In spiaggia con le mie figlie - 2 Giulia

scritto il 2026-11-01 tempo di lettura 17 min

di
genere
Etero, Incesti, Prime esperienze
cura
A−

Il giorno seguente, durante la colazione, Giulia propose qualcosa di diverso.

"Ho visto su internet che c'è una spiaggia isolata, a circa due ore di cammino. Dicono che sia un paradiso, acqua turchese e sabbia finissima, quasi nessuno ci va" spiegò, guardandomi con un'espressione di supplica.

"Due ore di trekking sotto questo sole?" chiese Erica, scuotendo la testa. "Io passo. Preferisco stare qui, all'ombra con un libro."

"Anch'io" aggiunse Eleonora, che stava mangiando un pezzo di anguria. "Fa troppo caldo per camminare."

Giulia si voltò verso di me. "Papà tu mi ci accompagni? Ti piacerebbe vedere un posto così, no? Ti prego, ti prego!"

"Va bene, andiamoci" risposi con condiscendenza.
Partimmo presto. Il sentiero era stretto, circondato da macchia mediterranea e rocce calcaree. Il caldo aumentava a ogni passo, e il silenzio era rotto solo dal rumore dei nostri scarponi sulla terra battuta e dalle chiacchiere di Giulia. Giulia camminava davanti a me, indossando un vestito leggero di lino bianco che sventolava al vento, rivelando a tratti la curva dei suoi glutei e l'oscillazione dei fianchi.
Parlavamo del più e del meno, in realtà per lo più parlava lei e io ascoltavo. Mi raccontava della scuola, delle amiche, dei suoi sogni. Ogni tanto si girava e mi guardava con un sorriso sulle labbra.

Ho sempre avuto un debole per lei in particolare, e quando mi guardava in quel modo, come se fossi il centro del suo universo, il mio cuore faceva un balzo.
Dopo due ore di cammino, quando il sudore mi colava lungo la schiena e il respiro era diventato pesante, sbucammo finalmente sulla spiaggia. Era esattamente come l'aveva descritta: un lembo di paradiso bianco immerso in un blu cobalto.
Ma, proprio all'ingresso del sentiero che portava alla sabbia, c'era un cartello di legno consumato dal sole.

*Spiaggia per nudisti. È vietato entrare con abiti.*

Ci fermammo entrambi, interdetti.

"Ma che...?" mormorò Giulia con orrore. "Non c'era scritto nelle recensioni."

Guardammo verso la riva. In lontananza, potevamo vedere una coppia, un uomo e una donna di circa trentacinque anni, completamente nudi, sdraiati su un telo. Erano pallidi, esposti al sole, in una naturalezza che ci lasciò sbigottiti.

Rimasi in silenzio, il cuore che accelerava.
Tornare indietro significava altre due ore di cammino sotto il sole cocente. Il caldo era quasi insopportabile, e la prospettiva di tornare subito alla macchina sembrava un supplizio.

Vidi Giulia guardare l'acqua e poi il cartello. Era evidente che stava pensando la stessa cosa.
"Senti" dissi, cercando di mantenere la voce ferma. "Se vuoi entrare, puoi farlo. Io resterò qui, all'ombra di quell'albero, così non ti vedrò nuda."

Giulia si voltò verso di me. I suoi occhi erano lucidi. Mi guardò per lunghi secondi, poi scosse la testa.
"No, papà. Non sarebbe giusto. Se dobbiamo farlo lo facciamo insieme. Non voglio che tu rimanga qui a soffocare."

Il mio cuore fece un salto. "Sei sicura? Sei certa di volerlo?",
"Sì" rispose lei, con tono nervoso "Facciamolo."

Il silenzio era assoluto, interrotto solo dal fruscio delle foglie. Giulia iniziò a spogliarsi. Lo fece lentamente, con timidezza, sembrava voler prendere tempo. Si sfilò il vestito di lino, rimanendo in bikini.
Mentre sfilava i lacci del top, provò a coprirsi il seno con un braccio. Io non potevo fare a meno di guardare. Quando finalmente lasciò cadere il pezzo di stoffa, rimasi senza fiato.
Era bellissima. Anche se coperti dal braccio si vedeva che erano pieni e sodi. E poi, quando scivolò via l'ultimo pezzo di costume, vidi di sfuggita il pube, anch'esso subito coperto da una mano. Un cespuglio di peli scuri e folti, che nascondevano la sua l'intimità.

Giulia era visibilmente imbarazzata. Tremava leggermente, si girò cercando di nascondersi.
Capii che necessitava di trovare il coraggio di superare la vergogna.
"Giulia, guardami" dissi, avvicinandomi a lei e girandola verso di me.

