Sottomissione in piscina 3

di
genere
dominazione

Ogni mattina la sveglia suonava prima dell'alba, e ogni mattina ripetevo lo stesso identico copione: un bacio distratto sulla fronte della mia ragazza, che si voltava dall'altra parte nel sonno, e poi la corsa disperata in macchina verso la piscina comunale, con il cuore che batteva a mille e le mani che stringevano il volante fino a far sbiancare le nocche.
Entravo nello spogliatoio con il fiato corto, sperando di sentire l'odore del suo bagnoschiuma o il rumore dei suoi passi pesanti, ma l'unica cosa che trovavo era il silenzio spettrale delle sei del mattino. Nuotavo le mie vasche in modo meccanico, lo sguardo continuamente rivolto verso l'ingresso dei blocchi di partenza, verso le altre corsie, verso le docce. Niente. Solo l'acqua fredda, il riflesso delle luci al neon sul soffitto e il vuoto.
Il senso di frustrazione era devastante. Passavo le giornate al lavoro e a casa come un automa, completamente distaccato dalla realtà, con la mente fissa su quelle piastrelle bagnate, su quell'enorme membro venoso e sulla sensazione di totale annientamento che mi aveva regalato. La maglietta sporca, che avevo nascosto in fondo a un cassetto sotto gli attrezzi da palestra, era diventata il mio feticcio segreto: la tiravo fuori la notte, quando tutto era buio, solo per annusare quel profumo sbiadito di maschio alfa e ricordarmi che non era stato un sogno. Ma l'odore stava svanendo, e con esso la mia speranza. Pensavo di aver perso la mia occasione, che quel vecchio fosse stato solo un miraggio passeggero, un predatore capitato lì per caso che non avrei rivisto mai più.
Il terzo giorno sono scivolato in acqua alle 6:15, ormai rassegnato a un'altra sessione di vuoto e malinconia. Avevo appena completato la quarta vasca a stile libero quando, riemergendo per respirare, ho visto un'ombra monumentale muoversi a bordo vasca.
Il cuore ha fatto un balzo talmente violento da togliermi il respiro, facendomi quasi bere un sorso di acqua clorata. Era lui. Indossava lo stesso costume da nuoto scuro che esaltava le sue gambe muscolose e d'acciaio, il petto scolpito e asciutto su cui i peli grigi disegnavano una linea virile, e quella postura fiera, dominante, che azzerava lo spazio intorno a sé. I miei occhi si sono illuminati all'istante, si sono spalancati in un'espressione di pura, incontrollabile devozione. Non sono riuscito a nasconderlo: la gioia e la sottomissione dipinte sul mio viso erano totali.
Il vecchio si è accorto subito del mio sguardo. Ha girato lentamente la testa verso la mia corsia, fissandomi con i suoi occhi freddi e penetranti. Un mezzo sorriso, carico di un'ironia spietata e superiore, è comparso sul suo volto segnato dal tempo. Sapeva benissimo l'effetto che mi faceva; vedeva che il suo "maschio beta" era rimasto al guinzaglio, logorato dall'attesa.
Non ha detto una parola. Si è tuffato nella corsia accanto alla mia e ha iniziato a nuotare con una potenza impressionante, sollevando spruzzi regolari, mentre io cercavo disperatamente di tenere il suo ritmo, estasiato dalla sola vicinanza del suo corpo atletico. La mia mente era già in ginocchio.
Dopo circa venti minuti, il vecchio ha interrotto l'allenamento. Si è diretto verso la scaletta di ferro per uscire dall'acqua. Si è aggrappato al corrimano, i bicipiti tesi e le vene in rilievo sotto la pelle bagnata. Prima di sollevarsi completamente, si è voltato verso di me. Mi ha guardato dritto negli occhi e, con un movimento secco della testa, mi ha fatto cenno di seguirlo.
Era un ordine muto, e il mio corpo ha risposto all'istante, privo di qualsiasi volontà propria. Sono uscito dalla vasca quasi correndo, dimenticandomi dell'accappatoio, guidato solo dal bisogno viscerale di obbedirgli.
Lo spogliatoio era deserto, saturo di vapore caldo. Quando ho varcato la soglia della zona docce, lui era già lì, completamente nudo sotto l'acqua corrente. La sua virilità non ha deluso le mie aspettative: enorme, pesante, già gonfia e tesa in un principio di erezione che sfidava la sua età, un monumento di carne scura e venosa che pulsava sotto i getti caldi.
