I Segreti di Mamma - Capitolo 2

di
genere
incesti

Grazie a tutti quelli che hanno avuto la pazienza di leggere il Capitolo 1. Da qui in avanti le cose si faranno più movimentate...

La casa sembrava stranamente silenziosa senza la presenza di Alessia, l'eco dei suoi passi ormai svaniti. Mirella sedeva sulla poltrona, il cuore che le batteva forte, chiedendosi se avesse appena distrutto l'ultimo brandello di innocenza di sua figlia. Fuori il vento continuava a soffiare, il tempo stava velocemente cambiando, preannunciando pioggia. Mirella si appoggiò allo schienale mentre i suoi pensieri correvano.

La sua mente tornò a quella notte terribile di tanti anni fa, il ricordo vivido come se fosse appena accaduto. La mano destra scivolò inconsciamente lungo il suo stomaco, la punta delle dita ad accarezzare il tessuto dell’abitino che metteva abitualmente in casa. Il suo respiro si bloccò quando sentì il familiare pulsare tra le gambe, lo stesso pulsare che l'aveva accompagnata dal momento in cui Alessia aveva lasciato la stanza.

Tremando, infilò la mano sotto il bordo del vestito. Le dita si diressero verso le mutandine ed il suo sesso, trovandolo umido. Non riuscì a trattenersi, il bisogno di riaffermare il controllo sul proprio corpo era travolgente. Dapprima esplorò il suo vello e poi, scostando le labbra della figa, ci fece scivolare dentro un dito, poi due. Ansimò per l'improvvisa intrusione. Il suo clitoride era eretto e sensibile ed implorava attenzione. L sfiorò con il polpastrello del pollice, sentendo la tensione aumentare.

Sul tavolo accanto a lei, nel cestino della frutta, giaceva dimenticata una grossa banana verde, ancora restia a maturare. I suoi occhi caddero su di essa e provò uno strano, perverso brivido al pensiero di usarla come un dildo improvvisato. La forma della banana le riportò alla mente il ricordo del cazzo di quell'uomo, di come era stato rigido, duro ed inflessibile. Allungò la mano sul frutto, soppesandolo, mentre il suo cuore batteva forte pensando alla mossa successiva.

Guardò verso le scale dove era sparita Alessia, per sincerarsi di essere del tutto sola. Determinata, Mirella sbucciò la banana. L'atto stesso le sembrava ora oscenamente sensuale. Il frutto all’interno era sodo e fresco al tatto, e non poteva fare a meno di immaginare che fosse il cazzo di quell'uomo che lei era stata costretta a masturbare mentre l’amico la fotteva senza pietà. Gli occhi di lui l'avevano osservata e studiata, mentre lei lo accarezzava, segandolo per farlo venire. Portò la banana sbucciata alla bocca, leccandola dalla punta alla base, l’aspra dolcezza che si mescolava al sapore salato del suo stesso desiderio. Ricordò il sapore del seme di lui e dei molti cazzi che aveva accolto nella sua bocca.

Le sue mutandine erano ora completamente bagnate. Si alzò l’abito oltre le cosce e scostò il leggero tessuto dell’intimo, esponendo il suo sesso all'aria fresca della stanza. La sua figa, avvolta dalla folta peluria, era gonfia e affamata e sapeva che le sue dita non sarebbero state sufficienti. Prese la banana in mano e la posizionò all'ingresso, mente il suo respiro usciva in brevi, disperati ansimi.

Il primo centimetro scivolò dentro facilmente. La soffice durezza del frutto acerbo la fece irrigidire in un modo che le portò un misto di dolore e piacere. Si morse il labbro per soffocare un gemito, la sensazione di essere riempita era così completa che la travolse. Le pareti della vagina si serrarono attorno alla banana, desiderose di averne ancora. Rilassandosi, la spinse lentamente più in profondità, fino a far sparire la punta del frutto dentro la sua carne. La vista di ciò la fece bagnare ancor di più. La sua eccitazione si riversò fuori e ricoprì le cosce, colando verso l'ano. Nonostante l'età aveva ancora un'ottima lubrificazione, cosa che i suoi partner occasionali non smettevano di apprezzare.

