Casa famiglia
di
pigliainQ
genere
dominazione
Avevo circa 18 anni, gli ormoni a palla e la sessualità più confusa che mai, e - per motivi che non approfondirò - per due anni avevo vissuto in una casa famiglia. Si trattava di una comunità abbastanza accogliente, eravamo pochi e avevo un rapporto molto amichevole con gli operatori e con la direttrice. Tuttavia, qualche regola sociale cominciava a stare stretta, in una età in cui gli ormoni spingevano in un'unica direzione: scopare, scopare, scopare!
Un giorno mi trovavo in cucina e notai che in frigo c'erano delle zucchine davvero adatte a fungere da cazzo finto e sciogliere i miei dubbi più ricorrenti: la figa mi piaceva, avevo già provato con una coinquilina della casa famiglia, ma il cazzo mi interessava davvero come mi sembrava da quanto - per caso - avevo visto dei video porno a tema gay interraziale? Bisognava testare.
Decisi di rubare la più bella, lucida e grossa zucchina della dispensa, insieme a un po' di olio di semi versato in un bicchierino di carta, per provare qualcosa di più grosso delle mie dita.
Così, tornato nella mia cameretta, senza indugio mi misi a novanta gradi sul mio letto, e con un po' di contorsionismo, cominciai a provare a spingerla dentro di me, ma il mio buco stretto faceva un'ottima resistenza, più di quanto mi aspettassi. I porno tuttavia mi dicevano la verità: "il mio culo, come quello dei passivelli di pornhub, era in grado di accogliere qualsiasi cosa!", così pensai.
Usai dunque più olio, mentre cercava di rilassarmi, impegnandomi ad allargare lo sfintere e - dopo un po' di tentativi - riuscii a sfondare.
Faceva un male cane, molto più di quanto mi aspettassi: mi aspettavo bruciasse, non ero preparato a quel tipo di dolore e mi sorpresi a versare lacrime senza neanche volerlo. Il mio cazzo era moscio a causa del dolore provato nel momento dello sfondamento, e probabilmente avevo rotto qualche capillare perché cominciai a sanguinare. Spaventato dal sangue, deluso dal dolore e dal fatto che avevo dismesso di colpo ogni pregressa eccitazione, alzai bandiera bianca. Tuttavia misi la zucchina ben lavata nel cassetto, camuffata tra le mutande, e questo significava che la battaglia era persa, ma non ero convinto che fosse persa anche la guerra.
Ebbi dolore per una settimana, poi mi dimenticai dell'episodio e - ahimè - anche della zucchina che quasi marcì tra le mie mutande!
Fu dopo quasi un mese, dopo alcune notti in cui il sogno più ricorrente era essere dominato da un enorme mandingo, che corsi nuovamente a cercare un ortaggio a forma fallica e sufficientemente duro e grosso da somigliare al cazzo che nei sogni mi aveva fatto avere svariati orgasmi.
Aprii il frigo, ne trovai una perfetta, leggermente meno larga, ma decisamente più lunga, di quella che mi aveva fatto male trenta giorni prima. Distratto dall'eccitazione, e nella convinzione di essere solo nell'alloggio, percorsi il tratto tra la cucina e la mia stanza in mutande, con in mano una zucchina enorme in bella vista e nell'altra mano una tazza di olio per friggere. In quelle condizioni, trovai la Direttrice.
- Neanche te lo chiedo, che cosa tu stia facendo con quella roba in mano, giusto?
- Ehm... volevo provare... ehm...
- Volevi provare a farti molto male? Come l'altra volta...
"Come sapeva dell'altra volta?" pensai, sbiancato. Così lei mi sorrise: "Forse hai bisogno che qualcuno ti aiuti a trovare le risposte che cerchi", aggiunse. Fui sorpreso, non solo perché mi aspettavo una sgridata umiliante, ma anche perché la Direttrice voleva... partecipare? La sua frase fu accompagnata da un sorriso malizioso che non lasciava scampo a dubbi.
Balbettavo, ero incerto, ma fui smosso dalla Direttrice che mi invitò a fare in fretta: "entra, prima che ci vedano e tu debba dare spiegazioni" disse con tono autoritario, aggiungendo: "ora vediamo di farti provare l'ebbrezza di essere una puttana". Ebbi un'erezione improvvisa, inaspettata, tanto che pensai di essere lì lì per sborrare nelle mutande.
Eravamo nella mia stanza, con una donna che avrà avuto almeno 15 anni più di me e che a me appariva bellissima, ma non l'avrei scopata: sarebbe stata lei a scopare me, con una enorme zucchina che non perse tempo a lubrificare. Mi misi a novanta gradi, ero nudo, cercai di tenerla all'oscuro della mia erezione. "Hai il culetto liscio e stretto, sarà una bella esperienza farlo diventare la figa slabbrata di una troia", disse con una volgarità misurata che mi faceva gonfiare le palle...
