Scopata dall'insegnante di mio figlio
di
Dedalo
genere
dominazione
Mio marito mi aveva lasciato e avevo cresciuto mio figlio da sola, al meglio che potevo. Eppure mi trovavo in quella stanza, davanti a quel professore dal volto burbero, che mi diceva che mio figlio sarebbe stato bocciato. Sentivo una stretta al cuore. Avrei dovuto pagare di nuovo la retta, e mio figlio avrebbe dovuto subire quell'umiliazione. Aveva sofferto per l'abbandono di suo padre, come facevano a non capirlo? Tutti quei professori saccenti.
L'insegnante era gentile e questo mi faceva infuriare. Infine, la rabbia divenne disperazione.
"Mi dispiace, Signora." Mi disse. "Non possiamo fare molto."
Mi chiamava Signora.
Mi toccò la spalla e sentì un brivido. Mi guardò il seno mentre mi accompagnava alla porta. Conoscevo quello sguardo. Avevo 40 anni appena compiuti ed ero una donna ancora piacente. Ai miei tempi ero stata molto desiderabile e tutti gli uomini mi facevano la corte. Ma dopo un figlio, un divorzio e le prime rughe, le cose erano cambiate.
"Per favore." Mi ritrovai a dire, sprofondata nella vergogna. "Questo sarà troppo per mio figlio."
Sopportavo lo sguardo di quell'uomo infame, che ora si soffermava sulle mie gambe, mentre lo supplicavo.
"Suo figlio non ha i requisiti necessari. Ci sarebbe una possibiltà, ma..." cominciò. La sua mano passò dalla spalla ad i miei capelli biondi, strofinandoli. Provavo ribrezzo per quel villano.
"Quale...possibilità?" il mio cuore cominciò a battere forte. Già lo sapevo cosa mi avrebbe chiesto. Lo sapevo dal modo in cui mi guardava e mi toccava i capelli, con quelle mani sporche. Ma non volevo crederci. O forse...
Ci fu un certo silenzio mentre chiuse a chiave la porta.
"Può farmi un bel pompino." disse. Lo guardai, mentre un rossore violento esplose sul mio viso. Era troppo, veramente troppo. Era una parola semplice. Pompino. Eppure sembrava provenire da un altro universo. Da un altro mondo. Non potevo avere capito bene.
"Io...non credo di aver capito...devo andare..." dissi, ma non andai via. Il mio corpo non si muoveva. E la mia dannata vagina cominciò a bagnarsi, mentre i miei occhi azzurri si soffermavano in mezzo alle gambe di quell'insegnante dal volto burbero. Aveva il cazzo duro. In un momento di follia mi soffermai a pensare a che forma avesse il suo cazzo.
E che sapore avesse.
"Ha capito bene. Si metta in ginocchio. Apra bene le labbra. E prenda il mio cazzo in bocca. E io non boccierò suo figlio."
SLAM
Lo schiaffo che gli diedi gli fece girare il volto, ma lui non emise un gemito, come se se lo aspettasse. Continuò a guardarmi con i suoi occhi da lupo, mentre io capivo che questo era tutto parte del gioco, per lui. Tra le sue gambe vidi un movimento. Era grosso, troppo grosso. Non sapevo neanche se ci sarebbe stato tutto, dentro di me.
"Capisco. L'accompagno fuori." disse.
Mentre una piccola lacrima mi scese sulla guancia, lo afferrai per il braccio. Tutto il mio corpo si ribellava a quella situazione, tranne la mia passera. Stupida, dannata passera eccittata.
"Aspetti. Io...io..." balbettai.
"...si?" Mi incalzò, sorridendo. Voleva sentirlmelo dire.
"Lo farò." Dissi, pentendomi immediatamente delle mie parole. Ma non riuscivo a fermarmi. Mio figlio era troppo importante. Le bollette troppo care.
"Farà cosa? Lo dica chiaramente, Signora." L'insegnante disse, sempre più eccitato.
"Le f-farò un pompino. P-però...sia gentile." Balbettai. Mi misi in ginocchio davanti a lui, con le gambe che tremavano. Mi raccolsi i capelli in una coda di cavallo, come avevo fatto molte volte in gioventù. Era assurdo, non poteva essere. L'umiliazione che provavo non aveva limiti. Mi convinsi che stavo facendo il lavoro di una madre. Stavo sacrificandomi per mio figlio. Certo, era un gesto puro.
Ero li in attesa, il ventre che si alzava, come in preghiera davanti a quell'uomo disgustoso. Si stava aprendo la lampo e vidi il suo cazzo. Non era proprio come lo immaginavo. Era grosso, gonfio. Venoso. Puzzava di uomo, di sudore e di sesso.
