Moglie a pecorina per colazione

scritto il 2026-10-19 tempo di lettura 2 min

di
genere
etero
cura
D−

Mattina d’estate. Temperatura appena sopportabile. Seduto in cucina a bere il caffé. Mia moglie al lavello, immersa nei suoi pensieri, sta risciacquando alcune stoviglie.
Indossa una lunga maglietta di cotone leggero che scende morbidamente sui fianchi mettendo piacevolmente in risalto le gambe nude. E’ da un po’ che non scopiamo. Afa e figli non lo permettono. Nella frescura mattutina lascio il caffè sorseggiato a metà, sfilo i boxer e mi porto dietro di lei, abbracciandole alla vita. Istintivamente mi allontana con un colpo di sedere. Forse l’ho presa alla sprovvista ed infatti, quando mi riavvicino è molto più condiscendente.
Le sollevo lentamente la maglietta ed inizio ad accarezzarle i fianchi. La bacio sul collo, risalgo sotto la maglietta fino ad trovare i piccoli seni. I capezzoli sono turgidi, Dio solo sa perché quelle piccole ciliegine mi eccitino così tanto. Li pizzico lievemente, facendola sussultare.
Sospirando, appoggiata sul lavello, porge piano il bacino. Le mie dita s’intrufulano tra le gambe fino a raggiungere il suo bocciolo. L’accarezzo piano. Individuo col polpastrello il punto più sensibile, sfiorandolo dolcemente con movimenti circolari. Sento le sue labbra inumidirsi.
Desidero possederla, entrare nel suo corpo ed inondarla del mio seme. Mani sui fianchi la penetro lentamente, col solo glande. Mi fermo. Sospiri. L’afferro per i capelli provocandole un leggero dolore che ben accompagna quell'irrefrenabile desiderio. Le le giro la testa di lato e la bacio.
Mi sorride. Prende la mia mano libera e la appoggia su una tetta. I nostri corpi fremono. La temperatura aumenta. Un lieve colpo di reni ed il membro scivola interamente dentro di lei lasciando i miei testicoli aggrappati al suo sedere.
Con le lingue intreciate muoviamo i bacini in perfetto controritmo. Probabilmente la sua aspettativa è che quel momento possa durare in eterno. Quando sborro dentro di lei il suo sguardo è piuttosto contrariato. “E’ colpa tua” le sussurro in un’orecchio: “devi svuotarmi i coglioni più spesso». Lei mi guarda come se avessi imprecato. Le sorrido : « Adesso fai la brava; devo prepararmi per andare al lavoro. Stasera se i bambini si addormentano presto, e se sarai abbastanza carina con me, ti prometto una bella ripassata! Cazzo o lingua decidi tu. Che ne dici ?”
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