Galeotta fu la fotocopiatrice e chila comprò
di
passionario
genere
trio
Non riesco a far funzionare la fotocopiatrice. Non capisco quali tasti usare. La tecnologia non è il mio forte, lo sai, mi devi guidare passo passo.
Faccio un salto e ti mostro come è facile.
Alberto ormai è diventato un habitué del mio ufficio. Viene spesso a risolvermi tutti i problemi che trovo con le macchine. Stampanti, calcolatrici, macchine da scrivere. Questa volta si tratta di una fotocopiatrice.
Nel tempo è nata fra noi una grande simpatia e cordialità, qualche volta c’è stato anche qualche ammiccamento ed allusione. A volte ci siamo sfiorati per la vicinanza operativa.
Eccomi, dove l’avete messa la fotocopiatrice? Nella stamperia, perché qui occupava troppo spazio. Andiamo a vedere.
Vieni, mettiti davanti. Poggia le mani sulle due tastiere.
Si porta dietro di me e prende le mie mani spostandole sui tasti. Sento che stringe. Non mi muovo, mi bacia sul collo. Mi giro e lo bacio sulle labbra. Mi tira a sé, mi sconvolge con un bacio incandescente, la sua lingua penetra la mia bocca e raggiunge la gola. Mi carezza il seno, mi tira su la gonna, cerca la vagina. Trova una mutandina impregnata fradicia di squirting e umori. La sposta. Mi carezza il mio ventre e penetra con un dito la vagina.
Con l’altra mano prende la mia e la porta sul suo cazzo che intanto aveva tirato fuori. Lo stringo con ardore. Lo masturbo. Lui mi alza e vorrebbe infilarmi. No. Non qui, potrebbe entrare qualcuno. Ma facciamo svelto. No, non mi piacerebbe, ti prego fermati. Ci ricomponiamo giusto in tempo per non farci vedere dal custode che ci invita ad uscire perché deve chiudere gli uffici.
T’aspetto fuori. Ti accompagno a casa in macchina.
Va bene.
Chiudo l’ufficio, spengo le luci ed esco. E lì, nella macchina che mi aspetta. Ho il cuore in gola. Mi piacerebbe chiavarlo, ma non voglio tradire mio marito. Entro in macchina. Gli dico la mia decisione. Parliamone. Parte. Si avvia verso la città. Entra in una strada sterrata di campagna. Ferma la macchina sotto un salice piangente. Abbassa i sediolini. Diventano un letto. Mi bacia, lo respingo. Per favore non farmelo fare. Mi infila la mano sotto la gonna, non c’è più la mutandina. L’hai tolta? Si, era bagnatissima, non potevo tenerla addosso. Vedi che ho ragione, tu mi desideri tanto, poi troverai il modo per dirlo a tuo marito. Mi bacia. Le mie difese cominciano a crollare. Quel dito nella fessa mi eccita. Sa dove si trova il mio clitoride. Mi carezza con dolcezza ma determinazione. Allungo la mano e trovo il suo cazzo grondante. Lo tiro a me. Appoggia il suo cazzo sulla mia vagina. Lentamente mi penetra. Sa amare in maniera incredibile. Quel cazzo che entra ed esce mi trastulla enormemente. Mi inarco, cercando la sua penetrazione sempre più profonda. Arrivo subito all’orgasmo. Una. Due. Tre volte e lui imperterrito, costante con una grande capacità di articolazione sessuale. Mentre mi chiava, bacia i miei seni. Stringe fra i denti i miei capezzoli. Mi bacia sulle labbra, sul collo. Mi fa i ciucciotti, sento i suoi denti e le sue labbra che cercano la mia carne. Ansima sempre più forte, si inarca. Grida un orgasmo che erutta una micidiale quantità di sperma. Si stende sul sedile. Mi avvicino al suo cazzo e voglio sapere se il suo sapore, il suo profumo, sono come quello di mio marito. Si, bello e dolce come il suo, ma una quantità enorme, gli lecco la lava che esce ancora dal buchetto del cazzo. Lo succhio con avidità. Lo pompino. lo rizza. Lo pompino ancora. Gli piace che gli lecchi la base del glande la dove si unisce alla mazza del cazzo. Mugola di piacere. Diventa durissimo. Insisto nel pompino. Si, si, si. arrivo. Esplode in bocca quella cascata di lava che vorrei sputare, ma che invece lui, con un bacio, mi costringe ad ingoiare. Non l’avevo mai fatto prima. Devo dire che mi è piaciuto ingoiare il suo sperma. È cortese, si sposta in ginocchio davanti al mio sedile. Mi allarga le gambe e bacia la vagina. Lecca e succhia tutta la colata del suo sperma. Lo squirting e le mie emozioni. Con la lingua ripassa il mio clitoride. Che cavolo. Come fa a sapere dove si trova? Mi inarco, lo sente che sto per arrivare. Mi lecca più forte. Gli arrivo in faccia e gode. Succhia tutto il mio liquido. Mio marito questo non l’ha mai fatto.
