I Segreti di Mamma - Capitolo 1
di
Sera
genere
incesti
In un piccolo paesino di provincia del Nord Italia viveva una donna di nome Mirella. Aveva ormai passato la cinquantina da qualche anno, ed il viso, incorniciato dai folti capelli castani, era ancora molto piacente nonostante fosse segnato da qualche ruga. Tutto sommato, quegli inevitabili segni del tempo non la impensierivano nemmeno troppo: le bastava soltanto un filo di trucco per esaltare i suoi tratti e renderla ancora desiderabile. Sedeva nel silenzio del suo piccolo, disordinato soggiorno. Il sole autunnale, filtrando dalla finestra, dipingeva un caldo quadrato sul pavimento di cotto, mentre particelle di polvere danzavano nell'aria, visibili controluce. Sopra pensiero, i suoi occhi vagavano distrattamente nella stanza e si poggiavano, senza un vero obiettivo, sugli scaffali carichi di libri di musica, spartiti ed altre cianfrusaglie. Ogni oggetto testimoniava il viaggio della sua vita e della sua passione e lavoro. In gioventù era stata una discreta cantante lirica, mezzosoprano, per poi dedicarsi all’insegnamento della musica nella scuola pubblica. La sua voce dolce e melodiosa era ancora una guida gentile per i molti studenti che passavano nelle classi che teneva nelle scuole medie della vicina città. Ma oggi i pensieri nella sua mente non erano per una delle sue lezioni di piano o di canto: erano tutti per le bollette non pagate sparse sul tavolo della cucina.
Alessia, sua figlia, irruppe dalla porta d'ingresso, con l'energia di un tornado. A diciannove anni, era un turbine di energia giovanile. I folti capelli ricci, ereditati dalla mamma, ma fitti e neri con magnifici riflessi blu, le danzavano sulle spalle. Veniva da una lezione in università: aveva una borsa di tela a tracolla e gli occhi scintillanti per ciò che aveva imparato. Era sinceramente rapita dal piacere della conoscenza, tanto che lo studio intenso non le pesava affatto. Ma quando, lasciata cadere la borsa sul pavimento e tolte le scarpe, vide sua madre in cucina a fissare quei documenti, il peso dei loro problemi sembrò schiantarsi su di lei. Non aveva il coraggio di dirle che l'istituto che frequentava aveva di nuovo aumentato le tasse scolastiche. Angosciata, vide sua madre voltarsi e farle un mesto sorriso.
"Mamma, come stai?", disse, con la voce tremante per la gravità della situazione. E poi, indicando con un cenno le bollette: "Riusciremo a pagarle?".
A Mirella sembrò sprofondare il cuore in petto mentre guardava sua figlia, sentendo il peso dell'intero mondo sulle sue spalle. Era sempre stata la roccia, la forza incrollabile che aveva tenuto unita la loro piccola famiglia nel bene e nel male. Ma si rendeva conto che anche le rocce hanno un punto di rottura.
Sedute al tavolo della cucina, sembrava quasi che tutti quegli insoluti fossero un’indigesta portata, apparecchiata per loro. Gli occhi di Mirella si fissarono in quelli di Alessia, alla ricerca di una scintilla di speranza, un'idea, qualsiasi cosa. Ma lo sguardo della ragazzina era abbassato, confuso. Fu allora che Mirella vide per la prima volta qualcosa negli occhi di sua figlia, qualcosa che prima non c'era. Era il luccichio della disperazione.
"Cosa faremo?" Alessia chiese, la voce appena un sussurro.
Mirella prese un profondo respiro, scacciando la paura che minacciava di soffocarla. "Tranquilla, Ali,
ce la faremo", disse, con voce ferma e rassicurante. "Lo facciamo sempre." Ma mentre erano sedute lì il ticchettio dell'orologio sembrò farsi più forte, quasi a ricordar loro che il tempo non era dalla loro parte. Le pareti sembravano così vicine, quasi a chiudersi attorno a loro, non per proteggerle, ma per schiacciarle. Dopo il divorzio, avevano dovuto ridimensionare parecchio il loro tenore di vita e sapevano entrambe che i soliti metodi di risparmio ed economia questa volta non sarebbero bastati. Avevano bisogno di un miracolo, di un modo per ottenere una notevole quantità di denaro. E in fretta.
Mentre il sole tramontava, il silenzio si allungò tra di loro come le ombre proiettate attraverso la finestra. In lontananza, l’unico suono che giungeva loro erano gli allegri strilli di bambini che giocavano chissà dove. Poi Mirella parlò, con voce esitante, "Forse… potremmo pensare fuori dagli schemi."
Alessia alzò lo sguardo, i suoi occhi incontrarono quelli della madre con un lampo di curiosità. "Cosa intendi?"
La mente di Mirella correva, tessendo un arazzo di idee, alla ricerca dell'unico filo che avrebbe potuto condurle alla stabilità finanziaria. "Ho sentito di persone... che fanno cose. Cose insolite. Per arrivare a fine mese."
Alessia aggrottò leggermente la fronte, sporgendosi in avanti incuriosita. "Che tipo di cose?"
Mirella si fermò, riflettendo attentamente sulle sue parole. "Beh, ci sono sempre delle opportunità là fuori, se sei disposta a coglierle."
La porta della cucina si mosse lentamente da sola, mentre il vento fuori si alzava, portando con sé una raffica di foglie secche. La stanza sembrò farsi più fredda. Le due donne si guardarono, una silenziosa intesa passò tra loro. Erano pronte a considerare qualsiasi cosa.
"Sai, Alessia," esordì Mirella, alzandosi per chiudere la porta, "c'è un mercato per... certi tipi di contenuti online." Prese un altro respiro profondo prima di continuare. "Alcune persone si guadagnano da vivere condividendo i loro momenti più intimi."
Le guance di Alessia arrossirono quando incontrò lo sguardo di sua madre. "Cosa stai dicendo, mamma?"
