In spiaggia con le mie figlie - 3 Complicità
scritto il 2026-11-01 tempo di lettura 14 min
di
Helium5
genere
Etero, Incesti, Masturbazione
cura
A−
Quella notte l'aria nella stanza d'hotel era una coperta umida, pesante, che sapeva di aria condizionata stanca e gelsomino. Erica dormiva in un sonno agitato, mentre io fissavo il soffitto, sentendo ancora il fantasma del calore di quella bocca e il tocco di quella pelle di seta. Il ricordo di Giulia, nuda sotto il sole della Sardegna, pulsava nelle mie tempie come un tamburo.
Quando Erica si svegliò e mi cercò tra le lenzuola, non vidi mia moglie. Vidi i capelli scuri di mia figlia che ricadevano sulle spalle, vidi quel seno giovane che aveva sfidato ogni mia difesa. La presi con una voglia che non ricordavo di possedere. Non era amore, era un tentativo disperato di esorcizzare un desiderio che mi stava divorando vivo.
Spingevo il mio corpo contro il suo con una passione travolgente, i respiri corti, i muscoli tesi. Ogni volta che chiudevo gli occhi, l'immagine di Erica svaniva, sostituita dalla visione di Giulia che mi guardava dal basso con la bocca piena di me. Immaginavo di affondare in lei, di sentire quella carne giovane e tesa accogliermi, di sentire il suo respiro mozzato contro il mio collo. Più Erica gemeva, più io mi perdevo nel delirio di mia figlia. Era un tradimento della mente, un peccato invisibile che rendeva ogni spinta più urgente, ogni contatto più elettrico.
Il mattino seguente, la luce tornò a colpire con la forza di un martello. Tornammo alla spiaggia dell'hotel, quella frequentata, dove il caos di ombrelloni colorati e grida di bambini formava un muro di normalità che mi faceva sentire come un impostore.
Erica si sistemò subito sotto l'ombrellone, immergendosi nel suo libro. Io rimasi a guardare.
Giulia ed Eleonora correvano verso l'acqua. Giulia indossava il solito costume rosso che ne esaltava le curve; ogni suo passo era una danza che attirava gli sguardi degli uomini come un magnete. Notai subito un gruppo di ragazzi, forse venticinque anni, seduti a pochi metri da noi. Erano sei, abbronzati, con l'aria di chi possiede il mondo. Non smettevano di guardarla.
Sentii i loro discorsi, parole spezzate dal vento e dai rumori della spiaggia. "Guarda che gnocca..." "Questa è da sogno!"
Mentre Giulia gli passava vicina, con un volume di voce decisamente più alto, un ragazzo biondo disse "Quella vuole il cazzo.."
Le parole arrivarono come schegge. Vidi Giulia accorgersi dell'attenzione. Un'ombra di soggezione attraversò il suo volto. Abbassò lo sguardo, accelerando il passo verso il mare, quasi volesse scappare da quegli occhi che la spogliavano con insistenza.
Sentii una rabbia sorda salirmi dallo stomaco. Mi alzai e andai verso di loro. Rivolgendomi al biondo dissi "Hei ragazzino, se non sai contenerti vai a farti una doccia fredda".
Il ragazzo mi guardò in silenzio con un sorriso beffardo mentre gli altri cinque, stranamente ammutolirono. La reazione dei suoi amici mi turbò, c'era qualcosa di sbagliato. Comunque non gli diedi peso, era poco più che ragazzo, mi girai e mi incamminai verso il mare in direzione delle mie figlie.
In acqua, le ragazze giocavano con una palla colorata. L'atmosfera era allegra, ma la concitazione del gioco divenne presto troppa. In un movimento brusco, Giulia cercò di intercettare la palla e, senza accorgersene, colpì Eleonora con una gomitata in pieno viso.
Il suono del colpo fu secco. Eleonora rimase immobile per un istante, poi esplose in un pianto fragoroso, portandosi le mani alla guancia arrossata.
"Scusa! Oh no, scusa, Ele!" urlò Giulia mortificata.
Eleonora, con i lacrimoni che le rigavano il volto, non accettò le scuse. Si girò e corse verso la spiaggia, chiamando la mamma.
Sapevo che Erica avrebbe gestito la situazione con le solite coccole. Rimasi a galla, osservando Giulia. Era lì, ferma, con l'acqua alle ginocchia, l'espressione tra il colpevole e l'imbarazzato. Mi avvicinai a lei, sentendo l'acqua fresca che accarezzava i miei fianchi.
