In spiaggia con le mie figlie - 8 Unione
scritto il 2026-11-01 tempo di lettura 13 min
di
Helium5
genere
Etero, Incesti, Sentimentali
cura
A
La luce del pomeriggio filtrava attraverso le persiane socchiuse, disegnando strisce dorate e polverose sul lenzuolo sgualcito. Il calore della stanza era denso, impregnato dell'odore di sesso, sudore e pelle. Mi svegliai lentamente, sentendo il contatto dolce e rassicurante dei miei due angeli ai miei lati.
A destra, Giulia. Respirava con un ritmo regolare, profondo. Indossava ancora quella camicetta bianca senza più un bottone. Il tessuto era scivolato via da un lato, rivelando la curva perfetta dei seni e la pelle ambrata che sembrava brillare nella luce dell'alba. Non portava nient'altro, la sua intimità oscenamente esposta; le sue gambe lunghe e toniche erano intrecciate parzialmente alle mie, un contatto elettrico che mi risvegliò istantaneamente.
A sinistra, Eleonora. Sembrava quasi un'immagine di purezza in contrasto netto con la sorella. Dormiva rannicchiata, avvolta nel suo pigiama con gli orsetti, un indumento che accentuava la sua fragilità, la sua natura ancora acerba. Era così piccola, così dolce, eppure faceva parte del nostro cerchio proibito.
Mi alzai in silenzio, sentendo il fresco del pavimento sotto i piedi. Andai in bagno, mi sciacquai il viso con acqua gelida e fissai lo specchio. I miei occhi erano quelli di un uomo che aveva varcato un confine senza ritorno, e non provavo alcun rimpianto. Solo una fame vorace.
Quando tornai in camera trovai Giulia sveglia. Si era spostata vicino alla sorella, si era tolta la camicetta e l'aveva gettata poco più in là a terra, i capezzoli turgidi che reagivano al fresco della stanza. Stava accarezzando i capelli di Eleonora con una tenerezza che mi mozzò il fiato. Le sue dita scivolavano tra le ciocche bionde della sorella che ancora dormiva profondamente, ignara dello sguardo che le rivolgevamo.
Giulia si accorse della mia presenza. Non si voltò, continuò a fissare Eleonora. Mi coricai vicino a lei e l'abbracciai da dietro. Giulia, con un sussurro che sembrava un soffio di seta, parlò.
"Papà, guarda come dorme."
Posai una mano suo fianco nudo. La pelle era calda, elastica.
"È un angelo," continuò lei, abbassando la voce per non disturbarne il sonno.
Giulia sospirò, e vidi le sue spalle sollevarsi e abbassarsi lentamente. Era un sospiro triste, melanconico.
"Mi si spezza il cuore a non poterla includere" sussurrò Giulia, continuando a carezzare la testa della sorella. "Sarebbe così bello se potesse partecipare davvero. Se potesse sentire tutto quello che sentiamo noi."
Sentii un fremito risalirmi la schiena. Guardai Eleonora, così piccola nel suo pigiama a orsetti.
"Sai che non possiamo, Giulia. È troppo piccola. Non è pronta per essere scopata."
Giulia rimase in silenzio per qualche istante. La sua mano scese dai capelli, lungo la guancia, poi lungo il collo, fino a fermarsi sul fianco di Eleonora, premendo leggermente contro il tessuto del pigiama. Poi ad un tratto i suoi occhi si spostarono verso di me, e vidi un lampo di sfida, un'idea che prendeva forma.
"Chi ha parlato di scoparla, papà?" chiese con un sorriso appena accennato, quasi impercettibile.
Saggiai la sua espressione, cercando di capire dove volesse andare a parare.
"Cosa intendi?"
Giulia si voltò ulteriormente verso di me in modo da potermi guardare negli occhi. La sua voce divenne più densa, più carica.
"Questa regola... che è troppo piccola... vale solo tra te e lei? Solo per la penetrazione? Giusto?"
Rimasi in silenzio, processando la domanda.
"Sì..." risposi incerto.
"E se fossi io a farlo?" chiese Giulia, abbassando ulteriormente il tono. "Se fossi io a darle piacere? Senza che tu debba fare nulla? Solo io e lei."
