In spiaggia con le mie figlie - 9 La prova

scritto il 2026-11-01 tempo di lettura 14 min

di
genere
Esibizionismo, Etero, Incesti
cura
A−

Il giorno dopo io e Giulia eravamo seduti sui nostri teli sotto l'ombrellone, circondati dai rumori di una spiaggia affollata. L'atmosfera era leggera e piena di complicità per via di tutto ciò che ci eravamo detti e fatti nei giorni precedenti.
Giulia teneva le carte tra le dita lunghe, lo sguardo fisso sul mazzo. Indossava il bikini rosso che sembrava scolpito sul suo corpo, esaltando le curve che ormai non riuscivo più a ignorare. Eleonora, invece, era un punto chiaro lontano che nuotava a qualche metro dalla riva.

"Hai vinto di nuovo tu, papà" Giulia sorrise con gli occhi, un espressione da finta imbronciata sul viso.

"Dev'essere il mio giorno fortunato" dissi lanciandole un'occhiolino. "Che ne dici di un po' di strip poker?"

Giulia rise, un suono cristallino che mi fece vibrare lo stomaco. "Mi piacerebbe molto perdere a quel gioco"
Il desiderio era un incendio che non accennava a spegnersi, nonostante le ore passate a possederla. Più la prendevo, più ne volevo. Era una fame insaziabile, un bisogno di dominio che si mescolava a una devozione quasi religiosa.
Una voce che non apparteneva a quel paradiso, una voce che portava con sé l'odore del fango e del ricatto interruppe la serenità di quel momento.

"Ma buongiorno Marco... o forse dovrei dire Onorevole?"

Il sorriso di Giulia svanì all'istante. Mi irrigidii, il cuore che accelerava il battito fino a diventare un tamburo sordo nelle orecchie. Mi voltai di scatto.

Era lui. Il biondo.
Stava lì, in piedi, con quel sorriso di trionfo stampato in faccia e gli occhi che ci squadravano come prede. Era solo, ma la sua sola presenza bastava a rendere l'aria irrespirabile. In un istante, i ricordi mi travolsero: il terrore di vedere la mia vita distrutta, l'eccitazione oscura di penetrare Eleonora sotto i suoi ordini, l'umiliazione di Giulia.
Ma c'era qualcosa di nuovo.. Mi aveva chiamato onorevole. Inorridito capii che era risalito alla mia identità.. Ero un dirigente di spicco, un uomo di potere all'interno di uno dei partiti più influenti d'Italia. Non ero un volto pubblico, non ancora, ma la mia ascesa era rapida e, secondo alcuni, sicura.
"Cosa vuoi?" Sussurrai tra i denti, la voce bassa. Non volevo che i bagnanti intorno a noi, ignari di tutto, sentissero.
Non rispose subito. Si avvicinò con una naturalezza irritante e si sedette accanto a noi, come se fossimo vecchi amici. Giulia si rannicchiò sul telo portando un braccio al petto, un gesto istintivo per proteggere il seno.
"Ho fatto le mie ricerche, Marco. Sei un uomo importante. Un uomo che ha molto da perdere"
"Ma tu chi sei? Cosa vuoi da noi? Se cerchi soldi basta che dici la cifra"
"Potete chiamarmi Leon, per quanto riguarda la tua seconda domanda posso dirti che i soldi non mi servono.."

Leon spostò lo sguardo su Giulia. Lei rabbrividì.

"..invece lei... lei è un capolavoro"

"Lasciala stare"

"Silenzio, Onorevole. Non siamo in Parlamento, qui comando io"

Leon fissò Giulia dritto negli occhi. Il suo tono divenne un comando, freddo e tagliente.

"Sei troppo bella per coprirti. Togli il pezzo di sopra. Ora. Poi vi dirò cosa voglio in cambio del cellulare"
"Sei malato! C'è gente ovunque!" Replicai.
"Il topless è legale, Marco. Anche se qui sono tutti troppo perbenisti per farlo. Forza, Giulia. Procedi"
Giulia arrossì violentemente. Le sue guance divennero del colore del corallo. Guardò me, cercando un appiglio, una via d'uscita.
"Non farlo, Giulia" Le dissi a bassa voce, determinato.
Ma Leon non distoglieva lo sguardo da lei. "Non farmelo ripetere.."
Giulia iniziò a muoversi. Le sue dita tremavano mentre toccavano l'aggancio del bikini.
"Giulia, ti prego..."
Lei mi guardò. I suoi occhi erano rassegnati, spenti. Con un movimento tremante, fece scivolare il tessuto rosso lungo la pelle ambrata. Il bikini cadde sulla sabbia.
I suoi seni giovani erano ora nudi e visibili a chiunque. Sodi, con la linea netta dell'abbronzatura che ne incorniciava le forme. Sentii immediatamente che l'atmosfera cambiò o forse era solo la mia paranoia a ingannarmi. Sentii gli sguardi dei passanti, prima distratti, iniziare a convergere su di lei come calamite.
"Meravigliosa" Leon sussurrò, con ammirazione. Allungo una mano e con delicatezza sfiorò uno dei seni. Sembrava sul punto di volerglielo afferrare quando la ritrasse di colpo.