"Vuoi andare dove l'acqua è più alta?" le chiesi, la voce bassa.
Lei annuì senza parlare. Nuotammo insieme, allontanandoci dalla riva, superando la zona dove la gente giocava, finché non raggiungemmo un punto in cui l'acqua ci arrivava alle spalle. Eravamo isolati in una bolla di silenzio, circondati dall'infinito del Mediterraneo. La spiaggia era lontana e vicino a noi non c'erano bagnanti.
"Hai sentito quei ragazzi sulla spiaggia?" iniziai, guardandola dritto negli occhi.
Giulia sospirò, spostando un ciuffo di capelli bagnati dal viso. "Sì. Mi mettono a disagio."
"Perché?"
"Non lo so. Mi fissano e credo ridano di me."
Mi avvicinai a lei, riducendo la distanza tra i nostri corpi sotto la superficie dell'acqua. Potevo sentire il calore che emanava, nonostante l'acqua fredda.
"Giulia, ascoltami bene. Quegli sguardi non sono giudizi. Sono desideri. Tu hai un potere che non immagini nemmeno. Quelli lì fanno i gradassi, ridono tra di loro, ma se tu glielo chiedessi, si inginocchierebbero ai tuoi piedi. Farebbero qualsiasi cosa solo per un tuo sorriso, solo per sperare di entrare nelle tue grazie."
Lei mi guardò, sorpresa. "Davvero?"
"Sì. Non abbassare mai lo sguardo. Non sentirti vittima della tua bellezza. Sii fiera di ciò che sei. Tu sei la regina di quella spiaggia, anche se non lo sai."
Giulia rimase in silenzio per qualche istante. Un sorriso timido, quasi malizioso, iniziò a formarsi sulle sue labbra.
"Questo vale per tutti gli uomini?" chiese, con un tono che mi fece mancare il respiro. "Anche per te? Posso chiedere a te qualsiasi cosa, come a quei ragazzi?"
Il cuore mi diede un colpo violento contro le costole. Ero colto alla sprovvista, ma il desiderio che avevo coltivato per giorni esplose in un unico istante.
"Ciò che è accaduto ieri ne è la prova" risposi, la voce che diventava roca.
Giulia arrossì immediatamente. Il rosso si diffuse dalle guance fino al collo, scomparendo poi nell'acqua cristallina.
"È stato... davvero così bello?" mormorò. "O stai fingendo perché sei mio padre e vuoi che mi senta bene?"
Mi avvicinai ancora, quasi a toccare la sua pelle.
"Giulia, non ho mai mentito su questo. Il tuo corpo è una meraviglia. E quello che hai fatto con la bocca.. è stato l'evento più erotico della mia vita. Vederti lì, con il tuo visino angelico mentre divoravi il mio cazzo... non riesco a togliermi quell'immagine dalla testa. Mi hai fatto impazzire..." poi per sdrammatizzare aggiunsi "Credo di essere quasi morto ieri, sono sicuro che l'infarto era vicinissimo!".
Lei sorrise "Che scemo che sei.." Appareva sollevata e contenta.
"Mi piace quando dici quelle cose" sussurrò. "Sei il mio papà e ti voglio bene. Tu hai il permesso di toccarmi il seno ogni volta che vuoi. Anzi... vorrei che lo facessi."
Il mondo intorno a noi scomparve. Non esisteva più la spiaggia, non esisteva più Erica, non esisteva più Eleonora. C'eravamo solo noi due, sospesi tra il blu del cielo e quello del mare.
Guardandola fissa le chiesi "Giulia, tu che esperienze hai avuto con l'altro sesso? A parte ieri ovviamente"
Giulia, arrossì subito ma disse "Niente di serio papà, qualche bacio... Due mesi fa un ragazzo mi ha toccato le tette, e ha usato anche la bocca, è stato piacevole.."
Mentre parlava, senza staccare lo sguardo da lei, avvicinai la mia mano sott'acqua. Quando le mie dita incontrarono la curva del suo seno, sentii un brivido elettrico attraversarmi il braccio. Giulia ebbe un fremito.
La palpeggiavo con lentezza, esplorando la pienezza di quella carne. Sotto l'acqua, il contatto era amplificato. Massaggiavo la base del seno, sollevandolo, sentendo la densità perfetta di quella giovane ghiandola. I miei pollici trovarono i capezzoli, che reagirono istantaneamente, indurendosi sotto la pressione delle mie dita.
"E lì sotto? Ti sei mai fatta toccare lì?" Chiesi mentre continuavo il massaggio.
