Profumo ( le due settimane )

di
genere
etero

I giorni successivi furono una vera e propria maratona.

Già la mattina dopo mi svegliai con Sofia che mi stava succhiando. Nonostante stessi ancora dormendo, avevo già il cazzo duro nella sua bocca.

Aprii lentamente gli occhi.

«Buongiorno, tesoro. Ti sei svegliato?» disse staccandosi per un istante. «Scusa se ho iniziato senza di te, ma avevo voglia.»

Sorrisi ancora mezzo addormentato.

«Non preoccuparti. È bello svegliarsi così.»

Riprese a succhiarmi per qualche minuto, poi mi salì sopra e cominciò a cavalcarmi lentamente.

Indossava ancora la vestaglia del pigiama e non si era nemmeno tolta le mutandine: le aveva semplicemente spostate di lato.

Era bellissima.

Con gli occhi chiusi, cercava a ogni movimento di affondare il più possibile, finché non mi sentiva battere in fondo.

Poi si chinò su di me.

«Ti amo.»

Mi baciò.

Poco dopo venne.

Proprio in quel momento sentimmo dei rumori provenire dalla camera accanto: nostro figlio si era svegliato.

«Accidenti, oggi si è svegliato presto.»

Sofia scese rapidamente da me e si sistemò.

Prima di correre in bagno si voltò con un sorriso.

«Resta carico per me. Stasera mi prendo il resto.»

Era sabato e trascorremmo la giornata insieme.

Sofia era… calda.

Non saprei descriverla diversamente.

Lo fu per tutto il giorno.

Coglieva ogni occasione per baciarmi, infilarmi la lingua in bocca o semplicemente avvicinarsi abbastanza da farmi capire quanto fosse ancora eccitata.

Per il resto passammo una giornata normalissima.

Poi arrivò la sera.

Appena nostro figlio si addormentò, Sofia venne da me.

«Amore, non so cosa mi sia successo ieri.»

Mi guardò con un’espressione che non riuscivo bene a decifrare.

«È tutto il giorno che ci penso. Sono venuta talmente tante volte… E ti confesso una cosa: quando siamo andati a dormire avevo ancora voglia.»

Rise, quasi imbarazzata.

«Nonostante il dolore. Perché sì, ieri mi hai fatto un male cane quando sei arrivato fino in fondo. Però credo di avere avuto anche l’orgasmo più forte della mia vita.»

La guardai.

Io sapevo perfettamente cosa fosse successo.

O almeno credevo di saperlo.

Ma il vecchio era stato categorico: non avrei dovuto dirle niente del profumo.

Per la prima volta provai un leggero senso di colpa.

In fondo l’avevo praticamente drogata senza che lo sapesse.

Quel pensiero mi colpì più di quanto volessi ammettere.

Poi guardai Sofia.

Era felice.

Aveva goduto come mai prima e quella giornata era stata probabilmente una delle più belle che avessimo trascorso insieme negli ultimi anni. Eravamo tornati intimi, complici, innamorati.

Scacciai quei pensieri.

La baciai.

«Ieri sera sei stata fantastica. Credo sia stata una delle serate più belle della mia vita.»

Le infilai una mano nelle mutandine.

Era già bagnata.

Scesi lentamente e cominciai a leccarla mentre lei mi accompagnava con una mano sulla testa.

La feci venire assaporando il suo nettare.

Poi la appoggiai al bracciolo del divano e la presi da dietro.

All’inizio entrai delicatamente.

Sofia si voltò.

«Non sono mica di porcellana.»

Mi guardò con uno sguardo che fino a pochi giorni prima non le avevo mai visto.

«Spingilo dentro come ieri. Scopami, cazzo.»

Non la riconoscevo.

Eppure quella nuova Sofia mi piaceva terribilmente.

Diedi due o tre colpi più decisi e arrivai nuovamente fino in fondo.

Quella volta fu molto più semplice della sera precedente.

Sentii il glande stretto con forza e dovetti trattenermi per non venire immediatamente.

Sofia, invece, capitolò quasi subito.

Venne una volta.

Poi una seconda.

Alla fine mi pregò di uscire.

«Basta… basta, amore. Mi fa troppo male.»

Si voltò verso di me.

«Scusa. Sono devastata.»

Poi si inginocchiò.

«Però non abbiamo finito. Riempimi la bocca.»

Non ebbe bisogno di chiedermelo due volte.

