Giulia e Sara
scritto il 2026-10-28 tempo di lettura 9 min
di
Luisa Damore
genere
gay
cura
A
Ciao a tutti, sono Luisa Damore e scrivo di erotismo.
I miei libri "Dentro di me Deluxe" e "Fame" sono le mie storie autobiografiche e le trovi su Amazon. Buon racconto
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Giulia aveva ventiquattro anni e, fino a quel sabato pomeriggio, era stata certa di conoscere ogni sfumatura dei propri sentimenti. La sua vita scorreva lineare: amici con cui uscire il weekend, una routine tranquilla, e soprattutto Sara, la sua migliore amica da sei anni. Sara ne aveva venticinque ed era il tipo di persona che riempiva una stanza con la sola presenza, solare, ironica, con quel sorriso largo che spuntava anche quando raccontava le cose peggiori. Si raccontavano tutto. Le delusioni, le figuracce, i pensieri che non avrebbero confessato a nessun altro. O almeno, così credeva Giulia.
Quel pomeriggio erano a casa sua. I genitori erano fuori città e avevano passato le ore come facevano sempre: qualcosa da mangiare preparato alla buona, un film sullo schermo, risate che rimbalzavano tra le pareti della stanza. Quando il film finì e i titoli di coda scivolarono sullo schermo, Sara si girò sul divano, piegando una gamba sotto di sé. «Ma tu ti sei mai chiesta come sarebbe innamorarsi della propria migliore amica?» Giulia la guardò ridendo. «Ti sei bevuta qualcosa senza dirmelo?» Sara sorrise, ma non arretrò. «Dai, rispondi seriamente. Non ti è mai capitato di guardare una ragazza e pensare che fosse bella, anche se sei sempre stata interessata ai ragazzi?» Ci pensò qualche secondo. «Certo che mi è capitato di riconoscere che una ragazza è bella. Ma è diverso dal provare attrazione.» «E come fai a sapere che è diverso, se non ti è mai successo?» Questa volta Giulia rimase senza risposta. Sara abbassò gli occhi e cominciò a giocherellare con il bordo della coperta che avevano sulle gambe, torcendo il filo scucito tra le dita. «Ti ho fatto una domanda troppo strana?» «No. È che ultimamente mi sto facendo un po' di domande anch'io.» «Che genere di domande?» Sara esitò, poi la guardò. «Su di me. Su quello che provo. E su alcune cose che penso quando sono con te.» Una strana sensazione le serrò lo stomaco. Non era paura, e nemmeno semplice curiosità. Era come se una conversazione qualsiasi avesse improvvisamente cambiato peso, come un oggetto familiare che all'improvviso diventa troppo pesante da tenere in mano. «Mi stai facendo venire un sacco di dubbi», disse Giulia, sorridendo nervosamente. «Anche a me.» Si guardarono per qualche secondo. Poi scoppiarono a ridere, quasi per liberarsi dalla pressione. Ma qualcosa era cambiato. Quando Sara si alzò per prendere i bicchieri dal tavolino, Giulia si accorse che la stava seguendo con lo sguardo, la linea della sua schiena, il modo in cui i capelli le cadevano sulle spalle. Era un gesto che aveva fatto mille volte senza pensarci, eppure quella volta le sembrò diverso. Quando Sara tornò a sedersi, era più vicina di prima. Le loro spalle si sfiorarono. Nessuna delle due si spostò. «Giulia?» sussurrò dopo qualche istante. «Dimmi.» «Posso chiederti una cosa senza che poi diventi tutto strano tra noi?» «Puoi chiedermi qualsiasi cosa.» Sara inspirò profondamente. «E se ti dicessi che qualche volta ho immaginato di baciarti?» Per un momento Giulia non seppe cosa dire. Avrebbe potuto ridere, fare una battuta, fingere di non aver capito. Sarebbe stato facile tornare alla normalità. Invece si ritrovò a chiederle: «E se ti dicessi che adesso mi sto chiedendo come sarebbe?» Il sorriso di Sara cambiò. Non era più quello divertito di prima. Era timido, quasi incredulo. «Davvero?» «Davvero.» Rimasero vicine, senza sapere chi dovesse fare il primo passo. Poi Sara sollevò lentamente una mano e le sfiorò la guancia con le dita. «Se non te la senti, dimmelo», disse piano. Giulia le prese la mano e la strinse. «Me la sento.» Fu Sara ad avvicinarsi per prima. Il loro fu un bacio breve, esitante, quasi una domanda a cui nessuna delle due sapeva ancora rispondere. Le labbra di Sara erano morbide e sapevano del vino che avevano bevuto. Quando si allontanarono, si guardarono senza parlare. Poi Sara sorrise. «Okay. Non me l'ero immaginato così.» «In senso negativo?» «No, scema.» Rise piano. «Nel senso che pensavo sarebbe stato molto più strano.» Risero entrambe, ma il cuore di Giulia batteva ancora forte. «E adesso?» Sara appoggiò la testa sulla sua spalla. «Adesso credo che dovremmo capire perché ci è venuta voglia di farlo.»
