I Segreti di Mamma - Capitolo 7

di
genere
incesti

"Mamma, dobbiamo parlare di ieri sera." Alessia era in piedi sulla soglia della cucina, con le braccia incrociate sopra la logora felpa di Hello Kitty che indossava da anni e che la faceva sembrare ben più giovane di quanto non fosse. La luce del mattino di quella fredda domenica di dicembre illuminava la figura di sua madre, intenta a risciacquare alcuni piatti nel lavello. La donna non rispose e nemmeno si voltò. Aveva capito dal tono usato da sua figlia che ci sarebbero stati problemi.

La donna si asciugò le mani e poi le passò di nuovo, nervosamente, sui jeans neri che le fasciavano i fianchi maturi, gli stessi pantaloni che, la sera prima, si era fatta togliere dalla figlia durante le riprese della loro ennesima performance. La bocca di Alessia si contrasse leggermente, osservando l’espressione accigliata sul volto di sua madre. Sul tavolo della cucina, la dashboard del loro sito web “Segreti di Mamma“ brillava dallo schermo del portatile, bloccata sulla schermata dei pagamenti del loro nuovo video: “Massaggio troppo intimo per mammina“.

Mirella si avvicinò al tavolo per afferrare la sua tazza di caffèlatte bollente. Le sue mani tremavano impercettibilmente.“Hai già contato i soldi?", disse a sua figlia senza guardarla negli occhi, “abbiamo fatto un bello show, nonostante i tuoi capricci, ti pare?“ Osservò di sottecchi Alessia, sorseggiando la bevanda. La notte precedente sua figlia si era rifiutata di ricevere un rimming profonda da sua madre, nonostante i loro followers avessero inviato parecchie mance sostanziose per vederle all'opera. Non aveva nemmeno addotto scuse, ma si era impuntata dicendo che erano cose troppo “intime“. Si era forse accorta che sua madre lo stava facendo con troppa passione? Che da tempo non fingeva più con lei? Ora stava studiando le reazioni di Alessia, per capire fino a dove potesse spingerla.

La ragazza sbuffò stizzita, scuotendo i capelli con quel gesto studiato che tante volte aveva usato davanti alla telecamera. "Non cambiare argomento, cazzo. Lo sai che voglio dire. Parlo di noi due“.
La donna si avvicinò, abbastanza da sentire ancora l'odore dell'olio per massaggi usato la sera prima sulla pelle della figlia. "Tesoro," mormorò, sfiorando con la mano la guancia della figlia, con gesto affettuoso, "lo so che ti è piaciuto."

A quelle parole, il battito cardiaco di Alessia accelerò. Allontanò bruscamente la mano di sua madre: "Stronzate." Il portatile emise un segnale acustico: un'altra notifica di donazione. Entrambe lanciarono distrattamente un'occhiata allo schermo: un utente aveva lasciato una mancia di 50 euro con il commento: “Più lingua la prossima volta“.

Le dita di Mirella si avvicinarono di nuovo, accarezzando lentamente un braccio della figlia, dalla spalla e poi giù giù, fino al polso, ad intrecciarsi con le dita dalle unghie rosicchiate della ragazza. “Sai, non dovresti rovinartele così. Dovresti essere più serena e godertela“. Poi, sporgendosi in avanti, le sussurrò all’orecchio "Ricordi quando hai morso il cuscino per non urlare? Ti ho fatto venire due volte ieri, dovresti essere più rilassata. E magari ringraziarmi“.

Le gambe di Alessia si strinsero involontariamente una all'altra. Sentiva ancora il bruciore dove i denti di sua madre le avevano lasciato un segno sull'interno coscia. Lei nemmeno se ne era accorta al momento e aveva realizzato solo sentendo il bruciore sotto la doccia. "E‘ stato il vino, sai che non sono abituata", mentì, ma non poteva nascondere quello che già stava sentendo nel basso ventre.

Mirella rise di gusto e, posando la tazza, appoggiò i palmi delle mani sul tavolo, ai lati della figlia, intrappolandola. Le stampò un bacio delicato e sensuale sul collo: "Allora stapperemo un’altra bottiglia oggi, che ne dici? Sarà un bello show per il sito.“ Le guance di Alessia si imporporarono, mentre si rendeva conto che le sue mutandine di cotone si stavano bagnando. Cercò però di sfuggire alla situazione, abbassandosi sotto il braccio della madre.

Le dita di Mirella quasi si conficcarono nel laminato. "Dove diavolo credi di andare?" Il tono tagliente della sua voce era gelido, affatto recitato. Alessia si bloccò, il corpo in tensione. Non si voltò. "Devo studiare. A meno che tu non voglia una figlia che faccia la puttana come te per il resto della vita“. Lo disse in modo sarcastico, cercando deliberatamente di ferirla.

