In spiaggia con le mie figlie - 5 Incubo

scritto il 2026-11-01 tempo di lettura 15 min

di
genere
Dominazione, Incesti, Masturbazione
cura
A−

Giulia si staccò all'istante, con il panico negli occhi. Il mio pene rimase esposto, lucido di saliva, pulsante e vulnerabile sotto la luce del sole. Il panico travolse Giulia; si coprì la bocca con la mano, gli occhi sbarrati, il respiro che era diventato un rantolo.Mi girai di scatto. Il cuore mi saltò in gola, colpendomi contro le costole.
A pochi metri da noi, sei ragazzi camminavano verso di noi con l'aria di chi ha appena trovato un tesoro inaspettato. Erano abbronzati, muscolosi, con sorrisi arroganti e predatori stampati sui volti. Li riconobbi, era lo stesso gruppo di ragazzi che avevamo incontrato qualche giorno prima nell'altra spiaggia. Il biondo con gli occhi freddi e maliziosi, teneva il telefono sollevato, l'obiettivo puntato dritto su di noi.
Il mondo crollò. In un istante, la spiaggia deserta non era più un rifugio, ma un palcoscenico per la mia rovina. Quando arrivarono a pochi passi, il biondo parlò con una strafottenza che mi fece tremare le gambe.
"Beh, beh... guardate qui. Abbiamo trovato una scena alquanto... *compromettente*", disse, ridacchiando. Guardò i suoi amici, che scuotevano la testa con un divertimento crudele. "Chi è che dovrebbe farsi una doccia fredda adesso?"
Il biondo fece un passo avanti, studiandoci con aria di superiorità. "L'altro giorno in spiaggia ci siete sembrati una famiglia... *normale*. Il papà protettivo, le figlie educate. Chi l'avrebbe mai detto che il papà palpeggiasse la figlia minore per poi farsi fare un pompino dalla bellissima figlia maggiore? Per fortuna ho ripreso tutto con il telefono, altrimenti non mi avrebbe creduto nessuno."
Le parole erano lame che incidevano la mia pelle. Mi sentivo nudo, non per la mancanza di vestiti, ma per la totale esposizione della mia depravazione.
Giulia, Eleonora e io eravamo pietrificati sui teli, incapaci di muoverci, come prede davanti a un predatore che ha già vinto la partita.
"Ti prego..." sussurrai, la voce che tremava in modo patetico. "Dammi quel cellulare. Ti darò qualsiasi cosa. Soldi, quanti ne vuoi. Solo... ti prego, cancella tutto. Se quei video escono fuori, la mia vita è finita, perderò tutto."
Il terrore mi soffocava. Se quei video fossero finiti online, se fossero arrivati a mia moglie o alla polizia, non sarebbe stata solo la fine della mia carriera, ma la mia vita stessa. Galera, odio, vergogna eterna.
Il biondo fece finta di riflettere, portandosi una mano al mento con un'aria teatrale. "Potremmo trovare un accordo..." Poi, spostò lo sguardo alla mia destra. "Iniziamo col far sparire quel telo.." ordinò, con un tono che non ammetteva repliche.
Non capii subito, seguii la direzione del suo sguardo e poi la vidi: Giulia, nel panico, si era avvolta nel telo mare, cercando di coprirsi le parti intime.
"Siamo in una spiaggia nudista, no?" continuò il ragazzo, con un sorriso malizioso. "Non mi sembra giusto coprirsi. E poi... ad essere onesti è da quando ti ho vista l'altro giorno che sogno di vederti nuda, bellezza. Fammi vedere se sei bella quanto penso."
"Lascia stare mia figlia!" esclamai, cercando di riprendere un minimo di controllo, anche se la voce mi uscì strozzata.
Giulia mi interruppe. La sua voce era incerta e sottile, carica di terrore."No, va bene papà. In fondo ha ragione. Siamo in una spiaggia nudista... e poi io non voglio che la tua vita venga rovinata."
Prima che potessi replicare, Giulia lasciò cadere il telo. Si svelò completamente, offrendo la vista del suo corpo perfetto, ancora adolescente e candido, al giudizio dei sei estranei. I ragazzi emisero versi di apprezzamento, quasi animaleschi con sguardi che divoravano ogni centimetro della sua pelle.
Il biondo si avvicinò a lei con passi lenti, guardandola fissa negli occhi, quasi a volerla ipnotizzare. Quando fu davanti a lei, si accovacciò per essere al suo stesso livello. Avvicinò la mano al volto di lei, accarezzandole delicatamente il viso e il collo. Poi senza preavviso, con un movimento rapido e deciso, afferrò uno dei suoi seni, riempiendosene il palmo della mano e stringendo con forza.