Mirella prese la mano di sua figlia tra le sue, i suoi palmi leggermente umidi di nervosismo. "Sto dicendo che potremmo aprire un... sito web erotico. Con foto di noi. Insieme."
Gli occhi di Alessia si spalancarono per lo shock e ritrasse la mano. "Mamma, no. Questo... questo non è bello."
Mirella si avvicinò, la sua voce era un sussurro dolce e persuasivo. "Pensaci, tesoro. Siamo entrambe attraenti. E una vera coppia madre-figlia è qualcosa di... speciale per alcune persone. Potrebbe essere il nostro biglietto d'uscita dalla situazione in cui ci troviamo"
L'idea espressa aleggiava nell'aria tra di loro, pesante e seducente. Alessia provò uno strano mix di disgusto e fascino. Potevano davvero fare una cosa del genere? Sembrava follia o forse era davvero la loro salvezza?
Alessia si mosse nervosamente sulla sedia, lo sguardo che vagava per la cucina per evitare gli occhi di sua madre. "Mamma", iniziò, con un pizzico di incertezza nella voce, "posso essere sincera?" Mirella alzò lo sguardo su di lei, spostando con un gesto le bollette dal tavolo. Poteva sentire una nuova vibrazione nel tono della voce della figlia.
Mirella prese un respiro profondo. "Ma certo, tesoro", disse, con voce calma. Si fece coraggio, preparandosi a qualsiasi cosa stesse per accadere. Nel corso degli anni, aveva imparato che il modo migliore per navigare nelle acque agitate della vita di sua figlia era avere pazienza ed una mente aperta. Ma quando Alessia aprì bocca, Mirella non poté fare a meno di provare un pizzico di apprensione. La ragazza aveva un talento nel fare domande che andavano dritte al nocciolo della questione, senza lasciare spazio di manovra al suo interlocutore.
"Ecco, io non conosco molte di queste cose. Cioè, non so se potrei essere all'altezza di fare ciò che dici, anche se per finta. Non sono come te che hai avuto... non so come dire… tanta “esperienza”? So che sei stata con tanti uomini, prima e dopo papà" sbottò Alessia, le guance arrossate di un intenso rosso cremisi. Non era mai stata una che girava attorno all'argomento e Mirella dovette ammettere che la ammirava per questo. Ma la domanda era troppo carica di un’intimità che avrebbe potuto avvicinarle o allontanarle.
Mirella si prese un momento per raccogliere i pensieri. Sapeva che Alessia, a 19 anni, era abbastanza adulta da gestire la verità, ma sapeva anche che il suo passato poteva non essere quello che sua figlia si aspettava. "Perché dici così? Ti interessa, forse?" chiese gentilmente.
Alessia scrollò le spalle, cercando di fare la fredda. "Solo per curiosità", rispose, ma i suoi occhi tradivano una curiosità più profonda, una fame di conoscenza maliziosa ed innocente al tempo stesso. "Voglio dire, so che non eri una santa, in paese ho sentito storie...", aggiunse con un sorrisetto e osservandola di sottecchi, "ma non ho mai saputo se fossero vere o no...?"
Mirella sospirò, appoggiandosi allo schienale della sedia. Poteva sentire il peso degli anni che premeva, chiedendole di mettere a nudo i segreti della sua giovinezza. "Diciamo solo", iniziò, scegliendo le parole con cura, "che ho avuto la mia parte di esperienze".
I suoi occhi si fecero distanti, ricordando gli uomini che l'avevano amata e che poi erano spariti, dopo storie più o meno lunghe. Il marito, gli amici di lui che se la passavano perché era quella “facile” della compagnia e quegli sconosciuti che lei aveva cercato per riempire il vuoto che a volte sentiva dentro di sé. Ricordava i baci gentili, gli abbracci appassionati che l'avevano riempita di calore e desiderio, e gli amplessi in cui lei si era concessa in tanti modi diversi. Il modo in cui i loro corpi si erano intrecciati in una danza antica come il tempo, ogni movimento che parlava un linguaggio silenzioso, un bisogno di contatto, il suono del loro respiro che si mescolava al suo, il sapore dei loro baci e la forza dei loro assalti.
La sua voce si fece più dolce mentre continuava, "Il sesso è una cosa bella e intima, Alessia. Ma è anche complicato. Non riguarda solo l'atto fisico." Fece una pausa, il suo sguardo si spostò sulla finestra e sul tramonto che stava ormai incombendo. "Riguarda la connessione tra due persone, la condivisione di qualcosa di profondo."
Il silenzio che seguì era carico di verità inespresse. Mirella poteva vedere le rotelle girare nella testa di Alessia, la giovane donna che cercava di mettere insieme un'immagine di sua madre che era molto più complessa di quanto avesse mai immaginato.
Alla fine, Alessia parlò di nuovo, con voce esitante. "Ma com'è stato?" chiese. I suoi occhi cercavano in quelli di Mirella risposte alle domande che non aveva ancora trovato il coraggio di porle "Sai, la prima volta?"
Mirella deglutì, con la gola improvvisamente secca. La domanda sarebbe stata scioccante per qualunque madre. Non ne aveva mai parlato con Alessia prima, non aveva mai nemmeno pensato di dover affrontare l'argomento con lei o gravarla con i dettagli perversi del suo passato. Ma sapeva che la ragazza stava cercando una guida, cercando di comprendere i misteri dell'amore e del desiderio. E così, prese un altro respiro profondo e iniziò a tessere la storia della sua prima volta, l'imbarazzo e la bellezza del momento, il dolore della penetrazione e poi il piacere. Parlò di come il suo cuore di ragazzina aveva accelerato, di come si era sentita tanto terrorizzata quanto viva. Parlò dell'uomo, poco più di un ragazzo in realtà, che era stato nervoso quanto lei, e di come il loro imbarazzo si era trasformato in qualcosa di bello.