Il portatile emise un altro suono. Un'altra donazione. Mirella afferrò la tazza e la scagliò per terra, dove esplose mandano pezzi di ceramica e caffè in ogni direzione. "Basta così, ragazzina!" Alessia si era voltata di scatto al rumore, sconvolta da quello scoppio di rabbia, ed ora se ne stava immobile, gli occhi spalancati. Il suo petto si alzava e si abbassava, ansante.

Mirella fece un passo avanti, spingendo la figlia contro il muro. Le afferrò il mento, costringendole a incrociare il suo sguardo. "Vuoi comandare tu adesso?" Il suo pollice premette sul labbro inferiore di Alessia, dischiudendolo. "Se non fosse per la mia idea staremmo entrambe a chiedere l'elemosina, ora!" Alessia la guardò dritta negli occhi, sfidandola: “Vaf-fan-cu-lo!“, scandì con un ghigno sul viso. Mirella perse il controllo. L'impatto dello schiaffo sembrò rimbombare nella stanza. La testa di Alessia scattò di lato, il rossore le si diffuse sullo zigomo e la guancia. L'aveva colpita con l'anello che sua figlia le aveva regalato anni fa. Alessia si leccò il sangue dal labbro spaccato, disorientata. Mirella le strinse la gola, decisa, ma senza soffocarla. Sentiva le pulsazioni accelerate del suo cuore sotto le dita. "Ringraziami! Avanti, dillo!", ordinò. Alessia cercava di divincolarsi, inarcando la schiena, ma sua madre le premeva addosso con tutto il corpo. I seni delle donne si toccavano mentre la bloccava contro il muro. "Mamma, ti prego..." Le parole le si spezzarono in un grido di sorpresa e dolore quando Mirella le torse un capezzolo attraverso il tessuto sottile della felpa.

Con la mano libera, Mirella alzò la felpa e la canotta sopra la testa della figlia. Il tessuto ormai vecchio si strappò. L'aria fresca colpì i seni di Alessia, umida di sudore, facendole raggrinzire all'istante i capezzolini, mentre Mirella le infilava un ginocchio tra le cosce. Alessia gemette, le unghie conficcate nelle spalle della madre, senza sapere se dovesse spingere o tirare. Mirella le morse la clavicola, "Sei mia", ringhiò contro l'orecchio della figlia. Alessia rispose con un singulto.

Le mani di Alessia cercarono di coprire i piccoli seni, ma sua madre gliele scostò con forza. “Ti piace essere trattata così vero?“, sibilò. “Ti piace sapere che degli sconosciuti si masturbano pensando a noi.“ Le ginocchia di Alessia stavano per cedere. Mirella la bloccò di nuovo, infilandole due dita in bocca. La ragazza ebbe un conato di vomito, la saliva le colava dal mento. Serrò la bocca, forte, forse involontariamente o forse per liberarsi da quella donna che non riconosceva più. Mirella imprecò, liberando bruscamente le dita. Una striscia di sangue affiorò dove i denti di Alessia avevano lacerato la pelle. «Piccola stronza», ringhiò Mirella. Afferrò Alessia per i riccioli neri e la spinse verso il tavolo della cucina, costringendola a novanta sul mobile.

Il freddo del laminato colpì i seni e lo stomaco nudi di Alessia. Le abbassò con forza i pantaloni del pigiama e le mutandine. Con un ginocchio, le divaricò le gambe. Sputò nel palmo della mano. Alessia gemette quando quelle dita così violente, viscide di sangue, le penetrarono. “Come volevi essere trattata, dunque? Volevi una cosa romantica?», Mirella ansimava contro il suo collo, "Ecco, questo è tutto il romanticismo che meriti." Le spinte della mani erano brutali, le nocche premevano contro le pareti della vagina. Le notifiche sul PC portatile continuavano a trillare. Alessia raggiunse un improvviso e doloroso orgasmo, urlando contro la superficie del tavolo.

Mirella la tirò su per i capelli. Le gambe di Alessia sembravano non volerla sorreggere. "Guardati." Spinse la figlia verso lo specchio del corridoio. Il riflesso di Alessia mostrava la pelle arrossata, le labbra gonfie e l'inconfondibile impronta dei denti di Mirella sulla spalla sinistra. La felpa era completamente aperta visto che una delle cuciture laterali erano saltata. Mirella si strinse a lei da dietro, tenendola per la gola. "Di' grazie", sussurrò. I fianchi di Alessia si inarcarono involontariamente contro il bacino della madre. "No", ansimò.

