Il Sospetto
di
Alex 88
genere
corna
Una calda serata estiva. Il fragile equilibrio d'un rapporto di coppia a distanza...
Con un ringraziamento speciale ai cari "Marco" ed "Elena" per avermi confidato e affidato l'esperienza su cui si basa questo racconto.
Stasera il caldo non concede tregua, ma è un calore denso, quasi dolce, che si appoggia sulla pelle come una seconda veste. Vago per casa a passi lenti; il fruscio dei piedi sul pavimento fresco è l'unico suono che rompe la quiete. Sono passate da poco le nove. Vorrei chiamarti, anche se so già che il telefono squillerebbe a vuoto: a quest'ora sei nel pieno del servizio, sommersa dal ritmo della sala. Dirigere un bistrot con enoteca quando si vuole lasciare il segno richiede tutto, e tra il tintinnio dei calici e il brusio sommesso dei tavoli non c'è spazio per le distrazioni. Soprattutto non per l'uomo che ti ama e che aspetta nel buio di sentire la tua voce. La birra che ho preso dal frigo continua a sudare sul tavolino: è fresca, dissetante, ma è di un altro sapore che le mie labbra hanno sete stasera. Voglio immaginarti così, mentre ti muovi sicura nel tuo regno: la pelle appena lucida per la fatica di mille dettagli da curare, e una goccia lenta, dispettosa, che scivola piano nel solco perfetto tra i tuoi seni. Vedo le tue labbra incurvarsi in un sogghigno furbetto, una fossetta all'angolo del tuo sorriso: il punto perfetto perché un bacio trovi dimora. I tuoi occhi vispi scrutano la sala in cerca di un dettaglio fuori posto, ma è tutto perfetto, tutto splendidamente impeccabile, stasera. Così il tuo sguardo può permettersi un lusso, indugiando un secondo di troppo sulle spalle dello chef — quello nuovo — al di là del pass della cucina, mentre si muove ancora energico tra i fuochi e le ultime comande. Attraverso vapori sinuosi che si mescolano nell'aria, liberando quell'aroma intenso e quasi peccaminoso che ha dato lustro al tuo locale. Ricordo bene cosa ci siamo detti. Il modo ondivago in cui il tuo sguardo si perdeva nel vuoto ogni volta che parlavi di lui. Sembravi una scolaretta alle prese con la prima cotta, travolta da un afflato per un uomo che non sono certo io. Eppure… eppure l'accordo tra noi è adamantino. Noi non siamo come gli altri, non lo siamo mai stati. Puoi avere chi vuoi, e lo stesso vale per me, ma il cuore, quello sì, è per sempre mio. La distanza che ci separa mantiene viva la nostra unione. Cosa sono duecento chilometri quando mente e cuore non hanno confini? Un dubbio, però, aleggia nella penombra. Finora si è sempre trattato di avventure di una notte, di sconosciuti passeggeri: un mezzo come un altro per cogliere il piacere quando eravamo lontani; oppure di giochi fatti insieme, in un suadente groviglio di corpi che accoglieva un'altra persona tra noi. Ora è diverso, lo so, e il dubbio mi assale. Se a causa sua dovessi perderti... resisterei? La fiducia si costruisce giorno per giorno, è vero, ma per perderla basta il battito d'ali di una farfalla: un terremoto d'emozioni che si imprime nella mente con la forza di mille sospiri.
Poi lo schermo del telefono si illumina nel buio. Mi mandi una foto: sei nel pieno del lavoro, indaffarata. I capelli, di solito così curati, lasciano scappare una ciocca ribelle; sotto il grembiule indossi una canotta leggera, quasi trasparente... Lo indossi il reggiseno? O lasci che i suoi occhi si perdano in quel tripudio che provi a celare, così maldestramente, sotto strati di stoffa sottile? Oh, se fossi in lui mi perderei, e come se mi perderei. Per mille volte il mio sguardo arrancherebbe su ogni centimetro scoperto della tua pelle: dalla curva perfetta della tua schiena fino al panorama peccaminoso del tuo culetto a mandolino. Che ti piaccia giocare non c'è alcun dubbio, ma fin dove ti spingerai con lui, stasera? Il servizio è ormai agli sgoccioli e i suoi muscoli saranno dolenti per lo sforzo. Li massaggerai? Scioglierai la sua fatica con la stessa cura con cui sapresti sciogliere me? Oppure ti offrirai a lui, nel fior dei suoi vent'anni, per sopire quella strana voglia animalesca, esacerbata ancora di più da quei tuoi shorts di jeans strappati? Me lo chiedo ancora, mentre la mia mano, tremante, scivola piano dove vorrei che ci fosse la tua bocca. Ti immagino a fine servizio mentre tutti sono andati via e siete rimasti soli, lo vedo come inarchi la schiena contro il lavabo dei piatti sporchi. Le sue dita impazienti che esplorano ogni tratto nascosto della tua pelle abbronzata; la sua lingua, ancora maldestra, che ti assaggia e sale lungo il collo, fino a sfiorare il lobo del tuo orecchio. Vedo le sue mani che ti sollevano la canotta, liberandoti dall'ultimo sottile strato di stoffa che nasconde la tua schiena, mentre il suo sguardo si perde nel dolce solco di pesca ancora celato dagli shorts. Lo