Il Bull di Famiglia, l'attesa dell'incontro
di
Inteligoliber
genere
tradimenti
Il primo incontro era fissato sul lungomare. In un punto non particolarmente frequentato, ma nemmeno così isolato dagli occhi di qualche passante.
I vestiti di Laura, scelti da me, erano decisamente al di fuori dagli schemi abituali della sua quotidinaità, purtuttavia non eccessivi per un aperitivo in centro in un locale elegante.
Quello però non sarebbe stato un normale aperitivo, ma l'incontro con il Bull e il Master che avrebbe sconvolto la vita di una coppia fino a quel momento del tutto convenzionale.
"Mai mia moglie farebbe queste cose, è una normale madre di famiglia, non ha proprio questo carattere e al solo pensiero si rifiuterebbe". Quante volte avevo sentito quelle parole negli anni da mariti e fidanzati convinti di essere i soli ad avere quelle fantasie. Alcuni avevano desistito perchè spaventati da quel pensiero e quella falsa convinzione, ma molti avevano poi scoperto che il coraggio di provare poteva portare realmente alla realizzazione dei propri sogni.
Nel caso del marito di Laura era stato così. Come sempre la parte più difficile era stata trovare il coraggio di ammettere che non erano solo fantasie, ma che davvero avrebbe voluto un Bull per la sua compagna di vita. Da lì il diventare consapevole che realizzare quel percorso sarebbe stata una necessità per sentirsi completo era stato un passo lento ma inesorabile.
I primi contatti, le prime chat, la conoscenza virtuale con lei. Partendo dal consueto pregiudizio di ogni donna che la figura del Bull debba essere sinonimo di una persona grezza o, peggio, gretta.
Questo ha sempre facilitato ogni contatto con le persone che mi hanno conosciuto dal virtuale. Paradossalmente il dissolversi del pregiudizio e delle aspettative di fredda banalità (visto ciò che si trova sui social) e il trovarsi invece in un dialogo con una persona colta, interessante, un professionista risolto con se stesso, dalla vita brillante e che si sarebbe potuto incontrare nel lavoro. Il fatto che io sia un bel ragazzo ha sempre poi contribuito a dissolvere le reticenze e i dubbi di chi nella vita credeva di avere solo certezze, ma è dalla mente che ogni donna entrata nella mia vita è sempre stata attratta.
Fu così anche con Laura. Mai avrebbe pensato di tradire il marito, figurarsi di essere in attesa di un amante, per giunta vestita come le era stato ordinato, con la complicità di quello che era certa sarebbe stato l'unico uomo della sua vita.
Farla attendere fu una scelta ponderata. In quei momenti sull'eccitazione prevaleva la paura. Molte volte Laura si chiese in quei momenti cosa stesse facendo. Perchè avesse indossato proprio quegli abiti scelti da colui che di fatto era uno sconosciuto. Perchè avesse mentito ai figli, dicendo di andare a cena con le amiche di una vita, mentre in realtà stava per fare l'esperienza più emozionante della propria vita.
Certo non poteva spiegare in casa che ad aspettarla c'era un Padrone, colui che sarebbe tdiventato la sua guida, ma non si era sentita a suo agio a uscire con una bugia e con un outfit insolito per chi la vedeva sempre in modo mai trasndato, certo sempre naturale, ma mai provocante fino in fondo.
I minuti passavano. I pensieri aumentavano. La voglia di scappare e tirarsi indietro cresceva, ma la voce di quell'uomo al telefono che l'aveva portata fin lì, aveva costruito un legame con lei omai indissolubile.
Non era certo a suo agio. Una gonna così corta non la portava da anni, aveva dovuto comprarla appositamente, così come le autoreggenti e gli stivali. Uscire di casa così era stato emozionante, ma anche umiliante. Lo sguardo di complicità del marito non aveva certo compensato quello dei figli del tutto inconsapevoli eppure incuriositi da una versione così diversa della loro madre.
"Come sei bella così mamma" era stata la frase spontanea della figlia più piccola. Una frase ingenua che pure per lei fu una coltellata, in grado di aprire una ferita sulle sue paure. Sui suoi sensi di colpa.
Anche a questo pensò in quei lunghi momenti di attesa. Ogni uomo che passava poteva essere il suo Bull. Il suo compito era di restare in piedi,davanti al muretto del lungomare, di spalle alla strada e con gli occhi puntati verso l'orizzonte.
Con la gonna che gli aveva fatto indossare il suo Bull, ne era certa, qualsiasi uomo le aveva guardato le gambe, il culo. Anche quelli sposati, fidanzati, che magari passeggiavano con le proprie compagne, sicuramente avevano colto l'occasione di osservare quella donna da sola, vestita in modo sexy, intenta a guardare il mare e farsi guardare da chiunque.
