I Segreti di Mamma - Capitolo 3
di
Sera
genere
incesti
Dopo quella prima esperienza saffica, Mirella e Alessia trascorsero una notte inquieta, piena di pensieri. Al mattino, bastò uno sguardo per confermarsi tacitamente il loro accordo. Non senza un strana ansia in corpo, le due donne decisero di provarci.
Pensarono per prima ad assicurarsi un po' di anonimato. Per non farsi riconoscere, si procurarono delle maschere. Queste erano molte semplici, di plastica, con fattezze femminili appena abbozzate. Nascondevano il volto, ma solo dal naso in su, lasciando libera la bocca. Mirella la scelse nera, mentre Alessia la prese bianca. Nella camera da letto della madre si prepararono per il loro primo show. Quante volte avevano provato insieme i vestiti, indossando e cambiandosi gli abiti alla ricerca dell’abbinamento perfetto per questa o quella serata. Ora la situazione era ben diversa ed il loro atteggiamento ancora più complice, in uno strano gioco di autogratificazione e seduzione.
Avevano acquistato online dei completi sexy, che avrebbero indossato per i primi set fotografici. Mirella in nero, con autoreggenti velate, completino di pizzo coordinato (che non nascondeva il pelo della sua figa matura) ed un babydoll, anch’esso trasparente, per un tocco di femminilità in più. Alessia aveva voluto scegliere personalmente il suo abito da "lavoro". Aveva azzardato un completo bianco di calze a rete a maglia larga e reggicalze, a detta di sua madre molto adatto anche se un po’ volgare. Un minuscolo perizoma le nascondeva appena il sesso imberbe e si infilava, dietro, tra le sue natiche sode. Il reggiseno a balconcino esaltava il suo piccolo seno, trattenendo a stento i capezzoli duri. Sulle spalle, un bolero della stessa maglia larga a rete scendeva a coprirle le braccia fino ai polsi sottili, dandole l'aspetto di una pornostar pronta all'azione.
All'inizio, si scattarono reciprocamente foto. I loro corpi erano immersi in una luce morbida e diffusa, ricavata avvolgendo di leggeri tessuti le abat-jour. Mirella istruì Alessia su come posare, per mostrare al meglio le sue curve giovanili. Usarono il cellulare della madre: la fotocamera scattò più e più volte, catturando momenti che non sarebbero mai stati dimenticati, momenti che sembravano far pulsare le pareti della loro casa di una nuova, elettrica tensione.
Mentre i giorni passavano gli scatti divennero più audaci: i primi topless e poi i nudi integrali. Ma ancora sembrava che il materiale non bastasse. Rivedendo le foto pareva a Mirella che mancasse qualcosa. Suggerì allora di andare oltre. "Dobbiamo distinguerci, Alessia", disse, con gli occhi che brillavano di una nuova determinazione. "Dobbiamo essere più esplicite o non riusciremo mai a farci strada in questo mondo". Alessia esitò, ma la paura della rovina finanziaria la spinse a superare le sue inibizioni. Con gli ultimi risparmi, Mirella acquistò una piccola videocamera e iniziarono a girare dei video. Le loro risatine imbarazzate furono presto sostituite da suoni più… intimi. Mirella guidò la figlia attraverso ogni passo, la sua voce come un richiamo di sirena che le conduceva entrambe in acque inesplorate.
I dialoghi delle loro riprese divennero più eccitanti, più provocatori. Mirella si ritrovò a chiamare la figlia con epiteti che mai avrebbe pensato di dover usare su altre persone. Alessia, dal canto suo, accettava di buon grado quegli appellativi, un po’ per gioco un po’ perché, in fondo, la eccitavano. Girarono brevi video dove si toccavano da sole, portandosi all'orgasmo con le dita e sussurrando dolci parole ad un immaginario spettatore, per fargli battere il cuore e accendere il suo desiderio. E mentre lavoravano, la videocamera catturava ogni momento, ogni sguardo condiviso, ogni tenero tocco. Il confine tra amore e lussuria si faceva più sottile a ogni clic dell'otturatore, ad ogni fotogramma del video.
Un giorno, poco prima delle riprese, Mirella decise che sarebbero passate al livello successivo. Estrasse dal cassetto del comodino una custodia rivestita di velluto rosso. Conteneva un dildo di lattice, nero e liscio, le cui dimensioni e forma fecero sussultare Alessia. L'oggetto rivelava molto della vita intima di Mirella dopo il divorzio: la superficie brillava nella luce soffusa della lampada, simbolo dei desideri repressi della donna.