Era una donna che sprizzava forza fisica e mentale da tutti i pori, era una perfetta mistress: unse il buco del mio culo, ci sputò sopra, poi lubrificò ancora la zucchina.
Poi con forza e senza alcuna delicatezza o incertezza, spinse la zucchina giù dentro il culo... Penso ne avesse infilato almeno metà, bloccandosi solo con il mio grido di dolore strozzato.
Mi diede un potente schiaffo sulle palle: "Zitta, puttana... vuoi che ci sentano?", disse mentre piagnucolavo... Cominciò a penetrarmi, dentro e fuori, dentro e fuori... Il mio sfintere si stava adattando, la mia prostata era gonfia e vogliosa... Il mio cazzo tornò duro e dritto: "è enorme, strano che una puttana come te abbia un cazzo del genere", mi disse la Direttrice che vacillò nel portava avanti il suo ruolo di dominatrice e lasciò andare a un mezzo complimento, davvero sentito e soprattutto detto con la voce rotta dall'eccitazione. Qualche tempo, lo avrebbe provato in tutti i suoi orifizi, ne avrebbe goduto come una vacca, ma non era questa la sua missione in quel pomeriggio primaverile. Quel giorno era lei che doveva farmi sentire una vacca. E ci riusciva benissimo.
Cominciò a segarmi con delicatezza, mentre la zucchina affondava sempre più il colpo, con violenza, e io godevo come una troia. Lei si riprese il suo ruolo, con più cattiveria, ma non lesinò di rinominare il mio cazzo, mentre le pulsava in mano. Ero a novanta gradi, mi mungeva come una vacca, mi sfondava come una troia. "Sei davvero un'attrezzo del sesso pronto a tutto, sei la mia puttana!" mi diceva.
Quanto stavo per venire, mi concessa la vista delle sue tette: erano delle mammelle pesanti, con i capezzoli quasi invisibili. Mi disse che dovevo sborrare sulle sue tette. Eseguii l'ordine: sborrai come se stessi svuotando completamente le mie palle su di lei. In quel momento il mio culo si aprì ancora di più e lei ne approfitto per infilare l'ultimo pezzo di zucchina. Ero sfinito, ma lei mi costrinse a leccare tutta la sborra dalle sue tette, fino a totale pulizia. Mentre le succhiavo quelle belle tette, lei sfilò il cazzo verde dal mio culo, ormai sfasciato. Mi lasciò lì, con una zucchina martoriata e insanguinata sul letto, con il culo sfondato e dolorante, con il cazzo moscio e sgocciolante.
- La prossima volta, sii più cauto - mi disse, prima di uscire dalla mia stanza.
Un giorno mi trovavo in cucina e notai che in frigo c'erano delle zucchine davvero adatte a fungere da cazzo finto e sciogliere i miei dubbi più ricorrenti: la figa mi piaceva, avevo già provato con una coinquilina della casa famiglia, ma il cazzo mi interessava davvero come mi sembrava da quanto - per caso - avevo visto dei video porno a tema gay interraziale? Bisognava testare.
Decisi di rubare la più bella, lucida e grossa zucchina della dispensa, insieme a un po' di olio di semi versato in un bicchierino di carta, per provare qualcosa di più grosso delle mie dita.
Così, tornato nella mia cameretta, senza indugio mi misi a novanta gradi sul mio letto, e con un po' di contorsionismo, cominciai a provare a spingerla dentro di me, ma il mio buco stretto faceva un'ottima resistenza, più di quanto mi aspettassi. I porno tuttavia mi dicevano la verità: "il mio culo, come quello dei passivelli di pornhub, era in grado di accogliere qualsiasi cosa!", così pensai.
Usai dunque più olio, mentre cercava di rilassarmi, impegnandomi ad allargare lo sfintere e - dopo un po' di tentativi - riuscii a sfondare.
Faceva un male cane, molto più di quanto mi aspettassi: mi aspettavo bruciasse, non ero preparato a quel tipo di dolore e mi sorpresi a versare lacrime senza neanche volerlo. Il mio cazzo era moscio a causa del dolore provato nel momento dello sfondamento, e probabilmente avevo rotto qualche capillare perché cominciai a sanguinare. Spaventato dal sangue, deluso dal dolore e dal fatto che avevo dismesso di colpo ogni pregressa eccitazione, alzai bandiera bianca. Tuttavia misi la zucchina ben lavata nel cassetto, camuffata tra le mutande, e questo significava che la battaglia era persa, ma non ero convinto che fosse persa anche la guerra.
Ebbi dolore per una settimana, poi mi dimenticai dell'episodio e - ahimè - anche della zucchina che quasi marcì tra le mie mutande!