Lei alzò lo sguardo, incerta.

"Se vogliamo fare questa cosa, dobbiamo affrontarla di petto. Staremo qui per ore, non ha senso nascondersi. Non c'è nessuno che ci giudica. Adesso chiudi gli occhi e fai un respiro profondo, prova a rilassarti."

Le afferrai delicatamente le braccia, quella sinistra che tentava di schermare il seno, e quella destra che celava il pube e con un movimento lento ma deciso le spostai lungo i fianchi, rivelando completamente la sua nudità.
I suoi seni avevano una forma perfetta che sembrava scolpita nel marmo. Erano candidi, con capezzoli rosei che lottavano per sconfiggere la gravità. Giulia sussultò, un piccolo gemito le uscì dalle labbra, ma non si spostò. Rimase lì, esposta, con il petto che ansimava.

"Sei bellissima, Giulia" le sussurrai all'orecchio, sentendo il suo profumo naturale, un misto di pelle calda e sole. "Hai un corpo meraviglioso piccola mia, dovresti andarne fiera. Non c'è nulla di cui tu debba vergognarti. Sei una dea."

Le mie parole sembrarono scioglierla un poco. I suoi muscoli si rilassarono e un leggero rossore si diffuse sul suo viso. Mi ringraziò con un sussurro e, insieme, ci avviammo verso la spiaggia.
Durante la camminata lei tenne lo sguardo basso, l'imbarazzo era ancora presente. Io non potevo staccare gli occhi da lei. Vedere il modo in cui i suoi seni ondeggiavano a ogni passo, liberi da ogni costrizione, era un'esperienza quasi ipnotica. La carne bianca che rimbalzava dolcemente, la pelle che rifletteva la luce solare... era un tormento che mi faceva sentire il pene risvegliarsi.

Stendemmo i teli a terra in un angolo riparato, mantenendo una distanza di sicurezza dall'unica altra coppia di nudisti che occupava quel tratto di costa. L'ombrellone che avevamo portato, gettava un'ombra lunga e fresca, una piccola oasi di penombra in mezzo a quel riverbero accecante. Aleggiava una tensione densa, quasi solida, che rendeva l'aria pesante nonostante la brezza marina. Lei era seduta a gambe incrociate, con la schiena dritta e lo sguardo perso verso l'orizzonte azzurro, mentre io cercavo di stabilizzare il mio respiro, lottando con un istinto che gridava più forte della ragione.
Volevo che quel silenzio spigoloso svanisse, che tornassimo a essere semplicemente padre e figlia in una vacanza insolita. Provai a rompere il ghiaccio con qualche discorso futile ma perdevo il filo di continuo, la mia attenzione era altrove. Il mio sguardo, come attratto da un magnete invisibile, scivolava costantemente verso il basso. Ogni volta che lei si spostava, ogni volta che sollevava un braccio per scostarsi una ciocca di capelli dal viso, i miei occhi tornavano lì, a divorare quella carne proibita. Sentivo il sangue pompare con violenza nelle tempie. Sotto di me, il mio membro aveva smesso di essere flaccido; si era gonfiato, tendendosi e pulsando di un desiderio che rasentava il delirio.
Ad un certo punto Giulia mi fissò dritto negli occhi. Non era arrabbiata. Al contrario, aveva un'espressione quasi divertita, un luccichio di sfida e lusinga negli occhi.
"Papà?"

Senti un sussulto nel petto.
"Sì, Giulia?"
"Non riesci proprio a smettere di fissarmi le tette eh?"
La domanda arrivò come uno schiaffo di realtà. Rimasi paralizzato, colto in flagrante. Il calore mi risalì lungo il collo, tingendo le guance di un rosso acceso. Non potevo mentire, mi rendevo conto essere troppo palese.

"Scusami piccola, sei troppo bella.. è più forte di me.."

Lei emise una piccola risata, un suono cristallino che scatenò in me un brivido di eccitazione.
"Ti piacciono così tanto? Veramente?"

La sua voce era diventata più calda, più consapevole. Non c'era giudizio, solo una curiosità quasi maliziosa. Io sospirai, arrendendomi alla sconfitta, mentre il mio pene pulsava con forza, teso verso l'alto.

"Si Giulia, sei... stupenda. È impossibile non guardare."