Con un sorriso complice, Mirella porse il grosso giocattolo ad Alessia. "Dovresti usarlo", disse. "Fai finta che sia la tua prima volta".
Alessia prese il dildo con mani tremanti, provando uno strano mix di curiosità ed eccitazione e fissò poi la madre. Non aveva mai visto niente del genere prima, non nella vita reale, comunque. “Mamma, ma questa É la mia prima volta!” Mirella la fissò per un attimo, scioccata. “Ma come, tesoro! E tutti i ragazzi con cui sei uscita in questi anni?” Alessia distolse lo sguardo, imbarazzata: “Niente... non me la sono sentita. Sai, per quella cosa lì...”, disse indicandosi in mezzo alle gambe. “E poi alla maggior parte di loro bastava la mia bocca...”. Mirella si sedette sul letto, accanto alla figlia.
Quella “cosa” a cui si riferiva Alessia era una piccola anomalia fisica che l’aveva colpita quando era ancora nel grembo materno. Un eccesso di testosterone si era tradotto, con la crescita, in un’eccessiva peluria, che teneva sotto controllo con una costante epilazione, ma soprattutto con una malformazione del suo sesso: in pratica aveva un clitoride molto pronunciato. Anche senza essere eccitata, il suo centro del piacere era grosso, un centimetro di carne turgida che era difficile da nascondere. Inutile dire che la ragazza ne era molto imbarazzata e la faceva vergognare di sé stessa. “Alessia, mi spiace, non immaginavo... Ti assillavo con i problemi che avevo con papà, i soldi o il lavoro, ma avrei dovuto starti più vicina e, di certo, usare più tatto. Perdonami” Così dicendo la abbracciò stretta, comprendendo per la prima volta che avrebbe potuto parlarle non più come ad una ragazzina, ma come a una donna consapevole. Si immaginò cosa avesse passato la figlia in quegli anni. “Purtroppo conosco bene i desideri dei maschi e di come piaccia loro umiliarci infilandoci il loro cazzo in bocca, godendo senza poi prendersi cura di noi. Sono solo dei porci egoisti.” Alessia si strinse forte alla madre, con calore e trasporto. Si sentiva rincuorata, ma ancora spaventata per l'atto che avrebbe dovuto compiere.
“Alessia, questo sarà un video speciale per un momento speciale. La tua vera, prima volta! Lo terremo come asso nella manica e, se il nostro sito non andasse bene, sarà la nostra carta vincente. Vedrai, lo venderemo molto bene.”
Mirella sistemò la telecamera su un treppiede, regolandone l'angolatura per assicurarsi che catturasse la scena nella luce migliore. Poi si sedette sul letto, poco distante, osservando sua figlia con sguardo gentile di guida.
"Vai piano", la blandì. "Mostra ai nostri spettatori la tua innocenza, la tua inesperienza".
Alessia si sdraiò sul letto, ancora incerta, con il cuore che le martellava nel petto. I suoi occhi corsero a quelli della madre, poi all'occhio implacabile della camera. Portò il dildo nero alla bocca e iniziò a leccarlo, lentamente, dapprima con cerchi concentrici e poi con movimenti verticali dalla cappella all'asta, soffermandosi a solleticare il frenulo. Mirella si stupì di come fosse così brava, ma poi ricordò le parole di prima e pensò a chissà quanti orgasmi sua figlia aveva accolto nella sua bocca.
Alessia si sfilò il minuscolo perizoma, che lanciò lontano. Allargò le gambe e appoggiò il freddo e duro oggetto sul suo clitoride già eretto, senza mai staccare gli occhi dalla videocamera. Con mani tremanti per l'emozione, iniziò a toccarsi e le sue guance avvamparono di un rosso intenso. La cappella nera del dildo, insalivata, premeva e schiacciava quel bottone di carne che sporgeva così bene dalle labbra lisce della ragazza. Il ventre si muoveva al ritmo della mano e dell'oggetto che la stuzzicavano.