Giulia emise un piccolo gemito, un suono soffocato che si perse nel rumore delle onde.
"No, li mai.." Si abbandonò al mio tocco, lasciando che la mia mano esplorasse ogni millimetro di quella perfezione. Io ero estasiato. La sensazione di possederla in quel luogo, a vista ma comunque nascosto agli occhi del mondo, rendeva l'atto ancora più proibito e eccitante.
"Sei stupenda, Giulia..." mormorai.
"Sento... sento che mi piace" rispose lei, con il respiro che accelerava.
"Non posso usare la bocca qui, non ora" le dissi, mentre continuavo a strizzare i suoi capezzoli con un ritmo ipnotico. "Saremmo troppo esposti. Ma posso fare qualcosa di meglio."
Spostai l'altra mano più in basso. Scivolai lungo il ventre liscio fino a raggiungere il bordo del costume. Il tessuto sintetico era bagnato, aderente, quasi una seconda pelle. Premetti il palmo della mano contro il suo sesso, sentendo il calore che emanava nonostante l'acqua.
"Ti sei mai masturbata, Giulia?" chiesi, iniziando a esercitare una pressione circolare.
Lei esitò, guardando verso la riva per assicurarsi che nessuno ci stesse osservando. "Sì... ogni tanto. In camera mia... È un male? A volte mi sento in colpa."
"Non c'è nulla di male nell'esplorare il proprio corpo" risposi, intensificando il massaggio. "Posso toccarti lì?"
Il respiro di Giulia era ormai un ansimare ritmico. L'eccitazione per il massaggio al seno l'aveva già portata sull'orlo.
"Sì... per favore, papà. Fallo."
Con un movimento fluido, infilai le dita sotto il tessuto del costume. Il contatto fu immediato e travolgente. La mia mano incontrò prima la folta peluria scura, un boschetto morbido e bagnato che proteggeva il suo segreto. Scivolai più a fondo, cercando il centro del suo piacere.
Quando le mie dita trovarono l'ingresso, Giulia sussultò, quasi affogando per la sorpresa. Era incredibilmente calda, lubrificata da un desiderio che non riusciva più a contenere. Inserii un dito con un colpo deciso, spingendolo in profondità.
"Oh... Dio..." ansimò lei mettendomi un braccio sulle spalle per sorreggersi.
I suoi versi erano bassi, sussurrati, pieni di un apprezzamento viscerale. Iniziai un movimento ritmico, un va e vieni che faceva scricchiolare l'acqua tra le mie dita e la sua carne. Lentamente provai ad aumentare il numero di dita e subito Giulia mostrò di apprezzare. Potevo sentire le pareti della sua vagina stringersi attorno a me, pulsando a ogni spinta.
Accelerai il ritmo. Le mie dita lavoravano con precisione, cercando il punto esatto che la faceva tremare. Giulia si aggrappò alle mie spalle, le unghie che scavavano nella mia pelle, la sua testa vicino al mio collo.
"Sì... così... proprio lì!" sussurrò, quasi in un grido soffocato.
Sentii l'onda d'urto arrivare. Il suo corpo si irrigidì, i muscoli della coscia che si contraevano con forza. Giulia ebbe un orgasmo violento, un trasporto che la lasciò senza fiato. Non urlò, riuscendo a trattenere l'estasi, ma tremò visibilmente per vari secondi.
Esausta, si accasciò ancora di più contro di me, abbracciandomi. Per chiunque stesse guardando dalla lontana spiaggia, eravamo solo un padre e una figlia che si abbracciavano in un momento di affetto. Nessuno poteva immaginare che in quel preciso istante io avessi ancora tre dita piantate profondamente nella sua figa.
Restammo così per qualche minuto, i cuori che battevano all'unisono. Il silenzio tornò a regnare, rotto solo dallo sciacquio dell'acqua.
Giulia sollevò la testa, un sorriso malizioso che le illuminava il viso.
"Sai, papà... ora potresti anche togliere le dita da dentro di me. Credo che non siano più necessarie."
Risi, sentendo un calore intenso irradiarsi dal mio basso ventre. "Mi piacciono esattamente lì dove sono."
Giulia ridacchiò, ma poi il suo corpo si spostò. Sentì l'erezione del mio membro, che premeva contro il tessuto del mio costume come un pilastro di ferro.
"È tornato a crescere" osservò con curiosità. "Se vuoi... puoi sostituire le dita con il tuo coso."
