Dal passato al futuro 2

di
genere
trio

Quando l’ho lasciato, sono andata da mio marito che è anche mio capoufficio. Lo bacio lascivamente in bocca. Mi piace fargli sentire la mia bocca bocchinata, ma lui non se ne accorge. Gli dico che lo amo e amo solo lui mi stringe forte, mi bacia e ricambia le mie parole d’amore. Interrompiamo le coccole perché entra un commesso, e cosi io vado via, nel mio ufficio. Sono imbambolata, stralunata. Ho in mente quel che mi è successo e mi sembra un sogno. Aspetto le quindici per continuare il sogno d’amore. Alle tredici passa Antonio, mio marito, che mi dice che va via prima perché nel pomeriggio deve andare a Milano per un incontro. Ci vediamo stasera, aspettami riposata, perché ho voglia di non farti dormire. Ma la mia mente è proiettata nell’attesa di Nicola. Lo aspetto con ansia.
Puntuale alle tre entra in ufficio. Non ci sono preamboli. Mi prende fra le sue braccia, mi bacia dolcemente, il collo, le spalle, le orecchie, la fronte. Non c’è parte della mia testa che non assapori la dolcezza della sua lingua. Scende sul petto, percorre con la lingua la linea di demarcazione della camicetta con le areole dei capezzoli. Penetra dall’alto della camicetta con la lingua sui capezzoli liberi da infrastrutture tessili e li succhia, prima delicatamente poi sempre piu intensamente a volte con leggeri morsetti . Ma cavoli, questo mi fa arrivare solo leccandomi le tette. Mi slaccia la camicetta, impugna i due seni nelle sue poderose mani e lecca, lecca, lecca da sopra a sotto, in mezzo e ai lati. Quasi svengo dal piacere. Resto tramortita fra le sue braccia. Mi slaccia la minigonna e abbassa la mutandina. Penetra con dito fino in fondo. Allargo ancora di più le gambe- per favore, penetrami. No. Prima voglio il tuo culo. Prendi quello che vuoi, ma fammi godere. Mi piega con la pancia sulla scrivania, si inginocchia e lecca il buco del mio culo. Penetra con quella lingua biforcuta l’orifizio anale. Ho brividi, godo. Inonda di saliva il mio buchetto. Si alza, tira giù la cerniera, e appoggia il suo glande sull’imboccatura. Lo sento roteare, a piccoli colpetti entra, ormai il mio buco è elastico. Lo uso spesso, dopo che lui in passato me lo aveva sfondato. Anche quando chiavo con Antonio, gli chiedo di incularmi. Ecco, entra e sento che ancora una volta riempie il mio intestino. Lo sento stantuffare, sbattere contro le pareti. Ha un cazzo ad uncino che lo rende duplice nel culo. Mi piace da morire. Infilo una mano sul mio clitoride e voglio arrivare all’orgasmo con il suo cazzo nel culo. Si accorge della mossa e infila la sua mano- mi masturba e mi penetra contemporaneamente. Lo sento sbattere nel mio culo un momento prima di sborrarmi una valanga di lava infuocata. Il suo dito imperterrito continua la stimolazione clitoridea e a portarmi all’orgasmo, una, due, tre volte.
Cadiamo abbracciati sulla poltroncina abbracciati e sfiniti. Gli dico che ho goduto, che mi è piaciuto moltissimo, ma che avrei voluto provare il suo cazzo nella mia pucchiacca.
Aspetta. Prendiamo un caffè. Ho dei biscotti. Siamo nudi nel mio ufficio , seduti alle poltroncine della scrivania e con una mano mangiamo, mentre con l’altra tocchiamo i nostri corpi. Gli prendo in mano il flaccido bastone. Mi carezza le tette. Mi penetra con il dito la vagina. Infila la mano fra la sedia e il mio culo e mi solletica l’ano. Finito il biscotto, mi piego e glielo prendo in bocca. Succhio i residui di sperma sulla capocchia. Mi alzo. Voglio fare un’acrobazia. Gli alzo le gambe lo spingo contro lo schienale della poltroncina, sollevo il suo culo e mi abbasso a penetrarlo con la lingua. Mi piace il suo culo. Mi piace vedere come quel cazzo moscio, una volta penetrato, si erge a staffa e desidera penetrami la pucchiacca. Si abbassa, si alza dalla sedia, mi prende in braccio, ficca il suo cazzo nella mia fessa mentre io sono abbarbicata a lui. Mi appoggia al muro e raggiungiamo un orgasmo colossale insieme. Scende la lava sulle mie cosce, lo spingo a leccarmi. Succhia il suo sperma dalle mie cosce e dalla mia fessa. Lo tiro su. Condivido con lui questo nettare celestiale. Lo ingoiamo contemporaneamente in un bacio forsennato.

Stasesera farò impazzire Antonio
scritto il
2026-08-20
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