Pollice verde

scritto il 2026-10-11 tempo di lettura 8 min

di
genere
gay
cura
A−

Mi è venuta la passione per le piante non tanto per un innato pollice verde, quanto per merito del compagno della vivaista da cui mi servo: un gran bel manzo. Alto, olivastro, capelli rasati, barba incolta di qualche giorno e un fisico muscoloso coperto da un vello scuro che me lo fa rizzare al solo vederlo...
Mi sembra di essere tornato a quando adolescente, sbavavo dietro al più figo della classe, rigorosamente etero, che non mi filava di pezza. Anche qui non nutro grandi speranze e mi affido ai sogni notturni, raggiungendo l'orgasmo attraverso l'automanipolazione del mio pisellone. Eppure continuo imperterrito a sperare di combinare qualcosa.
E così, eccomi nuovamente a girovagare tra la serra calda, con le piante d’appartamento e la fredda, con le piante grasse, cercandolo invano con la scusa di trovare un pensierino per la Lella. Quand’eccolo comparire nell’area degli alberi da frutto e dei terricci pronto a darmi una mano mentre provo a risistemare un sacco caduto.
«Domani mi iscrivo in palestra…» provo a sdrammatizzare, «…e adesso vedo di trovare il regalo che devo fare, poi vado prima che mi cacciate!»
La sua voce profonda mi rassicura: «La palestra potrebbe essere una buona idea! Comunque non cacciamo via nessuno, faccia con calma: per i clienti abbiamo sempre la massima attenzione.»

Se solo sapessi quali sono le attenzioni che vorrei da te, credo mi daresti una pedata nel culo e mi cacceresti fuori all'istante.

E così, ultimo cliente rimasto, mi lasci pazientemente scegliere tra il geranio piuttosto che l’hibiscus, l'anemone o il cactus...
«Non hai mai comprato piante grasse prima d'ora.»
‘Da quando ci diamo del tu?’ mi ritrovo a pensare.
«No, in effetti. Le spine pungono facilmente...»
«Con le giuste precauzioni, sono certo che ci prenderesti gusto!» e poi il discorso vira sul come prendersi cura degli esemplari ad alto fusto.

L’unico esemplare di cui vorrei prendermi cura è quello che hai tra le gambe tenendolo in bocca o nel culo...

«Meglio se tolgo il disturbo. Avrai ancora da sistemare prima di chiudere e tua moglie ti starà aspettando a casa.»
«Lasciamo che aspetti,» risponde con un sorriso malizioso toccandosi là sotto «Direi che oggi ci sono le condizioni ottimali affinché tu possa migliorare le tue conoscenze su ciò di cui stavamo parlando nonché degli arbusti. Vorrei anche verificare se c’è possibilità di preparare il tuo terreno per la semina.»
Sfodero il sorriso più ingenuo e lo sguardo più stupito che mi riescono.
«Sono mesi che vieni da noi ad acquistare piante, e non credo che sia per le tette e il culo di mia moglie. O sbaglio?»
«No, non sbagli.»
«Bene, allora direi di non perdere tempo» e mi stampa un bacio sulle labbra.
Mi sembra un sogno e non posso far altro che godermelo fino in fondo. Le nostre lingue si avvolgono l'una sull'altra scambiandosi una tale quantità di saliva che, staccandoci un momento, crea un sottile filo bava sospeso tra le bocche.
Corre a chiudere il cancello. «Così nessuno ci romperà i coglioni» raggiungendomi in men che non si dica.