Quella sera si salutarono come sempre. Un abbraccio sulla porta, una battuta, la promessa di sentirsi il giorno dopo. Eppure, appena chiusa la porta, il telefono vibrò. «Giulia, sei ancora sveglia?» Rispose immediatamente. «Sì. Stavo pensando a quello che è successo.» La risposta arrivò quasi subito. «Anch'io. E la cosa assurda è che vorrei rivederti domani. Solo che questa volta non vorrei fare finta che quel bacio non sia successo.» Rilesse il messaggio almeno cinque volte. Poi sorrise e cominciai a scrivere. Non sapeva dove l'avrebbe portata il rapporto con la sua migliore amica. Ma sapeva che non vedeva l'ora di scoprirlo.
Il giorno dopo, Sara arrivò nel primo pomeriggio. Indossava una maglietta bianca semplice e un paio di jeans che le fasciavano i fianchi. Appena varcata la soglia, posò la borsa per terra e si voltò verso Giulia. I suoi occhi avevano un'intensità che non le aveva mai visto, qualcosa di diretto, di deciso, che non ammetteva esitazioni. Senza dire una parola, Sara le prese il viso tra le mani, i palmi caldi contro le sue guance, e la baciò. Questa volta il bacio fu profondo, vorace. Le loro lingue si cercarono e si intrecciarono con un'urgenza che non aveva niente di esitante. Giulia sentì il sapore di Sara, caffè e un residuo di burro cacao alla fragola. Le sue mani le sfiorarono la schiena, poi scesero fino ai suoi fianchi, stringendoli. Sara gemette piano contro le sue labbra, un suono basso che le vibrò in gola. «Voglio di più», sussurrò staccandosi appena, il respiro corto. Giulia le prese la mano e la guidò verso la camera da letto. Il sole del pomeriggio filtrava attraverso le tapparelle abbassate, disegnando strisce di luce dorata sul lenzuolo bianco. Si sdraiarono sul letto, i loro corpi premuti l'uno contro l'altro. Giulia sentiva il calore del corpo di Sara attraverso i vestiti, il seno che si sollevava e si abbassava con il respiro accelerato. Le sollevò la maglietta, sfiorando con le dita la pelle nuda del suo addome. Sara la tolse con un gesto rapido, restando in reggiseno, un modello semplice, bianco, che conteneva a malapena la sua carne piena. Giulia fece lo stesso, sfilandosi la maglietta con un movimento che le sembrò goffo rispetto alla naturalezza di Sara. Le sue mani le accarezzarono il seno, sentendo i capezzoli indurirsi sotto il tessuto, due punti tesi che premevano contro il cotone. Sara chiuse gli occhi e gettò indietro la testa, i capelli che si spargevano sul cuscino. «Giulia...» mormorò, e il suo nome suonò diverso nella sua bocca, come se lo assaporasse. Giulia le slacciò il reggiseno, armeggiando un istante con il gancetto, e lo lasciò cadere accanto al cuscino. I seni di Sara erano pieni, pesanti, con i capezzoli rosati e tesi che si sollevavano con ogni respiro. Si chinò e ne prese uno in bocca, succhiandolo lentamente, sentendo la pelle morbida cedere sotto le labbra, il capezzolo indurirsi ancora di più contro la sua lingua. Con l'altra mano accarezzava l'altro seno, pizzicando delicatamente il capezzolo tra il pollice e l'indice. Sara gemette forte, inarcando la schiena, il bacino che si premeva contro il suo. «Anch'io... voglio farlo a te», ansimò. La spinse dolcemente sulla schiena e si chinò su di lei. Le tolse il reggiseno con un gesto sicuro e cominciò a succhiarle il seno, prima uno poi l'altro, con una lentezza che faceva impazzire Giulia. Le mordicchiava i capezzoli, tirandoli leggermente tra i denti, poi li leccava con la lingua piatta, facendoli diventare lucidi di saliva. Giulia si aggrappò alle sue spalle, le dita che affondavano