Mentre parlava, l'aria nella stanza sembrò cambiare, la tensione tra loro si dissipò come gli ultimi resti di una tempesta. Alessia si sporse in avanti, con gli occhi spalancati per lo stupore, e Mirella capì di aver fatto la scelta giusta. A volte, le conversazioni più intime e sincere erano quelle che più avvicinavano le persone.
Alessia, rossa per l'imbarazzo e gli occhi accesi dal desiderio di conoscenza, chiese: “Mamma, invece quella più... particolare”?
Nel passato di Mirella, quando ancora viveva in Sicilia, c'era stata una storia che lei aveva tenuto per sé, un segreto che le faceva rivoltare lo stomaco e che aveva giurato di non raccontare mai a nessuno. Era un ricordo che aveva seppellito in profondità, uno che l'aveva perseguitata per anni e che le parole di sua figlia avevano improvvisamente fatto riaffiorare. L'atmosfera che si era creata era così intima che decise di dire tutto ad Alessia. Era meglio prepararla se avessero dovuto fare quello che lei aveva in mente.
Le narrò di come, poco più che maggiorenne, avesse trascorso una notte con un uomo ben più grande di lei, conosciuto in un locale, che le aveva fatto subire la sua prima perversione. L'uomo l’aveva portata nella stanza di uno squallido affittacamere e, mentre si stavano baciando appassionatamente, intrecciando le loro lingue umide, un secondo uomo, complice dell’altro e nascosto nella stanza, l'aveva presa di sorpresa e montata da dietro senza troppi riguardi. Il primo uomo la teneva ferma per le braccia e la derideva, incitando l’amico a compiere la sua opera. Aveva sentito una parte della sua anima morire quella notte, ma il ricordo le aveva anche lasciato un desiderio inquietante, una sete per il tabù che non era mai stata in grado di placare.
La sua voce si fece più bassa mentre raccontava, danzando intorno ai bordi di quell'oscuro episodio della sua vita. Alessia ascoltava, la sua espressione era un misto di fascino e orrore. Non aveva mai sentito sua madre parlare di cose del genere prima e le rivelazioni erano tanto scioccanti quanto stranamente eccitanti.
La stanza si accese per un attimo dei colori del tramonto. Il silenzio era quasi assoluto: l'unico suono era quello delle foglie secche spostate dal vento nella veranda. La mano di Alessia si era inconsciamente spostata sulla sua coscia, conficcando le unghie nella pelle mentre cercava di elaborare ciò che aveva sentito. Le sue guance erano arrossate e poteva sentire il calore dell'eccitazione diffondersi nel suo corpo. Non riusciva a credere alle cose che sua madre aveva fatto, ai limiti che aveva oltrepassato. Ma c'era qualcosa in tutto ciò che era per lei innegabilmente allettante, qualcosa che faceva battere forte il suo cuore e pulsare il suo sesso di un impellente bisogno.
La sua mano si spostò più in alto, sul suo ventre piatto, e le sue dita sfiorarono il morbido bordo dei pantaloni della tuta che indossava. L'immagine di sua madre con due sconosciuti le riempì la mente, e non poté fare a meno di immaginare cosa si provasse. L'idea era sbagliata, lo sapeva, ma l'umidità tra le sue gambe tradiva la vera essenza di quei pensieri.
Mirella guardò sua figlia, i suoi occhi pieni di una tristezza che andava oltre la semplice nostalgia. Sperava che condividendo le sue esperienze, avrebbe potuto aiutare Alessia a navigare nel campo minato della sessualità. Ma poteva anche vedere la fame nei suoi occhi, la stessa fame che lei aveva provato tutti quegli anni prima. E sapeva di aver aperto un vaso di Pandora che non avrebbe mai potuto essere richiuso.
"Mamma", sussurrò Alessia, la sua voce roca di desiderio, "puoi dirmi di più?" Ora aveva infilato la mano sotto i pantaloni, le sue dita tracciavano il contorno del suo clitoride gonfio che pulsava sotto gli slip. Era nascosta dal tavolo, ma così eccitata che non si era resa del tutto conto di essere davanti a sua madre: riusciva a malapena a pensare lucidamente.
Mirella chiuse gli occhi per un breve momento, il peso del segreto che aveva portato con sé per così tanto tempo le sembrava ora troppo da sopportare. Ma c’era anche qualcos'altro, una sorta di perverso piacere... Così, prese un respiro profondo e si tuffò nell'abisso dei suoi ricordi, con voce calma.
"Quell'uomo si era presentato come un amico di famiglia", cominciò, "credevo fosse buono, che volesse aiutarci, ma invece si rivelò essere un uomo molto cattivo. E mi ha fatto cose che nessuno dovrebbe mai subire". Non guardò Alessia, non riuscì a incrociare quegli occhi affamati. "Cose che mi hanno fatto mettere in discussione tutto ciò che sapevo sull'amore e sul desiderio".
La mano di Alessia si fermò, il suo respiro si fece affannoso. Poteva sentire il dolore di sua madre, l'agonia di rivivere quella notte. Ma l'immagine di lei, indifesa, presa a forza da quegli uomini, era troppo. Un gemito le sfuggì dalle labbra e si rese conto di essere sull'orlo di un potentissimo orgasmo. Il suo corpo stava rispondendo in modi che la spaventavano, ma non riusciva a smettere di ascoltare.
La voce di Mirella si fece ancora più dolce, le parole una confessione appena udibile. "L’avevo già visto parlare con il nonno”, disse chiudendo gli occhi come se cercasse di ricordare meglio "Mi sembrava una persona fidata e invece mi ha fatto... mi ha fatto..."
La mano di Alessia era ora nelle mutandine, le sue dita si muovevano in lenti cerchi. Non voleva sentirlo, non voleva conoscere le profondità della depravazione di sua madre. Ma aveva bisogno di sapere, aveva bisogno di capire chi fosse davvero la donna che aveva finora chiamato mamma. "Continua", la esortò, la sua voce una supplica bisognosa.
