Fica persiana, sushi e sesso contro il muro
di
Dedalo
genere
confessioni
Sara venne da me quella sera.
A volte sembrava che mi odiasse. O addirittura che mi trovasse un po' patetico. Glielo leggevo nello sguardo. E poi si presentava a casa mia, con la fica fradicia. A me, comunque, non me ne fregava un cazzo. Aveva due belle tette e un gran culo. Ma soprattutto voleva farlo brutale e voleva farlo con me. Io, in quei giorni, pensavo continuamente alla sua passera e ignoravo il resto del creato.
Quel giorno era venuta a casa mia senza mutande. Con la gonna e senza mutande. Chissà che spifferi. Lo scoprì mentre pomiciavamo sul divano, alzandole la gonna.
Pensai che fosse un po' troia. Aveva una bocca stretta, un po' come la sua fica. La mia lingua le stava a malapena tutta dentro. Figurati il cazzo. Lo prendeva il cazzo in bocca, ma svogliatamente. Non mi amava molto, Sara. Voleva solo essere scopata ed essere scopata bene. Ordinammo del sushi prima di scopare. Un'ora basterà, pensai.
Presi Sara di forza e la buttai sul letto. Lei rise di quella sua risata senza cuore.
Le aprì le gambe. Erano scure, e ancora più scuri erano i suoi capezzoli e la sua fica.
Sotto la luce del sole del tramonto, che filtrava dalla finestra, la sue pelle sembrava ambra dorata.
Vide il mio cazzo grosso e peloso e io vidi i suoi occhi neri spalancarsi. Glielo misi dentro, in quella fica scura e persiana. Lei emise, come suo solito, un gemito rauco. Era un gemito un po' di piacere, un po' di sconfitta.
Era bello scoparsi una persiana. Mi sentivo come Alessandro il Macedone, mentre conquistava la Persia, con gli elefanti e tutto. Stavo andando da Dio. In quei momenti, quasi ci amavamo. Poi ci ricordavamo che di amare, noi, non eravamo capaci.
Lei aprì la bocca e sorrise di piacere.
Poi il coglione che portava il sushi suonò il campanello. Porca troia, con mezz'ora di anticipo. Sto scopando, coglione di un sushivendolo! Fanculo.
Cercai di venire sbattendo il cazzo in quella fica, avanti e indietro, come un matto, ma non avrei mai fatto in tempo. Andavo fortissimo e lei stava impazzendo. Non venivo.
"Ah...cazzo si. Cazzo..." gemeva, lei, mentre io bestemmiavo incazzato.
Le tolsi il cazzo dalla fica rovinando la scopata perfetta. Lei mi seguì alla porta, nuda. Le piaceva quando m'incazzavo.
"Terzo piano." Dissi al citofono, laconico. Mi rispose una voce asiatica e confusa.
Mi ero messo la giacca di pelle per aprire la porta, ma sotto ero nudo, con il cazzo duro e arrabbiato. Mentre aspettavo che il coglione arrivasse con il sushi presi Sara e la sbattei contro il muro.
"Ti prego..." mi disse. Mi implorava, a volte. Lo adoravo.
La girai e le misi il cazzo dentro, da dietro, sbattendola contro il muro. Le diedi dei colpi forti, decisi, violenti. Amavo quel culo del colore dell'ambra. Lei si faceva sbattere implorandomi ancora. Sudavo, nella giacca di pelle. I nostri sudori si mescolavano. La schiena di lei si arcuava contro il muro.
Infine il coglione con il sushi arrivò al terzo piano. Cercai di aprire la porta mentre scopavo ma era troppo difficile. Tolsi il cazzo dal culo di Sara e aprì la cazzo di porta. Misi fuori una mano per prendere il sushi e quasi mandai a fanculo il tizio.
Mi era venuta una gran fame. Buono, il sushi. Forse era stato troppo crudele con il povero fattorino. Mangiammo nudi, sul pavimento e sul divano. Rideva, Sara. Era bella, quando era felice. Cosa ne è stato di te, Sara? Quel sorriso, dove è finito?
Si stese sul parquet, nuda, dopo il sushi.
"Sul pavimento...?" chiesi. Lei annuì. Le apri le gambe e le entrai dentro, fottendola.
"Sborrami. Sborrami dentro." mi disse.
La sue unghie mi lasciarono segni sulla schiena. Le venni dentro, un fiume in piena. Lei accolse il mio seme nel suo corpo come se fosse stato uno strano dono.
Poi aprì la bocca ed emise ancora quel suono rauco, tra il piacere e la sconfitta.
