Sottomissione in piscina 2

di
genere
dominazione

Il tragitto verso casa si trasformò in un lunghissimo, tormentato delirio di ansia ed eccitazione febbrile. Le mie mani, solitamente salde e abituate al lavoro di precisione, tremavano in modo vistoso sul volante, quasi incapaci di mantenere la traiettoria rettilinea. Ogni respiro che buttavo fuori era corto, interrotto da piccoli sussulti della gola, mentre il sesso premeva in modo spietato, doloroso, quasi intollerabile, contro il tessuto sintetico e bagnato del costume da nuoto. Il vecchio mi aveva negato brutalmente il piacere finale; mi aveva usato come un oggetto da spogliatoio, mi aveva coperto di insulti e poi mi aveva piantato lì, a metà dell'opera, con il divieto assoluto di sfiorarmi. Quella frustrazione forzata, quel blocco imposto dall'alto, stava agendo sui miei nervi come una tortura deliziosa, amplificando a dismisura ogni singola sensazione corporea.

Addosso, a contatto diretto con la pelle nuda del petto, sentivo il peso di quella maglietta. Il tessuto era umido, freddo e appiccicoso nei punti in cui si era inzuppato. Ogni volta che l'auto sobbalzava su un dosso o affrontava una curva, il movimento faceva muovere l'aria nell'abitacolo, e l'odore acre, intenso, spaventosamente muschiato del suo seme saliva dritto alle mie narici. Era un profumo denso, primordiale, che mi riempiva la testa e mi riportava prepotentemente a ogni singolo secondo della mia totale sottomissione sulle piastrelle della piscina.

Quando finalmente ho infilato le chiavi nella toppa della porta di casa, il cuore mi batteva così forte da rimbombarmi fin dentro le orecchie. Ho girato la mandata lentamente, spingendo il legno della porta un millimetro alla volta per evitare scricchiolii, e ho richiuso alle mie spalle cercando di azzerare i rumori. Nell'altra stanza, la stanza da letto padronale, la mia ragazza dormiva ancora profondamente, avvolta nel calore delle lenzuola, del tutto ignara del cataclisma psicologico che mi stava travolgendo. La sua era una normalità pulita, rassicurante, che in quel preciso istante mi apparve lontana anni luce, appartenente a un pianeta alieno con cui non avevo più nulla a che fare. Io non appartenevo più a quella quiete domestica. Ero ancora, mentalmente e fisicamente, il cagnolino sottomesso nello spogliatoio deserto.

A passi felpati, quasi fluttuando per non far scricchiolare il pavimento, mi sono fiondato in bagno. Ho tirato la porta a me e ho girato la chiave. Quel piccolo *clic* metallico della serratura ha sancito l'inizio del mio isolamento dal resto del mondo, tracciando un confine invalicabile oltre il quale potevo finalmente sprofondare, senza filtri e senza freni, nella perversione in cui quel settantenne mi aveva gettato.

Mi sono sfilato i vestiti uno alla volta, quasi fosse un rituale sacro. Per ultima ho tolto la maglietta, sfilandola con cura per non disperdere l'odore. Le macchie grigiastre, dense e raggrinzite erano perfettamente visibili sulla stoffa chiara. Mi sono guardato nello specchio sopra il lavandino: il mio viso era completamente arrossato, le guance calde, gli occhi lucidi e persi, privi della solita lucidità. Davanti a me, il mio sesso era teso all'inverosimile, rigido in un'erezione dolorosa, lucido sulla punta, totalmente congestionato da quel desiderio accumulato e violentemente represso.

Le gambe hanno ceduto di schianto per la seconda volta in quella mattina. Senza che nessuno si trovasse fisicamente lì a ordinarmelo, ma guidato unicamente dal fantasma della sua voce profonda che mi rimbombava dentro la testa, mi sono inginocchiato sul tappetino del bagno. Davanti alle piastrelle fredde, replicando fedelmente la stessa identica posizione in cui ero rimasto ai suoi piedi in piscina, ho afferrato la maglietta con entrambe le mani e l'ho premuta con forza contro la faccia, coprendomi gli occhi, il naso e la bocca.