Il cuore iniziò a battermi più forte. L'immagine di Giulia, con la sua bellezza dominante e consapevole, che esplorava il corpo innocente di Eleonora, scatenò in me un'ondata di eccitazione violenta. Razionalmente, cercai di trovare un ostacolo. Ma cosa c'era di male in un atto di piacere tra sorelle? L'unica cosa che mi disturbava era quell'immagine infantile di Eleonora che ancora persisteva nella mia mente nonostante la realtà della sua crescita diventasse ogni giorno più evidente. Eleonora aveva già assaggiato il proibito in spiaggia ed era già in grado di ricevere e dare amore.
"Vuoi davvero farlo?" chiesi, la voce leggermente roca.
Giulia mi regalò un sorriso a trentadue denti, un'espressione di pura vittoria. Si sporse e mi diede un bacio appassionato, un bacio che sapeva di promesse e di lussuria, con la lingua che esplorava la mia bocca con urgenza. Quando si staccò, i suoi occhi brillavano.
"Voglio che sappia quanto può essere bello. Voglio essere io a insegnarle."
"Va bene," risposi, sentendo il sangue scorrere più velocemente nelle vene. "Fallo."
Giulia si girò immediatamente verso la sorella. La sua dolcezza tornò in superficie, ma ora era intrisa di un'intenzione diversa. Iniziò a stamparle piccoli baci su tutto il viso, sulle guance, sulla punta del naso, sussurrandole parole dolci, quasi cullanti.
"Hey, bella addormentata... sveglia, piccola mia. Sveglia che c'è una sorpresa per te."
Eleonora emise un piccolo grugnito, stiracchiandosi sotto le coperte. Aprì gli occhi lentamente, sbadigliando e guardando Giulia con un'espressione confusa ma felice.
"Buongiorno..." mormorò Eleonora, la voce ancora impastata dal sonno.
Giulia le sorrise, accarezzandole il mento.
"Ho una sorpresa per te, Ele. Ti ricordi di come papà mi ha fatto provare piacere con la bocca quando eravamo in spiaggia?"
Eleonora sgranò gli occhi. Un rossore immediato le salì alle guance, ma non si ritrasse. Al contrario, un piccolo sorriso di anticipazione apparve sulle sue labbra.
"Sì... mi ricordo."
"E se ti dicessi," continuò Giulia, avvicinando il viso a quello della sorella, "che oggi posso essere io a farlo per te? Che posso usare la mia bocca per farti sentire esattamente le stesse cose che ho provato io?"
Eleonora rimase immobile per un istante, poi si illuminò. Si voltò verso di me, cercando la mia approvazione con uno sguardo speranzoso, quasi infantile.
"Papà? Posso? Posso farlo davvero?"
Annuii lentamente, sentendo l'erezione premere contro i pantaloni.
"Sì, piccola. Puoi."
Eleonora emise un verso di eccitazione, un piccolo gemito soffocato, e si girò di nuovo verso Giulia, pronta.
Giulia non perse tempo. Con un movimento fluido e deciso, salì a cavalcioni su Eleonora, che era distesa a pancia in su sul letto. La posizione era dominante: Giulia sovrastava la sorella, le sue gambe aperte ai lati dei fianchi di lei. Iniziò a baciarla con passione, baci che partirono dalle labbra per poi scendere lungo la mascella e il collo.
Mentre si baciavano, Giulia allungò le mani verso il basso. Con un gesto lento, quasi cerimoniale, afferrò l'orlo del pezzo superiore del pigiama di Eleonora. Si staccò dal bacio per un istante, guardando la sorella negli occhi, e con un colpo deciso sfilò la maglietta, lasciando Eleonora nuda dalla vita in su.
Osservai la scena con un trasporto quasi religioso. I seni di Giulia, pieni e sviluppati, pendevano verso il basso a causa della gravità, sfiorando e toccando i seni immaturi di Eleonora, delicati e rosati. Il contrasto era ipnotico: la maturità che premeva contro l'innocenza, il movimento ritmico di quelle mammelle che si scontravano a ogni bacio, a ogni movimento delle due. Era un'immagine di un erotismo devastante.