Mirella prese un profondo respiro tremante e continuò, le sue parole un sussurro. “Avrei dovuto immaginare che le cose non erano così come me le immaginavo. Lui venne a prendermi a casa: aveva espressamente chiesto che mi mettessi tacchi alti, una minigonna corta ed una camicetta fasciante. All’epoca un vestito simile era piuttosto scandaloso ed attirava molto l’attenzione. Vidi i miei genitori sbiancare alla vista del mio “completo”, ma stranamente non dissero nulla. A me non dava fastidio, anzi, era l’occasione per vestire qualcosa di diverso dai soliti abiti da ragazzina che mi costringevano ad indossare. Lui mi portò a cena e poi in una famosa discoteca sul mare. Mi sembrava di essere una regina: bevemmo qualcosa, forse un po’ troppo, e poi lui mi sussurrò all’orecchio che avrebbe dato al nonno un bel po' di soldi se... io fossi stata carina con lui. All’epoca la nostra famiglia non navigava in buone acque e mio papà aveva molti debiti. Io lì per lì non capii, ma quando iniziò ad infilarmi una mano tra le gambe afferrai subito a cosa si riferiva. Ed ebbi la certezza di cosa ci si aspettava da me.
Così salii in auto e mi condusse alla periferia del paese. In una via laterale c’era un edificio a tre piani, un po’ scalcinato, davanti al quale parcheggiammo. Estrasse il portafogli e mi mostrò un bel mazzo di banconote, promettendo che sarebbero state date a mio papà se io avessi fatto tutto quello che lui chiedeva. Io, per effetto dell’alcol o della situazione, non afferravo in pieno cosa avrebbe potuto accadermi. Passammo davanti ad una reception, dove il portiere venne pagato e ci disse il numero della stanza. Lì per lì mi sembrò strano che non ci desse una chiave o che non chiedesse documenti.
Come entrammo nella stanza, lui mi ordinò di spogliarmi e iniziò a farmi domande molto intime, decisamente imbarazzanti, sulle mie esperienze con i ragazzi. Voleva sapere ogni particolare, non dovevo omettere nulla. Io avevo un po’ di vergogna a mostrarmi nuda ad una persona tanto più grande di me. Posso dire che mi mangiava con gli occhi. Poi si spogliò anche lui e vidi che il mio corpo o i miei racconti avevano fatto un certo effetto: il suo membro era già bello eretto e di notevoli dimensioni! Lui si mise comodo, sedendosi sul letto e appoggiando la schiena sui cuscini messi contro la testiera. Mentre si massaggiava il cazzo, mi disse di mettermi sopra di lui, iniziando a baciarmi: ricordo la lingua di lui avida della mia bocca, mentre le sue mani mi toccavano dappertutto. Mi ero molto eccitata ad essere messa così a pecora sopra di lui, che rideva; ricordo che disse di non aver mai toccato una figa così bagnata come la mia." Mirella continuò a tenere gli occhi chiusi mentre continuava il suo racconto. "Mi sditalinava da sotto e io mi bagnavo tantissimo. Poi sentii una forte presa sui fianchi. Lì per lì pensavo fosse lui, ma mi resi conto che non poteva essere. Cercai di voltarmi e vidi un altro uomo, completamente nudo, che mi teneva e puntava un grosso uccello al mio posteriore”
La mano di Alessia si fermò, il suo corpo si congelò. L'immagine era troppo per lei; eppure, non riusciva a staccare i suoi pensieri da essa. La sua figa, depilata di fresco, era bagnata ed inzuppava il tessuto delle mutandine, macchiando persino i pantaloni. Era inorridita dalla sua stessa eccitazione. La sua mente barcollava, cercando di comprendere la depravazione che sua madre aveva subito. Era sbagliato, sapeva che era sbagliato, ma la voglia stava crescendo dentro di lei, un brivido oscuro che non aveva mai provato prima.
Mirella aprì gli occhi, guardando sua figlia. La vide rossa in viso e notò il braccio destro in una strana posizione. Sporse di lato la testa e vide la mano di lei infilata nella tuta. Sospirò, con un misto di rammarico e rassegnazione. Aveva già intuito l'eccitazione sul suo viso, ma vedeva anche confusione negli occhi di sua figlia, la lotta tra disgusto e fascino. "Non è qualcosa di cui sono orgogliosa, ma quei soldi ci permisero di tirarci fuori dai guai", disse dolcemente. "Per quanto fosse stata un’esperienza umiliante, è ora parte di ciò che sono, parte di ciò che mi ha plasmata".
La mano di Alessia scivolò fuori dai pantaloni, le sue guance bruciavano per un misto di imbarazzo e vergogna. Non sapeva cosa dire, non sapeva come rispondere a ciò che sua madre aveva appena condiviso. La sua mente era confusa e si sentiva come se fosse in piedi sull'orlo di un mondo di cui non aveva nemmeno immaginato l'esistenza.
“Ecco, vedi Alessia, questo è ciò che dicevo, quello che vogliono certe persone: conoscere i segreti più nascosti degli altri, godere della loro rivelazione e… farne parte. Sapere fin dove ci si può spingere e condurre il gioco. Se tu fossi d'accordo, potremmo fotografarci o registrarci con una videocamera e lasciare che i nostri impulsi si liberino... guadagnandoci parecchio!”
Cadde il silenzio. Mirella avvertiva il cambiamento nell'aria, il modo in cui il tessuto stesso della loro relazione avrebbe potuto cambiare. Aveva sperato che, condividendo il suo passato, avrebbe anche potuto aiutare Alessia ad evitare di commettere i suoi stessi errori. Ma ora non ne era più così sicura. L'espressione negli occhi di sua figlia era inconfondibile e la terrorizzava.
Alessia si alzò di scatto, quasi facendo cadere la sedia dietro di lei. Sembrava mancarle l'aria e doveva allontanarsi dal peso soffocante della stanza, ormai in penombra. "Credo di aver bisogno di un po' di tempo per pensarci", balbettò, con la voce tremante. Mirella annuì. Aveva il timore di aver soltanto aperto la porta su di un mondo per il quale non era sicura che Alessia fosse preparata.
