I Segreti di Mamma - Capitolo 8

di
genere
incesti

L’ora di cena si avvicinava e Mirella guardava il frigorifero ronzante, cercando di farsi venire un’idea su cosa preparare da mangiare per lei e Alessia, sua figlia. Era però distratta, impegnata a capire come condurre la conversazione che stava avendo con la ragazza. Alessia osservava la madre, seduta a tavola, con le braccia strette al petto come faceva sempre quando cercava di proteggersi da una situazione che la metteva a disagio.

"Stai interpretando tutto nel modo sbagliato", disse Mirella, estraendo una confezione di insalata, alcuni pomodori e una bottiglietta di salsa allo yogurt. "Non dovrai concentrarti su di loro, ma solo su di me." Aprì la busta e versò il contenuto in un’insalatiera, affettando a parte i pomodori. Alessia si mosse nervosamente sulla sedia, stringendosi nella felpa e agitando nervosamente le gambe accavallate. "Credi che lascerei mai che ti succedesse qualcosa?" La voce di Mirella si abbassò, calda e melliflua. "Ognuno di quegli uomini farà esattamente quello che gli dirò io. Non faranno nulla se non glielo ordinerò "

Alessia sentiva il cuore batterle forte, un senso di ansia le opprimeva il petto. Guardò l’onnipresente pc portatile della madre, aperto sul banco della cucina. Era sempre aperto su quel loro sito “Segreti di Mamma“. Nonostante le cifre non indifferenti che aveva fatto guadagnare loro, iniziava ad odiarlo. É vero, le aveva avvicinate, ed era stato grazie a lui che entrambe avevano ammesso che le loro performance non erano solo finzione. Ma ad Alessia sembrava sempre di essere in balìa degli eventi e non era mai del tutto sicura delle intenzioni di sua madre. Mirella seguì il suo sguardo e vide che stava osservando il computer. Si avvicinò alla figlia, allungò una mano e sfiorò il labbro inferiore di Alessia con il pollice. Sorrideva dolcemente. "Ti ricordi la prima volta con me? Quanto eri agitata?" Alessia trattenne il respiro. "E poi quanto è stato bello?" La mano di Mirella scivolò fino ad accarezzare la guancia della figlia. "Io sarò sempre lì per te."

Alessia guardò sua madre, senza dire nulla, ma inclinò leggermente il capo, godendosi il tocco caldo della carezza. Mirella sorrise. "Pensa ai numeri, Tesoro. Normalmente facciamo… quanto? Tre, quattrocento? Qui parliamo di cinquemila in una sola notte." Le sollevò il mento. "E il modo in cui ti guarderanno dopo. Il modo in cui ti imploreranno di averne ancora." Le dita di Alessia strinsero protettivamente le proprie braccia. “Ma vorranno delle cose“, mormorò, la voce appena un sussurro. “Cose che non so fare.“

Mirella ridacchiò, un suono ricco e profondo. “Ma sentila quanto si preoccupa! Una vera professionista“, disse, facendola arrossire. “Tesoro, neanche sapevi come prendermi con le dita e guardati ora.“ La mano scese sul collo, accarezzandola con le unghie smaltate di fresco, un tocco leggero che la fece rabbrividire. “Sono solo corpi, solo… cazzi. Ne hai già avuto uno. E poi hai maneggiato i nostri giocattoli abbastanza spesso, no?“

Un rossore ancora più marcato le imporporò le guance. I ricordi le balenarono alla mente, mentre ripassava gli attimi che aveva vissuto in quei mesi: la mano di sua madre tra le gambe, la bocca calda e desiderosa, il modo in cui aveva ansimato quando si era presa la sua verginità ed era stata la sua amante. “Con te è diverso“, protestò debolmente Alessia, ma sua madre stava già scuotendo la testa.