Giulia non si fermò. Scivolò più in basso con la mano, sfilandole i pantaloni del pigiama e, infine, le mutandine di cotone. Eleonora era ora completamente nuda sotto di lei, vulnerabile e desiderosa.
Giulia si fermò per un istante, guardando Eleonora dritta negli occhi. C'era un'intensità nel suo sguardo che non avevo mai visto prima, una sorta di orgoglio nel possedere l'attenzione della sorella. Poi, iniziò a scendere. Lentamente. Molto lentamente.
I suoi baci scivolarono sul collo, sul seno, sull'ombelico, finché non arrivò al monte di Venere di Eleonora. Giulia affondò il naso in quel paradiso di radi peli biondi, chiudendo gli occhi e inspirando profondamente. Potevo vedere che ne traeva piacere, che l'odore della sorella la eccitava.
"Senti che profumo che hai, piccola," sussurrò Giulia contro la sua pelle.
Poi, finalmente, posò la bocca sul fiore della sorella.
Eleonora scattò, inarcando la schiena. Un urlo di sorpresa e meraviglia le sfuggì dalle labbra. Giulia iniziò a leccarla con cura, usando la lingua per esplorare ogni piega, ogni millimetro di quel tessuto sensibile. Il suono era udibile nella stanza: un *shlicking* umido, ritmico, il suono della saliva che si mescolava al desiderio.
Dopo pochi minuti, Eleonora iniziò a muovere il bacino, simulando i movimenti di un atto sessuale, spingendo involontariamente il proprio sesso contro la lingua di Giulia. I suoi gemiti erano piccoli, acuti, carichi di una scoperta che la travolgeva.
Io guardavo, immobile, rapito dalla bellezza della scena. Giulia aveva il sedere in alto, la schiena inarcata, mentre il suo viso era completamente immerso tra le gambe della sorella. La vista di quei glutei sodi, della curva dei fianchi, mentre lei si dedicava con tanta passione a Eleonora, mi diede un'idea improvvisa e prepotente.
Mi alzai. Mi posizionai dietro di lei.
Non l'avevo ancora presa a pecorina, e da quella posizione la vista era incredibile. Avevo davanti a me la vagina che avevo amato fin'ora, aperta e pulsante, e accanto, il piccolo orifizio anale, rosa e contratto. Sopra, la schiena liscia di Giulia, la sua nuca che spuntava tra le gambe aperte di Eleonora.
Eleonora sollevò lo sguardo verso di me. I suoi occhi erano lucidi di piacere, una mano stringeva uno dei suoi piccoli seni. Mi vide. Vide l'intenzione nei miei occhi.
Senza avvisare, puntai il pene nell'imboccatura della vagina e la penetrai con un colpo secco, profondo.
Giulia ebbe un sussulto violento. Si staccò bruscamente dal sesso della sorella, sollevandosi e raddrizzando la schiena.
"C... cosa fai?!" urlò, la voce rotta dalla sorpresa.
Non risposi a parole. Le misi una mano sulla nuca, e la spinsi con forza verso il basso, costringendola così a tornare a contatto con il sesso di Eleonora.
"Continua a leccare," le ordinai, la voce bassa e imperativa. "Non smettere."
Poi iniziai a stantufarla. Forte con ritmo crescente.
La stanza venne invasa da un coro di suoni contrastanti. I gemiti di Eleonora, che tornava a godere della stimolazione di Giulia; i versi di Giulia, ora ovattati perché emessi direttamente contro l'intimità della sorella; e il suono ritmico, quasi animale, del mio bacino che sbatteva contro i suoi glutei. *Splat. Splat. Splat.*
La pelle dei suoi fianchi era rossa per l'impatto. Giulia era nell'estasi più totale, di tanto in tanto si staccava dalla sorella per emettere dei gemiti di puro godimento. Ogni volta le davo pochi secondi di respiro per poi respingerla con forza verso la sorella.
Sentii i gemiti di Eleonora salire di tono. Era vicina. Mentre lei raggiungeva l'orgasmo, spingendo il bacino verso l'alto con disperazione, io tenni la testa di Giulia ferma al suo posto. Eleonora ebbe un ultimo sussulto, un grido strozzato, e poi si accasciò stremata sul letto, respirando a fatica.