Mi prese in bocca e nel giro di un paio di minuti venni.

Sofia non lasciò andare sprecata neppure una goccia.

Mi guardò negli occhi, aprì la bocca per mostrarmi lo sperma che aveva raccolto e poi ingoiò.

Sorrise e si alzò.

«Vieni a fare la doccia con me? Però stai tranquillo: per stasera soltanto doccia. Mi hai distrutta. Dopo questi due giorni non camminerò per una settimana.»

Ridemmo.

Facemmo la doccia come due innamorati e poi andammo a dormire abbracciati.

Quella divenne la nostra routine per tutta la settimana successiva.

Tornavamo dal lavoro, cenavamo, aspettavamo che nostro figlio si addormentasse e poi facevamo l’amore.

Ogni sera.

A volte in maniera selvaggia.

Altre volte lentamente, quasi romanticamente.

Ma ogni volta Sofia veniva almeno tre o quattro volte prima di capitolare.

Fisicamente fu devastante.

Ero passato da una volta ogni settimana e mezza a sette giorni su sette.

Certo, prima, nei periodi in cui non facevo sesso con Sofia, mi dedicavo tranquillamente a lunghe sedute in solitaria.

Ma quello era completamente diverso.

Ed era fottutamente fantastico.

Il vecchio aveva parlato di circa due settimane.

Poi, secondo lui, quella fame incontrollabile sarebbe lentamente diminuita, stabilizzandosi però su una frequenza di circa due volte alla settimana.

Per me sarebbe stata la routine perfetta.

La prima settimana passò.

Poi a Sofia arrivò il ciclo.

Durante il ciclo non aveva mai voluto fare nulla, nemmeno quando eravamo giovani e nel pieno della nostra passione.

L’idea del sangue le aveva sempre fatto schifo.

Per questo ero abbastanza sicuro che finalmente avremmo trascorso qualche serata tranquilla.

Un po’ di riposo, pensai.

Mi sbagliavo.

Dopo cena Sofia mi chiamò in bagno mentre nostro figlio guardava i cartoni prima di andare a dormire.

«Amore, mi è venuto il ciclo.»

«Immaginavo.»

«Ma non preoccuparti.»

Aprì un cassetto.

«Ci ho pensato tutto il giorno e, nonostante sia piena di dolori e dolorini tra il sesso selvaggio di questi giorni e il ciclo…»

Rise.

«…ho una fottuta voglia di cazzo. Quindi ho comprato questi.»

Tirò fuori una confezione di Tampax.

Non li aveva mai usati.

La guardai senza capire.

Lei sorrise e tornò in salotto da nostro figlio.

Io rimasi qualche secondo da solo in bagno.

E questi cosa dovrebbero risolvere?

Non capivo.

Quando finalmente nostro figlio andò a dormire, Sofia corse in bagno.

Tornò qualche minuto dopo con un tubetto in mano, che appoggiò sul tavolino.

Dalle sue gambe spuntava la cordicella bianca del tampone.

Non disse niente.

Si lanciò direttamente sui miei pantaloni, me li abbassò e cominciò uno di quei pompini che in appena sette giorni erano diventati quasi una specialità.

Era diventata bravissima.

Talmente brava che dopo poco sentii che stavo per venire.

La avvisai.

Lei si fermò immediatamente.

«No, no. Non ancora.»

Strinse il mio cazzo fra le dita e lo osservò.

«Mi serve questo bel manganello.»

Rise.

«Ma sai che è davvero grosso? Ho fatto bene a mettermi con uno così. A volte è difficile da prendere, però cazzo quanto godo.»

Poi si spogliò e si mise a novanta sul divano.

La fissai senza capire.

Le labbra della figa erano gonfie e vedevo il clitoride sporgere. Il filo del Tampax scendeva fra le cosce.

«Allora?» mi provocò. «Cosa fai? Non mi tocchi?»

Mi avvicinai e le sfiorai il clitoride.

Sussultò.

Le baciai la schiena mentre il mio cazzo duro si appoggiava fra le sue natiche.

Arrivai con le labbra vicino al suo collo.

«Vuoi che tolga il Tampax?»

L’idea, onestamente, non mi faceva impazzire.

Sofia si voltò.

«Ma no! Che schifo. Lì è off-limits in questi giorni.»

Fece una pausa.

Arrossì.

«Ma davvero non ci arrivi?»