Fu dopo quasi un mese, dopo alcune notti in cui il sogno più ricorrente era essere dominato da un enorme mandingo, che corsi nuovamente a cercare un ortaggio a forma fallica e sufficientemente duro e grosso da somigliare al cazzo che nei sogni mi aveva fatto avere svariati orgasmi.
Aprii il frigo, ne trovai una perfetta, leggermente meno larga, ma decisamente più lunga, di quella che mi aveva fatto male trenta giorni prima. Distratto dall'eccitazione, e nella convinzione di essere solo nell'alloggio, percorsi il tratto tra la cucina e la mia stanza in mutande, con in mano una zucchina enorme in bella vista e nell'altra mano una tazza di olio per friggere. In quelle condizioni, trovai la Direttrice.
- Neanche te lo chiedo, che cosa tu stia facendo con quella roba in mano, giusto?
- Ehm... volevo provare... ehm...
- Volevi provare a farti molto male? Come l'altra volta...
"Come sapeva dell'altra volta?" pensai, sbiancato. Così lei mi sorrise: "Forse hai bisogno che qualcuno ti aiuti a trovare le risposte che cerchi", aggiunse. Fui sorpreso, non solo perché mi aspettavo una sgridata umiliante, ma anche perché la Direttrice voleva... partecipare? La sua frase fu accompagnata da un sorriso malizioso che non lasciava scampo a dubbi.
Balbettavo, ero incerto, ma fui smosso dalla Direttrice che mi invitò a fare in fretta: "entra, prima che ci vedano e tu debba dare spiegazioni" disse con tono autoritario, aggiungendo: "ora vediamo di farti provare l'ebbrezza di essere una puttana". Ebbi un'erezione improvvisa, inaspettata, tanto che pensai di essere lì lì per sborrare nelle mutande.
Eravamo nella mia stanza, con una donna che avrà avuto almeno 15 anni più di me e che a me appariva bellissima, ma non l'avrei scopata: sarebbe stata lei a scopare me, con una enorme zucchina che non perse tempo a lubrificare. Mi misi a novanta gradi, ero nudo, cercai di tenerla all'oscuro della mia erezione. "Hai il culetto liscio e stretto, sarà una bella esperienza farlo diventare la figa slabbrata di una troia", disse con una volgarità misurata che mi faceva gonfiare le palle...
Era una donna che sprizzava forza fisica e mentale da tutti i pori, era una perfetta mistress: unse il buco del mio culo, ci sputò sopra, poi lubrificò ancora la zucchina.
Poi con forza e senza alcuna delicatezza o incertezza, spinse la zucchina giù dentro il culo... Penso ne avesse infilato almeno metà, bloccandosi solo con il mio grido di dolore strozzato.
Mi diede un potente schiaffo sulle palle: "Zitta, puttana... vuoi che ci sentano?", disse mentre piagnucolavo... Cominciò a penetrarmi, dentro e fuori, dentro e fuori... Il mio sfintere si stava adattando, la mia prostata era gonfia e vogliosa... Il mio cazzo tornò duro e dritto: "è enorme, strano che una puttana come te abbia un cazzo del genere", mi disse la Direttrice che vacillò nel portava avanti il suo ruolo di dominatrice e lasciò andare a un mezzo complimento, davvero sentito e soprattutto detto con la voce rotta dall'eccitazione. Qualche tempo, lo avrebbe provato in tutti i suoi orifizi, ne avrebbe goduto come una vacca, ma non era questa la sua missione in quel pomeriggio primaverile. Quel giorno era lei che doveva farmi sentire una vacca. E ci riusciva benissimo.
Cominciò a segarmi con delicatezza, mentre la zucchina affondava sempre più il colpo, con violenza, e io godevo come una troia. Lei si riprese il suo ruolo, con più cattiveria, ma non lesinò di rinominare il mio cazzo, mentre le pulsava in mano. Ero a novanta gradi, mi mungeva come una vacca, mi sfondava come una troia. "Sei davvero un'attrezzo del sesso pronto a tutto, sei la mia puttana!" mi diceva.
Quanto stavo per venire, mi concessa la vista delle sue tette: erano delle mammelle pesanti, con i capezzoli quasi invisibili. Mi disse che dovevo sborrare sulle sue tette. Eseguii l'ordine: sborrai come se stessi svuotando completamente le mie palle su di lei. In quel momento il mio culo si aprì ancora di più e lei ne approfitto per infilare l'ultimo pezzo di zucchina. Ero sfinito, ma lei mi costrinse a leccare tutta la sborra dalle sue tette, fino a totale pulizia. Mentre le succhiavo quelle belle tette, lei sfilò il cazzo verde dal mio culo, ormai sfasciato. Mi lasciò lì, con una zucchina martoriata e insanguinata sul letto, con il culo sfondato e dolorante, con il cazzo moscio e sgocciolante.
- La prossima volta, sii più cauto - mi disse, prima di uscire dalla mia stanza.
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