La vacanza - Parte 2

di
genere
bondage

Consumiamo entrambi il cibo cinese, anche se per me, con i polsi ammanettati, risulta un po' più complicato. Mi osserva, ma non parla molto, fin quando prende il telecomando e accende il grande televisore posto su una parete con un divano di fronte. Commenta le notizie e, di tanto in tanto, guarda le mie gambe, vincolate alla sedia per le caviglie. Finito di mangiare mi libera i piedi e poi le mani, invitandomi a sedere sul divano con lui. Lo assecondo e, mentre seguiamo uno dei tanti programmi, prende la mia mano e se la porta tra le gambe a toccargli il pene. Dopo qualche minuto, passato ad accarezzare la patta, si sbottona e lo tira fuori nuovamente duro e dritto. Faccio per prenderlo in mano, immaginando volesse quello, invece mi porta a sdraiarmi su un fianco, con la testa sulle sue gambe: “Prendilo in bocca…”, mi dice… La mano dietro la nuca mi spinge la testa verso il pene, e mi obbliga ad aprire la bocca. “Succhia e lecca, dai… Se sei brava non ti legherò troppo stretta per la notte”. Faccio quello che chiede e gli lavoro il cazzo con la bocca, leccandolo lungo l’asta e succhiandogli la cappella mentre mi tiene una mano sulla testa, per non farmela alzare. Pochi minuti, poi mi riempie nuovamente la bocca di sperma, costringendomi ad ingoiare tutto e poi pulirgli il pene con la lingua. Mi fa rialzare per sedermi, poi è lui a cercare tra le mie gambe, prendendomi in mano il pene e iniziando a masturbarmi. Lo fa per diversi minuti, ma non mi consente l’orgasmo e quindi si ferma. “Ora andiamo a letto, sono stanco. Faccio una doccia… Tu intanto metti il pigiama di seta nero e aspettami sul letto”. Lo assecondo e vado in camera da letto: tolgo le scarpe, il vestito e indosso il pigiama di seta, poi mi sdraio sul letto in attesa, tenendo comunque la parrucca. Lui torna dopo una ventina di minuti, in accappatoio e con delle corde tra le mani, oltre a un rotolo di nastro adesivo e una palla di gomma. Immagino che voglia imbavagliarmi, ma non ne capisco il motivo, a parte le fantasie fetish. “Voltati sulla pancia: ti lego mani e piedi, dai…” Prima di legarmi mi accarezza le piante dei piedi, poi mi prende i polsi e li lega incrociati, anche se non troppo stretti; passa alle caviglie, legandomi i piedi uniti. Non mi lega le gambe, forse per darmi modo di girarmi nel letto, se necessario. Provo a esporre una piccola rimostranza sul bavaglio, mentre si avvicina con la palla di gomma abbastanza grande: “E’ necessario imbavagliarmi?” – “Certo che lo è. Apri la bocca…” Non replico, e mi ficca la palla dentro la bocca, ben pressata. Mi fascia di nastro adesivo, questo molto stretto e con diversi giri. Per finire mi benda gli occhi, con una maschera nera di quelle che si usano per dormire. Passa la mano in mezzo alle mie gambe, poi immagino si sia tolto l’accappatoio per sdraiarsi a sua volta nel letto. Non succede altro: legato mani e piedi, imbavagliato e bendato, mi volto su un fianco e provo a dormire, anche se il bavaglio è abbastanza fastidioso. Ci metto un po' a prendere sonno, ma alla fine mi addormento. Non so che ora sia o quanto tempo sia passato quando mi risveglio improvvisamente, e ne comprendo il perché… Mi ha abbassato i pantaloni del pigiama e anche lo slip, sento la sua mano accarezzarmi il pene per eccitarlo, mentre con l’altra mano mi sta accarezzando i piedi. Si accorge che mi sono svegliato e quindi me lo prende in bocca, lavorandomelo per diversi minuti finché non diventa duro e dritto. Lo sento muoversi sul letto per poi prenderlo in mano e strofinare la mia cappella sulla sua. Per qualche minuto alterna la masturbazione allo spompinarmi, sempre toccando i piedi legati. Sento un ronzìo, poi qualcosa di vibrante poggiarsi sul mio glande e premere: un Magic Wand, che usa per seviziarmi a lungo, alternandolo dal pene ai testicoli, mentre mi strofina il suo cazzo sul bavaglio. Lo sento umido, e capisco che sia particolarmente eccitato dal gioco… Non so quanto tempo duri questo giochetto, ma resta il fatto che mi porta più volte alla soglia dell’orgasmo, che puntualmente mi nega. Passa a scoparmi i piedi, infilando il suo cazzo tra i due archi dei piedi legati, e sento che la cosa lo eccita ancora di più, tanto che alla fine mi schizza sborra sulle dita, ansimando di piacere. Nuovamente appagato, lo sento asciugarmi i piedi con una salvietta umidificata, dopodiché mi risistema slip e pantaloni e torna a dormire come se nulla fosse.