farai? Sarai sua? Ti abbandonerai alla presa delle sue braccia possenti? Lo inviterai tu stessa ad abbassarti i pantaloncini, per svelare la sottile stoffa nera del tuo perizoma già bagnato? E infine... lascerai che scosti anche quell'ultimo, infimo tassello di stoffa? Lascerai che la sua lingua esplori il più segreto anfratto della tua intimità, per assaporare il dolce nettare del tuo desiderio? Quanto resisterai? Cosa farai quando il suo membro si farà largo dentro di te, dando inizio al ritmo lento e inesorabile della passione? Mugolerai di piacere, come una gatta in calore, mentre i suoi colpi possenti ti sconquasseranno tutta? Fremerai a ogni colpo in preda all'estasi, ne sono sicuro. Ti torcerai gemente per accarezzargli la nuca, mentre i vostri corpi ansanti si fonderanno in un unico, lucido amplesso di pura passione. Non durerà molto: il ragazzo è inesperto e la sola vista dei tuoi bei seni potrebbe portarlo troppo vicino all'irruento culmine del godimento. Presto, troppo presto... Ma riuscirà lo stesso a strapparti un orgasmo così florido da farti tremare le ginocchia. E dove finirà tutto questo? Dove incontrerà la tua pelle il suo seme, caldo e viscoso? Tra le tue labbra, sul tuo bel viso, o nel solco peccaminoso dei tuoi seni? Se fossi io non avrei dubbi: mi riserverei il provocante promontorio del tuo culetto. Ma lui?
Non ho più il tempo di chiedermelo: il mio di piacere scorre ormai lento e inesorabile tra le pieghe delle dita. Mi chiami, sei già a casa. Tutto questo dovrebbe essere solo il frutto di una mia perversa fantasia, eppure l'illusione s’infrange nella nitidezza dello schermo... quando noto un piccolo solco bianco vicino alla tua fossetta. Lì, dove ogni mio bacio trova dimora…
FINE
Per consigli, critiche e osservazioni,o semplicemente per fare quattro chiacchiere, come sempre: alexdna88@libero.it
Con un ringraziamento speciale ai cari "Marco" ed "Elena" per avermi confidato e affidato l'esperienza su cui si basa questo racconto.
Stasera il caldo non concede tregua, ma è un calore denso, quasi dolce, che si appoggia sulla pelle come una seconda veste. Vago per casa a passi lenti; il fruscio dei piedi sul pavimento fresco è l'unico suono che rompe la quiete. Sono passate da poco le nove. Vorrei chiamarti, anche se so già che il telefono squillerebbe a vuoto: a quest'ora sei nel pieno del servizio, sommersa dal ritmo della sala. Dirigere un bistrot con enoteca quando si vuole lasciare il segno richiede tutto, e tra il tintinnio dei calici e il brusio sommesso dei tavoli non c'è spazio per le distrazioni. Soprattutto non per l'uomo che ti ama e che aspetta nel buio di sentire la tua voce. La birra che ho preso dal frigo continua a sudare sul tavolino: è fresca, dissetante, ma è di un altro sapore che le mie labbra hanno sete stasera. Voglio immaginarti così, mentre ti muovi sicura nel tuo regno: la pelle appena lucida per la fatica di mille dettagli da curare, e una goccia lenta, dispettosa, che scivola piano nel solco perfetto tra i tuoi seni. Vedo le tue labbra incurvarsi in un sogghigno furbetto, una fossetta all'angolo del tuo sorriso: il punto perfetto perché un bacio trovi dimora. I tuoi occhi vispi scrutano la sala in cerca di un dettaglio fuori posto, ma è tutto perfetto, tutto splendidamente impeccabile, stasera. Così il tuo sguardo può permettersi un lusso, indugiando un secondo di troppo sulle spalle dello chef — quello nuovo — al di là del pass della cucina, mentre si muove ancora energico tra i fuochi e le ultime comande. Attraverso vapori sinuosi che si mescolano nell'aria, liberando quell'aroma intenso e quasi peccaminoso che ha dato lustro al tuo locale. Ricordo bene cosa ci siamo detti. Il modo ondivago in cui il tuo sguardo si perdeva nel vuoto ogni volta che parlavi di lui. Sembravi una scolaretta alle prese con la prima cotta, travolta da un afflato per un uomo che non sono certo io. Eppure… eppure l'accordo tra noi è adamantino. Noi non siamo come gli altri, non lo siamo mai stati. Puoi avere chi vuoi, e lo stesso vale per me, ma il cuore, quello sì, è per sempre mio. La distanza che ci separa mantiene viva la nostra unione. Cosa sono duecento chilometri quando mente e cuore non hanno confini? Un dubbio, però, aleggia nella penombra. Finora si è sempre trattato di avventure di una notte, di sconosciuti passeggeri: un mezzo come un altro per cogliere il piacere quando eravamo lontani; oppure di giochi fatti insieme, in un suadente groviglio di corpi che accoglieva un'altra persona tra noi. Ora è diverso, lo so, e il dubbio mi assale. Se a causa sua dovessi perderti... resisterei? La fiducia si costruisce giorno per giorno, è vero, ma per perderla basta il battito d'ali di una farfalla: un terremoto d'emozioni che si imprime nella mente con la forza di mille sospiri.