nella carne, sentendo il calore salire tra le sue gambe, una pulsazione sorda che si intensificava a ogni passaggio della lingua. «Sara... ti prego...» La mano di Sara scese lentamente lungo il suo ventre, tracciando una linea con le dita fino all'elastico dei pantaloni. Li sbottonò e li abbassò insieme alle mutandine, sfilandoli con cura. L'aria fresca della stanza le sfiorò la pelle umida tra le cosce. Sara la guardò, il sesso di Giulia era già bagnato, le labbra gonfie e scivolose. Si chinò e cominciò a baciarle l'interno coscia, risalendo piano, la bocca calda che lasciava una scia di baci umidi sulla pelle sensibile. Quando la sua bocca arrivò al sesso di Giulia, lei trattenne il respiro. Sara cominciò a leccarla con delicatezza, separando le labbra con la lingua, poi con più intensità, trovando il ritmo giusto, lento, circolare, poi più deciso. La sua lingua si muoveva attorno al clitoride, lo sfiorava, lo stuzzicava, poi scendeva a raccogliere il suo umore. Giulia gemette, spingendo il bacino contro il suo viso, le mani che stringevano il lenzuolo. «Non fermarti... ti prego...» Sara continuò, con la lingua e con le dita, prima una, scivolando dentro di lei con delicatezza, poi due, muovendole lentamente mentre la bocca continuava a lavorare il clitoride. Il suono dei suoi gemiti riempiva la stanza, mescolato al suono umido della bocca di Sara sul suo sesso. Giulia sentì l'orgasmo salire, caldo e travolgente, un'onda che partiva dal basso ventre e si irradiava ovunque. Quando arrivò, esplose in un gemito lungo, il corpo che tremava sotto le mani di Sara, i muscoli interni che si contraevano attorno alle sue dita. Sara risalì e la baciò, e Giulia sentì il proprio sapore sulle sue labbra, salato, muschiato. Si abbracciarono, sudate e senza fiato, i corpi ancora intrecciati sul lenzuolo stropicciato. «Non avrei mai immaginato che sarebbe stato così», disse Giulia. Sara sorrise. «Io sì. O forse lo speravo.» Quella sera, quando tornò a casa, le scrisse: «Domani ci rivediamo?» Giulia rispose subito: «Non vedo l'ora.»
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I miei libri "Dentro di me Deluxe" e "Fame" sono le mie storie autobiografiche e le trovi su Amazon
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Giulia aveva ventiquattro anni e, fino a quel sabato pomeriggio, era stata certa di conoscere ogni sfumatura dei propri sentimenti. La sua vita scorreva lineare: amici con cui uscire il weekend, una routine tranquilla, e soprattutto Sara, la sua migliore amica da sei anni. Sara ne aveva venticinque ed era il tipo di persona che riempiva una stanza con la sola presenza, solare, ironica, con quel sorriso largo che spuntava anche quando raccontava le cose peggiori. Si raccontavano tutto. Le delusioni, le figuracce, i pensieri che non avrebbero confessato a nessun altro. O almeno, così credeva Giulia.
Quel pomeriggio erano a casa sua. I genitori erano fuori città e avevano passato le ore come facevano sempre: qualcosa da mangiare preparato alla buona, un film sullo schermo, risate che rimbalzavano tra le pareti della stanza. Quando il film finì e i titoli di coda scivolarono sullo schermo, Sara si girò sul divano, piegando una gamba sotto di sé. «Ma tu ti sei mai chiesta come sarebbe innamorarsi della propria migliore amica?» Giulia la guardò ridendo. «Ti sei bevuta qualcosa senza dirmelo?» Sara sorrise, ma non arretrò. «Dai, rispondi seriamente. Non ti è mai capitato di guardare una ragazza e pensare che fosse bella, anche se sei sempre stata interessata ai ragazzi?» Ci pensò qualche