Probabilmente di nascosto alle loro partner che altrettatnto probabilmente l'avevano squadrata gelose o invidiose. Queto la fece sorridere. Un sorriso che nessuno potè cogliere, ma che lei si godette per sciogliere la tensione.
Fu un sorriso rivelatore, perchè la fece ragionare lucidamente e razionalmente sul fatto che tutto quello in fondo le piaceva molto. Affrontare le paure, uscire dagli schemi della mamma della famiglia del Mulino bianco.
Stava davvero esplorando un modo diverso di affrontare la propria natura. Sì, aveva paura, ma si sentiva finalmente viva.
In quel preciso momento sentì alle sue spalle fermarsi qualcuno. Doveva essere il suo Bull. Sperava lo fosse. Era terrorizzata dall'idea che qualcun'altro potesse provarci con lei vedendola così sola e così attraente.
-"Sei proprio bella vestita così". Era la mia voce, poteva essere tranquilla.
-"Non girarti, lascia che ti guardii così". Ero stronzo come sempre, poteva essere certa che la tranquillità non sarebbe durata.
Misi le mie mani intorno ai sui fianchi, abbracciandola da dietro le spalle, come per appoggiarmi al muretto. Poteva sentire il mio corpo a contatto con il suo, poteva sentire il mio profumo, poteva sentire le mie mani stringerla, ma ancora non poteva vedermi.
Era nelle mani dell'uomo che l'avrebbe portata a realizzare ogni sua fantasia e a scoprire i desideri più perversi che mai avrebbe immaginato di portare dentro di se.
La sua eccitazione le modificava il respiro. Era bagnata, ma non avrebbe mai immaginato che lui lo scoprisse così. Passando una mano sulle gambe in un luogo pubblico, approfittando che il proprio corpo coprisse il suo alla vista dei passanti, facendo salire lentamente ma in modo deciso la mano fino a trovarle la fica.
-"Brava, vedo che sei stata obbediente, non hai messo le mutandine, ma non avresti immaginato di bagnarti fino al punto che ti colasse sulle gambe, vero?"
E, finalmente, con una voce flebile, rotta dall'imbarazzo, dall'eccitazione la risposta di quella che ormai era a tutti gli effetti la mia schiava totale: - "Non mi era mai uccesso così".
-"Perchè ora, per la prima volta, stai vivendo, ed è solo l'inizio".
CONTINUA...
I vestiti di Laura, scelti da me, erano decisamente al di fuori dagli schemi abituali della sua quotidinaità, purtuttavia non eccessivi per un aperitivo in centro in un locale elegante.
Quello però non sarebbe stato un normale aperitivo, ma l'incontro con il Bull e il Master che avrebbe sconvolto la vita di una coppia fino a quel momento del tutto convenzionale.
"Mai mia moglie farebbe queste cose, è una normale madre di famiglia, non ha proprio questo carattere e al solo pensiero si rifiuterebbe". Quante volte avevo sentito quelle parole negli anni da mariti e fidanzati convinti di essere i soli ad avere quelle fantasie. Alcuni avevano desistito perchè spaventati da quel pensiero e quella falsa convinzione, ma molti avevano poi scoperto che il coraggio di provare poteva portare realmente alla realizzazione dei propri sogni.
Nel caso del marito di Laura era stato così. Come sempre la parte più difficile era stata trovare il coraggio di ammettere che non erano solo fantasie, ma che davvero avrebbe voluto un Bull per la sua compagna di vita. Da lì il diventare consapevole che realizzare quel percorso sarebbe stata una necessità per sentirsi completo era stato un passo lento ma inesorabile.
I primi contatti, le prime chat, la conoscenza virtuale con lei. Partendo dal consueto pregiudizio di ogni donna che la figura del Bull debba essere sinonimo di una persona grezza o, peggio, gretta.
Questo ha sempre facilitato ogni contatto con le persone che mi hanno conosciuto dal virtuale. Paradossalmente il dissolversi del pregiudizio e delle aspettative di fredda banalità (visto ciò che si trova sui social) e il trovarsi invece in un dialogo con una persona colta, interessante, un professionista risolto con se stesso, dalla vita brillante e che si sarebbe potuto incontrare nel lavoro. Il fatto che io sia un bel ragazzo ha sempre poi contribuito a dissolvere le reticenze e i dubbi di chi nella vita credeva di avere solo certezze, ma è dalla mente che ogni donna entrata nella mia vita è sempre stata attratta.
Fu così anche con Laura. Mai avrebbe pensato di tradire il marito, figurarsi di essere in attesa di un amante, per giunta vestita come le era stato ordinato, con la complicità di quello che era certa sarebbe stato l'unico uomo della sua vita.