Ci rivestiamo.
Mi riporta a casa.
Una settimana intera tutti i giorni all’uscita dall’ufficio, mezz’ora di “straordinario” in macchina a godere come dei porcelli.
Dovrò dirlo a mio marito, non riesco più a guardarlo negli occhi.
Sono sicura che stasera troverò il modo di dirglielo mentre chiaviamo. Ci piace raccontare storie porno. Magari comincio cosi, poi si vedrà come prende la piega.
Si va bene, ma io ho voglia di vederti sempre.
Domani ci rivediamo e dopo che abbiamo chiavato, ti racconto come è andata. Si, magari me lo racconti prima, cosi mi eccito di più vedendoti “fra le braccia” di tuo marito. Ma allora sei un porcello anche tu come mio marito? Forse si………
(questa storia, vera, l’ho messa fra i “trio” perché quella è la piega che ha preso)
Faccio un salto e ti mostro come è facile.
Alberto ormai è diventato un habitué del mio ufficio. Viene spesso a risolvermi tutti i problemi che trovo con le macchine. Stampanti, calcolatrici, macchine da scrivere. Questa volta si tratta di una fotocopiatrice.
Nel tempo è nata fra noi una grande simpatia e cordialità, qualche volta c’è stato anche qualche ammiccamento ed allusione. A volte ci siamo sfiorati per la vicinanza operativa.
Eccomi, dove l’avete messa la fotocopiatrice? Nella stamperia, perché qui occupava troppo spazio. Andiamo a vedere.
Vieni, mettiti davanti. Poggia le mani sulle due tastiere.
Si porta dietro di me e prende le mie mani spostandole sui tasti. Sento che stringe. Non mi muovo, mi bacia sul collo. Mi giro e lo bacio sulle labbra. Mi tira a sé, mi sconvolge con un bacio incandescente, la sua lingua penetra la mia bocca e raggiunge la gola. Mi carezza il seno, mi tira su la gonna, cerca la vagina. Trova una mutandina impregnata fradicia di squirting e umori. La sposta. Mi carezza il mio ventre e penetra con un dito la vagina.
Con l’altra mano prende la mia e la porta sul suo cazzo che intanto aveva tirato fuori. Lo stringo con ardore. Lo masturbo. Lui mi alza e vorrebbe infilarmi. No. Non qui, potrebbe entrare qualcuno. Ma facciamo svelto. No, non mi piacerebbe, ti prego fermati. Ci ricomponiamo giusto in tempo per non farci vedere dal custode che ci invita ad uscire perché deve chiudere gli uffici.
T’aspetto fuori. Ti accompagno a casa in macchina.
Va bene.