"Tieni le braccia lungo i fianchi. Non voglio che ti copra. Ora ascoltate"

Si schiarì la voce, tornando a un tono colloquiale, quasi annoiato.

"Domani sera ci sarà una festa su uno yacht ormeggiato qui vicino. Solo pochi intimi. Voi due dovete venire." Poi girandosi verso la riva aggiunse "sconsiglio di portare la piccola"
Rise, una risata secca che mi fece gelare il sangue.
"Una festa? Perché?"
Leon divenne serio. Il suo sguardo si fece cupo, carico di una lussuria predatoria.
"Non mentirò. Non è una festa alla quale vi divertirete. Soprattutto lei" Indicò Giulia.
Mi si gelò il sangue.
"Però vi prometto che ne uscirete incolumi. Anche se probabilmente Giulia sarà un po' dolorante" e scoppiò in un'altra risata malata.
"No! Assolutamente no!" Replicai deciso.
"Se non vi presentate, i video partono" disse con tono crudele.
Il silenzio che seguì fu assordante. Sentivo solo il rumore delle onde che si infrangevano sulla riva e le grida lontane di qualche bambino.
Dopo una breve pausa Leon continuò "Marco, tu dovrai vestirti in modo elegante e dovrai arrivare quindici minuti prima di Giulia"
Leon mise una mano in tasca, tirò fuori alcune monete e le gettò con noncuranza sul telo di Giulia.
"Adesso vado. Ma resto nei paraggi... Tra cinque minuti, Giulia, ti alzi e vai a comprarti un calippo al bar della spiaggia"
Sorrise in modo malvagio. Poi, con un gesto rapido, raccolse il pezzo di bikini che lei aveva lasciato cadere.
"Questo non ti servirà" Le fece l'occhiolino quindi si voltò e se ne andò, lasciandoci nell'angoscia.
Io e Giulia ci guardammo. Io mi sentivo annegare in un'impotenza che non avevo mai conosciuto. Lei tremava. Era nuda, esposta, fragile davanti a centinaia di sconosciuti.
"Non devi farlo. Troveremo un altro modo"
Le presi la mano, ma lei distolse lo sguardo. Guardava le persone intorno a noi. Vide gli sguardi rubati, le occhiate voraci degli uomini, i sussurri delle donne. Le lacrime iniziarono a formarsi nei suoi occhi.
Decisi di intervenire prima che si mettesse a piangere. "Giulia ricordati che sei straordinaria. Gli sguardi che vedi sono dí ammirazione o gelosia. Devi essere fiera della tua bellezza. Sei la regina di questa spiaggia."
Cercai di darle forza, di trasformare l'umiliazione in potere, come avevo fatto in passato. Lei si calmò leggermente, ma la soggezione era ancora lì, visibile in ogni suo movimento.
"Non accetteremo. Non ti consegnerò a quei maiali"
"Non possiamo parlarne qui" Sussurrò lei, quasi a se stessa. Poi aggiunse "Abbiamo un giorno per decidere. Ma finché non decidiamo... conviene seguire i suoi ordini. Altrimenti peggiorerà tutto"
Aveva ragione. La razionalità mi diceva che aveva ragione. Restammo in silenzio per diversi minuti, mentre il sole continuava a bruciare.
Poi, Giulia tremando leggermente, raccolse le monete. Si alzò in piedi. Mi rivolse un sorriso nervoso, quasi un tic, e iniziò a camminare verso il bar.

Il chiosco era a circa duecento metri. Giulia attraversò la spiaggia, passando tra decine di ombrelloni. I suoi seni sobbalzavano a ogni passo, ritmici, provocanti e nudi. Io la seguivo da lontano, il cuore in gola. Vedevo gli sguardi di troppe persone seguirla. Era come se avesse un faro acceso addosso.
La vidi mettersi in fila. Vidi l'uomo del bar guardarla con la bocca aperta mentre lei consegnava la moneta e riceveva il gelato. Poi si girò e tornò verso di me con passo veloce.
Quando si sedette di nuovo sul telo, ansimava leggermente. I suoi occhi, però, erano diversi. C'era una luce nuova, un accenno di sorriso.
"Come ti senti?"
"All'inizio volevo sprofondare nella sabbia. Ero terrorizzata"
Fece una pausa, guardando il gelato che si scioglieva.
"Poi... ho sentito qualcosa. Una specie di euforia. Sapevo che tutti mi guardavano. Sentivo il loro desiderio. Mi ha fatto battere il cuore più forte. Alla fine... non è stato male"
Rimasi interdetto. Mia figlia, la ragazza timida e riservata, aveva un lato esibizionista che non avrei mai sospettato.
"Metti la maglietta, torniamo a casa" dissi.
Poi mi alzai per recuperare Eleonora.
Durante il tragitto verso casa, informammo la piccola che avevamo incontrato di nuovo "quel bruto" e che dovevamo decidere se accettare la sua proposta. Non entrammo nei dettagli. Le dissi che non doveva avere paura, non la riguardava.
Una volta in salotto, ci mettemmo sul divano e iniziammo a discuterne. Io ero contrario mentre Giulia sembrava propensa a farlo.