«A cosa?»

Abbassò leggermente lo sguardo.

«Leccami il buco del culo.»

Rimasi immobile.

«Stasera voglio provare a prenderlo lì.»

Non riuscivo a crederci.

Nei primi anni della nostra relazione avevo provato qualche volta a proporle il sesso anale, ma Sofia ne era sempre stata terrorizzata, soprattutto per le mie dimensioni.

Quella sera era stata lei a chiederlo.

«Se non vuoi lasciamo stare…» disse. «Ma ho una voglia assurda di sentirti dentro di me. E stasera mi sento particolarmente porca.»

Non me lo feci ripetere.

Cominciai a baciarle la schiena, scendendo lentamente.

Le allargai le natiche.

Si era persino depilata completamente.

Cominciai a leccarla.

Passai la lingua su quel punto che fino ad allora era rimasto praticamente proibito fra noi e Sofia cominciò immediatamente a gemere.

Poi allungò un braccio verso il tavolino, prese il tubetto che aveva portato dal bagno e me lo porse.

«Mi sono fermata a comprare il lubrificante.»

Sorrise.

Cominciai lentamente con un dito.

Poi due.

Usai abbondantemente il lubrificante e continuai finché sentii che riusciva a rilassarsi.

Provai con un terzo dito.

Sofia sussultò.

Entrambi sapevamo, però, che il mio cazzo sarebbe stato tutt’altra cosa.

Quando mi sembrò abbastanza pronta mi sollevai.

Ero duro come il marmo.

Mi cosparsi di lubrificante e appoggiai il glande contro il suo ano.

Prima ancora che potessi chiederle qualcosa, Sofia mi anticipò.

«Sono sicura, amore.»

Si voltò a guardarmi.

«Sfondami il culo. Ma fai piano… almeno all’inizio.»

Sentirla parlare in quel modo mi fece impazzire.

Cominciai a spingere.

Era strettissima.

Una spinta.

Poi un’altra.

Finalmente entrò il glande.

Sofia si irrigidì e strinse i denti.

Mi fermai.

Aspettai che riuscisse a rilassarsi e poi avanzai ancora lentamente.

Arrivai circa a metà.

Sofia appoggiò immediatamente una mano contro il mio ventre.

«Aspetta. Fermo.»

Rimasi immobile.

«Fa un male cane. Resta così un attimo.»

Sentivo le pareti stringermi il pene con una forza incredibile.

Dopo qualche secondo Sofia respirò profondamente.

«Okay… vai.»

La guardai.

«Sicura?»

«Sì. Mettilo tutto.»

Spinsi.

Il suo corpo oppose ancora resistenza, così aumentai gradualmente la pressione finché arrivai completamente in fondo.

Sofia si irrigidì e lasciò uscire un piccolo grido.

Aveva gli occhi lucidi.

«Amore, tutto bene?»

Lei si voltò verso di me.

Era ancora eccitata.

«Fa un male cane. Brucia da morire. Sembra che tu mi stia spaccando il culo…»

Respirò profondamente.

«…ma cazzo, ne ho voglia. Non pensarci. Pompami.»

La presi per i fianchi.

Cominciai lentamente.

Poi, man mano che Sofia si rilassava, aumentai il ritmo.

Uscivo quasi completamente e poi rientravo fino in fondo.

Sempre più forte.

Sofia cominciò a gemere.

Poi, improvvisamente, venne.

«Amore… amore… oddio…»

Continuai.

Poco dopo venne una seconda volta.

«Luca, spaccami il culo. Più forte. Ancora. Riempimi. Vieni, amore… vieni.»

Le sue parole mi fecero perdere definitivamente il controllo.

Accelerai ancora.

Quando sentii arrivare l’orgasmo, diedi un’ultima spinta e venni dentro di lei.

Mi lasciai cadere sulla sua schiena.

Restammo così per diversi minuti.

Ancora uniti.

Quando persi l’erezione, uscii lentamente.

Sul cazzo c’erano sperma e tracce di sangue.

Guardai Sofia e per un istante mi sentii in colpa.

La zona era arrossata e irritata e si vedevano piccoli tagli.

Avevamo chiaramente esagerato.

Lei, invece, si voltò verso di me.

Sorrise.

Poi mi baciò con passione.

Mi prese per mano e mi trascinò verso il bagno. Camminava lentamente, tenendosi una mano sul fondoschiena.