Le parole mi colpirono come una scossa elettrica. L'idea di possederla lì, in pieno mare, era una tentazione quasi insostenibile. Il mio pene era così vicino, bastava pochissimo per entrare in lei. Ma guardai la riva. Eravamo lontani, sì, ma un rapporto completo avrebbe richiesto movimenti troppo evidenti. Il rischio di essere scoperti era troppo alto.
"Non possiamo, Giulia. Sarebbe troppo ovvio. Ci faremmo notare" risposi, nonostante il desiderio che mi strappava le viscere. "Magari un'altra volta. In un posto più sicuro."
Giulia sembrò un po' delusa. Si accasciò nuovamente tra le mie braccia. Dopo qualche secondo di pace sentii la sua mano sott'acqua afferrare un lembo del mio costume e trascinarlo verso il basso. Il mio membrò si liberò dalla stretta del costume solo per essere riafferrato saldamente dalla sua mano.
Trasalii. Sentii la sua pelle calda avvolgere la mia carne tesa. Iniziò a muovere la mano con regolarità, una sega sott'acqua che mi portò velocemente sull'orlo del precipizio.
"Avrei preferito farlo con la bocca" mi sussurrò all'orecchio, il suo fiato caldo che mi faceva fremere. "Ma data la situazione... non posso. Mi dispiace solo che non potrò sentire il tuo sapore..."
Quelle parole furono la scintilla finale. L'immagine di lei che voleva succhiarmi, il rimpianto di quel sapore che non avrebbe potuto avere, mi spinse oltre ogni limite. Sentii il sangue pompare violentemente, la sensazione di trasgressione e proibito quasi dolorosa.
Con un ultimo, potente sussulto, raggiunsi l'orgasmo. Mi scaricai con infinito sollievo nell'acqua salata del mare, con le sue dita ancorate saldamente alla mia asta. Rimasi immobile per qualche istante, respirando a fatica, mentre Giulia continuava a accarezzarmi con dolcezza.
Eravamo ancora abbracciati, in quella bolla di dolce segretezza, quando all'improvviso un grido giocoso squarciò il silenzio.
"Sorpresa!"
Eleonora mi afferrò le spalle come a volerci salire sopra.
Il suo arrivo ci colse completamente alla sprovvista. Giulia e io ci separammo con un movimento brusco. Nel panico, cercammo di risistemarci i costumi in un caos di frasi a metà e gesti nervosi.
Eleonora era giovane ma non stupida. Aveva visto chiaramente che Giulia aveva un seno che spuntava dalla coppa del bikini e aveva notato il mio gesto per tirare su il costume.
"Cosa... cosa stavate facendo?" chiese Eleonora. Il tono della sua voce era accusatorio e pieno di sospetto.
"Nulla, tesoro! Stavamo solo... parlando" risposi, con la voce che tremava.
"Solo parlando?" Eleonora incrociò le braccia, guardandoci con un'espressione che ricordava terribilmente quella di Erica. "Ho visto che Giulia aveva una tetta di fuori. E ho capito che avevi il costume abbassato."
Il silenzio che seguì fu asfissiante. Io rimasi paralizzato, lo shock che mi bloccava ogni parola.
Eleonora fece un passo avanti, l'espressione ora severa. "Se non siete sinceri... dico tutto alla mamma."
Il ricatto era esplicito. Giulia, però, reagì più velocemente di me. Prese un respiro profondo, raddrizzò la schiena e guardò la sorella minore con una calma che mi stupì.
"Ele, è iniziato tutto ieri in quella spiaggia dove non sei voluta venire... papà mi ha aiutata a conoscere meglio il mio corpo" disse con voce esitante "..e ora mi stava mostrando come funzionano certe cose da adulti."
Eleonora ascoltava la storia interesse.
Poi Giulia aggiunse "Lascia stare, tu sei troppo piccola per queste cose."
Su quelle parole l'espressione sul viso di Eleonora cambiò all'istante, divenne severa e riconobbi nel suo sguardo gelosia, sfida e determinazione.
"Non sono troppo piccola, voglio partecipare anch'io!" disse in tono capriccioso. Poi rivolgendosi a me "Perché lei lo impara e io no? Voglio che spieghi queste cose anche a me altrimenti farò la spia."
Giulia, con la sua provocazione, aveva complicato di molto la situazione.
Presi la parola "Eleonora, amore, certo che puoi partecipare anche tu. Però adesso non si può, il tuo papà deve uscire dall'acqua per fare una telefonata. Ti prometto che nei prossimi giorni ti coinvolgeremo di più, ok?"