“Lo so Tesoro, tra noi è speciale. Ma con loro non sarà affatto brutto.» Le dita di Mirella scivolarono sotto la felpa di Alessia, sfiorandole la vita. "Immagina. Io che li dirigo. Io che scelgo chi ti toccherà per primo." L‘indice giocò con l'ombelico di sua figlia. "Verrai così forte che dimenticherai persino il tuo nome."

La vena sul collo di Alessia pulsava contro il palmo di Mirella che le accarezzava il collo "E se..." deglutì, "e se fossero troppo grossi?"

La voce di Mirella era vellutata, profonda. "Allora li farò aspettare finché non sarà il momento." Si sporse in avanti, le labbra a sfiorare l’orecchio di Alessia. "Non lascerò che qualcuno di loro allarghi la tua bella micina prima di averti preparata." La sua mano scivolò tra le cosce della figlia, accarezzando il tessuto delle mutandine. "Ti aprirò io stessa. Due dita, poi tre, lavorando lentamente finché non gocciolerai." Le diede un piccolo morso al lobo "Magari prima ti assaggerò. Per assicurarmi che tu sia pronta."

Alessia gemette, i fianchi si mossero sulla sedia, assecondando il tocco della madre. Gli slip si stavano inumidendo, aderendo alle pieghe del suo sesso liscio. Le dita di Mirella premettero più a fondo, muovendosi su e giù. Il tessuto stava diventando appiccicoso. "Lo senti?" mormorò, il suo respiro caldo contro l'orecchio di Alessia. "Il tuo corpo sa già cosa vuole. Anche quando la tua testa sta ancora lottando." Alessia emise un gemito, direttamente dalla gola, stringendo le cosce tremanti mentre le dita di sua madre tracciavano il contorno gonfio delle sue labbra. "Guardati," sussurrò Mirella, l'altra mano che le scivolava sul seno, a solleticarle un capezzolo già duro. "Sei fradicia come una piccola puttana. E non hai nemmeno visto i loro cazzi."

Il respiro pesante di Alessia divenne ritmico, mentre i suoi fianchi si muovevano all’unisono con la mano della madre. Nella cucina si stava diffondendo il profumo intenso della sua eccitazione. "Mamma..." ansimò, ma Mirella la interruppe con un pizzicotto deciso al capezzolo, facendola gridare. “Immagina“, le sussurrò Mirella, le dita che finalmente scivolavano sotto l'elastico delle mutandine, accarezzando le pieghe umide della giovane vulva. “Cinque di loro. Grossi cazzi neri, tutti in fila solo per te.“ Infilò due dita dentro Alessia, il palmo che le sfregava contro il grosso clitoride eretto, mentre la penetrava lentamente e profondamente. “Li guarderai e li ecciterai con il tuo corpo, mentre il primo si sdraierà sul nostro letto. Ti siederai a cavalcioni sui suoi fianchi e lo prenderai dentro di te, centimetro dopo centimetro, mentre io ti terrò per la mano.“ La schiena di Alessia si inarcò, il respiro più rauco mentre Mirella ruotava le dita nel modo giusto. “Il secondo starà in piedi dietro di te, strofinando il suo grosso cazzo contro la tua schiena e poi giù, fino al tuo bel culetto. E il terzo? Che cosa gli farò fare?“ La mano libera di Mirella le afferrò i capelli, tirandole indietro la testa per scoprirle la gola. «Lui te lo ficcherà in questa meravigliosa bocca e tu lo succhierai fino a farlo esplodere, mentre prendi gli altri due.»

Alessia emise un ansimo di godimento, i fianchi che si inarcavano in avanti mentre il pollice di Mirella le accarezzava il clitoride più velocemente. Il solo pensiero – così tante mani, bocche, membri – le fece salire un calore intenso nel basso ventre. "Ti piacerà", sussurrò Mirella, sfiorandole di nuovo l'orecchio con le labbra. "Ti adoreranno. Ogni spinta, ogni bacio, ogni volta che ti chiameranno per nome chiedendoti di più – sarà solo perché io gliel’avrò permesso.“ Le mordicchiò il lobo dell'orecchio, accelerando il ritmo con le dita. "Perché tu sei mia e tutti lo sapranno."