Il primo schiaffo colpì il sedere di Alessia, abbastanza forte da lasciarle l'impronta della mano. Il secondo la fece gridare. Mirella la spinse contro lo specchio, il respiro caldo sulla sua spalla. "Conta." La fronte di Alessia premette contro il vetro. "Uno," gemette. Il colpo successivo le lacerò la pelle. Il sangue le colava lungo la gamba. "Due!" L'urlo si dissolse in singhiozzi quando la lingua di Mirella le leccò il collo e i lobi delle orecchie, stuzzicandola. Le mani di Alessia cercavano un appiglio contro lo specchio, macchiandolo. Dietro di loro, lo schermo del portatile lampeggiò per un'altra notifica.

Mirella fece girare Alessia, spingendola di nuovo sul tavolo della cucina. Le posate si sparsero ovunque. Dalla borsa che teneva sulla poltrona, la donna estrasse lo strapon che aveva appena ritirato presso il fermo posta, un modello di lattice tutto nero, piuottosto rigido e dalla grossa circonferenza. Lo indossò sopra i jeans. Bloccò i polsi della figlia sopra la testa, mentre le gambe di Alessia si allargarvano ancora di più, senza costrizione, come se avesse accettato quello che stava per accadere. La prima spinta fu improvvisa e le tolse il fiato. I denti di Mirella le affondarono in un seno. "Mia", ringhiò. Alessia mugolava qualcosa, inarcando la schiena sul tavolo ed aprendosi il più possibile per agevolare la penetrazione. Nonostante la lubrificazione naturale, il giocattolo stentava a farsi strada.

Mirella si ritrasse solo per girare Alessia a pancia in giù. Il legno le premeva contro la guancia. Non oppose resistenza quando sua madre le tirò su i fianchi. Lo schiaffo arrivò sul suo culo senza preavviso, una, due volte, prima che il cazzo di Mirella la squarciasse di nuovo. L'urlo della ragazza le morì in gola. Le sue dita graffiarono il tavolo. Sua madre le afferrò i capelli, tirandole indietro la testa. “Lo prenderai tutto e mi ringrazierai per questo“, sibilò. Stavolta, il cenno di assenso di Alessia fu inequivocabile. Le lacrime le rigavano il viso. Le spinte si fecero più violente. Le dita di Mirella le lasciarono lividi sui fianchi. Le gambe del tavolo stridevano sul pavimento a ogni spinta, lenta ed inesorabile.

Il sangue imbrattava le cosce di Alessia quando Mirella finalmente si ritirò. Ma non aveva certo finito con lei. La trascinò a terra. Il gomito di Alessia sbatté contro le piastrelle. Mirella le si sedette a cavalcioni sul petto, il fallo che luccicava di fluidi. «Puliscilo», ordinò. La lingua di Alessia guizzò fuori, esitante. Mirella la schiaffeggiò di nuovo. «Forza, come se lo volessi davvero». Alessia aprì di più la bocca. Il sapore le inondò la bocca: sale, ferro, vergogna. Mirella la tirò su di nuovo per i capelli. Aveva un labbro spaccato e gli occhi terrorizzati, pieni di lacrime. Le dita di Mirella accarezzavano i lividi freschi. "Brava ragazza", mormorò. Alessia rabbrividì. Quell'elogio bruciava più del dolore. La bocca di sua madre si posò sulla sua. Alessia gemette. Il bacio sapeva di resa.

Finché qualcosa si spezzò. Alessia si irrigidì. Il respiro le si bloccò in gola, panico assoluto. Le sfuggì un singhozzo e spinse sua madre indietro con tanta forza da farla barcollare. "Fermati", ansimò, stringendosi addosso la felpa strappata in un gesto di protezione. "Basta, fermati!" Le ginocchia non la sorressero più e si rannicchiò su se stessa sul pavimento, graffiandosi le braccia come se volesse strapparsi via dalla pelle il ricordo di quell'ultima ora.

Le mani di Mirella rimasero sospese inutilmente, mentre tra le sue gambe il dildo di lattice ondeggiava oscenamente. Sua figlia non stava recitando. Il respiro affannoso della ragazza riempiva la cucina. “Alessia...", provò a dire, con voce roca. Anche a lei doleva la gola. Allungò una mano, ma sua figlia si ritrasse da lei. Il rifiuto le bruciò più di un morso.

Mirella si lasciò cadere sulle piastrelle accanto a lei La sensazione di umidità tra le sue cosce le sembrò improvvisamente grottesca. Toccò la spalla tremante di Alessia – leggermente questa volta. "Guardami." Alessia non lo fece. Mirella espirò. In quel momento non contavano più i soldi, né tantomeno gli spettatori. Strinse Alessia al petto, ignorandone la rigida resistenza. "Mi dispiace", sussurrò tra i capelli arruffati. Le parole avevano un sapore estraneo. Alessia si accasciò. Le sue lacrime inizarono a scorrere incontrollate, inzuppando la camicia di Mirella.

