Purche' resti fra noi
di
IL MICROBO
genere
gay
PURCHÉ RESTI FRA DI NOI
Nella Vecchia Inghilterra fino agli anni Cinquanta del Novecento certi comportamenti non erano ammessi in pubblico ma solo tollerati in privato.
Due valletti a servizio in una prestigiosa magione si erano presi in simpatia e nottetempo si ritrovavano nello stesso letto ad accarezzarsi e sbaciucchiarsi.
-”Quanto sei bello”.
-”Che pelle morbida che hai”.
Molto più in là non andavano perché frenati dall'educazione che era stata loro impartita e dalle censure della società.
Una sera si lasciarono andare a prendersi in mano il cazzo l'un l'altro e lo sentirono crescere di prepotenza.
-”Stiamo facendo una cosa sbagliata”.
-”Chi se ne frega. A me piace un sacco”.
-”Ce l'hai più grosso del mio”.
-”Vuol dire che sarò io al comando”.
La sera dopo invece delle solite coccole il più ben piazzato pretese che l'altro gli afferrasse l'uccello e che lo portasse in sega fino a venire. Entrambi ansimarono come non mai.
-”Hai sporcato”.
-”Non rompere le palle”.
Passarono i giorni e si scambiarono delle oscene impressioni su quanto avevano letto in un giornaletto clandestino che era loro capitato fra le mani con esatte spiegazioni di come avveniva il coito omosessuale.
-”È una sconcezza”.
-”Eppure avviene così”.
-”Ti piace il mio didietro?”
-”Assai”.
-”Toccamelo dai”.
Glielo prese a due mani. Lo accarezzò.
-”Hai dei glutei stupendi”.
-”Tesoro cosa mi dici?”
-”La verità”.
Strisciò un dito nello spacco. Arrivò al buchetto. Lo sollecitò. L'altro fremette.
-”Vedi anche tu l'effetto che ti fa”.
-”Basta. Smetti. Ti prego”.
Per quella volta tutto finì lì.
Diverse notti più tardi arrivò il momento decisivo.
-”Se ti giri e me lo offri io sono deciso a penetrarti”.
-”Ti supplico risparmiami questa offesa”.
-”Non ce la faccio più”.
-”Nemmeno io”.
-“Te lo sto strusciando, lo senti?”
-”Sì amore”.
-”Ora o mai più”.
Glielo puntò.
-”Vado avanti?”
-”Decidi tu”.
In un attimo quasi senza volerlo la verga scivolò dentro.
-”Cosa ti sembra?”
-”Ti sento”.
-”Muovo?”
-”Già che ci sei”.
Fu il loro primo ciuf ciuf. Del tutto inutile raccontare il loro incredibile stupore.
-”Sono tuo”.
-”Lo sei”.
-”Deve restare fra noi”.
-”Sì tesoro”.
-”Mannaggia. Ti ho fecondato”.
Il giorno dopo pentiti e a testa bassa andarono a confessarsi.
-”Ho fatto brutte cose”.
-”Ho peccato Padre”.
-”Non rompetemi le ostie che ho ben altro a cui pensare”.
-”Padre possiamo continuare?”
-”Non è una bella strada ma se non potete resistere...”
-”Padre...”
-”L'ho fatto anch'io qualche volta”.
-”E allora?”
-”Manda a casa il tuo Pigmalione che ti spiego meglio”.
Egli si ritirò in buon ordine.
-”In canonica siamo più tranquilli”.
-”Lei dice?”
-”Mi tenti”.
-”Padre faccia piano”.
-”Sono cose che succedono da che mondo è mondo”.
-”Non sono molto pratico”.
-”Stai fermo che penso a tutto io”.
-”Padre no”.
-”Smettila di lamentarti. Sei troppo adatto”.
-”Come mi trova?”
-”Mi conforti. Vieni quando vuoi che te ne do un'altra dose”.
Tornò dal suo bello.
-”Cosa ti ha detto il confessore?”
-”Semaforo verde”.
-”Visto che avevo ragione?”
-”Sono tuo come vuoi e quanto vuoi”.
-”Quanto mi piaci”
-”Solo di nascostoi”.
-”Nessuno ne saprà niente”.
-”Ci tengo alla mia reputazione”.
-”Anch'io alla mia”.
-”Ohh. Ohh. Ohh”.
-”Zitta cagna che stai svegliando il dormitorio”.