secondo. «Certo che mi è capitato di riconoscere che una ragazza è bella. Ma è diverso dal provare attrazione.» «E come fai a sapere che è diverso, se non ti è mai successo?» Questa volta Giulia rimase senza risposta. Sara abbassò gli occhi e cominciò a giocherellare con il bordo della coperta che avevano sulle gambe, torcendo il filo scucito tra le dita. «Ti ho fatto una domanda troppo strana?» «No. È che ultimamente mi sto facendo un po' di domande anch'io.» «Che genere di domande?» Sara esitò, poi la guardò. «Su di me. Su quello che provo. E su alcune cose che penso quando sono con te.» Una strana sensazione le serrò lo stomaco. Non era paura, e nemmeno semplice curiosità. Era come se una conversazione qualsiasi avesse improvvisamente cambiato peso, come un oggetto familiare che all'improvviso diventa troppo pesante da tenere in mano. «Mi stai facendo venire un sacco di dubbi», disse Giulia, sorridendo nervosamente. «Anche a me.» Si guardarono per qualche secondo. Poi scoppiarono a ridere, quasi per liberarsi dalla pressione. Ma qualcosa era cambiato. Quando Sara si alzò per prendere i bicchieri dal tavolino, Giulia si accorse che la stava seguendo con lo sguardo, la linea della sua schiena, il modo in cui i capelli le cadevano sulle spalle. Era un gesto che aveva fatto mille volte senza pensarci, eppure quella volta le sembrò diverso. Quando Sara tornò a sedersi, era più vicina di prima. Le loro spalle si sfiorarono. Nessuna delle due si spostò. «Giulia?» sussurrò dopo qualche istante. «Dimmi.» «Posso chiederti una cosa senza che poi diventi tutto strano tra noi?» «Puoi chiedermi qualsiasi cosa.» Sara inspirò profondamente. «E se ti dicessi che qualche volta ho immaginato di baciarti?» Per un momento Giulia non seppe cosa dire. Avrebbe potuto ridere, fare una battuta, fingere di non aver capito. Sarebbe stato facile tornare alla normalità. Invece si ritrovò a chiederle: «E se ti dicessi che adesso mi sto chiedendo come sarebbe?» Il sorriso di Sara cambiò. Non era più quello divertito di prima. Era timido, quasi incredulo. «Davvero?» «Davvero.» Rimasero vicine, senza sapere chi dovesse fare il primo passo. Poi Sara sollevò lentamente una mano e le sfiorò la guancia con le dita. «Se non te la senti, dimmelo», disse piano. Giulia le prese la mano e la strinse. «Me la sento.» Fu Sara ad avvicinarsi per prima. Il loro fu un bacio breve, esitante, quasi una domanda a cui nessuna delle due sapeva ancora rispondere. Le labbra di Sara erano morbide e sapevano del vino che avevano bevuto. Quando si allontanarono, si guardarono senza parlare. Poi Sara sorrise. «Okay. Non me l'ero immaginato così.» «In senso negativo?» «No, scema.» Rise piano. «Nel senso che pensavo sarebbe stato molto più strano.» Risero entrambe, ma il cuore di Giulia batteva ancora forte. «E adesso?» Sara appoggiò la testa sulla sua spalla. «Adesso credo che dovremmo capire perché ci è venuta voglia di farlo.»
Quella sera si salutarono come sempre. Un abbraccio sulla porta, una battuta, la promessa di sentirsi il giorno dopo. Eppure, appena chiusa la porta, il telefono vibrò. «Giulia, sei ancora sveglia?» Rispose immediatamente. «Sì. Stavo pensando a quello che è successo.» La risposta arrivò quasi subito. «Anch'io. E la cosa assurda è che vorrei rivederti domani. Solo che questa volta non vorrei fare finta che quel bacio non sia successo.» Rilesse il messaggio almeno cinque volte. Poi sorrise e cominciai a scrivere. Non sapeva dove l'avrebbe portata il rapporto con la sua migliore amica. Ma sapeva che non vedeva l'ora di scoprirlo.