Mentre il dildo veniva strofinato sulle labbra della sua fighetta e sul grosso clitoride, Alessia sussultò: la sensazione era tanto estranea quanto esaltante. Sentiva la pesantezza del membro contro di lei. Poi si decise. Con la mano sinistra aprì le piccole labbra e con l'altra appoggiò il glande nero all'imbocco della sua umidità. Si penetrò lentamente, molto lentamente, con movimenti ondulatori della mano che permettevano alla sua vagina di adattarsi al grosso fallo che stava introducendo. La sua mano sinistra si dedicava al clitoride: l'indice e il pollice lo stimolavano, masturbandolo come se fosse un piccolo cazzo. L’occhio della camera sembrava indugiare malizioso su quel lascivo spettacolo, inquadrando il viso della ragazza e i sospiri che emetteva, osservando la trasformazione dall'innocenza al desiderio. Mirella staccò la videocamera dal treppiede e la tenne in mano. Doveva registrare ogni momento. Sentiva la sua stessa eccitazione crescere mentre osservava lo svolgersi di quell’intima danza.
La camera fissò il sesso di Alessia. Senza peli non poteva nascondere nulla, la sua voglia colava, lubrificando il dildo e facilitandone l'inserimento. La cappella non era nemmeno entrata tutta che Alessia si fermò. I suoi occhi, dietro la maschera, fissarono Mirella “Mamma, non ci riesco, è così grosso, fa troppo male!” Era chiaro che Alessia non avrebbe condotto a termine la sua auto-deflorazione. Ma Mirella era troppo eccitata e determinata. Spostò la piccola videocamera nella mano sinistra e, con la destra, afferrò il giocattolo che sporgeva di un buon trenta centimetri dalla figa arrossata della figlia. Iniziò a muovere il mostruoso oggetto dentro e fuori dalla piccola apertura, con movimenti rotatori e sempre più decisi. L'amore della madre stava mutando in qualcosa di violento e molto, molto diverso.
I gemiti di godimento di Alessia si trasformarono in urla di dolore “Basta, mamma, smettila! Mi fai male! No!” Ma Mirella sapeva quello che stava facendo. “Tieni aperte le gambe!” le urlò. Poteva sentire le forti contrazioni della vagina di sua figlia attraverso la plastica del fallo, ma avvertiva anche che, piano piano, stava riuscendo ad introdurlo, approfittando dei brevi istanti in cui la ragazza si rilassava per prendere fiato. L'imene stava cedendo e, millimetro dopo millimetro, il cazzo nero si faceva strada dentro di lei.
Alessia urlò quando sua madre la sverginò in modo definitivo! Mirella stessa sentiva l'umido tra le sue cosce ed aveva perso completamente ogni remora. I fianchi di Alessia si contorcevano, alzandosi e abbassandosi a un ritmo antico quanto il tempo stesso. Fu un momento di violenza eppure la sensazione che le accomunava sembrò così intima.
“Toccati Alessia, vedrai che bello” Come istupidita, la ragazza portò una mano all'inguine. Toccò il lattice del cazzo che la spaccava e se ne ritrasse, cercando invece la familiare sensazione che le dava stimolare il suo grosso clitoride. Ora Mirella muoveva costantemente il dildo fuori e dentro Alessia. La plastica nera era lucida degli umori e del sangue del suo primo rapporto. Mentre Alessia raggiungeva velocemente l'apice, il suo corpo si inarcò nel letto. Un rumore gutturale le sfuggì dalla bocca, animalesco, un orgasmo così forte che mai aveva pensato di provare. Mirella fu invasa da uno strano senso di orgoglio e soddisfazione. Ce l'avevano fatta, almeno era questo che la donna pensava: avevano trovato la loro strada verso la libertà finanziaria, non importa quanto dura sarebbe stata.
La tensione nella stanza era palpabile e non accennava a dissolversi. Avevano oltrepassato un limite al quale non avrebbero mai nemmeno dovuto avvicinarsi. Alessia giaceva sfinita e senza fiato, con gli occhi chiusi per la vergogna, mentre sua madre continuava a riprenderne il corpo sudato. Con studiata lentezza, accarezzò il corpo di sua figlia, stuzzicando i piccoli capezzoli che erano sfuggiti dal reggiseno. Allungò la mano verso il fallo che ancora giaceva incastrato tra le pieghe della carne della ragazza. Delicatamente, estrasse l'oggetto, mentre un gemito sommesso usciva dalla bocca di Alessia. La videocamera continuava a riprendere e la donna esibì il dildo all'obiettivo: per due terzi della sua lunghezza era ricoperto da umori vischiosi, misti a striature di sangue. Il profumo era pungente e, mentre lo mostrava con orgoglio, Mirella si avvicinò per leccarlo. Pensò che fosse un peccato che i loro spettatori non potessero sentire quanto fosse buono...