Eleonora aveva ancora il viso imbronciato per via delle parole della sorella ma ubbidiente accettò il compromesso.
Tornai verso la spiaggia con movimenti placidi e sguardo assente. Nella mia testa un uragano di pensieri mi aveva assalito e tra tutti una domanda spiccava più delle altre: "E ora come cazzo esco da questa situazione?".
Quando Erica si svegliò e mi cercò tra le lenzuola, non vidi mia moglie. Vidi i capelli scuri di mia figlia che ricadevano sulle spalle, vidi quel seno giovane che aveva sfidato ogni mia difesa. La presi con una voglia che non ricordavo di possedere. Non era amore, era un tentativo disperato di esorcizzare un desiderio che mi stava divorando vivo.
Spingevo il mio corpo contro il suo con una passione travolgente, i respiri corti, i muscoli tesi. Ogni volta che chiudevo gli occhi, l'immagine di Erica svaniva, sostituita dalla visione di Giulia che mi guardava dal basso con la bocca piena di me. Immaginavo di affondare in lei, di sentire quella carne giovane e tesa accogliermi, di sentire il suo respiro mozzato contro il mio collo. Più Erica gemeva, più io mi perdevo nel delirio di mia figlia. Era un tradimento della mente, un peccato invisibile che rendeva ogni spinta più urgente, ogni contatto più elettrico.
Il mattino seguente, la luce tornò a colpire con la forza di un martello. Tornammo alla spiaggia dell'hotel, quella frequentata, dove il caos di ombrelloni colorati e grida di bambini formava un muro di normalità che mi faceva sentire come un impostore.
Erica si sistemò subito sotto l'ombrellone, immergendosi nel suo libro. Io rimasi a guardare.
Giulia ed Eleonora correvano verso l'acqua. Giulia indossava il solito costume rosso che ne esaltava le curve; ogni suo passo era una danza che attirava gli sguardi degli uomini come un magnete. Notai subito un gruppo di ragazzi, forse venticinque anni, seduti a pochi metri da noi. Erano sei, abbronzati, con l'aria di chi possiede il mondo. Non smettevano di guardarla.
Sentii i loro discorsi, parole spezzate dal vento e dai rumori della spiaggia. "Guarda che gnocca..." "Questa è da sogno!"
Mentre Giulia gli passava vicina, con un volume di voce decisamente più alto, un ragazzo biondo disse "Quella vuole il cazzo.."
Le parole arrivarono come schegge. Vidi Giulia accorgersi dell'attenzione. Un'ombra di soggezione attraversò il suo volto. Abbassò lo sguardo, accelerando il passo verso il mare, quasi volesse scappare da quegli occhi che la spogliavano con insistenza.
Sentii una rabbia sorda salirmi dallo stomaco. Mi alzai e andai verso di loro. Rivolgendomi al biondo dissi "Hei ragazzino, se non sai contenerti vai a farti una doccia fredda".
Il ragazzo mi guardò in silenzio con un sorriso beffardo mentre gli altri cinque, stranamente ammutolirono. La reazione dei suoi amici mi turbò, c'era qualcosa di sbagliato. Comunque non gli diedi peso, era poco più che ragazzo, mi girai e mi incamminai verso il mare in direzione delle mie figlie.
In acqua, le ragazze giocavano con una palla colorata. L'atmosfera era allegra, ma la concitazione del gioco divenne presto troppa. In un movimento brusco, Giulia cercò di intercettare la palla e, senza accorgersene, colpì Eleonora con una gomitata in pieno viso.
Il suono del colpo fu secco. Eleonora rimase immobile per un istante, poi esplose in un pianto fragoroso, portandosi le mani alla guancia arrossata.
"Scusa! Oh no, scusa, Ele!" urlò Giulia mortificata.
Eleonora, con i lacrimoni che le rigavano il volto, non accettò le scuse. Si girò e corse verso la spiaggia, chiamando la mamma.
Sapevo che Erica avrebbe gestito la situazione con le solite coccole. Rimasi a galla, osservando Giulia. Era lì, ferma, con l'acqua alle ginocchia, l'espressione tra il colpevole e l'imbarazzato. Mi avvicinai a lei, sentendo l'acqua fresca che accarezzava i miei fianchi.
"Vuoi andare dove l'acqua è più alta?" le chiesi, la voce bassa.
Lei annuì senza parlare. Nuotammo insieme, allontanandoci dalla riva, superando la zona dove la gente giocava, finché non raggiungemmo un punto in cui l'acqua ci arrivava alle spalle. Eravamo isolati in una bolla di silenzio, circondati dall'infinito del Mediterraneo. La spiaggia era lontana e vicino a noi non c'erano bagnanti.