"Non voglio che tu lo faccia, Giulia. È fuori questione"

"Ma papà... e se i video uscissero? Dimmi la verità, cosa succederebbe?"
"Non è importante cosa succederà a me, non voglio venderti a quella gente"
"Rispondi alla domanda, cosa succederebbe se venissero fuori quei video?"
Sbottai "Sarei finito. Perderei il lavoro, divorzierei da tua madre, finirei in galera per anni" Non le dissi che anche il suicidio era sul tavolo delle possibilità. Poi aggiunsi "...non ci vedremmo più"
Eleonora scattò in avanti "No! Non può succedere!"
Giulia scoppiò a piangere. Entrambe si gettarono su di me, abbracciandomi con una forza disperata. Rimanemmo così per un tempo indefinito.
Giulia sollevò la testa. I suoi occhi erano gonfi, ma lo sguardo era risoluto. "Lo farò. Per te, per noi"
"Giulia, ti faranno del male. Ti violenteranno, lo capisci?" Iniziai a piangere anch'io. La vergogna e il dolore si mescolavano a un'eccitazione che mi faceva schifo.
"Non importa. Resisterò. Mi hai detto che sono una roccia, no? Che sono forte? È vero, lo sono, posso farcela."
La baciai con tenerezza. Non era una semplice roccia, era lo scoglio che mi stava salvando da un naufragio mortale. La tenni tra le mie braccia, annusando la fragranza della sua pelle e perdendomi nel sentimento che ci univa.
Dopo un po' prese la parola con fare incerto "S..secondo te è possibile che me lo mettano dietro?"
Il mondo si colorò di un nero ancora più scuro e soffocante. Immaginai Giulia, costretta su un tavolo da due uomini, mentre un terzo la possedeva da dietro senza pietà, facendola urlare di dolore.
"Giulia, non voglio..."
"Fallo tu prima. Preparami, per favore"
Esitai. Il senso di colpa lottava con l'istinto di sopravvivenza. Acconsentii.
"Vai in camera. Io prendo l'olio in cucina"
Quando entrai in camera, Giulia era già nuda. Mi aspettava sul letto, pallida, fragile. Eleonora era al suo fianco, ancora vestita, stringendola per la mano.
Mi rivolsi alla piccola "Eleonora, ascoltami" le presi il viso tra le mani. "Quello che farò ora sarà doloroso per tua sorella. Devi starle vicina. Supportarla. Pensi di riuscirci?"
Eleonora fece di sì con la testa, era intimorita.
Poi mi rivolsi a Giulia. "Cercherò di essere delicato, ma non abbiamo giorni per prepararti. Deve essere fatto subito. Sarà doloroso. Se mi dirai di fermarmi, mi fermerò all'istante ma non ti permetterò di andare alla festa."
Giulia fece per parlare, ma le interruppi.
"Se non sei in grado di sopportare un anale con me, non sopravviverai a quello che quei bruti hanno in serbo per te" Dissi secco.
Giulia annuì visibilmente intimorita. Mi avvicinai e la baciai con una passione che sapeva di addio e di possesso. Poi la girai, mettendola a pecora sul letto. Eleonora era seduta di fronte a lei e la toccava, una mano sul suo viso, l'altra su un braccio.