Pensarono per prima ad assicurarsi un po' di anonimato. Per non farsi riconoscere, si procurarono delle maschere. Queste erano molte semplici, di plastica, con fattezze femminili appena abbozzate. Nascondevano il volto, ma solo dal naso in su, lasciando libera la bocca. Mirella la scelse nera, mentre Alessia la prese bianca. Nella camera da letto della madre si prepararono per il loro primo show. Quante volte avevano provato insieme i vestiti, indossando e cambiandosi gli abiti alla ricerca dell’abbinamento perfetto per questa o quella serata. Ora la situazione era ben diversa ed il loro atteggiamento ancora più complice, in uno strano gioco di autogratificazione e seduzione.
Avevano acquistato online dei completi sexy, che avrebbero indossato per i primi set fotografici. Mirella in nero, con autoreggenti velate, completino di pizzo coordinato (che non nascondeva il pelo della sua figa matura) ed un babydoll, anch’esso trasparente, per un tocco di femminilità in più. Alessia aveva voluto scegliere personalmente il suo abito da "lavoro". Aveva azzardato un completo bianco di calze a rete a maglia larga e reggicalze, a detta di sua madre molto adatto anche se un po’ volgare. Un minuscolo perizoma le nascondeva appena il sesso imberbe e si infilava, dietro, tra le sue natiche sode. Il reggiseno a balconcino esaltava il suo piccolo seno, trattenendo a stento i capezzoli duri. Sulle spalle, un bolero della stessa maglia larga a rete scendeva a coprirle le braccia fino ai polsi sottili, dandole l'aspetto di una pornostar pronta all'azione.
All'inizio, si scattarono reciprocamente foto. I loro corpi erano immersi in una luce morbida e diffusa, ricavata avvolgendo di leggeri tessuti le abat-jour. Mirella istruì Alessia su come posare, per mostrare al meglio le sue curve giovanili. Usarono il cellulare della madre: la fotocamera scattò più e più volte, catturando momenti che non sarebbero mai stati dimenticati, momenti che sembravano far pulsare le pareti della loro casa di una nuova, elettrica tensione.
Mentre i giorni passavano gli scatti divennero più audaci: i primi topless e poi i nudi integrali. Ma ancora sembrava che il materiale non bastasse. Rivedendo le foto pareva a Mirella che mancasse qualcosa. Suggerì allora di andare oltre. "Dobbiamo distinguerci, Alessia", disse, con gli occhi che brillavano di una nuova determinazione. "Dobbiamo essere più esplicite o non riusciremo mai a farci strada in questo mondo". Alessia esitò, ma la paura della rovina finanziaria la spinse a superare le sue inibizioni. Con gli ultimi risparmi, Mirella acquistò una piccola videocamera e iniziarono a girare dei video. Le loro risatine imbarazzate furono presto sostituite da suoni più… intimi. Mirella guidò la figlia attraverso ogni passo, la sua voce come un richiamo di sirena che le conduceva entrambe in acque inesplorate.
I dialoghi delle loro riprese divennero più eccitanti, più provocatori. Mirella si ritrovò a chiamare la figlia con epiteti che mai avrebbe pensato di dover usare su altre persone. Alessia, dal canto suo, accettava di buon grado quegli appellativi, un po’ per gioco un po’ perché, in fondo, la eccitavano. Girarono brevi video dove si toccavano da sole, portandosi all'orgasmo con le dita e sussurrando dolci parole ad un immaginario spettatore, per fargli battere il cuore e accendere il suo desiderio. E mentre lavoravano, la videocamera catturava ogni momento, ogni sguardo condiviso, ogni tenero tocco. Il confine tra amore e lussuria si faceva più sottile a ogni clic dell'otturatore, ad ogni fotogramma del video.
Un giorno, poco prima delle riprese, Mirella decise che sarebbero passate al livello successivo. Estrasse dal cassetto del comodino una custodia rivestita di velluto rosso. Conteneva un dildo di lattice, nero e liscio, le cui dimensioni e forma fecero sussultare Alessia. L'oggetto rivelava molto della vita intima di Mirella dopo il divorzio: la superficie brillava nella luce soffusa della lampada, simbolo dei desideri repressi della donna.
Con un sorriso complice, Mirella porse il grosso giocattolo ad Alessia. "Dovresti usarlo", disse. "Fai finta che sia la tua prima volta".