"Hai sentito quei ragazzi sulla spiaggia?" iniziai, guardandola dritto negli occhi.
Giulia sospirò, spostando un ciuffo di capelli bagnati dal viso. "Sì. Mi mettono a disagio."
"Perché?"
"Non lo so. Mi fissano e credo ridano di me."
Mi avvicinai a lei, riducendo la distanza tra i nostri corpi sotto la superficie dell'acqua. Potevo sentire il calore che emanava, nonostante l'acqua fredda.
"Giulia, ascoltami bene. Quegli sguardi non sono giudizi. Sono desideri. Tu hai un potere che non immagini nemmeno. Quelli lì fanno i gradassi, ridono tra di loro, ma se tu glielo chiedessi, si inginocchierebbero ai tuoi piedi. Farebbero qualsiasi cosa solo per un tuo sorriso, solo per sperare di entrare nelle tue grazie."
Lei mi guardò, sorpresa. "Davvero?"
"Sì. Non abbassare mai lo sguardo. Non sentirti vittima della tua bellezza. Sii fiera di ciò che sei. Tu sei la regina di quella spiaggia, anche se non lo sai."
Giulia rimase in silenzio per qualche istante. Un sorriso timido, quasi malizioso, iniziò a formarsi sulle sue labbra.
"Questo vale per tutti gli uomini?" chiese, con un tono che mi fece mancare il respiro. "Anche per te? Posso chiedere a te qualsiasi cosa, come a quei ragazzi?"
Il cuore mi diede un colpo violento contro le costole. Ero colto alla sprovvista, ma il desiderio che avevo coltivato per giorni esplose in un unico istante.
"Ciò che è accaduto ieri ne è la prova" risposi, la voce che diventava roca.
Giulia arrossì immediatamente. Il rosso si diffuse dalle guance fino al collo, scomparendo poi nell'acqua cristallina.
"È stato... davvero così bello?" mormorò. "O stai fingendo perché sei mio padre e vuoi che mi senta bene?"
Mi avvicinai ancora, quasi a toccare la sua pelle.
"Giulia, non ho mai mentito su questo. Il tuo corpo è una meraviglia. E quello che hai fatto con la bocca.. è stato l'evento più erotico della mia vita. Vederti lì, con il tuo visino angelico mentre divoravi il mio cazzo... non riesco a togliermi quell'immagine dalla testa. Mi hai fatto impazzire..." poi per sdrammatizzare aggiunsi "Credo di essere quasi morto ieri, sono sicuro che l'infarto era vicinissimo!".
Lei sorrise "Che scemo che sei.." Appareva sollevata e contenta.
"Mi piace quando dici quelle cose" sussurrò. "Sei il mio papà e ti voglio bene. Tu hai il permesso di toccarmi il seno ogni volta che vuoi. Anzi... vorrei che lo facessi."
Il mondo intorno a noi scomparve. Non esisteva più la spiaggia, non esisteva più Erica, non esisteva più Eleonora. C'eravamo solo noi due, sospesi tra il blu del cielo e quello del mare.
Guardandola fissa le chiesi "Giulia, tu che esperienze hai avuto con l'altro sesso? A parte ieri ovviamente"
Giulia, arrossì subito ma disse "Niente di serio papà, qualche bacio... Due mesi fa un ragazzo mi ha toccato le tette, e ha usato anche la bocca, è stato piacevole.."
Mentre parlava, senza staccare lo sguardo da lei, avvicinai la mia mano sott'acqua. Quando le mie dita incontrarono la curva del suo seno, sentii un brivido elettrico attraversarmi il braccio. Giulia ebbe un fremito.
La palpeggiavo con lentezza, esplorando la pienezza di quella carne. Sotto l'acqua, il contatto era amplificato. Massaggiavo la base del seno, sollevandolo, sentendo la densità perfetta di quella giovane ghiandola. I miei pollici trovarono i capezzoli, che reagirono istantaneamente, indurendosi sotto la pressione delle mie dita.
"E lì sotto? Ti sei mai fatta toccare lì?" Chiesi mentre continuavo il massaggio.
Giulia emise un piccolo gemito, un suono soffocato che si perse nel rumore delle onde.
"No, li mai.." Si abbandonò al mio tocco, lasciando che la mia mano esplorasse ogni millimetro di quella perfezione. Io ero estasiato. La sensazione di possederla in quel luogo, a vista ma comunque nascosto agli occhi del mondo, rendeva l'atto ancora più proibito e eccitante.