Il giorno dopo, Sara arrivò nel primo pomeriggio. Indossava una maglietta bianca semplice e un paio di jeans che le fasciavano i fianchi. Appena varcata la soglia, posò la borsa per terra e si voltò verso Giulia. I suoi occhi avevano un'intensità che non le aveva mai visto, qualcosa di diretto, di deciso, che non ammetteva esitazioni. Senza dire una parola, Sara le prese il viso tra le mani, i palmi caldi contro le sue guance, e la baciò. Questa volta il bacio fu profondo, vorace. Le loro lingue si cercarono e si intrecciarono con un'urgenza che non aveva niente di esitante. Giulia sentì il sapore di Sara, caffè e un residuo di burro cacao alla fragola. Le sue mani le sfiorarono la schiena, poi scesero fino ai suoi fianchi, stringendoli. Sara gemette piano contro le sue labbra, un suono basso che le vibrò in gola. «Voglio di più», sussurrò staccandosi appena, il respiro corto. Giulia le prese la mano e la guidò verso la camera da letto. Il sole del pomeriggio filtrava attraverso le tapparelle abbassate, disegnando strisce di luce dorata sul lenzuolo bianco. Si sdraiarono sul letto, i loro corpi premuti l'uno contro l'altro. Giulia sentiva il calore del corpo di Sara attraverso i vestiti, il seno che si sollevava e si abbassava con il respiro accelerato. Le sollevò la maglietta, sfiorando con le dita la pelle nuda del suo addome. Sara la tolse con un gesto rapido, restando in reggiseno, un modello semplice, bianco, che conteneva a malapena la sua carne piena. Giulia fece lo stesso, sfilandosi la maglietta con un movimento che le sembrò goffo rispetto alla naturalezza di Sara. Le sue mani le accarezzarono il seno, sentendo i capezzoli indurirsi sotto il tessuto, due punti tesi che premevano contro il cotone. Sara chiuse gli occhi e gettò indietro la testa, i capelli che si spargevano sul cuscino. «Giulia...» mormorò, e il suo nome suonò diverso nella sua bocca, come se lo assaporasse. Giulia le slacciò il reggiseno, armeggiando un istante con il gancetto, e lo lasciò cadere accanto al cuscino. I seni di Sara erano pieni, pesanti, con i capezzoli rosati e tesi che si sollevavano con ogni respiro. Si chinò e ne prese uno in bocca, succhiandolo lentamente, sentendo la pelle morbida cedere sotto le labbra, il capezzolo indurirsi ancora di più contro la sua lingua. Con l'altra mano accarezzava l'altro seno, pizzicando delicatamente il capezzolo tra il pollice e l'indice. Sara gemette forte, inarcando la schiena, il bacino che si premeva contro il suo. «Anch'io... voglio farlo a te», ansimò. La spinse dolcemente sulla schiena e si chinò su di lei. Le tolse il reggiseno con un gesto sicuro e cominciò a succhiarle il seno, prima uno poi l'altro, con una lentezza che faceva impazzire Giulia. Le mordicchiava i capezzoli, tirandoli leggermente tra i denti, poi li leccava con la lingua piatta, facendoli diventare lucidi di saliva. Giulia si aggrappò alle sue spalle, le dita che affondavano nella carne, sentendo il calore salire tra le sue gambe, una pulsazione sorda che si intensificava a ogni passaggio della lingua. «Sara... ti prego...» La mano di Sara scese lentamente lungo il suo ventre, tracciando una linea con le dita fino all'elastico dei pantaloni. Li sbottonò e li abbassò insieme alle mutandine, sfilandoli con cura. L'aria fresca della stanza le sfiorò la pelle umida tra le cosce. Sara la guardò, il sesso di Giulia era già bagnato, le labbra gonfie e scivolose. Si chinò e cominciò a baciarle l'interno coscia, risalendo piano, la bocca calda che lasciava una scia di baci umidi sulla pelle sensibile. Quando la sua bocca arrivò al sesso di Giulia, lei trattenne il respiro. Sara cominciò a leccarla con delicatezza, separando le labbra con la lingua, poi con più intensità, trovando il ritmo giusto, lento, circolare, poi più deciso. La sua lingua si muoveva attorno al clitoride, lo sfiorava, lo stuzzicava, poi scendeva a raccogliere il suo umore. Giulia gemette, spingendo il bacino contro il suo viso, le mani che stringevano il lenzuolo. «Non fermarti... ti prego...» Sara continuò, con la lingua e con le dita, prima una, scivolando dentro di lei con delicatezza, poi due, muovendole lentamente mentre la bocca continuava a lavorare il clitoride. Il suono dei suoi gemiti riempiva la stanza, mescolato al suono umido della bocca di Sara sul suo sesso. Giulia sentì l'orgasmo salire, caldo e travolgente, un'onda che partiva dal basso ventre e si irradiava ovunque. Quando arrivò, esplose in un gemito lungo, il corpo che tremava sotto le mani di Sara, i muscoli interni che si contraevano attorno alle sue dita. Sara risalì e la baciò, e Giulia sentì il proprio sapore sulle sue labbra, salato, muschiato. Si abbracciarono, sudate e senza fiato, i corpi ancora intrecciati sul lenzuolo stropicciato. «Non avrei mai immaginato che sarebbe stato così», disse Giulia. Sara sorrise. «Io sì. O forse lo speravo.» Quella sera, quando tornò a casa, le scrisse: «Domani ci rivediamo?» Giulia rispose subito: «Non vedo l'ora.»
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