Dal diario di Al

di
genere
scambio di coppia



Una visita inaspettata
(Prima parte)

Erano le quindici passati quando accinsi a prendere il primo sorso di te con il miele e sentì suonare alla porta. Una ragazza giovane di carnagione scura. Capelli neri e lunghi, occhi neri e grandi, tette fiorente sulla terza, nascosti sotto una maglietta blu e culo da brasiliana, forzato a stare nei jeans. Era bassa e di statura sul normale. - Si! desideri!? - Ciao, sono Bushra, e cerco Mustafa? Allungo la mano e dissi: - Ciao, io sono Al e non so di chi parli ?
- Disse,: Mustafà non è qui? Mentre esplorava con gli sguardi il vuoto dietro di me dissi:
- Scusami! Ma non so chi sia quel tale, qui ci abito solo io.
Lei con segni di disperazione sul viso disse: - Ma come!? Mi ha dato lui questo indirizzo. Mi fece vedere un foglietto con scritto identico indirizzo di casa mia. Dissi all'improvviso: - Ah!!! Si, ora ricordo, era l'inquilino che abitava prima di me. E aggiunsi ma lui si traslocò circa sette mesi fa. Chiese con un tono quasi spaventata: -Come!? Non torna oggi? Chiesi: -Come torna oggi!? Non abita più qui. Presi a calmarla e la invitò ad entrare per vedere come si poteva fare. Lei dopo un attimo di esitazione entrò e rimasi in piedi. Le dissi che stavo per prendere il tè e presi un'altra tazza per lei con dei biscottini e la invitai a sedersi. Dissi: - Io sinceramente ho visto quel tale una sola volta quando il proprietario mi fece vedere la casa per darmela in affitto. E capì dal titolare che quel tale andava a cercare lavoro a nord e che qui non riusciva a pagare l'affitto. Il tè e il divano non le fecero rilassare per niente. Ancora disperata disse: - Io come faccio adesso? Ho grande bisogno di lui? Le dissi: - Potrei andare domani a sentire il proprietario della casa se ha per caso il suo indirizzo o il numero di telefono. Mi chiese implorandomi: - Ti prego possiamo andare adesso? Le dissi di stare tranquilla e di finire di bere il te poi ci saremo andati. Mi ringraziò e prese a raccontarmi come aveva conosciuto il suo ragazzo e che tornava dal Marocco per stare con lui e trovare per lei un lavoro negli alberghi come cameriera ai piani. Lei si era alloggiata in una pensione e non poteva permettersi di stare al lungo. Salimmo in macchina e andammo dal proprietario che disse di non avere nessun contatto e di non sapere più niente di lui. Risalimmo in macchina con lei ancora più disperata, Proposi di portarla alla pensione e me ne sarei passato la sera a prenderla offrendola una pizza. Lei con gli occhi persi nel vuoto, mi sembrava di non avere alcun potere decisionale né il lusso di scegliere cosa fare. Si sottometteva a miei suggerimenti e a ciò che proponevo a lei di fare. Mi dispiaceva la sua situazione e sentivo di dover aiutarla e trovarla un lavoro. Alle 19,30 ero in macchina sotto la pensione ad aspettarla. Arrivò con gli stessi indumenti ma aveva curato al meglio gli trucchi sul viso. Mustafà era un suo paesano e avevano fatto progetti per il loro futuro ma da qualche mese che non si faceva più sentire ne riceveva da lui alcuna lettera. Vedevo che stava per lacrimare e le veniva qualche nodo alla gola. Gli strinsi la mano che era appoggiata sul tavolo per confortarla e dissi: - Sai cosa dicono dalle mie parti? Lei chiese incuriosita: - Cosa? - Se muore un papa se ne fa un altro. Lei all'improvviso sfilò la sua mano forse infastidita dalla mia battuta e non accettava l'idea di perderlo o perché vedeva il cameriere arrivare con la pizza. Chiesi scusa per la mia inappropriata battuta. Non riusciva a mangiare il tutto. Io la promisi che non l'avrei lasciata sola e l'avrei aiutata a trovare lavoro, insomma poteva contare su di me. E per quanto riguarda la pensione, quando finivano i giorni per i quali aveva pagato non si doveva preoccuparsi, una sistemazione si troverà.