"Sei stupenda, Giulia..." mormorai.
"Sento... sento che mi piace" rispose lei, con il respiro che accelerava.
"Non posso usare la bocca qui, non ora" le dissi, mentre continuavo a strizzare i suoi capezzoli con un ritmo ipnotico. "Saremmo troppo esposti. Ma posso fare qualcosa di meglio."
Spostai l'altra mano più in basso. Scivolai lungo il ventre liscio fino a raggiungere il bordo del costume. Il tessuto sintetico era bagnato, aderente, quasi una seconda pelle. Premetti il palmo della mano contro il suo sesso, sentendo il calore che emanava nonostante l'acqua.
"Ti sei mai masturbata, Giulia?" chiesi, iniziando a esercitare una pressione circolare.
Lei esitò, guardando verso la riva per assicurarsi che nessuno ci stesse osservando. "Sì... ogni tanto. In camera mia... È un male? A volte mi sento in colpa."
"Non c'è nulla di male nell'esplorare il proprio corpo" risposi, intensificando il massaggio. "Posso toccarti lì?"
Il respiro di Giulia era ormai un ansimare ritmico. L'eccitazione per il massaggio al seno l'aveva già portata sull'orlo.
"Sì... per favore, papà. Fallo."
Con un movimento fluido, infilai le dita sotto il tessuto del costume. Il contatto fu immediato e travolgente. La mia mano incontrò prima la folta peluria scura, un boschetto morbido e bagnato che proteggeva il suo segreto. Scivolai più a fondo, cercando il centro del suo piacere.
Quando le mie dita trovarono l'ingresso, Giulia sussultò, quasi affogando per la sorpresa. Era incredibilmente calda, lubrificata da un desiderio che non riusciva più a contenere. Inserii un dito con un colpo deciso, spingendolo in profondità.
"Oh... Dio..." ansimò lei mettendomi un braccio sulle spalle per sorreggersi.
I suoi versi erano bassi, sussurrati, pieni di un apprezzamento viscerale. Iniziai un movimento ritmico, un va e vieni che faceva scricchiolare l'acqua tra le mie dita e la sua carne. Lentamente provai ad aumentare il numero di dita e subito Giulia mostrò di apprezzare. Potevo sentire le pareti della sua vagina stringersi attorno a me, pulsando a ogni spinta.
Accelerai il ritmo. Le mie dita lavoravano con precisione, cercando il punto esatto che la faceva tremare. Giulia si aggrappò alle mie spalle, le unghie che scavavano nella mia pelle, la sua testa vicino al mio collo.
"Sì... così... proprio lì!" sussurrò, quasi in un grido soffocato.
Sentii l'onda d'urto arrivare. Il suo corpo si irrigidì, i muscoli della coscia che si contraevano con forza. Giulia ebbe un orgasmo violento, un trasporto che la lasciò senza fiato. Non urlò, riuscendo a trattenere l'estasi, ma tremò visibilmente per vari secondi.
Esausta, si accasciò ancora di più contro di me, abbracciandomi. Per chiunque stesse guardando dalla lontana spiaggia, eravamo solo un padre e una figlia che si abbracciavano in un momento di affetto. Nessuno poteva immaginare che in quel preciso istante io avessi ancora tre dita piantate profondamente nella sua figa.
Restammo così per qualche minuto, i cuori che battevano all'unisono. Il silenzio tornò a regnare, rotto solo dallo sciacquio dell'acqua.
Giulia sollevò la testa, un sorriso malizioso che le illuminava il viso.
"Sai, papà... ora potresti anche togliere le dita da dentro di me. Credo che non siano più necessarie."
Risi, sentendo un calore intenso irradiarsi dal mio basso ventre. "Mi piacciono esattamente lì dove sono."
Giulia ridacchiò, ma poi il suo corpo si spostò. Sentì l'erezione del mio membro, che premeva contro il tessuto del mio costume come un pilastro di ferro.
"È tornato a crescere" osservò con curiosità. "Se vuoi... puoi sostituire le dita con il tuo coso."
Le parole mi colpirono come una scossa elettrica. L'idea di possederla lì, in pieno mare, era una tentazione quasi insostenibile. Il mio pene era così vicino, bastava pochissimo per entrare in lei. Ma guardai la riva. Eravamo lontani, sì, ma un rapporto completo avrebbe richiesto movimenti troppo evidenti. Il rischio di essere scoperti era troppo alto.
