ragazza, che, come un piccolo cazzo, stava eretto tradendo la sua voglia. La diresse poi verso la morbida entrata, già bagnata dagli umori. Mentre lui si spingeva dentro di lei, Alessia sussultò, gli occhi le lacrimarono per la dilatazione che stava subendo. Era ben lubrificata, ma avvertiva lo stesso un po' di bruciore. Si sentiva così piena, così completamente riempita dal suo cazzo che riusciva a malapena a respirare. Mirella si sporse, filmando tutto, e sussurrandole un incoraggiamento all'orecchio. "Ecco, così, bambina mia. Prendilo tutto."
Gli altri uomini si radunarono intorno: con una mano si masturbavano lentamente, mentre con l'altra abbassavano il reggiseno a balconcino, toccando cautamente i piccoli seni di Alessia e pizzicandole i capezzoli già duri. La paura di Alessia era ormai un lontano ricordo, sostituita da un bisogno ardente di compiacere, di essere usata da quegli uomini che erano stati scelti da sua madre. Inarcò la schiena, prendendo il cazzo dell'uomo più in profondità, il suo corpo che stava già iniziando a rispondere nonostante il dolore. E mentre lo faceva, sentì gli altri mormorare la loro approvazione, i loro occhi incollati alla vista della sua giovane, stretta fica devastata dal cazzo più grande che avesse mai visto.
Mirella continuava a riprendere, soffermandosi ora sui membri degli uomini, ora facendo primi piani alla figa di sua figlia martellata dal cazzo del suo amante. Il suo stesso sesso era bagnato di eccitazione mentre guardava la sua bambina diventare definitivamente donna nel modo più primordiale e crudo possibile. Alessia poteva sentire il calore dello sguardo della telecamera su di lei, poteva quasi sentire gli occhi di sua madre bruciare dentro di lei mentre riprendeva la lunghezza dell'uomo affondare più e più volte. Era una sensazione strana e potente, pensare di essere osservata così intimamente, e scoprì che serviva solo ad aumentare la sua eccitazione.
Gli uomini avevano avuto ordine di eiaculare e, se si fossero trovati sul punto di doverlo fare, avrebbero dovuto sfilarsi. Così fu e il secondo uomo si fece avanti, il suo cazzo di qualche centimetro più corto, ma più largo del primo. Alessia si morse il labbro e gli occhi le si chiusero quando sentì il primo ritirarsi, lasciandola vuota e bisognosa. Ma il secondo non perse tempo, riempiendola di nuovo, spingendosi più a fondo finché non fu certo di non poterne infilare di più. Alessia poteva sentire la tensione nel suo corpo, il bisogno di essere presa più forte, di essere completamente reclamata. Le cosce incominciavano a farle male da tanto le teneva spalancate.
La voce di sua madre era una costante nel suo orecchio che la guidava attraverso il dolore e il piacere. "Guarda la telecamera, bambina mia. Mostra loro quanto lo desideri. Mostra loro quanto li ami." Alessia fece come le era stato detto, i suoi occhi, celati dalla maschera bianca, incontrarono l'obiettivo senza battere ciglio mentre gemeva ed il suo corpo si contorceva sotto l'assalto. Sentì il cazzo del secondo uomo colpire qualcosa di profondo dentro di lei, qualcosa che fece contrarre di piacere tutto il suo corpo. Non aveva mai provato niente del genere prima. Era come se fosse stato acceso un interruttore e, all'improvviso, era viva in un modo in cui non era mai stata prima.
Gli uomini si alternarono, il loro ritmo aumentava a ogni spinta, i loro grugniti di piacere riempivano la stanza. Alessia poteva sentire le onde del suo orgasmo montare, un crescendo di sensazioni che minacciava di frantumarla in un milione di pezzi. E quando il terzo uomo iniziò a scoparla, capì che sarebbe venuta e che sarebbe stato più intenso di qualsiasi cosa avesse mai sperimentato. Gettò la testa all'indietro, gli occhi le rotearono all'insù, il corpo che tremava per la forza del piacere. Gli uomini guardavano, i loro sorrisi che diventavano selvaggi vedendola perdere il controllo.