Farla attendere fu una scelta ponderata. In quei momenti sull'eccitazione prevaleva la paura. Molte volte Laura si chiese in quei momenti cosa stesse facendo. Perchè avesse indossato proprio quegli abiti scelti da colui che di fatto era uno sconosciuto. Perchè avesse mentito ai figli, dicendo di andare a cena con le amiche di una vita, mentre in realtà stava per fare l'esperienza più emozionante della propria vita.
Certo non poteva spiegare in casa che ad aspettarla c'era un Padrone, colui che sarebbe tdiventato la sua guida, ma non si era sentita a suo agio a uscire con una bugia e con un outfit insolito per chi la vedeva sempre in modo mai trasndato, certo sempre naturale, ma mai provocante fino in fondo.
I minuti passavano. I pensieri aumentavano. La voglia di scappare e tirarsi indietro cresceva, ma la voce di quell'uomo al telefono che l'aveva portata fin lì, aveva costruito un legame con lei omai indissolubile.
Non era certo a suo agio. Una gonna così corta non la portava da anni, aveva dovuto comprarla appositamente, così come le autoreggenti e gli stivali. Uscire di casa così era stato emozionante, ma anche umiliante. Lo sguardo di complicità del marito non aveva certo compensato quello dei figli del tutto inconsapevoli eppure incuriositi da una versione così diversa della loro madre.
"Come sei bella così mamma" era stata la frase spontanea della figlia più piccola. Una frase ingenua che pure per lei fu una coltellata, in grado di aprire una ferita sulle sue paure. Sui suoi sensi di colpa.
Anche a questo pensò in quei lunghi momenti di attesa. Ogni uomo che passava poteva essere il suo Bull. Il suo compito era di restare in piedi,davanti al muretto del lungomare, di spalle alla strada e con gli occhi puntati verso l'orizzonte.
Con la gonna che gli aveva fatto indossare il suo Bull, ne era certa, qualsiasi uomo le aveva guardato le gambe, il culo. Anche quelli sposati, fidanzati, che magari passeggiavano con le proprie compagne, sicuramente avevano colto l'occasione di osservare quella donna da sola, vestita in modo sexy, intenta a guardare il mare e farsi guardare da chiunque.
Probabilmente di nascosto alle loro partner che altrettatnto probabilmente l'avevano squadrata gelose o invidiose. Queto la fece sorridere. Un sorriso che nessuno potè cogliere, ma che lei si godette per sciogliere la tensione.
Fu un sorriso rivelatore, perchè la fece ragionare lucidamente e razionalmente sul fatto che tutto quello in fondo le piaceva molto. Affrontare le paure, uscire dagli schemi della mamma della famiglia del Mulino bianco.
Stava davvero esplorando un modo diverso di affrontare la propria natura. Sì, aveva paura, ma si sentiva finalmente viva.
In quel preciso momento sentì alle sue spalle fermarsi qualcuno. Doveva essere il suo Bull. Sperava lo fosse. Era terrorizzata dall'idea che qualcun'altro potesse provarci con lei vedendola così sola e così attraente.
-"Sei proprio bella vestita così". Era la mia voce, poteva essere tranquilla.
-"Non girarti, lascia che ti guardii così". Ero stronzo come sempre, poteva essere certa che la tranquillità non sarebbe durata.
Misi le mie mani intorno ai sui fianchi, abbracciandola da dietro le spalle, come per appoggiarmi al muretto. Poteva sentire il mio corpo a contatto con il suo, poteva sentire il mio profumo, poteva sentire le mie mani stringerla, ma ancora non poteva vedermi.
Era nelle mani dell'uomo che l'avrebbe portata a realizzare ogni sua fantasia e a scoprire i desideri più perversi che mai avrebbe immaginato di portare dentro di se.
La sua eccitazione le modificava il respiro. Era bagnata, ma non avrebbe mai immaginato che lui lo scoprisse così. Passando una mano sulle gambe in un luogo pubblico, approfittando che il proprio corpo coprisse il suo alla vista dei passanti, facendo salire lentamente ma in modo deciso la mano fino a trovarle la fica.
-"Brava, vedo che sei stata obbediente, non hai messo le mutandine, ma non avresti immaginato di bagnarti fino al punto che ti colasse sulle gambe, vero?"
E, finalmente, con una voce flebile, rotta dall'imbarazzo, dall'eccitazione la risposta di quella che ormai era a tutti gli effetti la mia schiava totale: - "Non mi era mai uccesso così".
-"Perchè ora, per la prima volta, stai vivendo, ed è solo l'inizio".
CONTINUA...
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