Inserii le dita tra i capelli di Giulia e anziché spingere, questa volta la tirai a me, liberandola dal contatto con il sesso della sorella. Giulia ne emerse con un profondo respiro e dei gemiti scanditi dal ritmo dei miei colpi.
Usai la mano libera per afferrarle una mammella. La strinsi con forza per provocarle dolore.
Giulia reagì con urla, parole sporche, confessioni di piacere che non riusciva più a contenere.
"Sì... papà... spingi... ancora... oh più forte, Dio, sì!"
La sua voce era roca, carica di lussuria. Volevo portarla ancora più in alto. Le misi un dito in bocca, intimandole di leccarlo. Giulia obbedì immediatamente, avvolgendo il dito con la lingua. I suoi movimenti imitavano il pompino, ero certo non avesse capito cosa avrei fatto di li a poco con quel dito.
"Ti piace leccare uccelli? Vorresti averne uno in bocca ora?"
"Oh... si. Vorrei succhiartelo.. Oh Dio..."
Estrassi il dito dalla sua bocca e, con un movimento rapido e invisibile ai suoi occhi, lo posizionai esattamente sull'imboccatura dell'ano di Giulia.
E poi, con un unico colpo deciso, glielo ficcai dentro.
Giulia emise un urlo che non era più un gemito, ma un grido di pura sorpresa e shock. Il suo corpo tremò visibilmente, un brivido che partì dalla colonna vertebrale e arrivò fino alle dita dei piedi. La sua testa si inclinò verso l'alto.
"Oh mio Dio! Cosa... ahhh!"
L'orgasmo che la travolse fu il più lungo e intenso a cui avessi mai assistito. Iniziò a tremare in modo convulso, le pareti della sua vagina che stringevano il mio pene con una forza quasi dolorosa. Io, con un dito piantato nel suo culo e il pene che continuava a stantufarla con forza, mi lasciai andare. Sentii il piacere esplodere nelle mie viscere, un'onda d'urto che mi svuotò completamente dentro di lei.
Rimanemmo così per diversi minuti, i tre corpi accatastati, sudati, stremati. L'unico suono era il respiro pesante, un ritmo sincopato che riempiva il silenzio della stanza. Giulia ansimava visibilmente, il petto che saliva e scendeva, la pelle ancora lucida di sudore.
Le girai il viso verso di me, piangeva. Lacrime le solcavano il volto ma la sua espressione non era triste o ferita, sembrava sconvolta, come se non capisse cosa le fosse successo. Non avevo potuto baciarla durante il sesso a causa della posizione. La baciai con una passione vorace, una fame che non sembrava placarsi mai. Mentre ci baciavamo, le accarezzavo i seni con delicatezza, quasi a volerla consolare dopo quell'atto così intenso.
Passarono diversi minuti prima che la foga del momento svanisse, lasciando spazio a una strana, densa calma.
Giulia si staccò da me, guardandomi con un'espressione di totale sconcerto, ma anche di profonda curiosità. Aveva smesso di piangere ma sta ancora scossa.
"Papà... è stato... incredibile. Ma perché?" chiese, la voce ancora tremante. "Perché ho reagito così a... a quel dito lì dietro? Non so neanche perché ho pianto"
Sorrisi, accarezzandole la guancia.
"Non mi aspettavo che avessi una reazione così forte, Giulia. Ma è normale. Molte donne scoprono che quella zona è estremamente sensibile."
Giulia sembrava dubbiosa, quasi spaventata dalla propria reazione.
"Ma... si può davvero mettere il pene lì dietro?" chiese, abbassando lo sguardo.
Risi piano, un suono gutturale.
"Sì, certo che si può. Si chiama sesso anale." Continuai "Le prime volte può essere molto doloroso. Richiede pazienza, lubrificazione e fiducia."
Mi avvicinai al suo orecchio, sussurrando per rendere la confessione ancora più intima.
"Tua madre, le prime volte piangeva per il dolore. Ma dopo un po' di pratica, ha iniziato a piacerle tantissimo. Adesso me lo chiede più spesso che il sesso normale."
Giulia rimase in silenzio. Potevo vedere i suoi pensieri scorrere, l'immagine di sua madre che provava piacere in un modo così estremo sembrava stimolarla. La sua espressione cambiò: il dubbio lasciò il posto a una determinazione nuova, un desiderio di esplorazione che non conosceva più limiti.