Mirella zoomò sul viso, catturando ogni sussulto, ogni lacrima che scivolava dagli occhi di sua figlia. Sapeva di aver fatto la scelta giusta. Alessia era un talento naturale, una stella pronta ad esplodere. E mentre il quarto uomo prendeva il suo posto, il suo cazzo turgido come un nodoso bastone, Alessia guardò nella telecamera, gli occhi vitrei di lussuria e soddisfazione. Era pronta per dare di più.
Il quarto uomo non perse tempo. Si spalmò del lubrificante sul cazzo con un suono appiccicoso e osceno. Sussurrò qualcosa ad Alessia, qualcosa che le fece bruciare ancora di più le guance. Con le sue mani forti le prese le caviglie e le sollevò in alto, ai lati della sua testa. Il suo membro si trovò così appoggiato allo stretto buchino posteriore. Iniziò a spingerglielo nel culo. Gli occhi di Alessia si spalancarono per lo shock e il dolore mentre lui le allargava lo sfintere, riempiendola completamente. Era stata penetrata analmente solo dalle proprie dita e da qualche piccolo giocattolo usato da sua madre. Nemmeno lei aveva finora suggerito di provare quella strada proibita. La sensazione era travolgente, un misto di bruciante agonia e di profondo, primitivo bisogno di essere dominata. Urlò dal dolore, il suo corpo si irrigidì mentre la sua carne sembrava lacerarsi. La voce di sua madre era nel suo orecchio e la spingeva a rilassarsi, a prenderlo tutto. Per agevolare la penetrazione, Mirella spremette il lubrificante direttamente dalla confezione sul cazzo dell'uomo.
L'enorme uccello scivolò lentamente in profondità, la sua cappella passò la stretta apertura e affondò centimetro dopo centimetro, finché non fu sepolto fino alle palle. Alessia poteva sentire i coglioni di lui schiaffeggiarle il corpo, il sudore mescolato al lubrificante mentre iniziava a muoversi. Era violento, le sue spinte lente, ma profonde ed inflessibili, e lei poteva sentire il suo culo che si dilatava intorno a lui, il suo corpo che urlava a ogni movimento. Ma sentiva anche uno strano senso di abbandono, un brivido che andava oltre il dolore.
La mano libera di sua madre scivolò tra le sue gambe, giocando con il suo clitoride, stringendolo con due dita e masturbandolo, mentre l'uomo le scopava il culo. Alessia gemette, il suo corpo si contorceva sotto il doppio assalto. Non si era mai sentita così piena, così usata, così completamente consumata. Il quinto uomo si avvicinò al lato del letto, il suo cazzo alto e fiero, e lei lo prese in bocca, desiderosa di compiacere, desiderosa di essere la brava figlia che sua madre voleva che fosse. Il sapore di lui era forte, salato, maschile, e cercava di inghiottirne quanto più possibile.
Mentre il quarto uomo le martellava il culo, Alessia poteva sentire il cazzo del quinto gonfiarsi nella sua bocca, poteva sentirlo avvicinarsi al limite. Sapeva che non doveva venire e, per un attimo, la ragazza pensò di accelerare il ritmo e di contravvenire agli ordini di sua madre, facendoselo sborrare in bocca. Ma il suo orgasmo si stava nuovamente avvicinando, una seconda ondata di piacere che minacciava di annegarla e che le fece perdere il ritmo del pompino. Se lo sfilò dalle labbra ed emise degli alti gemiti.
Gli uomini si scambiarono di nuovo di posto, il quinto riprese da dove il quarto si era fermato. Era arrabbiato per l'orgasmo negato e divenne più violento, il suo cazzo largo, già eccitato dalle labbra, le trapanava la stretta apertura. Le grida di Alessia si fecero più forti, il dolore era ora una sinfonia di sensazioni che le faceva tremare il corpo. Avvertiva appena la presenza della telecamera, il calore delle luci sulla sua pelle, gli occhi di sua madre e dei suoi amanti animaleschi di lei. Aveva le mani di tutti addosso: le strizzavano i seni, lasciandole segni rossi sulla pelle, e le strofinavano il grosso clitoride, ridendo dell'anomalia fisica della ragazza.
E poi, con un'ultima, brutale spinta del membro dentro di lei, Alessia se ne venne di nuovo. Non capì se l'orgasmo fosse dovuto alla monta anale o al fatto che il suo clitoride fosse stimolato, e, in fondo, nemmeno le importava. L'orgasmo fu così intenso che provò uno strano senso di realizzazione. Mentre lo assaporava, tutto il suo corpo tremò per l'intensità del piacere. Per lei, la stanza era solo una macchia indistinta di movimento, l'odore del sesso pesante nell'aria.