I suoi fianchi iniziarono a dondolare, il suo corpo si muoveva con un ritmo antico come il tempo. La banana la riempì completamente, la sensazione di pienezza le trasmise ondate di piacere. Poteva sentire il suo orgasmo crescere, la pressione nel suo ventre aumentare a ogni colpo del frutto contro la parete dell'utero. La stanza le girava intorno, l'unica realtà era il calore tra le sue gambe e il peso della sua mano sinistra che stimolava alternativamente le labbra e il clitoride.

I gemiti di Mirella si fecero più forti, il respiro affannoso. La tensione si stringeva sempre di più, i suoi muscoli tesi mentre si avvicinava al limite. Osservava la sua mano come una macchia sfocata, si muoveva sempre più velocemente, la banana che spariva dentro di lei ancora e ancora. La stanza era piena del suono umido della sua masturbazione, del suo bisogno.

L'orgasmo la colpì come un tuono, il suo corpo si inarcò sulla poltrona mentre faticava per non gridare. Il piacere così intenso che era quasi doloroso, una fiamma rovente che la consumava dall'interno verso l'esterno. Il suo sesso si strinse attorno alla banana, i suoi succhi le scorrevano lungo la mano, imbrattando il tessuto della poltrona. Cavalcò l'onda, i suoi gemiti soffocati echeggiarono nella stanza finché non crollò all'indietro, ansimante ed esausta. Con un'unica spinta pelvica espulse la banana, che cadde con un rumore osceno sul pavimento.

Provò un misto di colpa e sollievo. La mano di Mirella era appiccicosa dei suoi stessi succhi, la banana giaceva abbandonata ai suoi piedi. Non riusciva a credere di averlo fatto, di essersi arresa all'oscurità che l'aveva perseguitata per così tanto tempo. Ma sapeva che la voglia era ancora lì, che non se ne sarebbe mai andata del tutto. Era una parte di lei, un'eredità che temeva di aver passato ad Alessia, che le piacesse o no.

Mentre si ripuliva, la sua mente vagava. Come poteva proteggere sua figlia dallo stesso destino? Come poteva salvarla dalla bestia che aveva reclamato la sua anima?

L'orologio alla parete segnava ormai l'ora di cena. Il suo suono la riportò alla realtà: Alessia sarebbe scesa presto e doveva rimettersi in sesto. Non poteva farle sapere cosa aveva fatto, cosa era diventata. Con mani tremanti raccolse la banana, che profumava di lei, e la nascose in un sacchetto, gettandola via insieme alla buccia. Rimise in ordine i suoi vestiti e cercò di ricomporsi. Aveva bisogno di bere qualcosa, qualcosa che le calmasse i nervi. Mentre si versava un bicchiere d'acqua, sentì i passi di sua figlia scendere dalle scale.

Il suo cuore batteva forte mentre si girava verso di lei, cercando un segno qualsiasi, di approvazione quanto di rimprovero. Ma l'espressione di Alessia era indecifrabile, gli occhi rivolti verso il basso mentre entrava nella stanza.

Rimasero lì per quella che sembrò un'eternità, due donne legate dal sangue e dai segreti. Mirella non sapeva cosa dire, come colmare il divario che sembrava essersi formato. Ma mentre guardava Alessia, sapeva che avrebbe fatto qualsiasi cosa per farla stare meglio e proteggerla.

"Mamma," disse Alessia alla fine, la sua voce era appena più di un sussurro. "Quello di cui hai parlato... è solo..." Si interruppe, le guance arrossate da un misto di imbarazzo ed eccitazione.

"So che è molto difficile da assimilare", disse Mirella gentilmente, appoggiando il bicchiere. Fece un passo verso la figlia, con la mano tesa. "Scusami, ti prego. Non volevo forzarti ed è stata una follia anche solo pensarci. Volevo solo che tu sapessi che puoi sempre rivolgerti a me per qualsiasi cosa."

Alessia alzò lo sguardo, i suoi occhi incontrarono quelli di Mirella. C'era una luce in loro che Mirella riconobbe fin troppo bene. "E se invece... volessi... provarci?" chiese, con voce tremante.