Un calore improvviso e travolgente mi ha investito non appena ho inspirato a pieni polmoni. L'odore della sua sborra era ovunque, concentrato, persistente, intimamente mischiato al profumo del bagnoschiuma e al cloro della piscina. Ho cominciato a strofinare quel tessuto sulle guance, sulle labbra secche, sui lati del naso, bagnando di nuovo la mia pelle con i rimasugli tangibili del suo orgasmo. Contemporaneamente, la mia mano destra ha cinto la base del mio membro, stringendo forte la pelle calda, e ha iniziato a muoversi su e giù con un ritmo regolare ma disperato.

I movimenti della mano erano rapidi, dettati da una bramosia che rasentava la follia. Ogni volta che serravo le palpebre nel buio contro la stoffa, la mia mente proiettava con una nitidezza spaventosa la sua figura imponente sopra di me: rivedevo i muscoli d'acciaio delle sue cosce a pochi centimetri dal mio viso, la pelle tesa del suo addome e risentivo il colpo secco e deciso delle sue dita nodose che si artigliavano tra i miei capelli per tenermi la testa immobile.

*«Sei solo una nullità. Buono solo a stare in ginocchio»*, continuavo a ripetermi mentalmente, sussurrando quelle parole come un mantra, usando i suoi stessi identici insulti per gettare benzina sul fuoco che mi stava bruciando le viscere. L'umiliazione bruciante che avevo provato in quel luogo pubblico, quel senso di totale inferiorità biologica e psicologica di fronte a un uomo di settant'anni così atletico e dominante, si era capovolta, trasformandosi nel carburante erotico più potente e devastante che avessi mai sperimentato in tutta la mia esistenza.

Strofinavo la stoffa sul viso con sempre maggiore intensità, premendo la bocca contro le macchie più scure, quasi a voler far penetrare quel profumo di maschio alfa fin dentro i miei pori, fin dentro i miei polmoni. Sentivo la mia stessa saliva e il sudore della fronte mischiarsi allo sperma secco intrappolato tra le fibre della maglietta. Ero lì, in ginocchio sul pavimento del bagno di casa mia, a pochissimi metri di distanza dalla mia routine, dalla mia compagna e dalla mia facciata quotidiana, eppure mi stavo riducendo spontaneamente a un puro oggetto adorante, completamente sottomesso all'impronta fisica che un estraneo aveva stampato su di me. La consapevolezza assoluta di essere un maschio beta, di aver trovato un vecchio che mi aveva usato e piegato in uno spogliatoio deserto, faceva pompare il sangue nelle mie arterie a un ritmo forsennato, accelerando il battito cardiaco fino al limite.

Il piacere ha raggiunto un picco acuto, quasi lacerante per via di quanto era stato forzatamente trattenuto nelle ore precedenti. Il freno impresso dalla mano si è fatto sempre più stretto, i passaggi sulla carne caldissima sempre più veloci e serrati. Sentivo l'orgasmo salire prepotentemente dalle profondità delle viscere, un'onda d'urto sottomarina che nessuna diga mentale avrebbe più potuto arginare. Ho affondato il viso un'ultima volta, con tutta la forza che avevo, nella stoffa della maglietta, soffocando un gemito profondo, rauco e animalesco nel tessuto impregnato di sperma, e ho ceduto.

Le scariche dell'orgasmo sono state violente, ripetute, quasi dolorose nella loro intensità liberatoria. Il mio seme è schizzato violentemente in avanti, macchiando le piastrelle chiare del bagno e colpendo il bordo in ceramica del lavandino, una resa totale e definitiva che ha lasciato il mio corpo tremante, completamente svuotato di ogni energia e con i muscoli delle gambe tesi per lo sforzo. Sono rimasto immobile in quella posizione per lunghi minuti, con la fronte appoggiata direttamente sul pavimento freddo, mentre il mio respiro affannato ansimava ancora contro la stoffa sporca, completamente sopraffatto da un misto di vergogna ancestrale e di un'estasi torbida, profonda, che sentivo non mi avrebbe abbandonato mai più.
di
scritto il
2026-07-04
1 4 6
visite
3
voti
valutazione
4
il tuo voto
Segnala abuso in questo racconto erotico

Continua a leggere racconti dello stesso autore

racconto precedente

Sottomissione in piscina 1

racconto sucessivo

Sottomissione in piscina 3

Commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.