La gioia e l’emozione che provo nel poter finalmente scartare questo regalo a lungo atteso è facilmente intuibile: passare la mano sulla sua testa rasata, sfiorargli il mento ruvido e la mascella squadrata, sbottonargli la polo una bottone alla volta, sollevarla e far scorrere le mani sul tappeto erboso che ne riveste i muscoli pettorali e addominali è eccitantissimo.
L'apoteosi è rovistargli nelle mutande e afferrare l’erezione che il suo cazzo circonciso mi regala, già glassata dal liquido prespermatico che ne macchiava la stoffa: esco fuori di testa. Mi inginocchio e, con occhi scintillanti, lo osservo da vicino.
«Prima di succhiarmelo, assaggiala!» mi ordina.
Raccolgo con la lingua le gocce giallognole che escono dall'uretra e le mescolo alla mia saliva, sputandole sul glande per poi spalmarle. Dischiudo le labbra e me lo infilo in gola. Vacilla, ma si riprende subito e incrocia le mani dietro la nuca, godendosi il lavoro della mia lingua che passa e ripassa attorno all'asta, per poi concentrarsi sulla pelle morbida della base che percorro fino a perdermi nella rigogliosa aiuola pubica.
«Fermati o parte l’impianto d’irrigazione!» ride, sfilando un cazzo teso da fargli male e bagnato fradicio.
Mi aiuta ad alzarmi: è il pretesto per scambiarci un altro bacio furioso mentre le sue mani tozze mi spogliano. Finalmente libero, continuiamo con le effusioni mentre mi guida verso la zona dei grandi esemplari.
«Girati e fammi vedere che bel culetto hai!»
Eseguo e, voltandomi, lo vedo sorridere con la mano sul mento. Si siede sul bordo uno dei grandi vasi in plastica che contiene un magnifico ulivo.
«Piegati.»
Di nuovo la saliva torna protagonista: me la sputa dritta sul buco e. con il pollice, la spalma intorno e all’interno provocandomi un piccolo fastidio cancellato dal piacere che mi regala. Mi riporta a sé mantenendo salda la presa sui fianchi per farmi sentire tutta la sua durezza mentre avvicino l'orifizio alla cappella bollente che completerà il lavoro del dito.
«I buchetti diserbati mi eccitano enormemente» dice continuando a trafficarci. «Ora puoi sederti.»
Non vedevo l’ora: mi lascia libero di manovrare l’asta già puntata. Con un braccio cingo le sue spalle, appoggio un piede sul vaso dove lui è seduto, lascio l’altro a terra e inizio a penetrarmi, sfilandomi quasi subito. Torno alla carica e questa volta spingo dentro tutto il glande.
«Se poi sono stretti ma ospitali, il lavoro è ancora più divertente!»
Lascio entrare l'asta: «A me invece piace sentire l’erba sotto il culo…» i coglioni pelosi arrivano a fine corsa solleticandomi: l’averlo accolto completamente dentro di me mi entusiasma e mi fa bagnare.
«Hai detto che volevi prepararmi il terreno per la semina... Beh, cosa aspetti!?»
Non se lo fa ripetere. Tenendosi saldamente al bordo del vaso, dondola il bacino in una serie spinte sempre più ravvicinate. Fa per estrarsi, ma lo blocco.
«Aspetta, non è ancora il momento! Continua a sbattermi!»
Riprende a martellarmi mentre la mia mano scende sul cazzo massaggiandolo. Il suo membro si irrigidisce stoppandosi: il suo sperma mi allaga.
«Resta dentro, perché… Cazzo, vengo anch’io!» Questa volta è lui a frenarmi: il susseguirsi di colpi dietro decide l'eiaculazione davanti senza che io mi tocchi. La raccoglie nella mano, si sfila e mi fa girare mentre se la spalma dovunque.
«Il terreno è pronto! Adesso è tempo d’irrigare...» Si inginocchia esponendomi il petto marmoreo imperlato del suo sudore e della crema applicata.
Non capisco a cosa alluda.
«Bagnami,» ripete.

La calda pioggia dorata zampilla lentamente lambendogli le labbra; il getto si fa più copioso e, tenendo stretto il mio membro, glielo dirigo sul petto. Mi eccita enormemente vedere il liquido aureo mischiarsi a quello opalescente del seme, inumidendo la fitta peluria nera e la tartaruga addominale.
Sorride. «Ottimo lavoro. Ora fammi bere le ultime gocce.» Si infila la cappella in bocca e la pulisce accuratamente dai residui degli umori.
Faccio lo stesso con lui inebriandomi del suo cocktail di sborra e urina.
Ci scambiamo ancora qualche bacio in una stretta che m’imbratta dei miei stessi umori.
«Sei uno stronzo!» lo schernisco.
«E tu una troia che ha bisogno di darsi una ripulita…»
«Perché tu invece sei fresco di bucato!» e mi allunga una sonora pacca sul culo.
Finiamo sotto la doccia del piccolo bagnetto ricavato nell'ufficio dell’amministrazione.
«Se a te va, ho ancora voglia di giocare…» mi provoca.
Eccome se mi va! E così... Una pacca qui, una manata là. ‘Prendimi l'uccello!’ ‘Toccami!» e i nostri membri si raddrizzano nuovamente regalandoci un secondo round decisamente soft.
Mi piega a novanta appoggiandomi al muro e mi incula per la seconda volta, stantuffandomi intensamente. Chiedo di poter bere il divino nettare e così, poco prima dell'orgasmo, si sfila consentendomi di preparare la lingua, su cui appoggia la cappella umida che lascia sgorgare il seme bollente; lo ingoio insieme ad una generosa porzione dell'erezione per pulirla.
«Voglio godere tenendo il tuo cazzo ancora in tiro nel culo.»
Bastano pochi colpi e il mio seme erutta dritto sul mio addome.
«Sei un golosone, oltre che una troietta furbetta!» commenta leccandomi le chiazze opalescenti sulla tartaruga: ha capito che la mia richiesta è servita a impregnargli il membro con la crema che ho dentro in modo da poterlo succhiare ancora.

«È ora di chiudere,» commenta.
«È ora di chiudere,» rispondo rammaricato.
La nuova doccia serve per risciacquarci da tutte le lordure che ci insozzano. Ci vestiamo e ci salutiamo mentre lui chiude il cancello, che sicuramente riaprirà domattina; mentre per il mio ci sarà tempo, spero, la sera.
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