Lei sorrise, un sorriso vero, sornione. Mi osservò per un istante, poi spostò lo sguardo sul mio membro eretto. Rimase visibilmente interdetta.
"È.. è diventato enorme. È così a causa mia?"
Risposi semplicemente con un cenno.
Sembrava che stesse pesando la situazione, godendosi il potere che aveva su di me in quel momento di vulnerabilità assoluta.
"Sai," disse, abbassando il tono della voce, rendendolo quasi un sussurro sensuale, "mi fa piacere che ti piaccio... Davvero."
Cercando di alleggerire l'atmosfera dissi con tono allegro "Sai, gli uomini si possono dividere in 2 categorie: Team Tette e Team Culo. Secondo te il tuo papà a quale team appartiene?"
Giulia rispose ridendo "mmm.. Team Tette?"
"Sono il Re Supremo del Team Tette!" Risposi atteggiandomi con finta superiorità.
Giulia rise di gusto con quella sua voce meravigliosa che mi faceva sciogliere il cuore.
Tornata seria rimase in silenzio per qualche secondo, poi fece un gesto lento con la mano, indicando il proprio petto e disse
"...se ti fa piacere, puoi toccarle."

Il mondo intorno a me svanì. Il rumore del mare, il calore della sabbia, la presenza degli altri nudisti: tutto divenne un rumore di fondo insignificante. Sentii il cuore esplodermi nel petto, un battito sordo e violento che sembrava voler uscire dalle costole.
"Cosa? Giulia, io non posso..."
"Puoi, papà. Lo voglio io." Poi aggiunse ridendo "Consideralo un umile dono per il Re Supremo del Team Tette!"
Capii che nonostante gli scherzi diceva sul serio. Non fu difficile mettere da parte le remore morali. Cedetti. Con la mano che tremava leggermente, portai le dita verso di lei. Il tempo sembrava essersi dilatato, ogni millimetro di spazio tra la mia pelle e la sua diventava un abisso di tensione erotica.
Quando le mie dita toccarono finalmente la sua pelle, una magnifica sensazione di pace e ordine si impossessò di me. La pelle era incredibilmente morbida, calda, quasi vellutata, come se fosse stata fatta di seta.
Iniziai a palpeggiare con calma, quasi con timore di romperla, esplorando ogni centimetmo di quella carne. Avvolsi la mano attorno alla base di un seno, sentendone il peso che riempiva il mio palmo. Era una densità perfetta, una consistenza che oscillava tra la compattezza della giovinezza e la morbidezza di un frutto maturo.

"..sono perfetti.." mormorai a voce alta, quasi senza rendermene conto.
Mi dimenticai delle convenzioni. Mi dimenticai di tutto ciò che non fosse quel contatto fisico, quella densità lussuriosa di carne e calore. Immaginavo di poter affondare il viso in quel seno, di succhiare quei capezzoli duri fino a farla gridare.
Passarono minuti che sembrarono ore.
Ad un certo punto, lei si schiarì la gola. Fu un suono intenzionale, un piccolo segnale per riportarmi alla realtà.
Mi risvegliai dal mio trance come se fossi stato scosso da un secchio d'acqua fredda. Mi ero preso troppo tempo. Ritrassi la mano immediatamente, sentendomi improvvisamente consapevole della mia posizione, del mio respiro affannoso e del mio membro che gridava vendetta.
Guardai Giulia; lei mi stava osservando con un sorriso radioso, quasi trionfante, come se avesse appena vinto una scommessa.
"Allora?" chiese lei, con un filo di voce che però vibrava di una nuova consapevolezza. "Ti piacciono?"
Rimasi in silenzio per qualche secondo, cercando di ricomporre i pezzi della mia dignità, anche se sapevo che era ormai irrecuperabile.
"Sì" risposi infine, la voce roca, quasi irriconoscibile. "Sono... sono stupende, Giulia. Incredibili."
Lei ridacchiò, un suono dolce e complice, e si stiracchiò con lentezza, facendo oscillare i seni che avevo appena tormentato. I capezzoli erano ancora turgidi e scuri, testimoni silenziosi dell'estasi a cui eravamo appena approdati.
"Sapevo che non avresti resistito" disse lei, mentre tornava a guardare il mare, ma stavolta con una luce diversa negli occhi, piena di felicità.
Sentii un misto di vergogna e un'eccitazione residua che non accennava a svanire. Mi rilassai sul telo, guardandola di profilo. La tensione tra noi non si era sciolta; si era trasformata in qualcosa di diverso, un patto segreto, una complicità proibita che rendeva l'aria tra di noi elettrica.
"Sei una piccola manipolatrice" dissi, cercando di ridere, anche se il cuore batteva ancora a tamburo.
"Forse" rispose lei, girandosi verso di me con un'espressione di pura malizia. "Ma non ho potuto resistere."
Guardai di nuovo il suo seno, ora che la mano non poteva più toccarlo, e sentii che quel momento aveva cambiato qualcosa per sempre.
Il pene era duro da farmi quasi male, decisi di provare a calmarmi. "Vado a fare una nuotata. Ho bisogno di rinfrescarmi" dissi, senza guardarla.