Il quinto uomo si sfilò e Alessia sentì di nuovo acutamente il vuoto. Alzò lo sguardo, gli occhi smarriti per il dolore pulsante e per il piacere. Vide il primo uomo in piedi davanti a lei, il suo cazzo di nuovo duro e luccicante dei suoi succhi. Senza dire una parola, la ragazza si mise a pecora, allargando di più le gambe, invitandolo a rientrare. Ma lui non aveva certo bisogno di essere incoraggiato. Con un sorriso, posizionò il membro di fronte al buco del culo, ora arrossato e leggermente aperto, e lo spinse dentro, riempiendola di nuovo.
Questa volta, il dolore fu diverso, meno acuto, una sensazione bruciante e di stiramento che le penetrava fin dentro la pancia. Ma Alessia resistette, desiderosa di compiacere, desiderosa di dimostrare il suo valore a sua madre. Poteva sentire i suoi stessi succhi colarle sulle gambe e mescolarsi nel letto al sudore degli uomini che l'avevano presa.
L'uomo non era più dolce, le sue spinte erano forti e veloci, il suo cazzo la colpiva in punti che lei non sapeva esistessero. Poteva sentire le pareti del suo intestino che si allargavano per accogliere le generose dimensioni del fallo, poteva sentire la pressione aumentare a ogni spinta. E mentre lui si chinava per giocare con il suo clitoride, si rese conto che sarebbe venuta di nuovo, che sarebbe crollata sotto il peso di quel doppio assalto. Sentì una mano afferrarle forte i capelli e un palo di carne farsi strada nella sua bocca: gli altri attori stavano reclamando la loro parte di divertimento.
Gli occhi pieni di lacrime le rotearono all'indietro mentre gemeva, il suo corpo si inarcava sul letto. Poteva sentire i muscoli pelvici contrarsi intorno a lui, l'inizio di un altro orgasmo crescere in profondità dentro di lei. Era troppo, eppure non era abbastanza. Voleva di più, aveva bisogno di più. Gli altri uomini guardavano, masturbandosi, con occhi affamati ed esigenti. Sapevano cosa stava per succedere, sapevano che lei avrebbe dato loro tutto ciò che desideravano.
Mirella, che non aveva perso un singolo momento del supplizio di piacere di sua figlia, parlò con voce ferma: "Da ora potete venire, ma non nella sua micina, mi raccomando. Finché ce la farete mia figlia sarà tutta vostra"
L'uomo non se lo fece ripetere due volte e, con un ruggito, il suo sperma schizzò nel culo della ragazza mentre lei urlava per il suo nuovo orgasmo. Era una sinfonia di piacere, un crescendo di dolore ed estasi che le faceva tremare il corpo. Mirella era lì, catturando tutto su pellicola, la sua mano sepolta nella propria figa pelosa mentre osservava la trasformazione di sua figlia. Gli uomini approvarono con commenti osceni: i loro cazzi ora richiedevano attenzione.
Alessia fu passata in giro per il gruppo come un oggetto, il suo corpo usato e abusato in ogni modo possibile. Le presero la figa, la bocca, il culo, riempiendola del loro sperma fino a quando non fu inzuppata, fino a quando non fu altro che un contenitore per il loro piacere. E attraverso tutto ciò, sentì uno strano senso di appartenenza, un legame con sua madre che andava oltre il sangue.
Uno di loro (aveva ormai perso la cognizione dello spazio e del tempo) la prese di nuovo, il suo cazzo duro ed esigente le scopava la figa. Alessia era così bagnata, così aperta, che lui le scivolò dentro con facilità, riempiendola mentre prendeva lo sperma di un altro in bocca. Era una danza deliziosa e depravata, una sinfonia di carne e bisogno che faceva cantare il suo corpo di piacere. E quando venne di nuovo (la quarta volta? O la sesta?), fu con la forza di un uragano. Il suo orgasmo la travolse, lasciandola senza fiato ed esausta.
Gli uomini si alternarono, uno più brutale dell'altro, spingendola fino al limite e poi oltre. Non si trattennero, non rallentarono, e Alessia si crogiolò di questo, il suo corpo un campo di battaglia di dolore e piacere. L'unica costante era la voce di sua madre, che la guidava attraverso la tempesta.