Poi lo schermo del telefono si illumina nel buio. Mi mandi una foto: sei nel pieno del lavoro, indaffarata. I capelli, di solito così curati, lasciano scappare una ciocca ribelle; sotto il grembiule indossi una canotta leggera, quasi trasparente... Lo indossi il reggiseno? O lasci che i suoi occhi si perdano in quel tripudio che provi a celare, così maldestramente, sotto strati di stoffa sottile? Oh, se fossi in lui mi perderei, e come se mi perderei. Per mille volte il mio sguardo arrancherebbe su ogni centimetro scoperto della tua pelle: dalla curva perfetta della tua schiena fino al panorama peccaminoso del tuo culetto a mandolino. Che ti piaccia giocare non c'è alcun dubbio, ma fin dove ti spingerai con lui, stasera? Il servizio è ormai agli sgoccioli e i suoi muscoli saranno dolenti per lo sforzo. Li massaggerai? Scioglierai la sua fatica con la stessa cura con cui sapresti sciogliere me? Oppure ti offrirai a lui, nel fior dei suoi vent'anni, per sopire quella strana voglia animalesca, esacerbata ancora di più da quei tuoi shorts di jeans strappati? Me lo chiedo ancora, mentre la mia mano, tremante, scivola piano dove vorrei che ci fosse la tua bocca. Ti immagino a fine servizio mentre tutti sono andati via e siete rimasti soli, lo vedo come inarchi la schiena contro il lavabo dei piatti sporchi. Le sue dita impazienti che esplorano ogni tratto nascosto della tua pelle abbronzata; la sua lingua, ancora maldestra, che ti assaggia e sale lungo il collo, fino a sfiorare il lobo del tuo orecchio. Vedo le sue mani che ti sollevano la canotta, liberandoti dall'ultimo sottile strato di stoffa che nasconde la tua schiena, mentre il suo sguardo si perde nel dolce solco di pesca ancora celato dagli shorts. Lo farai? Sarai sua? Ti abbandonerai alla presa delle sue braccia possenti? Lo inviterai tu stessa ad abbassarti i pantaloncini, per svelare la sottile stoffa nera del tuo perizoma già bagnato? E infine... lascerai che scosti anche quell'ultimo, infimo tassello di stoffa? Lascerai che la sua lingua esplori il più segreto anfratto della tua intimità, per assaporare il dolce nettare del tuo desiderio? Quanto resisterai? Cosa farai quando il suo membro si farà largo dentro di te, dando inizio al ritmo lento e inesorabile della passione? Mugolerai di piacere, come una gatta in calore, mentre i suoi colpi possenti ti sconquasseranno tutta? Fremerai a ogni colpo in preda all'estasi, ne sono sicuro. Ti torcerai gemente per accarezzargli la nuca, mentre i vostri corpi ansanti si fonderanno in un unico, lucido amplesso di pura passione. Non durerà molto: il ragazzo è inesperto e la sola vista dei tuoi bei seni potrebbe portarlo troppo vicino all'irruento culmine del godimento. Presto, troppo presto... Ma riuscirà lo stesso a strapparti un orgasmo così florido da farti tremare le ginocchia. E dove finirà tutto questo? Dove incontrerà la tua pelle il suo seme, caldo e viscoso? Tra le tue labbra, sul tuo bel viso, o nel solco peccaminoso dei tuoi seni? Se fossi io non avrei dubbi: mi riserverei il provocante promontorio del tuo culetto. Ma lui?
Non ho più il tempo di chiedermelo: il mio di piacere scorre ormai lento e inesorabile tra le pieghe delle dita. Mi chiami, sei già a casa. Tutto questo dovrebbe essere solo il frutto di una mia perversa fantasia, eppure l'illusione s’infrange nella nitidezza dello schermo... quando noto un piccolo solco bianco vicino alla tua fossetta. Lì, dove ogni mio bacio trova dimora…
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