Sottomissione in piscina 4

di
genere
dominazione

A casa, la mia vita si stava sgretolando sotto il peso di un segreto innominabile. Il rapporto con la mia ragazza, un tempo fatto di abitudini rassicuranti e di una sessualità tradizionale, era diventato un guscio vuoto. Facevamo l'amore sempre meno e sempre più svogliato, e ogni volta che la toccavo, ogni volta che i nostri corpi si univano nel buio della camera da letto, la mia mente scappava altrove. Non vedevo lei. Vedevo solo il corpo asciutto e scolpito di quel settantenne, sentivo l'odore acre del suo seme, e desideravo con un'intensità dolorosa la sensazione della mia dignità che veniva calpestata. La mia identità di maschio tradizionale, forte e sicuro di sé, era stata completamente rimpiazzata da quella del beta sottomesso, la cui unica vera fonte di piacere risiedeva nell'obbedienza cieca al suo volere.
Tre giorni dopo l'ultima volta, l'attesa era diventata insostenibile. Mi sono presentato in piscina esattamente all'ora concordata, con il cuore che martellava contro le costole. Sono entrato in acqua, ma lo sguardo cercava disperatamente la sua corsia. Non c'era. Ho nuotato per venti minuti in preda a un'ansia crescente, temendo di essere stato dimenticato, che quel vecchio si fosse stancato del suo giocattolo. Consumato dalla frustrazione, sono uscito dalla vasca e mi sono diretto verso la zona docce, sperando con tutto me stesso che fosse lì ad aspettarmi.
Quando ho varcato la soglia degli spogliatoi, l'ho visto. Era in piedi, nudo sotto il getto dell'acqua calda che creava una fitta cortina di vapore. Il suo membro era già parzialmente eretto, massiccio e venoso, un monumento di carne che reclamava attenzione. Senza che mi venisse detto nulla, spinto da una bramosia che non riuscivo più a controllare, mi sono gettato in ginocchio sulle piastrelle bagnate, allungando le labbra verso il suo sesso per iniziare a succhiarlo.
Non ho fatto in tempo a sfiorarlo. Con un movimento secco e brutale, la sua mano grande e pesante si è abbattuta sulla mia nuca, spingendomi la testa con forza verso il basso, dritto verso i suoi piedi appoggiati sul pavimento viscido.
«Chi ti ha dato il permesso di toccarlo?», ha ringhiato, la voce resa ancora più profonda dal rimbombo delle docce. «Giù la testa e leccami i piedi.»
Il rifiuto mi ha fatto sussultare, ma l'ordine era assoluto. Ho premuto la faccia contro il dorso del suo piede bagnato e ho iniziato a leccarlo, passando la lingua tra le sue dita, assaporando l'acqua e il sapore della sua pelle ruvida, segnata dal tempo ma incredibilmente solida. Mentre lo facevo, il vecchio ha iniziato a colpirmi le natiche con schiaffi violenti e ritmici. Il suono delle sculacciate risuonava forte nello spogliatoio deserto. I suoi insulti piovevano dall'alto, spietati: «Guarda dove sei finito. Un uomo fatto e finito ridotto a leccare i piedi di un vecchio. Sei una nullità, non vali nemmeno lo sporco sotto le mie scarpe». Ogni colpo mi incendiava la pelle, ogni parola demoliva quel briciolo di orgoglio che mi era rimasto, portando la mia eccitazione a livelli parossistici.
All'improvviso, la sua presa sui miei capelli si è fatta ancora più stretta. Mi ha tirato su leggermente, solo per afferrare con l'altra mano il bordo del mio costume sul di dietro. Con uno strappo violento e preciso, il tessuto si è lacerato, esponendo completamente le mie natiche nude all'aria fredda e al vapore dello spogliatoio.