A volte sembrava che mi odiasse. O addirittura che mi trovasse un po' patetico. Glielo leggevo nello sguardo. E poi si presentava a casa mia, con la fica fradicia. A me, comunque, non me ne fregava un cazzo. Aveva due belle tette e un gran culo. Ma soprattutto voleva farlo brutale e voleva farlo con me. Io, in quei giorni, pensavo continuamente alla sua passera e ignoravo il resto del creato.
Quel giorno era venuta a casa mia senza mutande. Con la gonna e senza mutande. Chissà che spifferi. Lo scoprì mentre pomiciavamo sul divano, alzandole la gonna.
Pensai che fosse un po' troia. Aveva una bocca stretta, un po' come la sua fica. La mia lingua le stava a malapena tutta dentro. Figurati il cazzo. Lo prendeva il cazzo in bocca, ma svogliatamente. Non mi amava molto, Sara. Voleva solo essere scopata ed essere scopata bene. Ordinammo del sushi prima di scopare. Un'ora basterà, pensai.
Presi Sara di forza e la buttai sul letto. Lei rise di quella sua risata senza cuore.
Le aprì le gambe. Erano scure, e ancora più scuri erano i suoi capezzoli e la sua fica.
Sotto la luce del sole del tramonto, che filtrava dalla finestra, la sue pelle sembrava ambra dorata.
Vide il mio cazzo grosso e peloso e io vidi i suoi occhi neri spalancarsi. Glielo misi dentro, in quella fica scura e persiana. Lei emise, come suo solito, un gemito rauco. Era un gemito un po' di piacere, un po' di sconfitta.
Era bello scoparsi una persiana. Mi sentivo come Alessandro il Macedone, mentre conquistava la Persia, con gli elefanti e tutto. Stavo andando da Dio. In quei momenti, quasi ci amavamo. Poi ci ricordavamo che di amare, noi, non eravamo capaci.
Lei aprì la bocca e sorrise di piacere.
Poi il coglione che portava il sushi suonò il campanello. Porca troia, con mezz'ora di anticipo. Sto scopando, coglione di un sushivendolo! Fanculo.
Cercai di venire sbattendo il cazzo in quella fica, avanti e indietro, come un matto, ma non avrei mai fatto in tempo. Andavo fortissimo e lei stava impazzendo. Non venivo.
"Ah...cazzo si. Cazzo..." gemeva, lei, mentre io bestemmiavo incazzato.
Le tolsi il cazzo dalla fica rovinando la scopata perfetta. Lei mi seguì alla porta, nuda. Le piaceva quando m'incazzavo.
"Terzo piano." Dissi al citofono, laconico. Mi rispose una voce asiatica e confusa.
Mi ero messo la giacca di pelle per aprire la porta, ma sotto ero nudo, con il cazzo duro e arrabbiato. Mentre aspettavo che il coglione arrivasse con il sushi presi Sara e la sbattei contro il muro.
"Ti prego..." mi disse. Mi implorava, a volte. Lo adoravo.
La girai e le misi il cazzo dentro, da dietro, sbattendola contro il muro. Le diedi dei colpi forti, decisi, violenti. Amavo quel culo del colore dell'ambra. Lei si faceva sbattere implorandomi ancora. Sudavo, nella giacca di pelle. I nostri sudori si mescolavano. La schiena di lei si arcuava contro il muro.
Infine il coglione con il sushi arrivò al terzo piano. Cercai di aprire la porta mentre scopavo ma era troppo difficile. Tolsi il cazzo dal culo di Sara e aprì la cazzo di porta. Misi fuori una mano per prendere il sushi e quasi mandai a fanculo il tizio.
Mi era venuta una gran fame. Buono, il sushi. Forse era stato troppo crudele con il povero fattorino. Mangiammo nudi, sul pavimento e sul divano. Rideva, Sara. Era bella, quando era felice. Cosa ne è stato di te, Sara? Quel sorriso, dove è finito?
Si stese sul parquet, nuda, dopo il sushi.
"Sul pavimento...?" chiesi. Lei annuì. Le apri le gambe e le entrai dentro, fottendola.
"Sborrami. Sborrami dentro." mi disse.
La sue unghie mi lasciarono segni sulla schiena. Le venni dentro, un fiume in piena. Lei accolse il mio seme nel suo corpo come se fosse stato uno strano dono.
Poi aprì la bocca ed emise ancora quel suono rauco, tra il piacere e la sconfitta.
0
voti
voti
valutazione
0
0
Continua a leggere racconti dello stesso autore
racconto precedente
Scopata dall'insegnante III l'orgia degli studenti
Commenti dei lettori al racconto erotico