Alessia prese il dildo con mani tremanti, provando uno strano mix di curiosità ed eccitazione e fissò poi la madre. Non aveva mai visto niente del genere prima, non nella vita reale, comunque. “Mamma, ma questa É la mia prima volta!” Mirella la fissò per un attimo, scioccata. “Ma come, tesoro! E tutti i ragazzi con cui sei uscita in questi anni?” Alessia distolse lo sguardo, imbarazzata: “Niente... non me la sono sentita. Sai, per quella cosa lì...”, disse indicandosi in mezzo alle gambe. “E poi alla maggior parte di loro bastava la mia bocca...”. Mirella si sedette sul letto, accanto alla figlia.
Quella “cosa” a cui si riferiva Alessia era una piccola anomalia fisica che l’aveva colpita quando era ancora nel grembo materno. Un eccesso di testosterone si era tradotto, con la crescita, in un’eccessiva peluria, che teneva sotto controllo con una costante epilazione, ma soprattutto con una malformazione del suo sesso: in pratica aveva un clitoride molto pronunciato. Anche senza essere eccitata, il suo centro del piacere era grosso, un centimetro di carne turgida che era difficile da nascondere. Inutile dire che la ragazza ne era molto imbarazzata e la faceva vergognare di sé stessa. “Alessia, mi spiace, non immaginavo... Ti assillavo con i problemi che avevo con papà, i soldi o il lavoro, ma avrei dovuto starti più vicina e, di certo, usare più tatto. Perdonami” Così dicendo la abbracciò stretta, comprendendo per la prima volta che avrebbe potuto parlarle non più come ad una ragazzina, ma come a una donna consapevole. Si immaginò cosa avesse passato la figlia in quegli anni. “Purtroppo conosco bene i desideri dei maschi e di come piaccia loro umiliarci infilandoci il loro cazzo in bocca, godendo senza poi prendersi cura di noi. Sono solo dei porci egoisti.” Alessia si strinse forte alla madre, con calore e trasporto. Si sentiva rincuorata, ma ancora spaventata per l'atto che avrebbe dovuto compiere.
“Alessia, questo sarà un video speciale per un momento speciale. La tua vera, prima volta! Lo terremo come asso nella manica e, se il nostro sito non andasse bene, sarà la nostra carta vincente. Vedrai, lo venderemo molto bene.”
Mirella sistemò la telecamera su un treppiede, regolandone l'angolatura per assicurarsi che catturasse la scena nella luce migliore. Poi si sedette sul letto, poco distante, osservando sua figlia con sguardo gentile di guida.
"Vai piano", la blandì. "Mostra ai nostri spettatori la tua innocenza, la tua inesperienza".
Alessia si sdraiò sul letto, ancora incerta, con il cuore che le martellava nel petto. I suoi occhi corsero a quelli della madre, poi all'occhio implacabile della camera. Portò il dildo nero alla bocca e iniziò a leccarlo, lentamente, dapprima con cerchi concentrici e poi con movimenti verticali dalla cappella all'asta, soffermandosi a solleticare il frenulo. Mirella si stupì di come fosse così brava, ma poi ricordò le parole di prima e pensò a chissà quanti orgasmi sua figlia aveva accolto nella sua bocca.
Alessia si sfilò il minuscolo perizoma, che lanciò lontano. Allargò le gambe e appoggiò il freddo e duro oggetto sul suo clitoride già eretto, senza mai staccare gli occhi dalla videocamera. Con mani tremanti per l'emozione, iniziò a toccarsi e le sue guance avvamparono di un rosso intenso. La cappella nera del dildo, insalivata, premeva e schiacciava quel bottone di carne che sporgeva così bene dalle labbra lisce della ragazza. Il ventre si muoveva al ritmo della mano e dell'oggetto che la stuzzicavano.
Mentre il dildo veniva strofinato sulle labbra della sua fighetta e sul grosso clitoride, Alessia sussultò: la sensazione era tanto estranea quanto esaltante. Sentiva la pesantezza del membro contro di lei. Poi si decise. Con la mano sinistra aprì le piccole labbra e con l'altra appoggiò il glande nero all'imbocco della sua umidità. Si penetrò lentamente, molto lentamente, con movimenti ondulatori della mano che permettevano alla sua vagina di adattarsi al grosso fallo che stava introducendo. La sua mano sinistra si dedicava al clitoride: l'indice e il pollice lo stimolavano, masturbandolo come se fosse un piccolo cazzo. L’occhio della camera sembrava indugiare malizioso su quel lascivo spettacolo, inquadrando il viso della ragazza e i sospiri che emetteva, osservando la trasformazione dall'innocenza al desiderio. Mirella staccò la videocamera dal treppiede e la tenne in mano. Doveva registrare ogni momento. Sentiva la sua stessa eccitazione crescere mentre osservava lo svolgersi di quell’intima danza.