Prima che potessi capire cosa stesse succedendo, ho sentito una pressione forte e improvvisa. Il vecchio ha spinto un dito grosso e ruvido direttamente contro la mia intimità, penetrandomi senza alcuna delicatezza. Non avevo mai preso nulla dietro in vita mia; ero sempre stato un uomo etero, tradizionale, convinto delle mie barriere. Quell'intrusione brusca mi ha fatto emettere un gemito di puro shock, un misto di dolore e sorpresa che ha violato i confini della mia mascolinità.
«Bisogna allargarti un po', cagnolino», ha sussurrato con un'ironia crudele, muovendo il dito dentro di me, forzando le mie resistenze biologiche senza minimamente preoccuparsi delle mie paure o del mio passato. «Sei così stretto. Ma oggi impari qual è il vero utilizzo di un beta come te.»
Ha sfilato il dito, lasciandomi ansimante, con il corpo che tremava per l'intensità di quello che stavo subendo. Mi ha afferrato per le braccia e mi ha costretto ad alzarmi in piedi, solo per girarmi di spalle rispetto a lui.
«Ora ti darò il cazzo, ma non in bocca come al solito», ha sentenziato con un tono che non ammetteva repliche, un'autorità divina e spietata. «È giunto il momento di scoparti.»
Mi ha spinto in avanti, schiacciandomi con la faccia e il petto contro le piastrelle fredde della parete. Il getto dell'acqua calda della doccia ci cadeva addosso, rigando la mia schiena e mescolandosi al mio sudore. Ho allargato le gambe per istinto di sopravvivenza, aggrappandomi con le mani alle fughe del muro per non scivolare.
Dietro di me, ho sentito la massa calda e monumentale del suo sesso completamente duro che premeva contro la mia apertura. Un attimo dopo, con una spinta decisa e implacabile, il vecchio è entrato.
La sensazione è stata devastante. Ho sentito la sua carne enorme e venosa farsi strada dentro di me, riempiendomi completamente, stirando le pareti del mio corpo fino al limite dell'inverosimile. Un grido acuto, un lamento di puro dolore e sottomissione, è rimbalzato contro le pareti di cemento dello spogliatoio. Sentire quel cazzo d'acciaio dentro di me, l'invasione totale della mia intimità da parte di un uomo di settant'anni, ha spazzato via ogni residuo della mia vecchia vita.
Il mio grido, invece di frenarlo, lo ha eccitato ancora di più. Il vecchio ha afferrato i miei fianchi con le sue mani forti, usandoli come maniglie, e ha iniziato a scoparmi con colpi violenti, rapidi e profondi. Ogni affondo era una scossa elettrica che mi attraversava la spina dorsale; il rumore bagnato dei nostri corpi che si sbattevano l'uno contro l'altro era coperto solo dal frastuono dell'acqua corrente. Non si fermava, non mostrava alcuna pietà per la mia inesperienza.
Ero completamente sopraffatto. Le lacrime mi rigavano il viso mischiandosi all'acqua della doccia, mentre la mia mente andava in pezzi di fronte a quel godimento così torbido, così proibito. Ero una donna per lui, ero il suo oggetto, ero il suo scarico.
Il ritmo è diventato frenetico, i suoi respiri si sono trasformati in grugniti rauchi vicino al mio orecchio. Sapevo che era alla fine. Con un'ultima, tremenda spinta che mi ha schiacciato dolorosamente contro la parete, il vecchio si è bloccato dentro di me. Il suo corpo è stato scosso da spasmi violenti e, un attimo dopo, ho sentito l'onda calda, densa e pulsante del suo seme riversarsi interamente nel profondo delle mie viscere. Ha sborrato dentro di me, riempiendomi del suo orgasmo, marchiando il mio corpo dall'interno in modo definitivo.
È rimasto immobile per qualche secondo, ansimando sulla mia spalla, godendosi il trionfo della mia totale profanazione. Si è sfilato lentamente, lasciando che il suo liquido colasse lungo le mie cosce, sussurrandomi all’orecchio: «Puttana, ripulisciti ti aspetto al bar qui fuori». Poi si è allontanato, lasciandomi tremante e distrutto contro il muro della doccia.
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2026-07-04
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