Le cosce di Alessia tremavano, l'orgasmo si avvicinava. Mirella lo sentiva nel il modo in cui la sua vagina si stringeva intorno alle dita, dal suo respiro… e rallentò il ritmo, negandole il piacere. "Non ancora", la rimproverò, ritirando la mano nonostante il lamento di protesta di Alessia. "Non verrai finché non te lo dico io." Sollevò le dita lucide verso le labbra di Alessia, spalmando la sua stessa eccitazione su di esse. "Assaggiati." La lingua di Alessia scattò fuori, obbediente, i suoi occhi si chiusero mentre leccava le dita della madre. "Brava bambina," mormorò Mirella. "Ora immagina che sapore avranno loro. Tutto quel seme denso e salato che ti riempirà la bocca…"

Alessia gemette di nuovo, inarcando i fianchi contro il vuoto e cercando di strofinare le cosce tra loro per cercare la soddisfazione negata. Mirella ridacchiò, posandole un bacio sulla fronte. "Lo vuoi" mormorò. Non era una domanda.

Il respiro di Alessia si bloccò. "Io..."

Mirella la zittì con un bacio, la lingua che scivolava calda e avida contro quella di Alessia. Quando si allontanò, le bocca della figlia restò spalancata, di nuovo in attesa. “Lo vuoi,“ ripeté Mirella, ora con voce più dolce, "hai solo paura." Le accarezzò la guancia, asciugandole con un dito una lacrima che le si era incollata alle ciglia. "Ma io ci sarò. Ogni secondo." La sua mano torno di nuovo in basso, sfiorò l’elastico della tuta. "E dopo, quando se ne saranno andati, saremo noi due, sole. Ti abbraccerò mentre tremerai. Ti bacerò mentre ti riprenderai." Premette la fronte contro quella di Alessia. "Ti ricorderò del nostro amore." Alessia alzò gli occhi in quelli della madre. "Prometti?" La parola era così piccola, così fragile, ma il sorriso di risposta di Mirella fu più eloquente di ogni risposta.

"Giuro su quanto ho di più prezioso" ed afferrò con le mani i pantaloni di Alessia, tirandoli giù lungo le cosce. Il tessuto degli slip rimase attaccato per un attimo alla carne umida del sesso, prima di finire anch’esso ai suoi piedi. Alessia si sfilò il tutto, la pelle che si raggrinziva leggermente all'aria fresca. Le ordinò di mettersi in piedi e spogliarsi completamente. Lo sguardo di Mirella la percorse da capo a piedi, studiando il rossore che le si diffondeva sul petto ed il modo in cui l’interno delle sue cosce luccicava dei suoi umori. “Ma guardati, sei bellissima, sono così orgogliosa ti te“ Le accarezzò la vulva, le dita tra le pieghe umide. "E sei già così bagnata per loro. Per me." Senza preavviso, le infilò dentro indice e medio, mentre il pollice le sgrillettava il clitoride con movimenti rapidi e implacabili. Alessia ansimò, le ginocchia le cedettero e cadde in avanti, ma Mirella la sorresse con un braccio intorno alla vita. Alessia mise le mani attorno alle spalle di sua madre ed allargò le gambe. “Ecco,“ mormorò, baciando la tempia di Alessia, “prendile, proprio come prenderesti loro.“

I fianchi di Alessia spingevano mentre la sua fica si contraeva ritmicamente. Le dita di sua madre erano lunghe, abili, e la penetravano con un ritmo che la faceva girare la testa. «Mamma...» balbettò, ma Mirella si limitò a ridacchiare, mentre le curvava dentro di lei nel modo giusto. Il gemito che le uscì dalla gola era rauco, metà protesta, metà piacere. “Eccolo,“ mormorò, “quel dolce suono che fai quando smetti di lottare.“ I fianchi di Alessia sussultarono, la sua fica fremette intorno alle dita di Mirella mentre le prime ondate del suo orgasmo raggiungevano l'apice. "Farai la brava bambina per me, non è vero?"