"Voglio imparare anche quello," disse con fermezza, guardandomi dritto negli occhi. "Voglio che me lo insegni tu."
A destra, Giulia. Respirava con un ritmo regolare, profondo. Indossava ancora quella camicetta bianca senza più un bottone. Il tessuto era scivolato via da un lato, rivelando la curva perfetta dei seni e la pelle ambrata che sembrava brillare nella luce dell'alba. Non portava nient'altro, la sua intimità oscenamente esposta; le sue gambe lunghe e toniche erano intrecciate parzialmente alle mie, un contatto elettrico che mi risvegliò istantaneamente.
A sinistra, Eleonora. Sembrava quasi un'immagine di purezza in contrasto netto con la sorella. Dormiva rannicchiata, avvolta nel suo pigiama con gli orsetti, un indumento che accentuava la sua fragilità, la sua natura ancora acerba. Era così piccola, così dolce, eppure faceva parte del nostro cerchio proibito.
Mi alzai in silenzio, sentendo il fresco del pavimento sotto i piedi. Andai in bagno, mi sciacquai il viso con acqua gelida e fissai lo specchio. I miei occhi erano quelli di un uomo che aveva varcato un confine senza ritorno, e non provavo alcun rimpianto. Solo una fame vorace.
Quando tornai in camera trovai Giulia sveglia. Si era spostata vicino alla sorella, si era tolta la camicetta e l'aveva gettata poco più in là a terra, i capezzoli turgidi che reagivano al fresco della stanza. Stava accarezzando i capelli di Eleonora con una tenerezza che mi mozzò il fiato. Le sue dita scivolavano tra le ciocche bionde della sorella che ancora dormiva profondamente, ignara dello sguardo che le rivolgevamo.
Giulia si accorse della mia presenza. Non si voltò, continuò a fissare Eleonora. Mi coricai vicino a lei e l'abbracciai da dietro. Giulia, con un sussurro che sembrava un soffio di seta, parlò.
"Papà, guarda come dorme."
Posai una mano suo fianco nudo. La pelle era calda, elastica.
"È un angelo," continuò lei, abbassando la voce per non disturbarne il sonno.
Giulia sospirò, e vidi le sue spalle sollevarsi e abbassarsi lentamente. Era un sospiro triste, melanconico.
"Mi si spezza il cuore a non poterla includere" sussurrò Giulia, continuando a carezzare la testa della sorella. "Sarebbe così bello se potesse partecipare davvero. Se potesse sentire tutto quello che sentiamo noi."
Sentii un fremito risalirmi la schiena. Guardai Eleonora, così piccola nel suo pigiama a orsetti.
"Sai che non possiamo, Giulia. È troppo piccola. Non è pronta per essere scopata."
Giulia rimase in silenzio per qualche istante. La sua mano scese dai capelli, lungo la guancia, poi lungo il collo, fino a fermarsi sul fianco di Eleonora, premendo leggermente contro il tessuto del pigiama. Poi ad un tratto i suoi occhi si spostarono verso di me, e vidi un lampo di sfida, un'idea che prendeva forma.
"Chi ha parlato di scoparla, papà?" chiese con un sorriso appena accennato, quasi impercettibile.
Saggiai la sua espressione, cercando di capire dove volesse andare a parare.
"Cosa intendi?"
Giulia si voltò ulteriormente verso di me in modo da potermi guardare negli occhi. La sua voce divenne più densa, più carica.
"Questa regola... che è troppo piccola... vale solo tra te e lei? Solo per la penetrazione? Giusto?"
Rimasi in silenzio, processando la domanda.
"Sì..." risposi incerto.
"E se fossi io a farlo?" chiese Giulia, abbassando ulteriormente il tono. "Se fossi io a darle piacere? Senza che tu debba fare nulla? Solo io e lei."