"Non possiamo, Giulia. Sarebbe troppo ovvio. Ci faremmo notare" risposi, nonostante il desiderio che mi strappava le viscere. "Magari un'altra volta. In un posto più sicuro."
Giulia sembrò un po' delusa. Si accasciò nuovamente tra le mie braccia. Dopo qualche secondo di pace sentii la sua mano sott'acqua afferrare un lembo del mio costume e trascinarlo verso il basso. Il mio membrò si liberò dalla stretta del costume solo per essere riafferrato saldamente dalla sua mano.
Trasalii. Sentii la sua pelle calda avvolgere la mia carne tesa. Iniziò a muovere la mano con regolarità, una sega sott'acqua che mi portò velocemente sull'orlo del precipizio.
"Avrei preferito farlo con la bocca" mi sussurrò all'orecchio, il suo fiato caldo che mi faceva fremere. "Ma data la situazione... non posso. Mi dispiace solo che non potrò sentire il tuo sapore..."
Quelle parole furono la scintilla finale. L'immagine di lei che voleva succhiarmi, il rimpianto di quel sapore che non avrebbe potuto avere, mi spinse oltre ogni limite. Sentii il sangue pompare violentemente, la sensazione di trasgressione e proibito quasi dolorosa.
Con un ultimo, potente sussulto, raggiunsi l'orgasmo. Mi scaricai con infinito sollievo nell'acqua salata del mare, con le sue dita ancorate saldamente alla mia asta. Rimasi immobile per qualche istante, respirando a fatica, mentre Giulia continuava a accarezzarmi con dolcezza.
Eravamo ancora abbracciati, in quella bolla di dolce segretezza, quando all'improvviso un grido giocoso squarciò il silenzio.
"Sorpresa!"
Eleonora mi afferrò le spalle come a volerci salire sopra.
Il suo arrivo ci colse completamente alla sprovvista. Giulia e io ci separammo con un movimento brusco. Nel panico, cercammo di risistemarci i costumi in un caos di frasi a metà e gesti nervosi.
Eleonora era giovane ma non stupida. Aveva visto chiaramente che Giulia aveva un seno che spuntava dalla coppa del bikini e aveva notato il mio gesto per tirare su il costume.
"Cosa... cosa stavate facendo?" chiese Eleonora. Il tono della sua voce era accusatorio e pieno di sospetto.
"Nulla, tesoro! Stavamo solo... parlando" risposi, con la voce che tremava.
"Solo parlando?" Eleonora incrociò le braccia, guardandoci con un'espressione che ricordava terribilmente quella di Erica. "Ho visto che Giulia aveva una tetta di fuori. E ho capito che avevi il costume abbassato."
Il silenzio che seguì fu asfissiante. Io rimasi paralizzato, lo shock che mi bloccava ogni parola.
Eleonora fece un passo avanti, l'espressione ora severa. "Se non siete sinceri... dico tutto alla mamma."
Il ricatto era esplicito. Giulia, però, reagì più velocemente di me. Prese un respiro profondo, raddrizzò la schiena e guardò la sorella minore con una calma che mi stupì.
"Ele, è iniziato tutto ieri in quella spiaggia dove non sei voluta venire... papà mi ha aiutata a conoscere meglio il mio corpo" disse con voce esitante "..e ora mi stava mostrando come funzionano certe cose da adulti."
Eleonora ascoltava la storia interesse.
Poi Giulia aggiunse "Lascia stare, tu sei troppo piccola per queste cose."
Su quelle parole l'espressione sul viso di Eleonora cambiò all'istante, divenne severa e riconobbi nel suo sguardo gelosia, sfida e determinazione.
"Non sono troppo piccola, voglio partecipare anch'io!" disse in tono capriccioso. Poi rivolgendosi a me "Perché lei lo impara e io no? Voglio che spieghi queste cose anche a me altrimenti farò la spia."
Giulia, con la sua provocazione, aveva complicato di molto la situazione.
Presi la parola "Eleonora, amore, certo che puoi partecipare anche tu. Però adesso non si può, il tuo papà deve uscire dall'acqua per fare una telefonata. Ti prometto che nei prossimi giorni ti coinvolgeremo di più, ok?"
Eleonora aveva ancora il viso imbronciato per via delle parole della sorella ma ubbidiente accettò il compromesso.
Tornai verso la spiaggia con movimenti placidi e sguardo assente. Nella mia testa un uragano di pensieri mi aveva assalito e tra tutti una domanda spiccava più delle altre: "E ora come cazzo esco da questa situazione?".
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Helium5
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