Andai con lei in macchina a girare per gli alberghi chiusi ma con cartelli scritto, (Cercasi personale). Qualche volta invitavo lei a casa mia a mangiare. Facevamo la spesa insieme, cucinavamo insieme poi lei per sdebitarsi mi lavava i piatti e puliva la casa, e se cera qualche cosa da lavare o da stirare insisteva per farlo. I giorni pagati per la pensione erano finiti, la invitai a stare da me. Ormai passavamo molto tempo insieme a casa mia o in macchina a girare alla ricerca del lavora. Si trattava solo di far passare la notte. Avevo un letto piazza e mezzo e un divano a due posti. Lei accettò di dormire da me a patto che lei dormisse nel divano. Dissi: - Assolutamente no, dormo io nel divano. Disse ridendo: - Ma cosa dici? Nel divano non ci stanno due metri di Al, ma (150 cm) di Bushra si! Dissi: - Io non sono lungo due metri ma (186 cm). E mi buttai nel divano provando a stendermi. Le mie gambe dal ginocchio fino ai piedi sporgevano fuori. Lei faceva una risata cosi allegra che mi sembrava aver dimenticato Mustafà. Andai a fare la doccia in tanto che lei cambiava le lenzuola poi andò lei a farla e ci sentivamo come se ci conoscessimo da una vita. Quando uscì avvolta con il accappatoio bianco, mi vedette sdraiato con gli slip e la canottiera nel divano, mi disse: - Ma dai non puoi dormire lì mi fai sentire in colpa! Dissi: A meno che proviamo a dormire tutti due nel letto. Rispose: Va bene dai basta che facciamo i bravi. Io come se non vedessi l'ora, mi buttai nel letto. Lei si girò allo specchio dell'anta del armadio ad asciugarsi i lunghi capelli. Era bella, bellissima, pelle liscia e come se fosse abbronzata, con un culo che sembrava fare la pecorina restando eretta. Era giovane, aveva ventun anni, sei anni meno di me. Finì di asciugarsi i capelli, prese una vestaglia rossa dalla sua valigia. Quasi trasparente mi permetteva di indovinare il colore nero delle sue mutande. Fece un nodo con la cintura sempre rossa intorno al suo ventre, ma rimase lo spacco centrale della vestaglia che esaltava le sue belle e sode cosce. Venne al letto mentre io fumavo una sigaretta. Chiesi a lei se voleva una sigaretta. Disse che lei fumava solamente il narghilè ma qualche tiro dalla mia sigaretta prenderebbe. Anche struccata e senza il suo acceso rossetto era bella e attraente e un pensierino di scoparla francamente non mi abbandonava. Mi chiese se poteva dormire. Spinsi le luci e dormimmo. Ma il mio cazzo era l'ultimo ad avere sonno. Mi svegliai e aprì gli occhi al sentire le sue mani carezzare il mio viso e al odore del caffè che riempiva la casa. E lei che mi sussurrava: - La colazione è pronta. Me la portò al letto. Io dissi che così mi stava viziando. Lei disse: - Dai alzati e vai lavarti la faccia e mi invitò a fare colazione e bere il caffè che dovevamo fare il nostro giro per gli alberghi.
Finalmente dopo l'ennesimo giro e di falliti tentativi, riuscimmo a contattare un albergo e al colloquio fu assunta e diedero a lei Vito e alloggio. Era felicissima, mi saltò addosso avvolgendo le sue gambe intorno alle mie chiappe e strinse le sue tette contro il mio petto e mi riempì di baci sulle guance. Ma per iniziare il lavoro ci volevano ancora una ventina di giorni e mi chiese di sopportarla ancora finché non inizia a lavorare e dopo andava a dormire nel albergo. Io le dissi che anche se le offrivano Vito e alloggio comunque poteva restare da me se lo voleva. Proposi che bisognava festeggiare e la portai in un discoteca. Abbiamo ballato per ore quella sera e che non era mio solito ballare così tanto. Lei aveva un modo di ballare molto provocante. Consisteva ogni tanto nel girarsi dandomi la schiena e attaccare il suo culo al mio corpo. Un tipo di ballo diciamo molto simile al "twerk" (anche "twirk"). Che secondo la versione web del Dizionario Oxford (Oxford Dictionary Online), la parola inglese significa: "ballare una musica famosa in un modo sessualmente provocante che coinvolge i movimenti di spinta dell'anca in una posizione accovacciata. Ero costretto a dare ogni tanto una sistemazione al mio cazzo forzato a stare nei spazi ridotti per non far notare il suo gonfiore. Non resistevo più, la baciai in bocca al lungo per la prima volta dopo quindici giorni che la conoscevo e lei ricevette il bacio come se lo aspettasse. Tornammo a casa e continuammo a baciarsi e accarezzarci a vicenda. Allungai la mano sotto la sua gonna di pelle nera, era bagnatissima. Provai a infilare un dito nella fica quando lei tutto d'un colpo mi bloccò la mano dicendomi che non potevo farlo e che lei era vergine. Io veramente sorpreso mi scusai con lei. Mi fece stare zitto tornando a baciarmi con più libidine e mi disse che adorava baciare al lungo. Continuavo a baciarla ma non sapevo cosa potevo fare e cosa no. Lei dopo un po mi offrì le sue tette. Vedevo che godeva molto a vedermi leccare e ciucciare gli scurissimi e rigidi capezzoli. Lei mise la mano sul pacco e quando sentì il gonfiore scese giù. Mi sfilò i pantaloni insieme agli slip. Il cazzo sbucò