*Sclack!*
Le diedi un forte schiaffo sul gluteo sinistro. Giulia squittì di sorpresa, un verso quasi infantile che ruppe la tensione della stanza.
"Sssh... rilassati" Feci scivolare qualche goccia d'olio sul suo orifizio anale. Usai un dito. La penetrai lentamente. Giulia inarcò la schiena, emettendo un verso di apprezzamento che mi fece scattare ogni nervo.
"Ti piace, eh?" Iniziai a massaggiare, aggiungendo un secondo dito, poi un terzo. I suoi gemiti riempivano la stanza. Era evidente che, nonostante la paura, il suo corpo rispondeva allo stimolo.
Estrassi le dita. Posizionai il mio pene già completamente eretto al suo ingresso. Rinnovai l'olio e iniziai a spingere.
Giulia ammutolì, guardava la sorella fissa negli occhi. Quando la mia capella superò il varco, il suo viso era paonazzo.
"Vuoi interrompere?" Le chiesi incerto.
"No" Fece cenno con la testa, stringendo le lenzuola.
Eleonora mise entrambe le mani sul viso di Giulia per darle conforto. Era visibilmente preoccupata.
Mi chinai e le afferrai un seno stringendo con forza, volevo distogliere la sua attenzione da ciò che accadeva dietro.
"Conta fino a cinque."
"Uno... due... tre... quattro... cinque"
Al cinque spinsi con forza. Il mio pene scivolò di diversi centimetri dentro di lei. Giulia emise un urlo di dolore che lacerò l'aria e crollò a pancia in giù sul letto rompendo la posizione della pecora. Io seguii il movimento, mantenendo la penetrazione.
La sua testa sul grembo della sorella che prese ad accarezzarla con delicatezza. Il suo viso era contrito, gli occhi sbarrati. Mi chinai su di lei, coprendola con il mio corpo, baciandola sul collo, sulla nuca.
"Tutto bene, piccola?"
Giulia emise un verso incerto, poi aprì gli occhi piano e fece si con la testa.
"Conta ancora piccola. E prova a rilassare il culo"
"Uno... due... tre..."
Al tre spinsi di nuovo. Un altro urlo. Giulia iniziò a scalciare, a battere i pugni sul materasso. Ero completamente dentro di lei.
"Fa male papà, fa malissimo!" disse tra le lacrime. Mi sembrava un cerbiatto trafitto. Eleonora era sconvolta.
"Non farlo più papà! Le fai male!"
Guardai Giulia.
"Ci fermiamo?"
Lei scosse la testa. No. Non voleva arrendersi.
Attesi qualche minuto che il pianto si placasse. Sentivo il mio uccello stritolato in quel buco proibito, una pressione quasi insopportabile.
"Te la senti se inizio a muovermi?"
"Quanto durerà?" La sua voce era rotta. Mi si spezzò il cuore.
"Non lo so piccola, un po'.. credo che non sei pronta.."
"No! Sono pronta! Non voglio interrompere!"
La baciai sulla guancia.
"Rilassati. Più stringi, più fa male. Lasciati andare"
Iniziai a muovermi. Lentamente. Giulia non urlava più, ma lanciava piccoli versi di dolore a ogni colpo di reni. "Ah... Ah..."
Stringeva i pugni, chiudeva gli occhi e muoveva le gambe. Ma poi, lentamente, il dolore iniziò a mutare. I gemiti divennero più profondi, più ritmici. L'eccitazione montava, una marea nera che ci travolgeva entrambi.
Sentii l'orgasmo montare e con lui un desiderio di dominanza che non potevo più trattenere.
Iniziai a stantufarla con forza. Il mio cazzo usciva quasi del tutto per poi rituffarsi a fondo nel suo culo.
Giulia riniziò a emettere gemiti di dolore. "Ahi! Aaaah!"
In quella posizione, sentii un senso di dominanza assoluta. Volevo che urlasse. Volevo che sapesse a chi apparteneva.

"Sei mia. Solo mia. Dillo!"

"Fai piano papà"

"Dillo, Giulia! Dillo o non finisco!"

"Sono tua! Sono tua!"
Continuai a penetrarla con violenza, ogni spinta un marchio di possesso.
"Dì che ti piace il cazzo nel culo!"
"Mi piace...Ah... mi piace il cazzo nel culo!"
"Chiedimi di venirci dentro!"
Giulia, ormai completamente sodomizzata, con le lacrime che le rigavano le guance, supplicò.
"Ti prego... vienimi nel culo... ti prego!"
Diedi gli ultimi tre colpi con una forza brutale. Sentii il calore esplodere dentro di lei, un'eiaculazione copiosa che riempì quell'antro proibito.
Mi accasciai sulla sua schiena, rimanendo immobile per qualche minuto. Il mio pene si rilassava piano piano, ancora conficcato a fondo. Grosse lacrime solcavano il viso di Giulia, mentre Eleonora le sussurrava parole di conforto.
Quando finalmente estrassi il pene, Giulia emise un verso di sollievo misto a dolore.
Vidi un rivolo di sangue scendere dal suo orifizio.
La abbracciai da dietro, stringendola a me.
"È finito. Sei stata meravigliosa. Come sempre"
Giulia si girò e mi abbracciò, scoppiando in un nuovo pianto a dirotto.
Mentre la stringevo, mi chiesi se piangesse per il dolore che le avevo provocato, o per l'orrore di ciò che avrebbe visto l'indomani.
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