Mentre sua figlia usciva dalla stanza, Mirella si alzò dalla sedia e si sedette sulla sua poltrona preferita, accendendo la luce. Prese un libro che aveva letto decine di volte e che l'aveva sempre rasserenata. Ma stavolta non sortì l'effetto sperato: le parole si confusero davanti ai suoi occhi e si rese conto che non sarebbe stata in grado di continuare a leggere. L'innocenza della storia che stava leggendo si era infranta contro la realtà del suo passato, un passato che ora minacciava di consumare anche sua figlia.
Alessia, sua figlia, irruppe dalla porta d'ingresso, con l'energia di un tornado. A diciannove anni, era un turbine di energia giovanile. I folti capelli ricci, ereditati dalla mamma, ma fitti e neri con magnifici riflessi blu, le danzavano sulle spalle. Veniva da una lezione in università: aveva una borsa di tela a tracolla e gli occhi scintillanti per ciò che aveva imparato. Era sinceramente rapita dal piacere della conoscenza, tanto che lo studio intenso non le pesava affatto. Ma quando, lasciata cadere la borsa sul pavimento e tolte le scarpe, vide sua madre in cucina a fissare quei documenti, il peso dei loro problemi sembrò schiantarsi su di lei. Non aveva il coraggio di dirle che l'istituto che frequentava aveva di nuovo aumentato le tasse scolastiche. Angosciata, vide sua madre voltarsi e farle un mesto sorriso.
"Mamma, come stai?", disse, con la voce tremante per la gravità della situazione. E poi, indicando con un cenno le bollette: "Riusciremo a pagarle?".
A Mirella sembrò sprofondare il cuore in petto mentre guardava sua figlia, sentendo il peso dell'intero mondo sulle sue spalle. Era sempre stata la roccia, la forza incrollabile che aveva tenuto unita la loro piccola famiglia nel bene e nel male. Ma si rendeva conto che anche le rocce hanno un punto di rottura.
Sedute al tavolo della cucina, sembrava quasi che tutti quegli insoluti fossero un’indigesta portata, apparecchiata per loro. Gli occhi di Mirella si fissarono in quelli di Alessia, alla ricerca di una scintilla di speranza, un'idea, qualsiasi cosa. Ma lo sguardo della ragazzina era abbassato, confuso. Fu allora che Mirella vide per la prima volta qualcosa negli occhi di sua figlia, qualcosa che prima non c'era. Era il luccichio della disperazione.
"Cosa faremo?" Alessia chiese, la voce appena un sussurro.
Mirella prese un profondo respiro, scacciando la paura che minacciava di soffocarla. "Tranquilla, Ali,
ce la faremo", disse, con voce ferma e rassicurante. "Lo facciamo sempre." Ma mentre erano sedute lì il ticchettio dell'orologio sembrò farsi più forte, quasi a ricordar loro che il tempo non era dalla loro parte. Le pareti sembravano così vicine, quasi a chiudersi attorno a loro, non per proteggerle, ma per schiacciarle. Dopo il divorzio, avevano dovuto ridimensionare parecchio il loro tenore di vita e sapevano entrambe che i soliti metodi di risparmio ed economia questa volta non sarebbero bastati. Avevano bisogno di un miracolo, di un modo per ottenere una notevole quantità di denaro. E in fretta.
Mentre il sole tramontava, il silenzio si allungò tra di loro come le ombre proiettate attraverso la finestra. In lontananza, l’unico suono che giungeva loro erano gli allegri strilli di bambini che giocavano chissà dove. Poi Mirella parlò, con voce esitante, "Forse… potremmo pensare fuori dagli schemi."
Alessia alzò lo sguardo, i suoi occhi incontrarono quelli della madre con un lampo di curiosità. "Cosa intendi?"
La mente di Mirella correva, tessendo un arazzo di idee, alla ricerca dell'unico filo che avrebbe potuto condurle alla stabilità finanziaria. "Ho sentito di persone... che fanno cose. Cose insolite. Per arrivare a fine mese."
Alessia aggrottò leggermente la fronte, sporgendosi in avanti incuriosita. "Che tipo di cose?"
Mirella si fermò, riflettendo attentamente sulle sue parole. "Beh, ci sono sempre delle opportunità là fuori, se sei disposta a coglierle."
La porta della cucina si mosse lentamente da sola, mentre il vento fuori si alzava, portando con sé una raffica di foglie secche. La stanza sembrò farsi più fredda. Le due donne si guardarono, una silenziosa intesa passò tra loro. Erano pronte a considerare qualsiasi cosa.
"Sai, Alessia," esordì Mirella, alzandosi per chiudere la porta, "c'è un mercato per... certi tipi di contenuti online." Prese un altro respiro profondo prima di continuare. "Alcune persone si guadagnano da vivere condividendo i loro momenti più intimi."
Le guance di Alessia arrossirono quando incontrò lo sguardo di sua madre. "Cosa stai dicendo, mamma?"
Mirella prese la mano di sua figlia tra le sue, i suoi palmi leggermente umidi di nervosismo. "Sto dicendo che potremmo aprire un... sito web erotico. Con foto di noi. Insieme."
Gli occhi di Alessia si spalancarono per lo shock e ritrasse la mano. "Mamma, no. Questo... questo non è bello."
Mirella si avvicinò, la sua voce era un sussurro dolce e persuasivo. "Pensaci, tesoro. Siamo entrambe attraenti. E una vera coppia madre-figlia è qualcosa di... speciale per alcune persone. Potrebbe essere il nostro biglietto d'uscita dalla situazione in cui ci troviamo"
L'idea espressa aleggiava nell'aria tra di loro, pesante e seducente. Alessia provò uno strano mix di disgusto e fascino. Potevano davvero fare una cosa del genere? Sembrava follia o forse era davvero la loro salvezza?
