Voglia di maternità

di
genere
confessioni

Dopo primi anni matrimonio sentivo l’esigenza di diventare mamma. Ne avevo parlato con mio marito: sebbene i tanti tentativi, non riuscivamo a concepire. Avevamo seguito ogni consiglio; fatto sesso in ogni posizione, durante ogni fase lunare ed ad ogni ora del giorno e della notte.
Ne ero diventata ossessionata. Approfittavo di ogni occasione per fare sesso: la mattina appena svegli; nel suo ufficio per una sveltina durante la pausa pranzo; sul tavolo prima di cena; sul divano durante le pause pubblicitarie in TV e, se riuscivo a farglielo diventare ancora duro, anche la sera prima di addormentarci. Praticamente lo prosciugavo ma niente.
All’inizio il sesso era un piacere: presto divenne un mero dovere. Lui smunto andava avanti ad integratori; io isterica ero quasi assatanata. Il matrimonio vacillava.
Alla fine ci affidammo alla scienza e, dopo una serie di esami, scoprimmo che lui era affetto da oligospermia ovvero il suo seme era poco ricco. Le nostre possibilità di procreare in maniera naturale erano piuttosto basse e le continue prestazioni sessuali addirittura controproducenti perché gli diluivano ulteriormente la concentrazione di spermatozoi nel seme.
Ai tempi l’inseminazione artificiale era un trattamento lungo, di incerta efficacia e molto caro: proposto solo da alcune cliniche private con grande discrezione. Non volendo pubblicizzare il nostro problema con i famigliari, mi rivolsi al mio capo per un prestito.
Il mio capo era una persona con diversi interessi economici, una grande autostima ed una spiccata presenza fisica. Fino a quel momento si era mostrato una persona estremamente seria e corretta. Senza troppi giri di parole mi rispose che non gli pareva il caso di sprecare soldi per farmi inseminare da quel coglione di mio marito. Utilizzò proprio la parola “coglione”. La cosa mi sbalordì perché non credevo che si conoscessero. Avevo venticinque anni, ero piuttosto carina e molto meno ingenua di quanto si supponesse: mi propose di aiutarmi economicamente; avrei seguito la procedura del laboratorio ma era inteso che all’ inseminazione naturale ci avrebbe pensato anche lui. Accettai.
Cominciò un periodo della mia vita tremendamente intenso. Il mio capo mi prendeva due o tre volte alla settimana. Era un uomo molto fantasioso; sebbene le sue continue insistenze, non mi prestai né al sesso orale né a quello anale: l’obiettivo del nostro rapporto doveva rimanere ben chiaro. Con mio marito continuammo a far sesso regolarmente anche se con meno vigore; poi c’erano le inseminazioni artificiali in laboratorio. Insomma: passavo la maggior parte della mia vita a gambe aperte.
Alla fine rimasi gravida. Niente più trattamenti in laboratorio ed una vita coniugale molto più casta. Il Capo invece ci aveva preso gusto: il mio corpo si trasformava, il mio seno cresceva e lui lo apprezzava. Scoprii che aveva un appartamentino nei pressi dell’ufficio che rinominammo lo “scannatoio”: lontani da occhi indiscreti lo raggiungevo dopo il lavoro, millantando straordinari con il marito, e lì mi prestavo alle sue fantasie concedendogli di tanto in tanto anche ciò a cui sempre ambiva.
Ebbi una figlia. Eravamo tutti molto contenti. Il Capo era ancora interessato ma gli feci capire che il suo ruolo era ormai terminato. Bene o male, lo tenni a bada fino al giorno in cui mio marito mi propose di avere un altro figlio. Questa volta evitammo l’inseminazione artificiale: lo convinsi che, con la dovuta costanza e tranquillità, saremmo riusciti a procreare in maniera naturale. Al Capo invece raccontai un’altra storia. Mi finanziò un ipotetico trattamento ormonale e ricominciammo a scopare con regolarità nel suo appartamentino.
Ebbi un secondo figlio. A quel punto mi ero affezionata ad entrambi i miei uomini ed il loro interesse mi lusingava. Ebbi una notevole carriera aziendale ed una bella vita coniugale.
Oggi sono pensionata. Il mio ex Capo è passato a miglior vita una decina di anni fa; al suo funerale ho conosciuto sua moglie: doveva esser stata una bella donna in giovane età. Quanto a me, ho due bei figli che mi assomigliano ed un marito amorevole. Ogni tanto ripenso, con un po’ di malinconia, a quel periodo così caotico e mi dico che, alla fine, è andata bene così.
scritto il
2026-08-28
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