Vidi la scena al rallentatore. Vidi le dita di quello sconosciuto affondare nella carne candida di mia figlia. Giulia chiuse gli occhi per riflesso, vidi il suo braccio fare un breve movimento nervoso, come un istintivo schiaffo bloccato dalla volontà di non voler peggiorare la situazione. Un gemito strozzato le uscì dalla gola, era evidente che quel massaggio non era né delicato né apprezzato.
Un istinto protettivo mi urlava di alzarmi, ma la paura del video mi inchiodò al suolo come un peso di piombo. Rimasi a guardare, paralizzato. E mentre guardavo, accadde qualcosa di mostruoso: sentii un'eccitazione oscura salirmi tra le gambe. Vedere Giulia alla mercé di un altro uomo, vedere quel potere di possesso esercitato da uno sconosciuto, scatenò in me un tormento erotico che non potevo controllare. Era un mix di orrore e desiderio che mi faceva sentire un mostro.
Il biondo palpeggiò Giulia per qualche secondo, infine le tirò un piccolo schiaffo a bruciapelo su un capezzolo. Giulia emise un gemito di dolore ritraendosi leggermente, poi il ragazzo si alzò e tornò dai suoi amici.
Confabolarono a bassa voce, scambiandosi sguardi complici."Il prezzo per il telefono è questo", annunciò il biondo, tornando a guardare me. "Diecimila euro... e sei pompini. Uno per ognuno di noi."
Rimasi a bocca aperta. L'audacia di quella richiesta era oltre ogni mia immaginazione. "Non posso... non venderò mai le mie figlie! Vi darò più soldi, ditemi quanto volete!" dissi quasi in preda a un attacco di panico.
Lui disse con tono basso e minaccioso "Potremmo prendercela anche senza accordo, lo sai vero? 6 contro 1. A quel punto chissà dove ci fermeremmo."
Poi il ragazzo proseguì con tono più amichevole e un'espressione di finta ragionevolezza. "Dai, non essere difficile vecchio. Se ci pensi bene non è così drammatico. Nessuno le farà del male. Tua figlia, nell'arco della sua vita, farà probabilmente migliaia di pompini. Cosa vuoi che siano sei in più in cambio di un padre fuori di prigione e di una reputazione salva?".
Le sue parole erano logiche, crudeli e... vere.
La mia vita era sull'orlo del baratro e alla fine si trattava di tenere duro un'oretta, il tempo dei pompini, e poi sarebbe finito tutto. Però l'idea di costringerla mi lacerava, non l'avrei fatto. Al di là dell'atto fisico in sé, avevo paura delle ripercussioni che questo avrebbe potuto avere sulla sua mente giovane. Eppure Giulia è sempre stata così forte...
Fu Giulia a interrompere il mio conflitto interiore prendendo nuovamente parola. "Lo faccio." La guardai con un'ammirazione e una pietà che mi spezzò il cuore.
"Stai tranquillo, papà. Posso farcela. È solo un momento. Poi sarà tutto finito" Poi, con un filo di vergogna nella voce, aggiunse: "Però... ti prego, non voglio farlo qui davanti a loro... intendo, davanti a papà ed Eleonora"
Il biondo ridacchiò, scuotendo la testa con sufficienza. "Niente storie, principessa. Lo farai qui, ora, davanti a tutti. Voglio che tuo padre guardi esattamente cosa devi fare per salvarlo. Altrimenti il video parte tra cinque minuti e diventa virale in tutta Italia." Giulia abbassò lo sguardo, le spalle basse e l'aria afflitta. Accettò con un sussurro quasi impercettibile. I cinque ragazzi eccitati si disposero in cerchio, come spettatori di un'esecuzione, mentre il biondo si sedeva a terra e iniziava a trastullarsi l'uccello con gesti volgari e deliberati.
"Avvicinati, troia" ordinò, indicando il suo membro eretto.
Giulia fece per alzarsi ma la fermai afferrandole un braccio. Ci guardammo negli occhi per qualche secondo.
"Non devi farlo per forza, troveremo una soluzione."
Lei sembrò pensarci poi disse "Non preoccuparti papà, posso farcela"
"Ti amo piccola, sei.."
Fummo interrotti dalla voce del biondo "Ho detto di venire qua, troia" poi aggiunse "Tuo padre ha fatto bene a fermarti dall'alzarti in piedi. Vieni qua gattonando."
I 6 amici scoppiarono in una fragorosa risata cattiva. Giulia, mi guardò un'ultima volta. I suoi occhi erano lucidi e il suo viso era il ritratto della mortificazione. Iniziò a gattonare verso il branco. Le sue mammelle ondeggiavano ritmicamente in maniera sublime e ipnotica. Da dietro potevo osservare il movimento ritmico dei suoi glutei e una piccola porzione di quel boschetto che ricopriva il suo sesso.