Il cuore di Mirella si fermò, le parole la colpirono come una mazza. Aveva sperato che condividendo la sua dolorosa esperienza avrebbe tenuto lontano Alessia da ciò che aveva in mente. Che sua figlia le avrebbe fatto capire che non era la cosa giusta da fare assecondare le perversioni altrui. Invece, sembrava che avesse solo stuzzicato la sua curiosità, nutrendo la bestia che ora viveva anche dentro di lei.

"Alessia," disse Mirella, con voce non del tutto ferma, "non sai cosa stai chiedendo." Ma anche mentre parlava, riusciva a sentire il calore tra le sue gambe, una voglia che non era stata completamente saziata dal suo stesso atto furtivo. La vista delle guance arrossate di sua figlia e il modo in cui il suo petto si sollevava e si abbassava a ogni respiro era... inebriante. Sentiva la fisicità del corpo di lei vicino al suo e conosceva il desiderio negli occhi di Alessia: l'aveva visto riflesso nei suoi così tante volte!

Alessia fece un passo avanti, con lo sguardo che cadeva sul pavimento. "Ma lo voglio", mormorò, con voce appena udibile. "Voglio sapere... cosa si prova".

La mano destra di Mirella tremò. La portò lentamente tra le sue gambe, verso la sua stessa figa, sfiorando al di sopra del tessuto l'umidità appiccicosa che ancora persisteva dopo la precedente liberazione. Sapeva che quello che stava per fare era sbagliato, ma il bisogno era troppo grande, il desiderio troppo potente. "Vieni qui, piccola mia", sussurrò, con voce densa di lussuria. "Lascia che ti mostri".

Con un misto di timore e anticipazione, Alessia si avvicinò. Poteva sentire l'eccitazione di sua madre, un profumo inebriante che riempiva lo spazio tra loro. La mano di Mirella si allungò, accarezzando il mento di Alessia e sollevandole il viso verso l'alto. "Guardami", ordinò.

Gli occhi di Alessia incontrarono i suoi ed intuì la voglia nello sguardo di sua madre. Lentamente, la mano di Mirella scivolò lungo il corpo della figlia, le punte delle dita tracciarono la curva della sua vita stretta, il rigonfiamento dei suoi piccoli seni. I suoi occhi non lasciarono mai quelli di Alessia mentre raggiungeva l'orlo della tuta, le sue unghie che sfioravano la morbida pelle del suo ventre.

Con un movimento improvviso, Mirella afferrò insieme con entrambe le mani i pantaloni e le mutandine di Alessia e li calò di colpo, esponendo il suo monte di Venere, completamente rasato. La vista del sesso nudo di sua figlia fece pulsare anche lei con una nuova intensità. "Leccami", sussurrò, la sua voce era un sussurro rauco. "Assaggiami".

Lo stomaco di Alessia si rivoltò con un misto di disgusto ed eccitazione. Non aveva mai immaginato di fare qualcosa del genere, con sua madre poi! Ma le immagini di prima si ripetevano nella sua mente in un loop infinito. La storia di sua madre aveva risvegliato qualcosa in lei, un desiderio che non poteva ignorare.

Mirella si liberò del vestito e del perizoma che indossava. Gli occhi di Alessia si posarono sul sesso di sua madre, il suo vello riccioluto nascondeva a malapena le pieghe bagnate e gonfie di desiderio. La figa di sua madre era così diversa dalla sua: le labbra erano molto scure, con le piccole estro flesse e frastagliate, un segno degli innumerevoli amplessi che aveva accolto. L'odore era inebriante, un profumo che sembrava chiamarla a un livello primordiale. Con mani tremanti, allungò la mano, le punte delle dita sfiorarono la carne viscida di sua madre.

Il corpo di Mirella sussultò al contatto, un gemito silenzioso le sfuggì dalle labbra. Allargò le gambe, la sua figa implorava la bocca di Alessia. "Non aver paura", la blandì, con voce bassa e rassicurante. "Lascia che accada e basta."

Alessia si inginocchiò, prese un respiro profondo e si sporse, la sua lingua toccò con cautela il clitoride di sua madre. Il sapore era diverso da qualsiasi cosa avesse mai conosciuto, una dolcezza salata che era sia familiare che estranea. Nonostante l'orrore di ciò che stava facendo, non poteva negare il brivido che le attraversò il corpo al contatto. La fica di Mirella era molto aperta, calda, bagnata, e la sua viscosità ricopriva il viso di Alessia mentre lei leccava e succhiava con una fame che non sapeva di avere.