Alessia si mosse nervosamente sulla sedia, lo sguardo che vagava per la cucina per evitare gli occhi di sua madre. "Mamma", iniziò, con un pizzico di incertezza nella voce, "posso essere sincera?" Mirella alzò lo sguardo su di lei, spostando con un gesto le bollette dal tavolo. Poteva sentire una nuova vibrazione nel tono della voce della figlia.
Mirella prese un respiro profondo. "Ma certo, tesoro", disse, con voce calma. Si fece coraggio, preparandosi a qualsiasi cosa stesse per accadere. Nel corso degli anni, aveva imparato che il modo migliore per navigare nelle acque agitate della vita di sua figlia era avere pazienza ed una mente aperta. Ma quando Alessia aprì bocca, Mirella non poté fare a meno di provare un pizzico di apprensione. La ragazza aveva un talento nel fare domande che andavano dritte al nocciolo della questione, senza lasciare spazio di manovra al suo interlocutore.
"Ecco, io non conosco molte di queste cose. Cioè, non so se potrei essere all'altezza di fare ciò che dici, anche se per finta. Non sono come te che hai avuto... non so come dire… tanta “esperienza”? So che sei stata con tanti uomini, prima e dopo papà" sbottò Alessia, le guance arrossate di un intenso rosso cremisi. Non era mai stata una che girava attorno all'argomento e Mirella dovette ammettere che la ammirava per questo. Ma la domanda era troppo carica di un’intimità che avrebbe potuto avvicinarle o allontanarle.
Mirella si prese un momento per raccogliere i pensieri. Sapeva che Alessia, a 19 anni, era abbastanza adulta da gestire la verità, ma sapeva anche che il suo passato poteva non essere quello che sua figlia si aspettava. "Perché dici così? Ti interessa, forse?" chiese gentilmente.
Alessia scrollò le spalle, cercando di fare la fredda. "Solo per curiosità", rispose, ma i suoi occhi tradivano una curiosità più profonda, una fame di conoscenza maliziosa ed innocente al tempo stesso. "Voglio dire, so che non eri una santa, in paese ho sentito storie...", aggiunse con un sorrisetto e osservandola di sottecchi, "ma non ho mai saputo se fossero vere o no...?"
Mirella sospirò, appoggiandosi allo schienale della sedia. Poteva sentire il peso degli anni che premeva, chiedendole di mettere a nudo i segreti della sua giovinezza. "Diciamo solo", iniziò, scegliendo le parole con cura, "che ho avuto la mia parte di esperienze".
I suoi occhi si fecero distanti, ricordando gli uomini che l'avevano amata e che poi erano spariti, dopo storie più o meno lunghe. Il marito, gli amici di lui che se la passavano perché era quella “facile” della compagnia e quegli sconosciuti che lei aveva cercato per riempire il vuoto che a volte sentiva dentro di sé. Ricordava i baci gentili, gli abbracci appassionati che l'avevano riempita di calore e desiderio, e gli amplessi in cui lei si era concessa in tanti modi diversi. Il modo in cui i loro corpi si erano intrecciati in una danza antica come il tempo, ogni movimento che parlava un linguaggio silenzioso, un bisogno di contatto, il suono del loro respiro che si mescolava al suo, il sapore dei loro baci e la forza dei loro assalti.
La sua voce si fece più dolce mentre continuava, "Il sesso è una cosa bella e intima, Alessia. Ma è anche complicato. Non riguarda solo l'atto fisico." Fece una pausa, il suo sguardo si spostò sulla finestra e sul tramonto che stava ormai incombendo. "Riguarda la connessione tra due persone, la condivisione di qualcosa di profondo."
Il silenzio che seguì era carico di verità inespresse. Mirella poteva vedere le rotelle girare nella testa di Alessia, la giovane donna che cercava di mettere insieme un'immagine di sua madre che era molto più complessa di quanto avesse mai immaginato.
Alla fine, Alessia parlò di nuovo, con voce esitante. "Ma com'è stato?" chiese. I suoi occhi cercavano in quelli di Mirella risposte alle domande che non aveva ancora trovato il coraggio di porle "Sai, la prima volta?"
Mirella deglutì, con la gola improvvisamente secca. La domanda sarebbe stata scioccante per qualunque madre. Non ne aveva mai parlato con Alessia prima, non aveva mai nemmeno pensato di dover affrontare l'argomento con lei o gravarla con i dettagli perversi del suo passato. Ma sapeva che la ragazza stava cercando una guida, cercando di comprendere i misteri dell'amore e del desiderio. E così, prese un altro respiro profondo e iniziò a tessere la storia della sua prima volta, l'imbarazzo e la bellezza del momento, il dolore della penetrazione e poi il piacere. Parlò di come il suo cuore di ragazzina aveva accelerato, di come si era sentita tanto terrorizzata quanto viva. Parlò dell'uomo, poco più di un ragazzo in realtà, che era stato nervoso quanto lei, e di come il loro imbarazzo si era trasformato in qualcosa di bello.
Mentre parlava, l'aria nella stanza sembrò cambiare, la tensione tra loro si dissipò come gli ultimi resti di una tempesta. Alessia si sporse in avanti, con gli occhi spalancati per lo stupore, e Mirella capì di aver fatto la scelta giusta. A volte, le conversazioni più intime e sincere erano quelle che più avvicinavano le persone.
Alessia, rossa per l'imbarazzo e gli occhi accesi dal desiderio di conoscenza, chiese: “Mamma, invece quella più... particolare”?
Nel passato di Mirella, quando ancora viveva in Sicilia, c'era stata una storia che lei aveva tenuto per sé, un segreto che le faceva rivoltare lo stomaco e che aveva giurato di non raccontare mai a nessuno. Era un ricordo che aveva seppellito in profondità, uno che l'aveva perseguitata per anni e che le parole di sua figlia avevano improvvisamente fatto riaffiorare. L'atmosfera che si era creata era così intima che decise di dire tutto ad Alessia. Era meglio prepararla se avessero dovuto fare quello che lei aveva in mente.