Andai verso la riva e mi immersi in quell'acqua gelida, cercando di soffocare il desiderio che mi bruciava nelle vene. Nuotai velocemente, facendo lunghe bracciate, ma ogni volta che voltavo la testa e vedevo Giulia nuda sulla spiaggia, il mio pene tornava a tendersi immediatamente.
Quando tornai a riva, gocciolante e con il respiro affannato, trovai Giulia seduta sul telo. Mi guardò camminare verso di lei e notai che mi stava fissando il pene.
"Papà" disse, mentre io mi sedevo accanto a lei. "Il tuo pene così è cresciuto al massimo?"
Quasi soffocai.
Stavo per rispondere, quando un suono improvviso ci fece entrambi girare la testa.
Proveniva dalla coppia di nudisti.
Ci girammo verso di loro. Nonostante la lontananza, era palese cosa stessero facendo.
La donna era in ginocchio, i capelli biondi che le ricadevano sulle spalle, e stava facendo un pompino all'uomo, che era appoggiato a un tronco di legno, con la testa all'indietro e gli occhi chiusi per il piacere.
Giulia divenne rossa in un istante. Si coprì la bocca con la mano, ma i suoi occhi erano spalancati, fissi sulla scena.
"Cosa... cosa stanno facendo?" chiese a voce bassa.

"È sesso orale, Giulia. Lei sta usando la bocca per dare piacere a lui, si chiama pompino"

Giulia rimase ipnotizzata. "Una mia amica... me ne ha parlato. Dice che li fa al suo ragazzo."

"Davvero?" chiesi, sorpreso. "E tu... hai un ragazzo? Lo hai mai fatto?"

Lei scosse la testa negando. "No, mai." Poi con tono vago, come se stesse parlando con se stessa, aggiunse "Però vorrei tanto..."

Giulia se possibile divenne ancora più rossa. Consapevole di aver rivelato troppo, abbassò lo sguardo arrossendo.

"Non devi sentirti in imbarazzo, Giulia. È normale voler esplorare queste cose alla tua età" la rassicurai, sentendo il mio desiderio crescere a livelli quasi insopportabili.

"Papà" chiese lei, tornando a guardare la coppia. "Cosa si prova durante un pompino?"

"È... è il paradiso, Giulia. È un atto molto intimo e profondo che richiede complicità nella coppia. Per l'uomo è un atto puramente erotico è molto eccitante. Per la donna i sentimenti più comuni sono controllo, potenza, dominanza"

In quel momento, la coppia raggiunse il culmine. L'uomo emise un gemito profondo e potente, mentre la donna accelerava i movimenti della testa. Pochi istanti dopo, lui le afferrò la testa e la tenne ferma in posizione per diversi secondi mentre eseguiva affondi lenti e misurati. La scena era esplicita, viscerale. Giulia assisteva a tutto, immobile, con le pupille dilatate.

"Cosa succede ora?" chiese lei.

"Lui le sta venendo in bocca e lei sta bevendo. Lo fanno perché piace a entrambi, è l'estrema prova del loro amore."

Dopo qualche secondo di sguardi tra i due, i due bagnanti si rialzarono, si scambiarono un bacio e si allontanarono verso il sentiero, lasciandoci soli in quel silenzio surreale.
Giulia rimase in silenzio per molto tempo.
Poi, tentennando si voltò verso di me. "Papà, vorrei provare a farene uno"
Il cuore mi batteteva così forte che temevo potesse uscire dal petto.
"Giulia... quando avrai un ragazzo potrai fargliene, possibilmente tra molti anni". Lei abbassò lo sguardo a fissare il mio pene "Ma io intendevo adesso, a te..".
Io balbettai "Giulia... non posso. È... è sbagliato."
"Perché? Siamo soli. Nessuno lo saprà mai. Ti prego, papà. Voglio provare."

Tentennai. La parte razionale di me urlava di fermarsi, ma l'uomo in me era già annegato nel desiderio.
"Nessuno lo saprà mai." ripetè lei.
Guardai il suo viso, la sua purezza mista a quella nuova, pericolosa curiosità.
"Solo se resta tra noi due" risposi, la voce roca.
"Solo noi."
Giulia rispose con un sorriso trionfante.
Si spostò fino a posizionarsi tra le mie gambe "Però guidami tu, non so cosa devo fare".
La guardai con affetto "Stai tranquilla, non puoi sbagliare. Toccalo e fai quello che ti senti istintivamente".