Ero paralizzata dal terrore, mentre me lo appaggiava sulla faccia, come se nulla fosse. Mi sentivo sporca, premuta contro quel cazzo estraneo e odoroso. Arrossì e mio malgrado mi bagnai come una troia. Perché...? La mia stupida vagina si era bagnata.
"Cosa sta aspettando, cara Signora? Non sia timida." Mi disse. Scherzava pure, quel maniaco del cazzo.
Continuava a chiamarvi Signora ed a darmi del lei, per schernirmi.
Aprì la bocca rassegnata. Lo leccai. Aveva un sapore osceno.
Lui cominciò a gemere e quello cosa si allargò ancora di più. La mia lingua si mosse ancora, come se fosse stata dotata di vita propria. Pensai i tempi dell'università e cercai di ricordare come si faceva un buon pompino. Lo dovevo fare per mio figlio.
Leccai quel cazzo osceno in ogni direzione. Mi convinsi che fosse solo un gelato dal sapore strano. Ma non mi attentavo a prenderlo tutto in bocca.
Speravo che si sarebbe accontentato.
"Apra la bocca."
Lo sapevo. Non voleva risparmiarmi niente. Aprì la bocca più che potevo.
Lui mi ficcò dentro tutto il cazzo, fino in gola.
Mi mancò il respiro.
"Mmpfffggg..." cercai di parlare, di gridare, ma uscì solo un suono strano dalla mia bocca, interamente occupata da quell'affare troppo grosso. La saliva mi cadeva sul seno, mentre quell'uomo cominciò a spingere il cazzo dentro, avanti e indietro.
"Cosa diavolo sto facendo?" Pensai, mentre sentivo il sapore dell'uomo in gola. Era aspro, amaro. Lui entrava senza riguardo, come se la mia bocca fosse un parco giochi e lui un bambino iperattivo.
Sentivo un altro sapore ora. Lo ricordai dai tempi del mio matrimonio. Un po' di sperma stava già uscendo dal cazzo, ma poco, solo qualche goccia. Soffocai un conato di vomito, mentre le lacrime ormai scendevano copiose, mescolandosi alla saliva sul mio petto, che ormai era zuppo. I capezzoli induriti si vedevano da sotto la maglietta.
"Che porco. Maledetto porco." pensai, mentre mi prendeva la testa e continuava a spingere. Non potevo certo ammettere a me stessa e tanto meno a lui, che mi eccittava. Mi piaceva essere desiderata da quell'animale. Ad una parte di me piaceva sentirsi ancora desiderabile.
Mi lasciò respirare, il galantuomo, appoggiando il cazzo sulla mia spalla, mentre io riprendevo fiato, cadendogli quasi addosso, appoggiandomi alle sue gambe. Nessuno mi aveva mai scopato la bocca in quel modo. Nessuno mi aveva mai usata in quel modo.
"Brava, Signora. Una vera succhiatrice. Respiri un po'. Così...va tutto bene." Mi disse, mentre il cazzo si muoveva sulla mia spalla, come un serpente rosa.
"G-grazie..." dissi. Che stupida, cosa stavo dicendo? Mi aveva scopato la faccia come se fossi stata una troia da strada ed io lo avevo anche ringraziavo.
Sentivo quasi di stare perdendo i sensi. Le ginocchia e la mascella mi dolevano e la saliva non smetteva di scendere dalla bocca. Respiravo l'aria a grandi boccate, pensando che tutto fosse finito.
"Ora le sborrerò in faccia."
Non potevo crederci.
"Cosa?" dissi, la bocca impastata. "Non...non era nei patti..."
Mi afferrò il viso ed i capelli. Un liquido bianco, odoroso, mi schizzò sul viso e sulla bocca aperta. Sentì il sapore, inconfondibile, della sborra. Era venuto molto, probabilmente non si liberava da giorni. Senti lo sperma caldo sul viso, scendere sul seno e sul collo, sbrodolando dappertutto. Per qualche motivo la mia lingua si mosse automaticamente, leccandolo dal mento e ingoiandolo, facendolo entrare dentro di me.
"Una vera troia." L'uomo disse.
Il piacere, osceno, si diffondeva perverso nella mia topa, simile ad un orgasmo, mentre quell'uomo si puliva il cazzo fradicio sulla mia maglietta e sul mio volto.
"Difenderò suo figlio davanti alla commissione. Ora dovrebbe ringraziarmi." Mi disse. Io lo guardai con odio, gli occhi arrossati e il suo sperma caldo ancora gocciolante sul viso.