Il cuore iniziò a battermi più forte. L'immagine di Giulia, con la sua bellezza dominante e consapevole, che esplorava il corpo innocente di Eleonora, scatenò in me un'ondata di eccitazione violenta. Razionalmente, cercai di trovare un ostacolo. Ma cosa c'era di male in un atto di piacere tra sorelle? L'unica cosa che mi disturbava era quell'immagine infantile di Eleonora che ancora persisteva nella mia mente nonostante la realtà della sua crescita diventasse ogni giorno più evidente. Eleonora aveva già assaggiato il proibito in spiaggia ed era già in grado di ricevere e dare amore.
"Vuoi davvero farlo?" chiesi, la voce leggermente roca.
Giulia mi regalò un sorriso a trentadue denti, un'espressione di pura vittoria. Si sporse e mi diede un bacio appassionato, un bacio che sapeva di promesse e di lussuria, con la lingua che esplorava la mia bocca con urgenza. Quando si staccò, i suoi occhi brillavano.
"Voglio che sappia quanto può essere bello. Voglio essere io a insegnarle."
"Va bene," risposi, sentendo il sangue scorrere più velocemente nelle vene. "Fallo."
Giulia si girò immediatamente verso la sorella. La sua dolcezza tornò in superficie, ma ora era intrisa di un'intenzione diversa. Iniziò a stamparle piccoli baci su tutto il viso, sulle guance, sulla punta del naso, sussurrandole parole dolci, quasi cullanti.
"Hey, bella addormentata... sveglia, piccola mia. Sveglia che c'è una sorpresa per te."
Eleonora emise un piccolo grugnito, stiracchiandosi sotto le coperte. Aprì gli occhi lentamente, sbadigliando e guardando Giulia con un'espressione confusa ma felice.
"Buongiorno..." mormorò Eleonora, la voce ancora impastata dal sonno.
Giulia le sorrise, accarezzandole il mento.
"Ho una sorpresa per te, Ele. Ti ricordi di come papà mi ha fatto provare piacere con la bocca quando eravamo in spiaggia?"
Eleonora sgranò gli occhi. Un rossore immediato le salì alle guance, ma non si ritrasse. Al contrario, un piccolo sorriso di anticipazione apparve sulle sue labbra.
"Sì... mi ricordo."
"E se ti dicessi," continuò Giulia, avvicinando il viso a quello della sorella, "che oggi posso essere io a farlo per te? Che posso usare la mia bocca per farti sentire esattamente le stesse cose che ho provato io?"
Eleonora rimase immobile per un istante, poi si illuminò. Si voltò verso di me, cercando la mia approvazione con uno sguardo speranzoso, quasi infantile.
"Papà? Posso? Posso farlo davvero?"
Annuii lentamente, sentendo l'erezione premere contro i pantaloni.
"Sì, piccola. Puoi."
Eleonora emise un verso di eccitazione, un piccolo gemito soffocato, e si girò di nuovo verso Giulia, pronta.
Giulia non perse tempo. Con un movimento fluido e deciso, salì a cavalcioni su Eleonora, che era distesa a pancia in su sul letto. La posizione era dominante: Giulia sovrastava la sorella, le sue gambe aperte ai lati dei fianchi di lei. Iniziò a baciarla con passione, baci che partirono dalle labbra per poi scendere lungo la mascella e il collo.
Mentre si baciavano, Giulia allungò le mani verso il basso. Con un gesto lento, quasi cerimoniale, afferrò l'orlo del pezzo superiore del pigiama di Eleonora. Si staccò dal bacio per un istante, guardando la sorella negli occhi, e con un colpo deciso sfilò la maglietta, lasciando Eleonora nuda dalla vita in su.
Osservai la scena con un trasporto quasi religioso. I seni di Giulia, pieni e sviluppati, pendevano verso il basso a causa della gravità, sfiorando e toccando i seni immaturi di Eleonora, delicati e rosati. Il contrasto era ipnotico: la maturità che premeva contro l'innocenza, il movimento ritmico di quelle mammelle che si scontravano a ogni bacio, a ogni movimento delle due. Era un'immagine di un erotismo devastante.
Giulia non si fermò. Scivolò più in basso con la mano, sfilandole i pantaloni del pigiama e, infine, le mutandine di cotone. Eleonora era ora completamente nuda sotto di lei, vulnerabile e desiderosa.