Si fa mattino e finalmente mi sveglia per slegarmi, dopo aver rimosso il bavaglio, con mio estremo sollievo dopo l’intera notte passata con la palla in bocca. “Ti ho lasciato un paio di ballerine da indossare con il pigiama. Ti aspetto per la colazione”. Metto le ballerine nere che mi ha lasciato davanti al letto; mi sciacquo la faccia in bagno, poi massaggio con una crema polsi e caviglie, segnati dalle molte ore di corde. Mi avvio verso il salone per la colazione, augurandomi che non mi leghi nuovamente alla sedia con manette e cavigliere. Fortunatamente non sembra avere queste intenzioni, intento a leggere un quotidiano che sicuramente gli è stato consegnato direttamente in villa. Mentre mangiamo degli ottimi cornetti caldi, anch’essi sicuramente consegnati a domicilio, gli chiedo: “Programmi, per oggi?” – “Sì. Ci godremo un po’ di sole in veranda, poi ho un appuntamento per pranzo in paese. Tu mangerai prima che io esca, ho ordinato giapponese. Ti piace, no?” – “Sì, certo. Ma perché devo mangiare prima che tu esca? Posso farlo anche da solo…” – “No. Ti lascerò legato in camera da letto”. Il programma è quindi già definito e non è che si discosti troppo dal giorno precedente, però chiedo: “Potresti evitare di rimettermi quella palla in bocca? Mi fa ancora male, dopo averla tenuta per tutta la notte…” – “Tesoro, decido io come imbavagliarti. Terrò in considerazione quello che mi hai detto, comunque”. Diretto e conciso, non c’è che dire, ma chiedo ancora: “Devo indossare qualcosa in particolare per quando andrai a pranzo?” – “No. Ti legherò nudo al letto. A proposito: metterò una videocamera, con la quale potrò controllarti dal mio smartphone. Per informarti” – “Va bene…” – “Non avevo dubbi che andasse bene: per due settimane posso fare quello che voglio, no?” – “Certo…”, replico senza aggiungere altro. Finita la colazione si alza e si dirige verso la veranda, dicendomi: “Fai una doccia, poi raggiungimi in veranda. Nudo. Metti solo le ballerine”. In veranda, nudo? Penso… È vero che non c’è nulla intorno per almeno un chilometro, ma l’idea di stare nudo all’aperto non mi entusiasma molto. Comunque, non commento e vado a fare una doccia. Quando esco nudo sulla veranda, calzando solo le ballerine nere, lo trovo sdraiato su un lettino con indosso un paio di pantaloncini che lasciano intravedere il pacco già gonfio. A dire il vero penso che ce l’abbia duro da quando siamo arrivati. Mi invita a sdraiarmi sul lettino di fronte a lui, cosa che faccio, poi esclama: “Togli le ballerine e allarga le gambe…” Lo faccio, anche perché il lettino è molto largo e non c’è necessità di mettere i piedi in terra. Inizia a toccarsi, finché lo tira fuori dai pantaloncini e si masturba guardandomi, con il cazzo che gli diventa sempre più lungo e duro. Anche io inizio a sentire una certa eccitazione latente, se non altro per la situazione che per me è fuori dai consueti schemi. Si alza e viene verso di me, sempre tenendoselo in mano… Si ferma davanti al lettino e si abbassa verso i piedi, che mi lecca e dei quali prende le dita in bocca per succhiarle. Poi si alza e la mano risale sulle gambe fino al pene che, grazie al lavoro fatto ai piedi, ora è a sua volta duro… Mi lavora con la mano senza proferire parola e sinceramente spero mi faccia finalmente venire, cosa che però non accade. Si alza e, dopo aver squadrato il lettino con lo sguardo, rientra nella villa dicendo: “Torno subito…” Passano tre o quattro minuti, poi lo vedo tornare con in mano corda e ballgag: anche in veranda dovrò essere legato e imbavagliato. Mi prende i polsi e li porta verso l’alto, legandoli incrociati per poi collegarli a una barra sotto la seduta del lettino; passa poi ai piedi, incrociando anche le caviglie e fissandole da sotto alla stessa barra, passando la corda anche per i polsi. Sto per dire qualcosa, ma mi ficca la palla del bavaglio in bocca e la serra strettamente per farla penetrare il più possibile e tenermela spalancata e tappata. “GHMMFGHFF!” Solo questo riesco a dire quando mi applica anche due morsetti ai capezzoli per poi tornare a sdraiarsi. Lascia scorrere una mezzora, durante la quale legge, mi guarda, torna a leggere, mi guarda nuovamente, ma senza dire nulla. Poi si alza ed entra di nuovo in casa. Non so perché, ma ne immagino il motivo, e infatti torna con il Magic Wand e della corda fina con la quale mi lega il pene e i testicoli dopo avermelo spompinato per farlo diventare di nuovo duro. Fissa il vibratore alle cosce, in modo che mi solleciti sotto l’asta, e lo accende. Torna a sedersi, compiaciuto di quel modo in cui mi sta seviziando. La vibrazione e la costrizione della corda mantengono il pene duro, ma l’intensità non è tale da portarmi all’orgasmo, e lui lo sa bene. Subisco questa tortura per almeno un’ora, senza soluzione di continuità, e ho il pene che mi scoppia senza possibilità di avere il mio orgasmo. Fa caldo e inizio a sudare, senza contare lo sbavare continuo che mi viene provocato dal bavaglio: la saliva mi cola sul collo e sul petto e la cosa lo eccita notevolmente. Finalmente si decide ad alzarsi e porre fine al giochetto, slegandomi e togliendomi il ballgag. Si sono fatte le 11:30 e immagino debba prepararsi per andare fuori a pranzo; inoltre dovrebbero anche venire a consegnare il cibo giapponese che ha ordinato per me; quindi, farmi trovare nudo e legato sul lettino non sarebbe proprio il massimo. Rimetto le ballerine ai piedi e rientriamo in casa…
scritto il
2026-04-06
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