"Guardami, Alessia," pretese Mirella, con voce acuta e autoritaria. "Guardami mentre godi."
Gli occhi di Alessia si aprirono a fatica, incontrando lo sguardo di sua madre mentre uno degli uomini la martellava dentro e la sua figa si stringeva attorno al cazzo. Sentì qualcosa muoversi dentro di lei, un altro muro che si sgretolava per rivelare le vere profondità della sua stessa depravazione. Urlò, il suo corpo si contorceva mentre se ne veniva, l'ennesimo orgasmo così intenso che fu quasi doloroso.
La scena successiva fu allestita rapidamente, gli uomini si sistemarono intorno ad Alessia mentre Mirella le sussurrava delle istruzioni all'orecchio. La ragazza provò un brivido di eccitazione quando realizzò cosa stava per succedere. Doppia penetrazione. Due cazzi che l'avrebbero riempita nel modo più completo possibile. Era qualcosa di cui aveva solo sentito parlare, che non avrebbe mai sognato di provare.
I primi due uomini si posizionarono, uno sotto di lei per la sua figa, l'altro dietro, per il suo culo. Alessia, messa a quattro zampe, prese un profondo respiro mentre appoggiavano le loro cappelle umide contro i suoi buchi e spingevano insieme. Il suo corpo si allargò, cercando di adattarsi alle loro dimensioni. Il dolore fu intenso, un coltello rovente che la trafisse le viscere, ma stavolta non urlò. “Non ancora, almeno”, pensò. Voleva essere forte, mostrare a sua madre che poteva gestirlo.
Ma gli uomini non le diedero il tempo di adattarsi. Cominciarono a spingere, i loro movimenti erano coordinati e potenti. E a ogni spinta, Alessia si sentiva lacerata, sentiva l'agonia bruciante del suo corpo usato nel modo più primordiale. Non poteva farne a meno; urlò, la sua voce echeggiava sulle pareti della stanza mentre la scopavano senza pietà.
Mirella era in paradiso Si masturbava con la mano sinistra, dardeggiando sul suo clitoride, mentre riprendeva sua figlia presa da due membri così enormi. La videocamera non nascose niente: ogni sussulto, ogni lacrima, ogni goccia di sudore che scorreva lungo il corpo di Alessia. Non aveva mai visto niente di così bello, così crudo. E mentre i grugniti degli uomini diventavano più forti, mentre si avvicinavano al loro orgasmo, capì di aver fatto centro.
Il terzo uomo si fece avanti. Cercò una posizione favorevole e provò ad infilare il cazzo nel culo già devastato di Alessia. Il tentativo fu doloroso, impossibile, la sensazione del glande che cercava di forzarla le fece arricciare le dita dei piedi. Il dolore era indescrivibile, ma lei cercò di sopportarlo, senza mai staccare gli occhi da quelli della madre mentre gli uomini la reclamavano.
La tripla penetrazione non riuscì e il terzo uomo, per l'attrito dello strofinamento, se ne venne rapidamente. Il suo sperma le schizzò sulla schiena ed Alessia si sentì scivolare via, persa in un mare di sensazioni. In breve anche i due se ne vennero, sfilandosi rapidamente e lasciando i buchi della ragazza oscenamente aperti. Spinsero Alessia sulla schiena e le sborrarono addosso, schizzandole il seno ed il viso. Dietro ordine di Mirella, fecero un passo indietro, i loro cazzi ancora duri, i loro occhi scintillanti di lussuria. La donna si mosse, il suo bisogno era ormai incontenibile. Mentre Alessia si sdraiava esausta, lei salì sul letto, a cavalcioni del viso di sua figlia, e si abbassò finché la sua figa riccioluta non fu a pochi centimetri di distanza dalla bocca. "Leccami, Amore Mio", sussurrò, con la voce piena di desiderio.
Alessia non esitò. Leccò e succhiò, la sua lingua roteava intorno al clitoride di sua madre mentre gli uomini guardavano, i loro cazzi di nuovo duri di fronte a quello spettacolo incestuoso. E mentre Mirella veniva e il suo corpo si contorceva di piacere, Alessia realizzò con maggiore consapevolezza che era quello il mondo al quale apparteneva: tra le braccia di sua madre, il suo corpo un parco giochi per lei e gli uomini che l'avrebbero adorata.