Giulia si fermò per un istante, guardando Eleonora dritta negli occhi. C'era un'intensità nel suo sguardo che non avevo mai visto prima, una sorta di orgoglio nel possedere l'attenzione della sorella. Poi, iniziò a scendere. Lentamente. Molto lentamente.
I suoi baci scivolarono sul collo, sul seno, sull'ombelico, finché non arrivò al monte di Venere di Eleonora. Giulia affondò il naso in quel paradiso di radi peli biondi, chiudendo gli occhi e inspirando profondamente. Potevo vedere che ne traeva piacere, che l'odore della sorella la eccitava.
"Senti che profumo che hai, piccola," sussurrò Giulia contro la sua pelle.
Poi, finalmente, posò la bocca sul fiore della sorella.
Eleonora scattò, inarcando la schiena. Un urlo di sorpresa e meraviglia le sfuggì dalle labbra. Giulia iniziò a leccarla con cura, usando la lingua per esplorare ogni piega, ogni millimetro di quel tessuto sensibile. Il suono era udibile nella stanza: un *shlicking* umido, ritmico, il suono della saliva che si mescolava al desiderio.
Dopo pochi minuti, Eleonora iniziò a muovere il bacino, simulando i movimenti di un atto sessuale, spingendo involontariamente il proprio sesso contro la lingua di Giulia. I suoi gemiti erano piccoli, acuti, carichi di una scoperta che la travolgeva.
Io guardavo, immobile, rapito dalla bellezza della scena. Giulia aveva il sedere in alto, la schiena inarcata, mentre il suo viso era completamente immerso tra le gambe della sorella. La vista di quei glutei sodi, della curva dei fianchi, mentre lei si dedicava con tanta passione a Eleonora, mi diede un'idea improvvisa e prepotente.
Mi alzai. Mi posizionai dietro di lei.
Non l'avevo ancora presa a pecorina, e da quella posizione la vista era incredibile. Avevo davanti a me la vagina che avevo amato fin'ora, aperta e pulsante, e accanto, il piccolo orifizio anale, rosa e contratto. Sopra, la schiena liscia di Giulia, la sua nuca che spuntava tra le gambe aperte di Eleonora.
Eleonora sollevò lo sguardo verso di me. I suoi occhi erano lucidi di piacere, una mano stringeva uno dei suoi piccoli seni. Mi vide. Vide l'intenzione nei miei occhi.
Senza avvisare, puntai il pene nell'imboccatura della vagina e la penetrai con un colpo secco, profondo.
Giulia ebbe un sussulto violento. Si staccò bruscamente dal sesso della sorella, sollevandosi e raddrizzando la schiena.
"C... cosa fai?!" urlò, la voce rotta dalla sorpresa.
Non risposi a parole. Le misi una mano sulla nuca, e la spinsi con forza verso il basso, costringendola così a tornare a contatto con il sesso di Eleonora.
"Continua a leccare," le ordinai, la voce bassa e imperativa. "Non smettere."
Poi iniziai a stantufarla. Forte con ritmo crescente.
La stanza venne invasa da un coro di suoni contrastanti. I gemiti di Eleonora, che tornava a godere della stimolazione di Giulia; i versi di Giulia, ora ovattati perché emessi direttamente contro l'intimità della sorella; e il suono ritmico, quasi animale, del mio bacino che sbatteva contro i suoi glutei. *Splat. Splat. Splat.*
La pelle dei suoi fianchi era rossa per l'impatto. Giulia era nell'estasi più totale, di tanto in tanto si staccava dalla sorella per emettere dei gemiti di puro godimento. Ogni volta le davo pochi secondi di respiro per poi respingerla con forza verso la sorella.
Sentii i gemiti di Eleonora salire di tono. Era vicina. Mentre lei raggiungeva l'orgasmo, spingendo il bacino verso l'alto con disperazione, io tenni la testa di Giulia ferma al suo posto. Eleonora ebbe un ultimo sussulto, un grido strozzato, e poi si accasciò stremata sul letto, respirando a fatica.
Inserii le dita tra i capelli di Giulia e anziché spingere, questa volta la tirai a me, liberandola dal contatto con il sesso della sorella. Giulia ne emerse con un profondo respiro e dei gemiti scanditi dal ritmo dei miei colpi.
Usai la mano libera per afferrarle una mammella. La strinsi con forza per provocarle dolore.