Io mi spostai accanto a Eleonora, stringendola a me con forza."Non guardare, amore... non guardare" le sussurrai, mentre il mio cuore batteva all'impazzata. Ma Eleonora, con l'ingenuità di chi non capisce ancora la portata del dramma, mi guardò con curiosità. "Ma Giulia deve fare quella cosa con la bocca a tutti loro, papà? Anche a quelli brutti?" Non risposi. Non potevo.
Una volta arrivata a destinazione il biondo la fece posizionare in modo che fosse visibile a tutti. Le disse "Sei proprio una vacca, prima di iniziare devi ringraziarmi che ti permetto di leccarmi il cazzo."
Giulia disse con un filo di voce "Grazie".
Il ragazzo le afferrò un seno con forza, Giulia emise un gemito di dolore. "Devi dirlo bene, altrimenti tanto vale che ti stupriamo e ci prendiamo tutto con la forza bruta".
Giulia con il panico negli occhi disse con più forza "G..Grazie che mi permetti di leccarti il cazzo".
Il ragazzo sembrò soddisfatto e le liberò il seno "Procedi pure".
Giulia abbassò la testa e con movimenti incerti assaggiò il pene del biondo con un piccolo bacio. Non era ancora completamente eretto e già aveva dimensioni considerevoli. Prosegui con brevi tocchi, come se lo stesse valutando. Sembrava non volersi decidere a fare sul serio. Appena puntò il cazzo del ragazzo sulla bocca, questo le spinse la testa verso il basso con violenza, impalandola di fatto, senza alcun riguardo. Giulia ebbe un sussulto, tossì con forza, quasi soffocando, gli occhi che lacrimavano per l'invasione improvvisa.
"Non abbiamo tutta la giornata, muoviti! Lavora con quella bocca!" ringhiò lui. Giulia iniziò il lavoro di bocca, ritmica, sottomessa, cercando di compiacere l'aggressore per finire presto. Quel fascio di carne divenne ben presto completamente in tiro, la sua dimensione era nettamente superiore alla mia e Giulia faticava a metterselo in bocca.
Io guardavo mia figlia essere usata come un giocattolo, e nella mia testa regnava il caos. Volevo strapparla via da lì, volevo colpire quel ragazzo con ogni oncia della mia forza, ma allo stesso tempo, quella scena di violenza e intimità forzata mi eccitava a dismisura. Il mio pene era un pilastro di ferro, teso a scoppiare, pulsante di un desiderio proibito.
All'improvviso, il biondo fermò il movimento di Giulia. Estrasse il pene dalla sua bocca e si alzò in piedi. "Resta qui, torno subito".
"Non mi sembra giusto che tutte le attenzioni vadano alla sorella maggiore e niente alla minore" disse, fissando Eleonora con uno sguardo che mi fece gelare il sangue.
"Scordatelo!" dissi tra i denti, stringendo Eleonora a me come se volessi fonderla nel mio corpo. "Lei è troppo piccola, non la toccherai mai! Non osare nemmeno guardarla!"
Il biondo fece una smorfia di noia. "Non me ne frega nulla di quanto è piccola. Tre di noi useranno la sua bocca, così facciamo prima."
"No!" dissi nuovamente con una determinazione nuova. Su Eleonora ero certo che non avesse la forza per lasciarsi alle spalle questa violenza. Le avrei provocato un danno irreparabile e sarei morto piuttosto.
Il ragazzo mi guardò negli occhi e capì che questo era un limite che avrebbe fatto saltare tutto l'accordo. Finse di riflettere, poi un lampo di malizia gli attraversò gli occhi.
"Va bene... in alternativa possiamo trovare qualcos'altro da farle fare per rendere la cosa interessante..."
Fece una pausa drammatica, guardando me e poi Eleonora. "Facciamo così: non la toccheremo noi. Lo farai tu! Voglio vedere che la penetri. Non devi scopartela, scommetto che ti piacerebbe e non siamo qui certo per il tuo divertimento. Dovrai metterle il cazzo dentro per tutto il tempo in cui Giulia ci farà il suo servizietto, ma rimanere fermo. Una piccola tortura per compensare il sacrificio di Giulia e l'insolenza con cui ti sei rivolto a me ieri. Che ne dici?"
L'orrore mi travolse. Iniziai a balbettare alla ricerca di parole che non affioravano. Eleonora mi tocco il braccio per richiamare la mia attenzione. "Papà, preferisco fare quello con te che i pompini a loro" sussurrò, guardandomi con un'espressione supplichevole.
L'erezione di certò non mi mancava, la condizione di Giulia me l'aveva fatto irrigidire come un palo. Guardai Eleonora: era così piccola, così acerba. Avevo dubbi atroci sulla capacità del suo sesso di accogliere un membro adulto, specialmente uno come il mio. "Ele, no... sei troppo piccola. Ti farebbe male, tesoro, non posso farlo", le dissi, con le lacrime che mi premevano agli occhi.