Le narrò di come, poco più che maggiorenne, avesse trascorso una notte con un uomo ben più grande di lei, conosciuto in un locale, che le aveva fatto subire la sua prima perversione. L'uomo l’aveva portata nella stanza di uno squallido affittacamere e, mentre si stavano baciando appassionatamente, intrecciando le loro lingue umide, un secondo uomo, complice dell’altro e nascosto nella stanza, l'aveva presa di sorpresa e montata da dietro senza troppi riguardi. Il primo uomo la teneva ferma per le braccia e la derideva, incitando l’amico a compiere la sua opera. Aveva sentito una parte della sua anima morire quella notte, ma il ricordo le aveva anche lasciato un desiderio inquietante, una sete per il tabù che non era mai stata in grado di placare.
La sua voce si fece più bassa mentre raccontava, danzando intorno ai bordi di quell'oscuro episodio della sua vita. Alessia ascoltava, la sua espressione era un misto di fascino e orrore. Non aveva mai sentito sua madre parlare di cose del genere prima e le rivelazioni erano tanto scioccanti quanto stranamente eccitanti.
La stanza si accese per un attimo dei colori del tramonto. Il silenzio era quasi assoluto: l'unico suono era quello delle foglie secche spostate dal vento nella veranda. La mano di Alessia si era inconsciamente spostata sulla sua coscia, conficcando le unghie nella pelle mentre cercava di elaborare ciò che aveva sentito. Le sue guance erano arrossate e poteva sentire il calore dell'eccitazione diffondersi nel suo corpo. Non riusciva a credere alle cose che sua madre aveva fatto, ai limiti che aveva oltrepassato. Ma c'era qualcosa in tutto ciò che era per lei innegabilmente allettante, qualcosa che faceva battere forte il suo cuore e pulsare il suo sesso di un impellente bisogno.
La sua mano si spostò più in alto, sul suo ventre piatto, e le sue dita sfiorarono il morbido bordo dei pantaloni della tuta che indossava. L'immagine di sua madre con due sconosciuti le riempì la mente, e non poté fare a meno di immaginare cosa si provasse. L'idea era sbagliata, lo sapeva, ma l'umidità tra le sue gambe tradiva la vera essenza di quei pensieri.
Mirella guardò sua figlia, i suoi occhi pieni di una tristezza che andava oltre la semplice nostalgia. Sperava che condividendo le sue esperienze, avrebbe potuto aiutare Alessia a navigare nel campo minato della sessualità. Ma poteva anche vedere la fame nei suoi occhi, la stessa fame che lei aveva provato tutti quegli anni prima. E sapeva di aver aperto un vaso di Pandora che non avrebbe mai potuto essere richiuso.
"Mamma", sussurrò Alessia, la sua voce roca di desiderio, "puoi dirmi di più?" Ora aveva infilato la mano sotto i pantaloni, le sue dita tracciavano il contorno del suo clitoride gonfio che pulsava sotto gli slip. Era nascosta dal tavolo, ma così eccitata che non si era resa del tutto conto di essere davanti a sua madre: riusciva a malapena a pensare lucidamente.
Mirella chiuse gli occhi per un breve momento, il peso del segreto che aveva portato con sé per così tanto tempo le sembrava ora troppo da sopportare. Ma c’era anche qualcos'altro, una sorta di perverso piacere... Così, prese un respiro profondo e si tuffò nell'abisso dei suoi ricordi, con voce calma.
"Quell'uomo si era presentato come un amico di famiglia", cominciò, "credevo fosse buono, che volesse aiutarci, ma invece si rivelò essere un uomo molto cattivo. E mi ha fatto cose che nessuno dovrebbe mai subire". Non guardò Alessia, non riuscì a incrociare quegli occhi affamati. "Cose che mi hanno fatto mettere in discussione tutto ciò che sapevo sull'amore e sul desiderio".
La mano di Alessia si fermò, il suo respiro si fece affannoso. Poteva sentire il dolore di sua madre, l'agonia di rivivere quella notte. Ma l'immagine di lei, indifesa, presa a forza da quegli uomini, era troppo. Un gemito le sfuggì dalle labbra e si rese conto di essere sull'orlo di un potentissimo orgasmo. Il suo corpo stava rispondendo in modi che la spaventavano, ma non riusciva a smettere di ascoltare.
La voce di Mirella si fece ancora più dolce, le parole una confessione appena udibile. "L’avevo già visto parlare con il nonno”, disse chiudendo gli occhi come se cercasse di ricordare meglio "Mi sembrava una persona fidata e invece mi ha fatto... mi ha fatto..."
La mano di Alessia era ora nelle mutandine, le sue dita si muovevano in lenti cerchi. Non voleva sentirlo, non voleva conoscere le profondità della depravazione di sua madre. Ma aveva bisogno di sapere, aveva bisogno di capire chi fosse davvero la donna che aveva finora chiamato mamma. "Continua", la esortò, la sua voce una supplica bisognosa.
Mirella prese un profondo respiro tremante e continuò, le sue parole un sussurro. “Avrei dovuto immaginare che le cose non erano così come me le immaginavo. Lui venne a prendermi a casa: aveva espressamente chiesto che mi mettessi tacchi alti, una minigonna corta ed una camicetta fasciante. All’epoca un vestito simile era piuttosto scandaloso ed attirava molto l’attenzione. Vidi i miei genitori sbiancare alla vista del mio “completo”, ma stranamente non dissero nulla. A me non dava fastidio, anzi, era l’occasione per vestire qualcosa di diverso dai soliti abiti da ragazzina che mi costringevano ad indossare. Lui mi portò a cena e poi in una famosa discoteca sul mare. Mi sembrava di essere una regina: bevemmo qualcosa, forse un po’ troppo, e poi lui mi sussurrò all’orecchio che avrebbe dato al nonno un bel po' di soldi se... io fossi stata carina con lui. All’epoca la nostra famiglia non navigava in buone acque e mio papà aveva molti debiti. Io lì per lì non capii, ma quando iniziò ad infilarmi una mano tra le gambe afferrai subito a cosa si riferiva. Ed ebbi la certezza di cosa ci si aspettava da me.
