Calura estiva
di
Marco1973
genere
etero
Sono le sei del mattino: la brezza fresca che attraversa la stanza dà un leggero sollievo a due corpi nudi sfiancati dall’ennesima notte afosa.
Socchiudo gli occhi ed ammiro mia moglie, supina accanto a me. Il mio sguardo si sofferma sul profilo del naso, indugia sulla carnosità delle labbra, ammira polposità del seno su cui alcune ciocche di capelli, lunghi e neri coprono la pelle chiara delle mammelle. Mi perdo nella curvatura del ventre, sulla doppia-S formata dai fianchi che incorniciano la macchia scura dei peli del pube a disegnare un triangolo che dirige i miei desideri verso ciò che si nasconde fra le cosce.
Le punte delle mie dita si muovono solleticandole il ventre fino a raggiungere le labbra gonfie, aprendole con lentezza, come si schiude un bocciolo di rosa alle prime luci del sole. Lei, ancora immersa in quel limbo tra sonno e veglia, si lascia sfuggire un gemito sommesso da labbra che pian-piano si trasformano in un sorriso sornione: “Buongiorno anche a te Tesoro” mi sussurra.
Allarga le gambe condiscendente. Le dita entrano, escono, si muovono lente lungo tutta la fessura, cercano la sporgenza inturgidita del clitoride e cominciano a sgrillettarla.
« Non smettere… non fermarti… fammi venire…» implora.
Invece no. Il mio membro è in tiro. Rotolo tra le sue gambe. Le mie braccia tese all’altezza delle spalle per non farla soffocare sotto il mio peso e limitare il contatto col suo corpo caldo. Appoggio il bacino sul suo. Il mio membro punta quei petali del fiore appena sbocciato e comincia a penetrarlo senza fretta: centimetro dopo centimetro.
Il suo corpo si tende, il bacino oscilla in sincronica col mio. Il caldo è già fastidioso. Siamo perlati dal sudore. Inizio a pomparla con più forza fino all’esplosione del mio piacere.
Terminata la pratica, vorrei rotolare sul mio lato del letto. Lei mi afferra saldamente le chiappe. “Sei il solito egoista!” sussurra con stizza guardandomi negli occhi: “Adesso ci rinfreschiamo sotto la doccia e poi mi dai una bella ripassata! Pretendo un orgasmo prima di colazione: come riuscirci è affar tuo.”
Socchiudo gli occhi ed ammiro mia moglie, supina accanto a me. Il mio sguardo si sofferma sul profilo del naso, indugia sulla carnosità delle labbra, ammira polposità del seno su cui alcune ciocche di capelli, lunghi e neri coprono la pelle chiara delle mammelle. Mi perdo nella curvatura del ventre, sulla doppia-S formata dai fianchi che incorniciano la macchia scura dei peli del pube a disegnare un triangolo che dirige i miei desideri verso ciò che si nasconde fra le cosce.
Le punte delle mie dita si muovono solleticandole il ventre fino a raggiungere le labbra gonfie, aprendole con lentezza, come si schiude un bocciolo di rosa alle prime luci del sole. Lei, ancora immersa in quel limbo tra sonno e veglia, si lascia sfuggire un gemito sommesso da labbra che pian-piano si trasformano in un sorriso sornione: “Buongiorno anche a te Tesoro” mi sussurra.
Allarga le gambe condiscendente. Le dita entrano, escono, si muovono lente lungo tutta la fessura, cercano la sporgenza inturgidita del clitoride e cominciano a sgrillettarla.
« Non smettere… non fermarti… fammi venire…» implora.
Invece no. Il mio membro è in tiro. Rotolo tra le sue gambe. Le mie braccia tese all’altezza delle spalle per non farla soffocare sotto il mio peso e limitare il contatto col suo corpo caldo. Appoggio il bacino sul suo. Il mio membro punta quei petali del fiore appena sbocciato e comincia a penetrarlo senza fretta: centimetro dopo centimetro.
Il suo corpo si tende, il bacino oscilla in sincronica col mio. Il caldo è già fastidioso. Siamo perlati dal sudore. Inizio a pomparla con più forza fino all’esplosione del mio piacere.
Terminata la pratica, vorrei rotolare sul mio lato del letto. Lei mi afferra saldamente le chiappe. “Sei il solito egoista!” sussurra con stizza guardandomi negli occhi: “Adesso ci rinfreschiamo sotto la doccia e poi mi dai una bella ripassata! Pretendo un orgasmo prima di colazione: come riuscirci è affar tuo.”
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