Una volta entrati nella doccia mi guardò.

«È stato fantastico.»

«Sei sicura?»

«Non pensavo che si potesse godere soffrendo così. È stata un’esperienza completamente surreale.»

Rise.

«Grazie, amore. Stasera volevo essere porca e credo di esserci quasi riuscita.»

«Quasi?»

Scoppiai a ridere.

«È stato animalesco.»

Aprii l’acqua.

Cominciammo a lavarci.

A un certo punto mi spostai per urinare.

Sofia mi fermò.

«Che fai?»

La guardai perplesso.

Lei si inginocchiò.

«Stasera sono la tua porca.»

Spalancò la bocca.

«Dammi da bere, amore. Fammi sentire sporca. Ti prego.»

Cominciò contemporaneamente a toccarsi.

Non riuscivo ancora a credere a ciò che stava succedendo.

Presi il pene, che stava già tornando duro, e cominciai a pisciare.

All’inizio il getto le colpì il viso.

Sofia scosse la testa.

Voleva altro.

Indirizzai il getto verso la sua bocca.

Ne bevve una parte, mentre il resto le colava dagli angoli delle labbra e le scendeva sul seno.

Continuava a toccarsi.

E venne di nuovo.

Quando finimmo di lavarci andammo a letto.

Sofia si rannicchiò contro di me.

«È stato troppo?»

«Cosa?»

«Stasera. Scusa… non so cosa mi sia preso. Mi sentivo terribilmente porca. Spero che sia piaciuto a te quanto è piaciuto a me.»

La strinsi.

«È stato animalesco. Sporco. E mi è piaciuto da morire.»

Risi.

«Non pensavo che nascondessi una puttana del genere dentro di te.»

Appena pronunciai quella parola mi portai istintivamente una mano alla bocca.

«Cazzo, scusa. Non volevo…»

Sofia scoppiò a ridere.

«Non scusarti.»

Poi mi guardò.

«Non so cosa mi sia successo, Luca. Ma credo che questo sia soltanto l’inizio.»

Mi accarezzò il petto.

«Se vuoi una moglie puttana… vedrai.»

⸻

Le due settimane passarono.

Alla fine ero esausto.

E completamente soddisfatto.

Proprio come aveva previsto il vecchio, quella fame sessuale quasi incontrollabile cominciò lentamente a diminuire.

Ma non scomparve.

Dopo quattro mesi facevamo sesso due o tre volte alla settimana.

La vera differenza, però, non era la frequenza.

Era Sofia.

Era cambiato il modo in cui mi desiderava.

Le nostre scopate erano diventate intense, spesso selvagge. Sofia raggiungeva regolarmente tre o quattro orgasmi e sembrava avere scoperto una parte della propria sessualità che per quarant’anni era rimasta nascosta persino a lei.

E forse era proprio questo che cominciava a inquietarmi.

Perché il profumo non aveva semplicemente aumentato il suo desiderio.

Aveva aperto qualcosa.

Una porta.

Dentro Sofia.

E, senza che me ne rendessi conto, anche dentro di me.

Ogni tanto ripensavo alla bottega.

Alle parole del vecchio.

Lo usi soltanto a casa e soltanto con sua moglie.

E soprattutto ripensavo alla boccetta.

Era ancora lì.

Quasi piena.

Una quantità ridicola di liquido aveva trasformato completamente la nostra vita sessuale.

E io avevo tra le mani il resto.

Cominciai a domandarmi quali fossero davvero i limiti di quella sostanza.

Cosa sarebbe successo con una quantità maggiore?

Quanto durava l’effetto?

Funzionava davvero su qualsiasi donna, come aveva detto il vecchio?

E soprattutto…

perché mi aveva proibito così categoricamente di portarla fuori casa?

Un pomeriggio stavo passeggiando per il centro.

La gente mi passava accanto senza prestarmi attenzione.

Donne giovani, donne della mia età, professioniste che uscivano dagli uffici, ragazze sedute ai tavolini dei bar.

Per la prima volta le guardai in maniera diversa.

Non perché improvvisamente desiderassi tradire Sofia.

Almeno, questo era ciò che continuavo a ripetermi.

Era curiosità.

Solo curiosità.

Pensai alla boccetta.

Alle possibilità che avevo letteralmente fra le mani.

E proprio mentre cercavo di scacciare quel pensiero…

accadde qualcosa.
scritto il
2026-09-27
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