La camera fissò il sesso di Alessia. Senza peli non poteva nascondere nulla, la sua voglia colava, lubrificando il dildo e facilitandone l'inserimento. La cappella non era nemmeno entrata tutta che Alessia si fermò. I suoi occhi, dietro la maschera, fissarono Mirella “Mamma, non ci riesco, è così grosso, fa troppo male!” Era chiaro che Alessia non avrebbe condotto a termine la sua auto-deflorazione. Ma Mirella era troppo eccitata e determinata. Spostò la piccola videocamera nella mano sinistra e, con la destra, afferrò il giocattolo che sporgeva di un buon trenta centimetri dalla figa arrossata della figlia. Iniziò a muovere il mostruoso oggetto dentro e fuori dalla piccola apertura, con movimenti rotatori e sempre più decisi. L'amore della madre stava mutando in qualcosa di violento e molto, molto diverso.
I gemiti di godimento di Alessia si trasformarono in urla di dolore “Basta, mamma, smettila! Mi fai male! No!” Ma Mirella sapeva quello che stava facendo. “Tieni aperte le gambe!” le urlò. Poteva sentire le forti contrazioni della vagina di sua figlia attraverso la plastica del fallo, ma avvertiva anche che, piano piano, stava riuscendo ad introdurlo, approfittando dei brevi istanti in cui la ragazza si rilassava per prendere fiato. L'imene stava cedendo e, millimetro dopo millimetro, il cazzo nero si faceva strada dentro di lei.
Alessia urlò quando sua madre la sverginò in modo definitivo! Mirella stessa sentiva l'umido tra le sue cosce ed aveva perso completamente ogni remora. I fianchi di Alessia si contorcevano, alzandosi e abbassandosi a un ritmo antico quanto il tempo stesso. Fu un momento di violenza eppure la sensazione che le accomunava sembrò così intima.
“Toccati Alessia, vedrai che bello” Come istupidita, la ragazza portò una mano all'inguine. Toccò il lattice del cazzo che la spaccava e se ne ritrasse, cercando invece la familiare sensazione che le dava stimolare il suo grosso clitoride. Ora Mirella muoveva costantemente il dildo fuori e dentro Alessia. La plastica nera era lucida degli umori e del sangue del suo primo rapporto. Mentre Alessia raggiungeva velocemente l'apice, il suo corpo si inarcò nel letto. Un rumore gutturale le sfuggì dalla bocca, animalesco, un orgasmo così forte che mai aveva pensato di provare. Mirella fu invasa da uno strano senso di orgoglio e soddisfazione. Ce l'avevano fatta, almeno era questo che la donna pensava: avevano trovato la loro strada verso la libertà finanziaria, non importa quanto dura sarebbe stata.
La tensione nella stanza era palpabile e non accennava a dissolversi. Avevano oltrepassato un limite al quale non avrebbero mai nemmeno dovuto avvicinarsi. Alessia giaceva sfinita e senza fiato, con gli occhi chiusi per la vergogna, mentre sua madre continuava a riprenderne il corpo sudato. Con studiata lentezza, accarezzò il corpo di sua figlia, stuzzicando i piccoli capezzoli che erano sfuggiti dal reggiseno. Allungò la mano verso il fallo che ancora giaceva incastrato tra le pieghe della carne della ragazza. Delicatamente, estrasse l'oggetto, mentre un gemito sommesso usciva dalla bocca di Alessia. La videocamera continuava a riprendere e la donna esibì il dildo all'obiettivo: per due terzi della sua lunghezza era ricoperto da umori vischiosi, misti a striature di sangue. Il profumo era pungente e, mentre lo mostrava con orgoglio, Mirella si avvicinò per leccarlo. Pensò che fosse un peccato che i loro spettatori non potessero sentire quanto fosse buono...
0
voti
voti
valutazione
0
0
Continua a leggere racconti dello stesso autore
racconto precedente
I Segreti di Mamma - Capitolo 2
Commenti dei lettori al racconto erotico