fuori come una molla d'acciaio e andò a sbattere contro il suo naso. Lo leccò, lo succhio con gusto e devo dire che era incredibile per una che era ancora vergine. Ebbi un orgasmo molto intenso. Lei ingoiò metà del mio sperma e il resto inzuppò la faccia e le sue tette. Mi buttai nel letto quasi svenuto da quanto era potente il suo succhio. Lei andò a fare la doccia e quando venne nel letto chiesi se era veramente vergine e che non è giusto che io avessi l'orgasmo e lei no. Lei confermava di essere vergine ma mi diceva anche che le donne hanno sette porte e la vagina è soltanto una. Chiesi che voleva dire? Disse che era costretta a rimanere vergine fino al matrimonio come stabilisce le loro usanze. Poi affermava che le donne da loro per godere prima del matrimonio, usano bocca, sedere. mani, in mezzo alle cosce o le tette. Tutto tranne la vagina che era riservata al futuro marito. Quando sentì le sue parole che si poteva godere il culo, il mio cazzo si era risuscitato di nuovo. Presi a baciarla, accarezzarla scesi giù a leccarla la fica rasata e succhiarla il clitoride che era abbastanza sporgente. Le grande labbra che si erano gonfiate, le piccole labbra fradice di umori. Era una bellissima fica invitante e appetitosa e la leccavo con immenso gusto. Giocai con il suo buco di culo, lo provocavo senza pietà e misi un dito dentro. Continuai a forzare con la lingua la fessura delle sue grande labbra. Lei mi stringeva forte la testa con le sue cosce e mi tirava i capelli. Ad un certo punto lei allontanò la mia testa. Io chiesi preoccupato del motivo. Lei mi disse che era pronta per l'anale. Mi fece stendere sulla schiena, sputò sulla mano e bagnò la mia cappella. Poi sputò di nuovo e bagnò il suo buco di culo. Guidò il mio cazzo dentro e piano piano scese con il suo peso finché non era sparito del tutto. Stringevo le sue tette, godevo come non mai. Lei mi disse di quanto era lungo il mio cazzo e che lo sentiva colpire le pareti del suo cuore. Mi chiese di consolare nel frattempo il suo grilletto. Sputai sulla dita e presi a torturarlo senza tregua. Lei eccellerò il suo ritmo e i suoi sospiri sempre più velocizzati e affannati. Io non ero più in grado di trattenermi e la riempì il culo con un fiume di sperma. Lei non si fermò, continuò a fare su e giù anche dopo il mio orgasmo. Non smise per altri cinque o sette minuti e sentivo che stavo per venire per la seconda volta. Poi ecco che fece un strillò di goduria e strinse forte il muscolo dello sfintere sul mio cazzo, quasi come se volesse trattenerlo dal uscire. E con questa stretta fortissima dei muscoli dell'ano mi fece venire per la seconda volta anche da cazzo mezzo mezzo moscio. Si accasciò su di me esausti, carezzai il suo sudato viso e la baciai di nuovo al lungo. Dopo sentì il fuori uscita del mio cazzo insieme a tanta sperma. Lei si alzò e mi invitò al bagno e si offrì di lavarmi l'uccello da qualche trace di merda. Ci mettemmo nel letto abbracciati fino al giorno dopo. Mi svegliai al sentire il mio cazzo immerso nel umido e caldo della saliva nella sua bocca e al odore del caffè. Che risveglio ragazzi..! Mi fece un bocchino con ingoio e poi facemmo la colazione.
Lavorava dalle 07,00 alle 15,00 e io tornavo alle 17,00 e dopo eravamo sempre insieme. Erano bellissimi giorni. Scopate come sempre, tantissimi baci poi 69 poi nel culo e niente fica.
Un giorno mi disse che a lei sarebbe piaciuto fare il bagno nuda. Dissi che da noi non c'erano le spiagge per nudisti. Ma poi venne in mente che in cima al monte dove cera il faro per le navi, cera una discesa ripidissima che portava giù al mare. Ero stato una volta diversi anni fa. Lì mi ricordo che cera una piccolissima spiaggetta di sette o otto metri credo. Non era frequentata perché si arrivava a tanta fatica e per forza a piedi e lei ci stava lo stesso.
Erano i primi giorni di Giugno quando decidemmo di andare a fare il bagno nudi. Prendemmo tutto il necessario per passare tutta la giornata lì, perché una volta scesi non si risale finché non si torna a casa. Parcheggiai la macchina e prendemmo a scendere. La discesa era lunghissima e ripidissima, con zaini sulle spalle e e il porta ghiaccio e birre e tenevo per mano Bushra. La spiaggetta era deserta come immaginavo ed eravamo anche fortunati perché le scuole non erano ancora chiuse per le vacanze estive e quindi avevamo più possibilità di non essere disturbati. Come appoggiammo la nostra roba ci spogliammo nudi, andammo di corsa in acqua. Ci divertimmo tanto e ci baciammo al lungo e facemmo un bel anale con lei aggrappata al mio corpo e con le gambe avvolte intorno al mio ventre, Era un orgasmo da urlo che mi fece tremare le gambe. Rimanemmo nudi stesi al sole e ci addormentammo dalla spossatezza dei nostri giochi e dall'intenso orgasmo.
All'improvviso mi girai in direzione del rumore proveniente dall'inizio della salita.
Continua....!









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scritto il
2026-06-28
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