Giulia reagì con urla, parole sporche, confessioni di piacere che non riusciva più a contenere.
"Sì... papà... spingi... ancora... oh più forte, Dio, sì!"
La sua voce era roca, carica di lussuria. Volevo portarla ancora più in alto. Le misi un dito in bocca, intimandole di leccarlo. Giulia obbedì immediatamente, avvolgendo il dito con la lingua. I suoi movimenti imitavano il pompino, ero certo non avesse capito cosa avrei fatto di li a poco con quel dito.
"Ti piace leccare uccelli? Vorresti averne uno in bocca ora?"
"Oh... si. Vorrei succhiartelo.. Oh Dio..."
Estrassi il dito dalla sua bocca e, con un movimento rapido e invisibile ai suoi occhi, lo posizionai esattamente sull'imboccatura dell'ano di Giulia.
E poi, con un unico colpo deciso, glielo ficcai dentro.
Giulia emise un urlo che non era più un gemito, ma un grido di pura sorpresa e shock. Il suo corpo tremò visibilmente, un brivido che partì dalla colonna vertebrale e arrivò fino alle dita dei piedi. La sua testa si inclinò verso l'alto.
"Oh mio Dio! Cosa... ahhh!"
L'orgasmo che la travolse fu il più lungo e intenso a cui avessi mai assistito. Iniziò a tremare in modo convulso, le pareti della sua vagina che stringevano il mio pene con una forza quasi dolorosa. Io, con un dito piantato nel suo culo e il pene che continuava a stantufarla con forza, mi lasciai andare. Sentii il piacere esplodere nelle mie viscere, un'onda d'urto che mi svuotò completamente dentro di lei.
Rimanemmo così per diversi minuti, i tre corpi accatastati, sudati, stremati. L'unico suono era il respiro pesante, un ritmo sincopato che riempiva il silenzio della stanza. Giulia ansimava visibilmente, il petto che saliva e scendeva, la pelle ancora lucida di sudore.
Le girai il viso verso di me, piangeva. Lacrime le solcavano il volto ma la sua espressione non era triste o ferita, sembrava sconvolta, come se non capisse cosa le fosse successo. Non avevo potuto baciarla durante il sesso a causa della posizione. La baciai con una passione vorace, una fame che non sembrava placarsi mai. Mentre ci baciavamo, le accarezzavo i seni con delicatezza, quasi a volerla consolare dopo quell'atto così intenso.
Passarono diversi minuti prima che la foga del momento svanisse, lasciando spazio a una strana, densa calma.
Giulia si staccò da me, guardandomi con un'espressione di totale sconcerto, ma anche di profonda curiosità. Aveva smesso di piangere ma sta ancora scossa.
"Papà... è stato... incredibile. Ma perché?" chiese, la voce ancora tremante. "Perché ho reagito così a... a quel dito lì dietro? Non so neanche perché ho pianto"
Sorrisi, accarezzandole la guancia.
"Non mi aspettavo che avessi una reazione così forte, Giulia. Ma è normale. Molte donne scoprono che quella zona è estremamente sensibile."
Giulia sembrava dubbiosa, quasi spaventata dalla propria reazione.
"Ma... si può davvero mettere il pene lì dietro?" chiese, abbassando lo sguardo.
Risi piano, un suono gutturale.
"Sì, certo che si può. Si chiama sesso anale." Continuai "Le prime volte può essere molto doloroso. Richiede pazienza, lubrificazione e fiducia."
Mi avvicinai al suo orecchio, sussurrando per rendere la confessione ancora più intima.
"Tua madre, le prime volte piangeva per il dolore. Ma dopo un po' di pratica, ha iniziato a piacerle tantissimo. Adesso me lo chiede più spesso che il sesso normale."
Giulia rimase in silenzio. Potevo vedere i suoi pensieri scorrere, l'immagine di sua madre che provava piacere in un modo così estremo sembrava stimolarla. La sua espressione cambiò: il dubbio lasciò il posto a una determinazione nuova, un desiderio di esplorazione che non conosceva più limiti.
"Voglio imparare anche quello," disse con fermezza, guardandomi dritto negli occhi. "Voglio che me lo insegni tu."
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