"Grazie." Gli dissi. Avevo evitato la bocciatura di mio figlio e diverse nuove rate da pagare, vendendo la mia bocca e una parte della mia dignità.
Quel giorno vomitai e piansi, a casa. Poi segretamente, mi toccai la topa. E venni, ripensando al cazzo oscendo di quell'uomo nella mia bocca.
L'insegnante era gentile e questo mi faceva infuriare. Infine, la rabbia divenne disperazione.
"Mi dispiace, Signora." Mi disse. "Non possiamo fare molto."
Mi chiamava Signora.
Mi toccò la spalla e sentì un brivido. Mi guardò il seno mentre mi accompagnava alla porta. Conoscevo quello sguardo. Avevo 40 anni appena compiuti ed ero una donna ancora piacente. Ai miei tempi ero stata molto desiderabile e tutti gli uomini mi facevano la corte. Ma dopo un figlio, un divorzio e le prime rughe, le cose erano cambiate.
"Per favore." Mi ritrovai a dire, sprofondata nella vergogna. "Questo sarà troppo per mio figlio."
Sopportavo lo sguardo di quell'uomo infame, che ora si soffermava sulle mie gambe, mentre lo supplicavo.
"Suo figlio non ha i requisiti necessari. Ci sarebbe una possibiltà, ma..." cominciò. La sua mano passò dalla spalla ad i miei capelli biondi, strofinandoli. Provavo ribrezzo per quel villano.
"Quale...possibilità?" il mio cuore cominciò a battere forte. Già lo sapevo cosa mi avrebbe chiesto. Lo sapevo dal modo in cui mi guardava e mi toccava i capelli, con quelle mani sporche. Ma non volevo crederci. O forse...
Ci fu un certo silenzio mentre chiuse a chiave la porta.
"Può farmi un bel pompino." disse. Lo guardai, mentre un rossore violento esplose sul mio viso. Era troppo, veramente troppo. Era una parola semplice. Pompino. Eppure sembrava provenire da un altro universo. Da un altro mondo. Non potevo avere capito bene.
"Io...non credo di aver capito...devo andare..." dissi, ma non andai via. Il mio corpo non si muoveva. E la mia dannata vagina cominciò a bagnarsi, mentre i miei occhi azzurri si soffermavano in mezzo alle gambe di quell'insegnante dal volto burbero. Aveva il cazzo duro. In un momento di follia mi soffermai a pensare a che forma avesse il suo cazzo.
E che sapore avesse.
"Ha capito bene. Si metta in ginocchio. Apra bene le labbra. E prenda il mio cazzo in bocca. E io non boccierò suo figlio."
SLAM
Lo schiaffo che gli diedi gli fece girare il volto, ma lui non emise un gemito, come se se lo aspettasse. Continuò a guardarmi con i suoi occhi da lupo, mentre io capivo che questo era tutto parte del gioco, per lui. Tra le sue gambe vidi un movimento. Era grosso, troppo grosso. Non sapevo neanche se ci sarebbe stato tutto, dentro di me.
"Capisco. L'accompagno fuori." disse.
Mentre una piccola lacrima mi scese sulla guancia, lo afferrai per il braccio. Tutto il mio corpo si ribellava a quella situazione, tranne la mia passera. Stupida, dannata passera eccittata.
"Aspetti. Io...io..." balbettai.
"...si?" Mi incalzò, sorridendo. Voleva sentirlmelo dire.
"Lo farò." Dissi, pentendomi immediatamente delle mie parole. Ma non riuscivo a fermarmi. Mio figlio era troppo importante. Le bollette troppo care.
"Farà cosa? Lo dica chiaramente, Signora." L'insegnante disse, sempre più eccitato.
"Le f-farò un pompino. P-però...sia gentile." Balbettai. Mi misi in ginocchio davanti a lui, con le gambe che tremavano. Mi raccolsi i capelli in una coda di cavallo, come avevo fatto molte volte in gioventù. Era assurdo, non poteva essere. L'umiliazione che provavo non aveva limiti. Mi convinsi che stavo facendo il lavoro di una madre. Stavo sacrificandomi per mio figlio. Certo, era un gesto puro.
Ero li in attesa, il ventre che si alzava, come in preghiera davanti a quell'uomo disgustoso. Si stava aprendo la lampo e vidi il suo cazzo. Non era proprio come lo immaginavo. Era grosso, gonfio. Venoso. Puzzava di uomo, di sudore e di sesso.
Ero paralizzata dal terrore, mentre me lo appaggiava sulla faccia, come se nulla fosse. Mi sentivo sporca, premuta contro quel cazzo estraneo e odoroso. Arrossì e mio malgrado mi bagnai come una troia. Perché...? La mia stupida vagina si era bagnata.