Così salii in auto e mi condusse alla periferia del paese. In una via laterale c’era un edificio a tre piani, un po’ scalcinato, davanti al quale parcheggiammo. Estrasse il portafogli e mi mostrò un bel mazzo di banconote, promettendo che sarebbero state date a mio papà se io avessi fatto tutto quello che lui chiedeva. Io, per effetto dell’alcol o della situazione, non afferravo in pieno cosa avrebbe potuto accadermi. Passammo davanti ad una reception, dove il portiere venne pagato e ci disse il numero della stanza. Lì per lì mi sembrò strano che non ci desse una chiave o che non chiedesse documenti.
Come entrammo nella stanza, lui mi ordinò di spogliarmi e iniziò a farmi domande molto intime, decisamente imbarazzanti, sulle mie esperienze con i ragazzi. Voleva sapere ogni particolare, non dovevo omettere nulla. Io avevo un po’ di vergogna a mostrarmi nuda ad una persona tanto più grande di me. Posso dire che mi mangiava con gli occhi. Poi si spogliò anche lui e vidi che il mio corpo o i miei racconti avevano fatto un certo effetto: il suo membro era già bello eretto e di notevoli dimensioni! Lui si mise comodo, sedendosi sul letto e appoggiando la schiena sui cuscini messi contro la testiera. Mentre si massaggiava il cazzo, mi disse di mettermi sopra di lui, iniziando a baciarmi: ricordo la lingua di lui avida della mia bocca, mentre le sue mani mi toccavano dappertutto. Mi ero molto eccitata ad essere messa così a pecora sopra di lui, che rideva; ricordo che disse di non aver mai toccato una figa così bagnata come la mia." Mirella continuò a tenere gli occhi chiusi mentre continuava il suo racconto. "Mi sditalinava da sotto e io mi bagnavo tantissimo. Poi sentii una forte presa sui fianchi. Lì per lì pensavo fosse lui, ma mi resi conto che non poteva essere. Cercai di voltarmi e vidi un altro uomo, completamente nudo, che mi teneva e puntava un grosso uccello al mio posteriore”
La mano di Alessia si fermò, il suo corpo si congelò. L'immagine era troppo per lei; eppure, non riusciva a staccare i suoi pensieri da essa. La sua figa, depilata di fresco, era bagnata ed inzuppava il tessuto delle mutandine, macchiando persino i pantaloni. Era inorridita dalla sua stessa eccitazione. La sua mente barcollava, cercando di comprendere la depravazione che sua madre aveva subito. Era sbagliato, sapeva che era sbagliato, ma la voglia stava crescendo dentro di lei, un brivido oscuro che non aveva mai provato prima.
Mirella aprì gli occhi, guardando sua figlia. La vide rossa in viso e notò il braccio destro in una strana posizione. Sporse di lato la testa e vide la mano di lei infilata nella tuta. Sospirò, con un misto di rammarico e rassegnazione. Aveva già intuito l'eccitazione sul suo viso, ma vedeva anche confusione negli occhi di sua figlia, la lotta tra disgusto e fascino. "Non è qualcosa di cui sono orgogliosa, ma quei soldi ci permisero di tirarci fuori dai guai", disse dolcemente. "Per quanto fosse stata un’esperienza umiliante, è ora parte di ciò che sono, parte di ciò che mi ha plasmata".
La mano di Alessia scivolò fuori dai pantaloni, le sue guance bruciavano per un misto di imbarazzo e vergogna. Non sapeva cosa dire, non sapeva come rispondere a ciò che sua madre aveva appena condiviso. La sua mente era confusa e si sentiva come se fosse in piedi sull'orlo di un mondo di cui non aveva nemmeno immaginato l'esistenza.
“Ecco, vedi Alessia, questo è ciò che dicevo, quello che vogliono certe persone: conoscere i segreti più nascosti degli altri, godere della loro rivelazione e… farne parte. Sapere fin dove ci si può spingere e condurre il gioco. Se tu fossi d'accordo, potremmo fotografarci o registrarci con una videocamera e lasciare che i nostri impulsi si liberino... guadagnandoci parecchio!”
Cadde il silenzio. Mirella avvertiva il cambiamento nell'aria, il modo in cui il tessuto stesso della loro relazione avrebbe potuto cambiare. Aveva sperato che, condividendo il suo passato, avrebbe anche potuto aiutare Alessia ad evitare di commettere i suoi stessi errori. Ma ora non ne era più così sicura. L'espressione negli occhi di sua figlia era inconfondibile e la terrorizzava.
Alessia si alzò di scatto, quasi facendo cadere la sedia dietro di lei. Sembrava mancarle l'aria e doveva allontanarsi dal peso soffocante della stanza, ormai in penombra. "Credo di aver bisogno di un po' di tempo per pensarci", balbettò, con la voce tremante. Mirella annuì. Aveva il timore di aver soltanto aperto la porta su di un mondo per il quale non era sicura che Alessia fosse preparata.
Mentre sua figlia usciva dalla stanza, Mirella si alzò dalla sedia e si sedette sulla sua poltrona preferita, accendendo la luce. Prese un libro che aveva letto decine di volte e che l'aveva sempre rasserenata. Ma stavolta non sortì l'effetto sperato: le parole si confusero davanti ai suoi occhi e si rese conto che non sarebbe stata in grado di continuare a leggere. L'innocenza della storia che stava leggendo si era infranta contro la realtà del suo passato, un passato che ora minacciava di consumare anche sua figlia.
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Commenti dei lettori al racconto erotico