I fianchi di Mirella ondeggiarono in risposta, le sue mani si intrecciarono nei capelli ricci di Alessia mentre la teneva ferma. Non si era mai sentita così viva, così desiderata. Il modo in cui la lingua di Alessia si muoveva e danzava sul suo grilletto la stava facendo impazzire, scatenando scintille di piacere che le attraversavano tutto il corpo. Poteva sentire sé stessa avvicinarsi velocemente al limite, l'orgasmo crescere furioso dentro di lei.

Gli occhi di Alessia erano incollati al viso di sua madre, osservando le espressioni di piacere che vi si riflettevano. Era più affascinata che disgustata dall'atto, sorpresa dal piacere che le stava regalando: la sua stessa eccitazione cresceva a ogni gemito che Mirella emetteva. La sua lingua scivolò più in profondità, esplorando le pieghe dell'organo che l'aveva partorita, assaporando ogni centimetro di lei.

La stanza era piena dei suoni di un cunnilingus bagnato, l'odore del sesso denso nell'aria. Le gambe di Mirella iniziarono a tremare, il suo respiro usciva in ansimi irregolari. "Non fermarti", gemette, la sua voce una supplica disperata. "Per favore, non fermarti."

Quelle parole erano un ordine che Alessia non poteva ignorare. Leccò e succhiò con rinnovato vigore, i suoi denti sfiorarono delicatamente il clitoride di Mirella. Le cosce di sua madre si strinsero attorno alla sua testa, i muscoli delle sue gambe tremavano nello sforzo di rimanere in posizione eretta. Il sapore di sua madre era tutto ciò su cui riusciva a concentrarsi, l'odore della sua eccitazione faceva pulsare la sua stessa figa di desiderio.

Mirella sentì il suo orgasmo crescere, la pressione nel suo ventre stringersi sempre di più. I suoi occhi rotearono all'indietro nella testa e lei la gettò indietro, il suo corpo si inarcò mentre l'orgasmo la travolgeva. Urlò di piacere, senza ritegno, mentre la sua figa si contraeva attorno alla lingua di Alessia e i suoi succhi inondavano la bocca della figlia.

Alessia si ritrasse, ansimando, la bocca, le guance, perfino il naso bagnati dai liquidi di sua madre. L'espressione sul viso di Mirella era di pura estasi, una vista che la terrorizzava e la eccitava allo stesso tempo. Non si era mai sentita così potente, così in controllo.

Ma quando le scosse di assestamento dell'orgasmo di Mirella si placarono, la realtà di ciò che avevano fatto le colpì. Ansimavano entrambe e si guardarono intensamente, il peso del loro nuovo segreto sospeso nell'aria come una fitta nebbia. Si fissarono, con gli occhi spalancati per lo shock e la lussuria.

Alessia si asciugò la bocca con il dorso di una mano, il cuore che le batteva all'impazzata. "Mamma..."

Lo sguardo di Mirella era intenso, i suoi occhi scuri di desiderio. "Ti è piaciuto, vero?" sussurrò con voce seducente.

Alessia annuì, incapace di parlare. La sua fighetta era così bagnata che poteva sentirla gocciolare lungo le gambe, e sapeva di volerne di più. Il pensiero di sua madre che faceva qualcosa di così depravato con lei la riempì di una strana, contorta eccitazione.

Mirella fece un passo avanti, tese le mani e aiutò la figlia a rialzarsi. La sua mano scivolò lungo il corpo di Alessia, nudo dalla cintola in giù, fino al piccolo monte di carne che sovrastava il sesso della figlia. Lo percorse lentamente, trovando quello che si aspettava, il segreto di sua figlia. A causa di un problema durante la gravidanza, i genitali di Alessia non erano del tutto femminili: sopra all’ingresso della piccola vagina c’era un grosso clitoride, lungo quasi un centimetro. Sapeva che sua figlia si vergognava di questa “malformazione” e che cercava di nasconderla applicando sempre un salva slip al suo intimo.