Il mio pene intanto era diventato un pilastro di carne, teso, pulsante, che puntava verso il cielo. Giulia lo guardò per qualche istante, quasi incantata dalla sua dimensione. Dalla testa scura spuntava una piccola goccia di pre-cum.
Si avvicinò con cautela. Allungò la mano e toccò la base del mio membro, sentendo le vene che battevano sotto la pelle. Lo esplorò con le mani e lo sguardo. Ne saggiò il diametro con le mani e si soffermò a guardare da vicino la cappella umida. La annusò e sorrise guardandomi "L'odore mi piace". 
Poi, lentamente, iniziò a dare timidi baci alla base e risalendo veloci leccate all'asta. Sembrava ne stesse assaggiando il gusto.
Quando giunse in cima, aprì la bocca e accostò le labbra alla punta, poi iniziò piano a fare scomparire il mio pene nella sua bocca.
Il primo contatto fu incredibile. La sua lingua, calda e umida mi accarezzò e io emisi un gemito che non sapevo di poter produrre.

Giulia era inesperta. I suoi movimenti erano goffi; a volte usava troppa forza con i denti, altre volte non arrivava abbastanza in profondità. Tuttavia, l'immagine di mia figlia, con i capelli che le ricadevano sul petto nudo e il mio pene in bocca, mi provocava l'estasi più pura che avessi mai provato.

La guidai nei movimenti "Così... così, Giulia" mormorai. "Usa più la lingua... spingi più a fondo."
Lei obbedì.
Iniziò a succhiare con più ritmo, emettendo dei suoni di deglutizione che risuonavano nel silenzio della spiaggia. *Squelch, shlick.* Il suono della sua saliva che interagiva con la mia carne era ipnotico. Potevo sentire il calore della sua gola, la pressione delle sue guance che stringevano il mio membro.

Chiusi gli occhi, abbandonandomi completamente. Sentivo il mio corpo tendersi, i muscoli delle cosce che tremavano. Giulia stava imparando velocemente; iniziò a muovere la testa avanti e indietro con una regolarità che mi portò velocemente sull'orlo del precipizio.

"Sì... proprio così... Dio, Giulia..."
Il piacere crebbe come un'onda anomala. Sentivo il sangue pompare violentemente nel pene, la sensazione di pienezza che diventava quasi dolorosa. Giulia guardò verso l'alto, i suoi occhi castani fissi nei miei, mentre continuava a succhiarmi con un'intensità crescente.
Non riuscii più a trattenermi. Con un ultimo, potente sussulto, le venni copiosamente in bocca.
Giulia non si staccò. Rimase lì, mentre liberavo il mio seme in ondate calde e dense. All'inizio strinse gli occhi, quasi come se stesse soffocando, poi la sentii mentre deglutiva, un suono di piacere e scoperta.
Quando infine si allontanò, aveva un filo di sperma che le colava dall'angolo della bocca. Guardava il mio pene ipnotizzata. Usò la lingua per ripulire l'asta e la cappella dagli ultimi residui di sperma. 

"È... è stato bello" disse con tono vivace, "È stato come hai detto tu, mi ha dato una sensazione di forza, di infinito controllo e potere. E il sapore... è strano, ma mi piace."
La guardai per un tempo che mi sembrò infinito, il suo viso che mi fissava con ancora quel filo di sborra di cui non si era accorta, era l'immagine più erotica che avessi mai visto. Distolse lo sguardo e si mosse per spostarsi in direzione del suo telo, le afferrai un braccio per fermarla e costringerla a guardarmi. Con l'altra mano raggiunsi il rivolo di sperma sul suo viso e fissandola negli occhi lo guidai sulle sue labbra, all'interno della sua bocca. La vidi accoglierlo con la lingua e assaporarlo. Fu una scena incredibilmente erotica, forse più del sesso orale stesso. Ci guardammo per un tempo infinito. Non c'era più l'imbarazzo, né senso di colpa. C'era solo una complicità nuova, oscura e indissolubile.

"Torniamo a casa," dissi infine.

Mentre camminavamo verso il sentiero, Giulia mi tenne la mano, stringendola forte. Sapevo che nulla sarebbe stato più lo stesso tra di noi. Avevamo varcato una soglia da cui non c'era ritorno, e mentre il sole della Sardegna calava all'orizzonte, tingendo il cielo di viola e arancio, sentii che quel segreto era l'unica cosa che contava davvero.
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