Chiudo l’ufficio, spengo le luci ed esco. E lì, nella macchina che mi aspetta. Ho il cuore in gola. Mi piacerebbe chiavarlo, ma non voglio tradire mio marito. Entro in macchina. Gli dico la mia decisione. Parliamone. Parte. Si avvia verso la città. Entra in una strada sterrata di campagna. Ferma la macchina sotto un salice piangente. Abbassa i sediolini. Diventano un letto. Mi bacia, lo respingo. Per favore non farmelo fare. Mi infila la mano sotto la gonna, non c’è più la mutandina. L’hai tolta? Si, era bagnatissima, non potevo tenerla addosso. Vedi che ho ragione, tu mi desideri tanto, poi troverai il modo per dirlo a tuo marito. Mi bacia. Le mie difese cominciano a crollare. Quel dito nella fessa mi eccita. Sa dove si trova il mio clitoride. Mi carezza con dolcezza ma determinazione. Allungo la mano e trovo il suo cazzo grondante. Lo tiro a me. Appoggia il suo cazzo sulla mia vagina. Lentamente mi penetra. Sa amare in maniera incredibile. Quel cazzo che entra ed esce mi trastulla enormemente. Mi inarco, cercando la sua penetrazione sempre più profonda. Arrivo subito all’orgasmo. Una. Due. Tre volte e lui imperterrito, costante con una grande capacità di articolazione sessuale. Mentre mi chiava, bacia i miei seni. Stringe fra i denti i miei capezzoli. Mi bacia sulle labbra, sul collo. Mi fa i ciucciotti, sento i suoi denti e le sue labbra che cercano la mia carne. Ansima sempre più forte, si inarca. Grida un orgasmo che erutta una micidiale quantità di sperma. Si stende sul sedile. Mi avvicino al suo cazzo e voglio sapere se il suo sapore, il suo profumo, sono come quello di mio marito. Si, bello e dolce come il suo, ma una quantità enorme, gli lecco la lava che esce ancora dal buchetto del cazzo. Lo succhio con avidità. Lo pompino. lo rizza. Lo pompino ancora. Gli piace che gli lecchi la base del glande la dove si unisce alla mazza del cazzo. Mugola di piacere. Diventa durissimo. Insisto nel pompino. Si, si, si. arrivo. Esplode in bocca quella cascata di lava che vorrei sputare, ma che invece lui, con un bacio, mi costringe ad ingoiare. Non l’avevo mai fatto prima. Devo dire che mi è piaciuto ingoiare il suo sperma. È cortese, si sposta in ginocchio davanti al mio sedile. Mi allarga le gambe e bacia la vagina. Lecca e succhia tutta la colata del suo sperma. Lo squirting e le mie emozioni. Con la lingua ripassa il mio clitoride. Che cavolo. Come fa a sapere dove si trova? Mi inarco, lo sente che sto per arrivare. Mi lecca più forte. Gli arrivo in faccia e gode. Succhia tutto il mio liquido. Mio marito questo non l’ha mai fatto.
Ci rivestiamo.
Mi riporta a casa.
Una settimana intera tutti i giorni all’uscita dall’ufficio, mezz’ora di “straordinario” in macchina a godere come dei porcelli.
Dovrò dirlo a mio marito, non riesco più a guardarlo negli occhi.
Sono sicura che stasera troverò il modo di dirglielo mentre chiaviamo. Ci piace raccontare storie porno. Magari comincio cosi, poi si vedrà come prende la piega.
Si va bene, ma io ho voglia di vederti sempre.
Domani ci rivediamo e dopo che abbiamo chiavato, ti racconto come è andata. Si, magari me lo racconti prima, cosi mi eccito di più vedendoti “fra le braccia” di tuo marito. Ma allora sei un porcello anche tu come mio marito? Forse si………
(questa storia, vera, l’ho messa fra i “trio” perché quella è la piega che ha preso)
2
voti
voti
valutazione
8.5
8.5
Continua a leggere racconti dello stesso autore
racconto precedente
Camargue 3racconto sucessivo
Galeotta fu la fotocopiatrice e chila comprò 2
Commenti dei lettori al racconto erotico