Mirella tuffò delicatamente le dita tra le pieghe della piccola figa, rosa e luccicante. "Sei così bagnata", mormorò, la sua voce piena di un desiderio palpabile. Senza dire altro, cadde in ginocchio, la sua bocca sospesa appena sopra il sesso di Alessia. Inspirò profondamente, assaporando il profumo dell'eccitazione di sua figlia. Poi, senza esitazione, estrasse la lingua e leccò la lunghezza della fessura di Alessia, dal suo clitoride al piccolo buco stretto che implorava attenzione.

Le gambe di Alessia quasi cedettero a quel contatto, mentre un grido acuto le sfuggì dalle labbra. La sensazione della lingua di sua madre sulle sue parti più intime non era come niente che avesse mai sperimentato prima. Era sbagliato, ma oh così bello! Il piacere travolgeva i suoi sensi.

La lingua di Mirella circondò il grosso clitoride di Alessia, le sue mani le afferrarono i glutei sodi per tenerla ferma. Poteva sentire i muscoli della ragazza irrigidirsi, il suo corpo che implorava di essere liberato. Con un sorriso malizioso, Mirella inserì un dito nella stretta fica della figlia, piegandolo per colpire quel punto magico che le avrebbe fatta perdere la testa.

Gli occhi di Alessia si rovesciarono all'indietro mentre gemeva, il suo corpo tremava per l'intensità della sensazione. Il dito di sua madre si muoveva dentro e fuori di lei, la pressione aumentava fino a farle pensare di poter esplodere.

Gli occhi di Mirella erano fissi su quelli di Alessia, osservando il gioco di emozioni che lei stessa creava sul viso di sua figlia. Riusciva a vedere il conflitto, la guerra tra l’assoluto proibito e il piacere. E sapeva che doveva spingerla ancora un po'. Con uno scatto del polso, fece entrare in gioco l'altra mano, il pollice premuto contro l'ano di Alessia, testando lo stretto anello dello sfintere.

Alessia ansimò mentre il piacere aumentava, la sua mente barcollava per la sensazione. In un angolo remoto della sua mente sapeva che quello che stavano facendo era sbagliato, ma la sensazione era indescrivibile. Il dito di sua madre scivolò nel suo culo, un leggero dolore si mescolò al piacere fino a quando non riuscì più a distinguere la differenza.

La stanza si riempì del loro respiro pesante e del rumore umido delle dita di Mirella che pompavano dentro e fuori dai buchetti di Alessia. Le grida della ragazza si fecero più forti, il suo corpo tremava per la forza dell'orgasmo che la squassava.

L'eccitazione di Mirella aumentava con ogni gemito e lamento della figlia. Non si era mai sentita così potente, così in controllo. Il confine tra madre e amante si era confuso e lei si crogiolava nella depravazione del momento.

Mentre l'orgasmo di Alessia si placava, Mirella tirò fuori le dita e se le portò alla bocca, assaporando il frutto proibito del loro piacere condiviso. Alessia guardava, con gli occhi spalancati per lo shock e il desiderio, mentre sua madre succhiava una parte di lei dal suo stesso dito, senza mai staccare gli occhi dai suoi. Mirella sapeva che ora non c'era più modo di tornare indietro, che avevano oltrepassato una linea invalicabile. Ma quando guardò negli occhi di Alessia, non vide disapprovazione.

Rimasero lì, entrambe nude ed esposte, i loro corpi ancora tremanti per le scosse di assestamento della loro esperienza condivisa. Il silenzio era assordante, l'unico suono il vento, fuori dalla finestra.

Mirella allungò la mano, accarezzò la guancia di Alessia, il pollice le asciugò una lacrima che scendeva lenta. "Va tutto bene", sussurrò, la sua voce un balsamo lenitivo. "Risolveremo questa situazione insieme".

Alessia si sporse verso il tocco, il suo corpo ancora ronzante per gli echi del piacere. Appoggiò il capo sul petto della madre, a cercare conforto. "Cosa abbiamo fatto?" mormorò, con voce tremante per la paura e l’eccitazione.

L'espressione di Mirella si fece seria mentre pronunciava le parole che avrebbero cambiato per sempre le loro vite. "Abbiamo creato qualcosa di bello, ma anche... complicato", disse, mentre i suoi occhi cercavano sul viso di Alessia qualsiasi segno di rimpianto. "Ora dobbiamo solo avere il coraggio di condividerlo con altri.”
di
scritto il
2026-01-20
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