"Se sei tu, va bene. Anch'io voglio aiutarti, come sta facendo Giulia" rispose lei, guardandomi con determinazione.
Inconsciamente capii che questo poteva farlo. Mi mossi come un automa, la mia mente rezionale non aveva ancora deciso se farlo, ma il mio corpo si. La feci distendere sul telo, a pancia in su. Mi posizionai al suo ingresso. I radi peli biondi incorniciavano appena il suo sesso giovane. Scostai le labbra osservando quel foro troppo stretto. Sentii un tuffo al cuore. Sapevo che non sarebbe stato indolore, soprattutto senza preliminari. I ragazzi e Giulia ci guardavano, in un silenzio carico di tensione e voyeurismo. Appoggiai la cappella all'ingresso della sua vagina. Applicai una leggera pressione. Sentii la pelle di Eleonora aprirsi e subito dopo resistere, tendersi al limite. Iniziai il cammino, imprimendomi nella mente ogni millimetro del mio pene che scompariva oltre quelle labbra paradisiache e proibite.
Eleonora emise un gemito, un suono di dolore acuto che mi lacerò l'anima."Rilassati, amore... per favore, prova a trattenere il respiro... conta fino a cinque, come facciamo quando togliamo il cerotto" le sussurrai, cercando di guidarla mentre tremavo tutto. Dovetti spingere con forza altre 3 volte, sentendo la sua carne che si dilatava a fatica, quasi a voler espellere l'intruso. Eleonora gemette ogni volta, le lacrime che iniziavano a rigarle il volto, i fianchi che sussultavano. Ma io non potevo fermarmi. Quando alla fine fui completamente dentro di lei, Eleonora aveva grossi goccioloni di lacrime agli occhi, ma il suo respiro si era stabilizzato in un ritmo ansante. Mi chinai su di lei, baciandole la fronte e le guance con tenerezza e disperazione. "Sono fiero di te, piccola. Sei stata bravissima... ora passa, così brava."
Il biondo compiaciuto, tornò verso Giulia, sedendosi e riprendendo a farsi pompare l'uccello. Per me, quella situazione era una tortura ed un'estasi. L'istinto mi diceva di muovermi, di consumare quel rapporto proibito con Eleonora, e allo stesso tempo la mia eccitazione continuava a crescere alla vista di Giulia che veniva usata in quel modo. Ma sapevo che non potevo muovermi, non solo perche era quello che ci si aspettava da me, era anche un istinto paterno che mi diceva che quello sarebbe stato il momento sbagliato per Eleonora. Così rimasi immobile, piantato in lei, sentendo il calore della sua vagina che stringeva il mio membro in una morsa strettissima, quasi soffocante. Eleonora iniziò istintivamente dei piccoli movimenti circolari con il bacino ma li interruppi subito bloccandola con le mie mani.
Dopo qualche minuto di intenso lavoro di bocca di Giulia, il biondo inizio ad ansimare. Muoveva il bacino verso l'alto a cercare la bocca della mia Giulia e le palpava i seni con passione violenta. All'improvviso, le afferrò la testa, tenendola ferma in basso con una presa d'acciaio."Sì... ecco... prendi tutto, troia!" Giulia fece dei versi di soffocamento, ma non poté staccarsi. Immaginai i fiotti di seme che innondavano la sua gola costringendola a deglutire ogni singola goccia. "Bevi tutto troia, non voglio vedere neanche una goccia cadere".
Quella scena fu la scintilla finale. Senza muovere un muscolo, senza fare un solo movimento, raggiunsi l'orgasmo. Sentii il mio seme esplodere all'interno di Eleonora, inondando il suo utero con fiotti caldi e densi. Nessuno se ne accorse, tranne lei. Eleonora si girò di scatto verso di me. Non disse nulla, ma i suoi occhi mi confermarono che aveva sentito tutto. Aveva sentito il pulsare del mio pene e quella sensazione nuova e aliena di essere stata riempita.
Mentre il secondo ragazzo prendeva il posto del biondo, suoni di voci arrivarono dall'ingresso della spiaggia. Stava arrivando qualcuno, forse dei turisti. Il panico scattò istantaneamente tra i ragazzi. I sei corsero via in un caos di risate, urla e spinte, portando con sé quel maledetto cellulare e i nostri segreti. Uscii delicatamente da Eleonora. Con la coda dell'occhio, vidi un rivolo di sperma colare fuori dalla sua vagina, macchiando il telo mare come una firma di peccato.
Mi avviai verso Giulia e la abbracciai teneramente da dietro, quasi a volerla fondere in me. Le sussurrai parole di scuse, di conforto, di una complicità che era diventata un legame di sangue e depravazione.
Mentre ci dirigevamo verso i teli dove ci aspettava Eleonora, vidi che si trattava di un gruppo di anziani, sicuramente innoqui.
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