Alla fine, arrivò il momento del gran finale. Gli uomini si erano svuotati su di lei per tutto il giorno, ma avevano ancora un'ultima riserva, pronta per essere donata. Alessia giaceva sul letto, il corpo coperto di sudore e sperma, gli occhi cerchiati per la stanchezza e il desiderio appagato. Mirella le aveva detto che questa era la parte che vendeva di più, quella che faceva fare i soldi veri.
Il primo uomo si fece avanti, il suo cazzo grosso e pulsante di desiderio. Lo puntò sul viso di Alessia e venne, il suo sperma le schizzò sulle guance, sugli occhi, sulla bocca. Lei non sussultò, aprì semplicemente la bocca e lo prese, senza mai staccare gli occhi da quelli della madre e dall'obiettivo della telecamera. Il secondo uomo lo seguì, la sua sborra le dipinse una striscia disordinata sul mento e sul collo. E poi il terzo, il quarto e infine il quinto: il loro sperma si mescolò insieme per creare una cascata appiccicosa e salata che le ricoprì il corpo.
Gli uomini fecero un passo indietro, con i petti che si sollevavano per lo sforzo. Mirella si fece di nuovo avanti. Prese una manciata di sborra calda e appiccicosa e iniziò a strofinarlo sulla pelle di sua figlia, con movimenti dolci e teneri. Gliela spalmò sui seni, sullo stomaco, sulle cosce, sulla figa. Era come un rituale, una rivendicazione, una dichiarazione di proprietà. E Alessia se ne crogiolò, sentendosi più viva di quanto non si fosse mai sentita prima.
Con un ultimo, drammatico tocco, Mirella si leccò le dita per pulirle, senza mai staccare gli occhi da Alessia. "Brava ragazza", mormorò, con la voce piena di orgoglio. "Sono orgogliosa di te".
Le telecamere continuarono a girare mentre Alessia apriva bocca, invitando gli uomini a darle tutto quello che restava loro. Cercarono di sborrare di nuovo, uno dopo l'altro, ma non tutti ce la fecero. Il loro sperma le riempiva la bocca, la gola, finché non riuscì più a deglutire. Le colava lungo il mento, sul petto, raccogliendosi nell'ombelico. Si sentiva una regina, una dea pagana, mentre si univano a lei in una sinfonia di liberazione.
E quando fu tutto finito, quando l'ultimo uomo ebbe finito e la stanza tornata silenziosa, Mirella si sporse e baciò sua figlia, assaporando insieme a lei la crema calda degli uomini. Fu un bacio pieno di amore e passione, un bacio che suggellò il loro nuovo legame. Il video si concluse così, madre e figlia, coperte di sperma, sorridenti per la telecamera.
Mirella le si avvicinò, un sorriso orgoglioso sul volto, e le porse un asciugamano. "Sei stata magnifica", disse, con la voce piena di una strana emozione. Alessia prese l'asciugamano, cercando di togliersi il sudore e lo sperma dal corpo mentre si guardava intorno nella stanza. Gli uomini si stavano rivestendo, e si ripulivano i cazzi semiduri con delle salviettine detergenti. I membri pendevano in mezzo alle gambe, mentre i loro occhi erano puntati su di lei come se fosse la cosa più preziosa al mondo. E in quel momento, seppe che lo era. Era la loro piccola sgualdrina, il loro giocattolo.
Mirella la aiutò a rimettersi in piedi, guidandola verso la doccia mentre zoppicava per il dolore all'ano. "Diventerai una star", disse, con la voce piena di eccitazione. "Faremo un sacco di soldi insieme". Alessia annuì, l'acqua le scorreva a cascata lungo il corpo mentre pensava al futuro. Aveva sempre saputo che sua madre aveva una vena selvaggia, ma non aveva mai immaginato che le avrebbe fatto vivere una simile esperienza. Ma mentre passava sotto lo spruzzo, sentendo il calore lavare via i resti della sua innocenza, capì che non le importava. Questa era la sua vita ora.
E mentre si ripuliva, pronta ad affrontare qualsiasi cosa sarebbe arrivata dopo, sentì uno strano senso di pace insinuarsi in lei. La paura era scomparsa, sostituita da un desiderio ardente di rendere orgogliosa sua madre, di darle tutto ciò che aveva da dare.
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