Alessia deglutì a fatica. Le parole le si aggrovigliavano in gola: “No… sì… per favore…“, tutte in lotta per trovare spazio e uscire, ma Mirella non aveva bisogno di sentirle. Vide la resa nel modo in cui le spalle di Alessia si afflosciarono, nel modo in cui le sue dita allentarono la presa attorno alle sue spalle. Staccò la figlia da sé e la guardò negli occhi. “Dimmi“, sussurrò, le mani che le accarezzavano le cosce nude. “Dimmi che lo vuoi.“

La voce di Alessia era appena udibile. “Lo voglio.“

Mirella le mordicchiò il lobo dell'orecchio. “Più forte.“

Alessia chiuse gli occhi. "Lo voglio", ripeté, più forte questa volta, le parole che le graffiavano la gola. Mirella mugugnò in segno di approvazione, le dita che non avevano smesso di accarezzare il calore umido tra le gambe di Alessia.

"Brava ragazza", mormorò, posando un bacio sulla spalla di Alessia. “Ora vieni qua.“ Alessia la seguì barcollando, guidandola verso il bancone della cucina. I palmi delle mani di Alessia toccarono il marmo freddo. La madre le fece abbassare il capo: “Ecco, abbassati, e spingi in fuori questo bel sederino.“ Il viso di Alessia era contro il piano, il suo respiro appannava la superficie mentre le mani di Mirella le scivolavano lungo le cosce, allargandole. "Proprio così", sussurrò Mirella, le dita che sfioravano le pieghe umide del sesso. "Perfetta."

Ma poi le dita di Alessia si strinsero contro il bancone. Girò la testa quel tanto che bastava per incrociare lo sguardo di Mirella, le labbra incurvate in uno strano sorriso. “No“, disse, dolce ma ferma.

Mirella si immobilizzò. “Cosa?“

Alessia si staccò dal bancone, voltandosi completamente verso la madre. Le guance erano arrossate, il petto si alzava e si abbassava affannosamente, ma la sua voce non tremò. “Ho detto di no, mamma.“ Fece un passo avanti, i piedi nudi silenziosi sul pavimento piastrellato. “Non li voglio. Non ora almeno“ Un altro passo. Il respiro di Mirella si bloccò quando le mani di Alessia le cinsero i fianchi. “Voglio te“.

La confessione rimase sospesa tra loro, densa come miele. Il battito cardiaco di Mirella accelerò sotto il tocco di Alessia, le pupille si dilatarono. “Tu...“ Alessia la interruppe con un bacio, la piccola bocca calda e imperiosa. Le sue mani armeggiavano con i bottoni della camicetta di Mirella, scostando il tessuto per scoprire la pienezza dei suoi seni nudi. "Forse lo farò o forse no… ora voglio solo fare l’amore con te," mormorò Alessia contro le sue labbra, le dita che accarezzavano i grossi capezzoli bruni. "Proprio qui. Proprio ora." Le diede un delicato morso al labbro inferiore, sorridendo al modo in cui sua madre rabbrividì.

Mirella le sorrise, ricambiando la malizia della figlia stringendole a sua volta le mani sui fianchi. “Sei una bella stronzetta sai? Chissà da chi hai preso…“ Non fermò Alessia mentre sua figlia la spingeva contro la cucina, sbarazzandosi velocemente dei pantaloni che andarono a raggiungere sul pavimento i vestiti della ragazza. Rimase solo con un paio di mutandine nere che faticavano a nascondere il suo vello riccioluto. Quando Alessia si mise in ginocchio ed estrasse la lingua, Mirella pensò che era una mamma molto fortunata.

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2026-05-28
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