La Camargue fra cavalli, tori e lagune. Una storia di campeggio.
scritto il 2026-11-02 tempo di lettura 4 min
di
passionario
genere
Bisex, Trio
cura
A−
Eravamo sempre eccitati. La Camargue, con i suoi cavalli, tori, mare, fenicotteri rosa, sabbia, acque, lagune e passeggiate a cavallo in riva al mare, fra i tori nell’immense praterie, con le guide selvagge, lei con pantaloncini jeans strappati, camicetta sbottonata fino ai seni ballonzolanti , lui con pettorali scolpiti e una patta gonfia sulla sella del cavallo, ci creava una eccitazione permanente. Dopo una di queste cavalcate, giunti nel campeggio, ci dirigemmo verso le docce. Scegliemmo quelle esterne dove si respirava l’area piena di salsedine e il sole ti penetrava nella pelle. Le docce erano dei box recuperati con palizzate di legno, da cui era facile intravedere i corpi al di la della palizzata. Immagini di corpi nudi, insaponati dorati, eccitanti. Carezzavo mia moglie. Le mie mani correvano sui suoi seni turgidi, entravano nella caverna fra le gambe, la titillavo e bagnavo il mio dito con i suoi umori. Improvvisamente sentii la mano bagnata calda, stava urinando. Mi abbassai e bevvi e ingoiai la sua aromatica bevanda. Mi alzai, la baciai. Lei si inginocchiò e mi chiese di versarle il mio te in bocca. Mi usci uno zampillo che prima le bagnò la faccia e poi entrò nella sua bocca. Improvvisamente lui irruppe nel nostro box, si inginocchiò, scostò mia moglie e bevve la mia urina. Ingoiata fino all’ultima goccia, cominciò a bocchinare il mio cazzo. Mi leccava la capocchia, stringeva le mie palle, scorreva l’indice sul mio culo e lo penetrava. Uscì una colata di sperma che gli riempì la bocca. Gli usciva dai bordi delle labbra. E fu allora che lei lo staccò dal mio cazzo e lo baciò. Gli rubò il liquido seminale e lo trangugiò con avidità. Lui si alzò e infilò il suo superbo genitale in gola a mia moglie, che cominciò a pompare con dovizia di movimenti. Fu un attimo, prima le versò in bocca il suo sperma esploso e incandescente e poi le urinò una cascata di piscio che lei bevette con avidità. Si alzò, mi baciò e chiese a lui di baciarla fra le gambe. Lui si abbassò, e mentre la leccava con l’indice della mano destra penetrava il suo buco del culo. Io intanto la baciavo e carezzavo e stringevo i suoi seni e mordevo i suoi capezzoli. Si inarcò, spingeva la sua fessa sempre più forte sulla bocca del francese ed esplose nel suo incandescente orgasmo. Ci insaponammo a vicenda, ci risciacquammo, indossammo i costumi ed andammo nella nostra grande tenda. Ci stendemmo sul lettino. Lei cercò subito lui, le piaceva quel membro francese enorme. Lo volle nella vagina. Chiavarono per lungo tempo con baci, carezze e parole incomprensibili. Alla fine esplose quando io, non resistendo all’eccitazione, mi appoggiai a lui e lo penetrai. Lo sentii gridare di goduria. Gli inondai la sua caverna gigante in cui chi sa quanti cazzi erano entrati. Aveva un culo largo, sfondato, da cui usciva il mio sperma. Mi moglie non perse l’occasione di uscire dalla morsa del suo abbraccio e andò a leccargli il culo per bere il mio sperma che usciva come una lenta cascata. Passammo la notte cercando il piacere senza inibizioni. Per la prima volta provai il piacere di essere inculato, mentre mia moglie gli pompava il cazzo. Mia moglie volle provare il suo cazzo nel suo culo. Tante volte aveva preso il mio, ma quello francese la fece vibrare di piacere. Era meraviglioso ammirare quel cazzo che perforava mia moglie, era meraviglioso leccargli il culo mentre ondeggiava sul corpo di mia moglie. E fu splendido, quando lui estrasse il cazzo dalla fessa di mia moglie giusto in tempo per versarmi il suo liquido in bocca. Provai per la prima volta l’ebrezza del bocchino. Un bocchino su un cazzo francese enorme, profumato di sperma straniero. Tutta la notte così. Alle quattro crollammo e ci addormentammo. Alle dieci andammo in spiaggia e facemmo un bagno propiziatorio in preparazione di un pomeriggio che non ebbe nulla da invidiare la notte precedente.
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