-”Quanto latte che spandi”.
-”Lecca e taci”.
Nella Vecchia Inghilterra fino agli anni Cinquanta del Novecento certi comportamenti non erano ammessi in pubblico ma solo tollerati in privato.
Due valletti a servizio in una prestigiosa magione si erano presi in simpatia e nottetempo si ritrovavano nello stesso letto ad accarezzarsi e sbaciucchiarsi.
-”Quanto sei bello”.
-”Che pelle morbida che hai”.
Molto più in là non andavano perché frenati dall'educazione che era stata loro impartita e dalle censure della società.
Una sera si lasciarono andare a prendersi in mano il cazzo l'un l'altro e lo sentirono crescere di prepotenza.
-”Stiamo facendo una cosa sbagliata”.
-”Chi se ne frega. A me piace un sacco”.
-”Ce l'hai più grosso del mio”.
-”Vuol dire che sarò io al comando”.
La sera dopo invece delle solite coccole il più ben piazzato pretese che l'altro gli afferrasse l'uccello e che lo portasse in sega fino a venire. Entrambi ansimarono come non mai.
-”Hai sporcato”.
-”Non rompere le palle”.
Passarono i giorni e si scambiarono delle oscene impressioni su quanto avevano letto in un giornaletto clandestino che era loro capitato fra le mani con esatte spiegazioni di come avveniva il coito omosessuale.
-”È una sconcezza”.
-”Eppure avviene così”.
-”Ti piace il mio didietro?”
-”Assai”.
-”Toccamelo dai”.
Glielo prese a due mani. Lo accarezzò.
-”Hai dei glutei stupendi”.
-”Tesoro cosa mi dici?”
-”La verità”.
Strisciò un dito nello spacco. Arrivò al buchetto. Lo sollecitò. L'altro fremette.
-”Vedi anche tu l'effetto che ti fa”.
-”Basta. Smetti. Ti prego”.
Per quella volta tutto finì lì.
Diverse notti più tardi arrivò il momento decisivo.
-”Se ti giri e me lo offri io sono deciso a penetrarti”.
-”Ti supplico risparmiami questa offesa”.
-”Non ce la faccio più”.
-”Nemmeno io”.
-“Te lo sto strusciando, lo senti?”
-”Sì amore”.
-”Ora o mai più”.
Glielo puntò.
-”Vado avanti?”
-”Decidi tu”.
In un attimo quasi senza volerlo la verga scivolò dentro.
-”Cosa ti sembra?”
-”Ti sento”.
-”Muovo?”
-”Già che ci sei”.
Fu il loro primo ciuf ciuf. Del tutto inutile raccontare il loro incredibile stupore.
-”Sono tuo”.
-”Lo sei”.
-”Deve restare fra noi”.
-”Sì tesoro”.
-”Mannaggia. Ti ho fecondato”.
Il giorno dopo pentiti e a testa bassa andarono a confessarsi.
-”Ho fatto brutte cose”.
-”Ho peccato Padre”.
-”Non rompetemi le ostie che ho ben altro a cui pensare”.
-”Padre possiamo continuare?”
-”Non è una bella strada ma se non potete resistere...”
-”Padre...”
-”L'ho fatto anch'io qualche volta”.
-”E allora?”
-”Manda a casa il tuo Pigmalione che ti spiego meglio”.
Egli si ritirò in buon ordine.
-”In canonica siamo più tranquilli”.
-”Lei dice?”
-”Mi tenti”.
-”Padre faccia piano”.
-”Sono cose che succedono da che mondo è mondo”.
-”Non sono molto pratico”.
-”Stai fermo che penso a tutto io”.
-”Padre no”.
-”Smettila di lamentarti. Sei troppo adatto”.
-”Come mi trova?”
-”Mi conforti. Vieni quando vuoi che te ne do un'altra dose”.
Tornò dal suo bello.
-”Cosa ti ha detto il confessore?”
-”Semaforo verde”.
-”Visto che avevo ragione?”
-”Sono tuo come vuoi e quanto vuoi”.
-”Quanto mi piaci”
-”Solo di nascostoi”.
-”Nessuno ne saprà niente”.
-”Ci tengo alla mia reputazione”.
-”Anch'io alla mia”.
-”Ohh. Ohh. Ohh”.
-”Zitta cagna che stai svegliando il dormitorio”.
-”Quanto latte che spandi”.
-”Lecca e taci”.
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