"Cosa sta aspettando, cara Signora? Non sia timida." Mi disse. Scherzava pure, quel maniaco del cazzo.
Continuava a chiamarvi Signora ed a darmi del lei, per schernirmi.
Aprì la bocca rassegnata. Lo leccai. Aveva un sapore osceno.
Lui cominciò a gemere e quello cosa si allargò ancora di più. La mia lingua si mosse ancora, come se fosse stata dotata di vita propria. Pensai i tempi dell'università e cercai di ricordare come si faceva un buon pompino. Lo dovevo fare per mio figlio.
Leccai quel cazzo osceno in ogni direzione. Mi convinsi che fosse solo un gelato dal sapore strano. Ma non mi attentavo a prenderlo tutto in bocca.
Speravo che si sarebbe accontentato.
"Apra la bocca."
Lo sapevo. Non voleva risparmiarmi niente. Aprì la bocca più che potevo.
Lui mi ficcò dentro tutto il cazzo, fino in gola.
Mi mancò il respiro.
"Mmpfffggg..." cercai di parlare, di gridare, ma uscì solo un suono strano dalla mia bocca, interamente occupata da quell'affare troppo grosso. La saliva mi cadeva sul seno, mentre quell'uomo cominciò a spingere il cazzo dentro, avanti e indietro.
"Cosa diavolo sto facendo?" Pensai, mentre sentivo il sapore dell'uomo in gola. Era aspro, amaro. Lui entrava senza riguardo, come se la mia bocca fosse un parco giochi e lui un bambino iperattivo.
Sentivo un altro sapore ora. Lo ricordai dai tempi del mio matrimonio. Un po' di sperma stava già uscendo dal cazzo, ma poco, solo qualche goccia. Soffocai un conato di vomito, mentre le lacrime ormai scendevano copiose, mescolandosi alla saliva sul mio petto, che ormai era zuppo. I capezzoli induriti si vedevano da sotto la maglietta.
"Che porco. Maledetto porco." pensai, mentre mi prendeva la testa e continuava a spingere. Non potevo certo ammettere a me stessa e tanto meno a lui, che mi eccittava. Mi piaceva essere desiderata da quell'animale. Ad una parte di me piaceva sentirsi ancora desiderabile.
Mi lasciò respirare, il galantuomo, appoggiando il cazzo sulla mia spalla, mentre io riprendevo fiato, cadendogli quasi addosso, appoggiandomi alle sue gambe. Nessuno mi aveva mai scopato la bocca in quel modo. Nessuno mi aveva mai usata in quel modo.
"Brava, Signora. Una vera succhiatrice. Respiri un po'. Così...va tutto bene." Mi disse, mentre il cazzo si muoveva sulla mia spalla, come un serpente rosa.
"G-grazie..." dissi. Che stupida, cosa stavo dicendo? Mi aveva scopato la faccia come se fossi stata una troia da strada ed io lo avevo anche ringraziavo.
Sentivo quasi di stare perdendo i sensi. Le ginocchia e la mascella mi dolevano e la saliva non smetteva di scendere dalla bocca. Respiravo l'aria a grandi boccate, pensando che tutto fosse finito.
"Ora le sborrerò in faccia."
Non potevo crederci.
"Cosa?" dissi, la bocca impastata. "Non...non era nei patti..."
Mi afferrò il viso ed i capelli. Un liquido bianco, odoroso, mi schizzò sul viso e sulla bocca aperta. Sentì il sapore, inconfondibile, della sborra. Era venuto molto, probabilmente non si liberava da giorni. Senti lo sperma caldo sul viso, scendere sul seno e sul collo, sbrodolando dappertutto. Per qualche motivo la mia lingua si mosse automaticamente, leccandolo dal mento e ingoiandolo, facendolo entrare dentro di me.
"Una vera troia." L'uomo disse.
Il piacere, osceno, si diffondeva perverso nella mia topa, simile ad un orgasmo, mentre quell'uomo si puliva il cazzo fradicio sulla mia maglietta e sul mio volto.
"Difenderò suo figlio davanti alla commissione. Ora dovrebbe ringraziarmi." Mi disse. Io lo guardai con odio, gli occhi arrossati e il suo sperma caldo ancora gocciolante sul viso.
"Grazie." Gli dissi. Avevo evitato la bocciatura di mio figlio e diverse nuove rate da pagare, vendendo la mia bocca e una parte della mia dignità.
Quel giorno vomitai e piansi, a casa. Poi segretamente, mi toccai la topa. E venni, ripensando al cazzo oscendo di quell'uomo nella mia bocca.
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