Sua madre le prese il viso tra le mani, asciugandole le lacrime con i pollici. "Ascoltami." Il comando ora era più dolce. Il respiro sembrò rallentare. Mirella premette la fronte contro quella di Alessia. "Sei mia figlia." Le parole le caddero addosso come macigni. Le dita di Alessia si strinsero a pugno contro il petto della madre, non per allontanarla, ma solo un contatto umano. Mirella le baciò le palpebre, le guance, l'angolo della bocca: baci casti, risanatori. "Ti voglio bene," mormorò. "Non in quel modo. Mai più in quel modo."

Alessia affondò il viso nel collo di Mirella, inalando il profumo familiare sotto il sudore e la vergogna. "Non capisci cosa provo per te... non possiamo..." La sua voce si spezzò in un nuovo pianto. Mirella la strinse tra le braccia. "Lo so." Le accarezzò i capelli, come faceva quando gli incubi la svegliavano da bambina.

Le dita di Alessia risalirono lentamente sotto la camicia di sua madre, lungo le costole. Quando sua madre non si ritrasse, le accarezzò il neo sotto il seno sinistro, quello che aveva leccato davanti alla telecamera solo la sera prima. Mirella trattenne il respiro. Alessia si strinse ancora di più, le sue cosce si aprirono per avvolgere quella di sua madre, incastrandosi come i pezzi di un puzzle perfetto. Questa volta, quando le loro labbra si incontrarono, non c'era violenza, odio o finzione. Nessun copione. Solo la silenziosa, disperata verità che nessuna delle due riusciva a pronunciare.

Le piastrelle erano fredde contro la schiena di Mirella mentre Alessia la spingeva giù. Alessia le aprì la camicetta e iniziò a baciarla. Schiocchi delicati, che indugiavano nell'incavo della gola, sui seni abbondanti, sui grossi capezzoli scuri completament eeretti. Le lacrime di Alessia gocciolavano sul ventre di Mirella mentre le stava a cavalcioni. "Piano", sussurrò Mirella, guidando la mano di Alessia sul suo corpo. Le dita si intrecciarono, mentre Alessia si impalava volontariamente sul grosso cazzo di plastica. “Mi volevi così, mamma? Allora sarò così“ La naturale lubrificazione di Alessia riprese a scorrere sull'asta che la riempiva, mentre Mirella spingeva con i fianchi da sotto, assecondandone i movimenti. Quando Alessia raggiunse un nuovo orgasmo, stavolta dolce come la risacca del mare, lo fece sussurrando il nome di sua madre come una preghiera. Dopo, Mirella la strinse tra le braccia, cullandola dolcemente mentre la luce del giorno filtrava attraverso le tende. Da qualche parte, oltre quella stanza, il mondo continuava a girare. Ma lì, tra la confusione della loro cucina, trovarono qualcosa di reale. Le labbra di Alessia sfiorarono la spalla di Mirella: non per restituirle il morso, non per marchiarla. Solo un bacio. "Ti amo", mormorò. E per la prima volta, non suonò come una bugia.

Mirella accarezzò i lividi sul corpo di Alessia, come per cercare di alleviarne il dolore. Imprimiva un bacio su ogni segno, la sua lingua leniva dove i denti avevano lacerato. Alessia inarcò la schiena al tocco, sospirando mentre le dita di Mirella le accarezzavano il clitoride, ora con movimenti lenti e sacrali. I loro sguardi si incrociarono mentre Alessia tremava verso un altro orgasmo. Mirella le accarezzò il viso, appoggiato ai suoi seni. "Ti amo", disse. Due parole che mettevano a nudo la semplice verità. Alessia si strinse ancora di più a sua madre, assaporando la rivelazione. Non dissero una parola quando Mirella si girò sopra di lei, premendola contro il pavimento. Niente più copioni. Niente più finzioni. Alessia inarcò la schiena per incontrarla, la bocca aperta e desiderosa. Mirella gemette nel bacio, le dita tra i capelli di Alessia, non per controllarla, ma per assaporarla.

Più tardi, avvolte tra le lenzuola stropicciate, Alessia appoggiò l'orecchio al petto di sua madre. Il battito del cuore era regolare, sereno. Le dita di Mirella le accarezzavano i capelli, con delicatezza, senza fine. Alessia chiuse gli occhi. Per la prima volta da mesi, non pensava a telecamere, soldi o a quel taboo che avevano infranto. Pensava solo alla pelle calda di sua madre contro la sua, la silenziosa verità dei loro corpi, rivelatrice più di qualsiasi parola.
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2026-05-18
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