Si è girato verso di me, l'acqua che gli scorreva sul petto e lungo i fianchi sodi. Ha incrociato le braccia, guardandomi dall'alto in basso con una sufficienza che mi ha fatto vibrare le viscere.
«Ti è mancato il mio cazzone?», ha chiesto con una voce profonda, roca, che ha rimbombato contro le piastrelle.
La bocca mi si è aperta, ma non ho fatto in tempo a emettere un suono. Non voleva una risposta a parole.
«Inginocchiati e succhialo. Subito», ha tuonato, e il comando è stato così assoluto che le mie ginocchia hanno colpito il pavimento bagnato prima ancora che potessi formulare un pensiero.
Sono caduto ai suoi piedi, con il viso esattamente all'altezza del suo sesso massiccio. L'odore di maschio, di cloro e di calore animale mi ha investito, mandandomi il cervello in cortocircuito. Non ho esitato un solo secondo: ho afferrato le sue cosce dure come la roccia e ho spalancato la bocca, avventandomi sulla sua carne calda.
«Vedo che ti è mancato molto... guarda come sei disperato», ha mormorato il vecchio con un riso di scherno, mentre le sue dita nodose si artigliavano tra i miei capelli bagnati, spingendomi con forza la testa in avanti.
Non ho risposto, non potevo. Ero completamente concentrato sul mio compito, desideroso solo di compiacerlo, di dimostrargli la mia totale dedizione. Ho allargato la mascella al massimo, accogliendo tutta la sua lunghezza imponente, sentendo la punta liscia battere contro il fondo della gola. La mia lingua lavorava senza sosta, risalendo lungo le vene tese e massicce, mentre il vecchio imponeva un ritmo brutale, muovendo il bacino con colpi decisi che mi costringevano a strozzarmi sul suo sesso. L'umiliazione di essere usato così, come un pezzo di plastica, come uno scarico per il suo piacere, era la fonte di un'eccitazione indicibile che mi faceva pulsare il sesso nel costume fino a far male.
I suoi insulti continuavano a piovermi addosso, ritmici come i suoi affondi: «Sei solo un buco utile, un beta sottomesso che vive per questo. Guarda dove sei finito di nuovo». E io adoravo ogni singola parola.
All'improvviso, senza dire nulla, il suo corpo si è irrigidito. Le dita tra i miei capelli sono diventate una morsa dolorosa, bloccandomi la testa al fondo del suo membro, inchiodando la mia bocca contro la base del suo pube. Ho sentito il suo sesso sussultare violentemente dentro di me.
Senza sfilarlo, senza darmi il tempo di respirare, il vecchio ha sborrato.
Un mitragliamento di getti caldi, densi e massicci ha invaso la mia gola. La quantità era impressionante, un flusso torrenziale che mi ha riempito completamente la bocca, togliendomi il fiato. Il vecchio ha continuato a pulsare dentro di me, tenendomi schiacciato mentre riversava fino all'ultima goccia del suo orgasmo.
Quando finalmente ha allentato la presa, ha sfilato lentamente il membro viscido dalla mia bocca. Sono rimasto con le labbra spalancate, il fiato corto, e la bocca letteralmente colma del suo seme denso che rischiava di colare fuori.
Il vecchio mi ha guardato dall'alto. Il suo volto aveva un'aria incredibilmente autoritaria, fredda, quasi regale nella sua spietatezza. Non c'era un briciolo di dolcezza, solo il comando assoluto di un padrone che guarda la sua proprietà. Ha abbassato gli occhi sulla mia bocca piena, poi è tornato nei miei occhi, fissandomi in un silenzio carico di aspettativa.
Ho capito all'istante cosa voleva. Non potevo sputarlo, non potevo sprecarlo. Il mio dovere di maschio beta era completare l'opera.
Ho buttato la testa all'indietro e, sotto il suo sguardo severo e compiaciuto, ho mandato giù tutto con un unico, vistoso colpo di glottide. Ho ingoiato la sua sborra calda e densa, sentendola scivolare lungo l'esofago.
Lui ha sorriso, un sorriso di pura superiorità. Ha teso una mano, mi ha dato due schiaffi leggeri ma umilianti sulla guancia bagnata e ha detto: «Bravo ragazzo. Fatti trovare qua alla stessa ora tra 3 giorni».
di
scritto il
2026-07-04
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