Scopata dall'insegnante II, la gangbang
di
Dedalo
genere
dominazione
Non ci credevo. Ero tornata in quella stanza, davanti a quell'uomo.
Che stupida. Ero tornata nella tana del leone. Spontaneamente.
"Che bello rivederla, Signora Garnet." Mi disse l'insegnante dal volto burbero.
In quella stessa stanza mi aveva scopato la bocca l'anno precedente, venendomi in faccia. Non ci siamo più veramente parlati da allora. Ho spesso pensato di denunciarlo alla polizia. Ma potevo davvero farlo? Mi aveva convinto a fargli un pompino ed io avevo accettato in cambio della promozione di mio figlio. E da vera troia, mi era piaciuto. Questo non riuscivo a perdonarmi.
"Ho visto la pagella di suo figlio. Preoccupante. Davvero." Mi disse, con il solito sorrido infido nel viso.
"Non...non passerà?" Chiesi, già sapendo la risposta. Non potevo permetterlo.
"No. La situazione è molto peggiore rispetto a quella dell'anno scorso." Mi disse, scuotendo la testa. Si alzò e vidi l'erezione enorme tra le sue gambe. Ricordai il sapore del suo cazzo. Violento dentro la mia bocca.
Si diresse verso la porta e toccò la maniglia. Era il suo show. Sapeva muovere i miei fili come un abile marionettista.
"Non posso fare niente questa volta, mi dispiace. A meno che non convinca anche altri insegnanti...e questo sarebbe....estremo." Disse, lasciando cadere la parola nella stanza, pregna di significati.
Rimasi seduta in silenzio, ansimando. Una bocciatura. Mio figlio ce l'aveva quasi fatta. Un altro anno e sarebbe andato a lavorare. Avrebbe potuto guadagnarsi da vivere. Non avrebbe retto psicologicamente ad una bocciatura.
Estremo...cosa intendeva?
"F-farò quello che vuole." Dissi, mordendomi il labbro. Che stupida, pensai.
Il silenzio che ne seguì, sancì il nostro patto funesto.
"Tutto...quello che voglio?" Chiese, avvicinandosi.
"Si." Dissi.
"Si alzi e si tolga i vestiti." Mi disse. Ero pronta a fargli un altro pompino. Ma voleva di più questa volta. Che sciocca, avrei dovuto capirlo. Mi alzai e mi tolsi la camicia e la gonna. Con vergogna, mi coprì il seno e la passera, che già cominciava a bagnarsi.
"Lei è un maiale." Gli dissi. Si avvicinò e mi scostò le mani, toccandomi il seno ed il capezzolo. Ma io ero inviperita. Non mi trattenni.
"La fa sentire forte, vero?" Gli dissi, mentre la mano di lui finiva sulla mia fica ed un piacere si diffondeva sul mio ventre. Mi baciò, ponendo le labbra sulle mie e la lingua dentro di me. Risposi al bacio come avevo promesso. La sua lingua dal sapore di fumo giocava con la mia, mentre la sua mano mi faceva un ditalino.
Lo guardai con astio mentre le nostre labbra si staccavano. Ma mi sorpresi a desiderare quelle labbra mostruose sulle mie, ancora ed ancora.
Prese una cosa dal comodino. Una benda.
"Gli altri insegnanti arriveranno presto. Pensavano di divertirsi un po' anche loro. Hanno saputo delle sue...abilità."
"No." dissi, afferrando i miei vestiti.
"Si aspetta che spompini il corpo insegnanti? Lei è malato." Dissi, mentre il furore nasceva dentro di me. Cercai di rivestirmi, ma non ci riuscivo.
"In cambio della promozione a pieni voti di suo figlio." Disse, sogghignando.
Pieni voti, pensai, mentre mi infilavo le mutandine. Mio figlio sarebbe stato accettato in qualsiasi azienda.
Quanto avrei dovuto sacrificare di me? Il bene di mio figlio era più importante del mio corpo. O forse era tutto una gran scusa. Mi piaceva il cazzo. Mi piaceva troppo. Era tanto difficile ammetterlo? Scossi la testa.
I pensieri si affollavano dentro di me. Il desiderio di fare la troia, dentro di me, contro la mia dignità, ormai quasi a pezzi.
"Mi metta...mi metta la benda." dissi. Lo fece.
Non vedevo niente. Solo nero. Ma sentivo i passi affrettati di uomini eccitati. E sentivo l'odore di cazzi. Erano tanti. Forse troppi. No...avrei dovuto farcela.
Il Professore cominciò per primo. Riconobbi il suo sapore aspro mentre mi fotteva la bocca. Lo presi tutto dentro, sbavando come una cagna.
"Vi ho detto che era brava." Lui disse, mentre gli uomini ridevano.
Sentivi altri cazzi vicino al mio viso. Alcuni si poggiavano sui miei capelli. Altri uomini misero direttamente le mia mani sui loro peni. Cazzi piccoli, cazzi grossi.
Un uomo sconosciuto e invisibile mi afferrò la testa. Era un cazzo diverso questo, dall'odore particolare. Era il cazzo di un nero. Era lungo e lo sentì in gola, prima che potessi obiettare. Si trattava di quello del custode, ne ero sicura. Quell'uomo che mi salutava sempre mentre entravo a scuola togliendosi il cappello. Ora gemeva come un matto, mentre mi infilava il cazzo a forza nella bocca, sbattendolo contro l'interno delle mie guance. Mi venne in bocca, in fretta, dandomi della puttana.
Non era finita. Stavo perdendo il controllo ed il senso della realtà, ma mi feci forza. Presi altri due cazzi in bocca, uno piccolo ed uno lungo, a matita. Quello piccolo doveva essere dell'anziano professor M., di fisica. Che sapore orribile. Sborrò in due secondi, sulla mia guancia.
L'altro richiedeva più tempo. Era lungo e non sapevo di chi fosse. Un bidello? Il preside? Non aveva un brutto sapore, ma era violento, senza tregua. Mi voleva sfasciare la bocca.
"Guardate come succhia. Che troia. Si è anche bagnata." Disse l'uomo ignoto.
Stavo perdendo le forze e ormai succhiavo in automatico, quando sentì qualcuno toccarmi la passera. Mi stava mettendo a novanta. Cercai di reagire, ma non potei fare molto, i cazzi continuavano a sbattermi sulla faccia e a venirmi addosso. Quanti erano?
Un uomo mi penetrò da dietro, gemendo.
"Mpppmmm..." gemetti, con la bocca piena, mentre venivo scopata a 90.
Le sentii fino in pancia, mentre un altro cazzo continuava a sbattersi la mia faccia con brutalità. Presto capì che era una gang bang e che ogni mio buco sarebbe stato deflorato.
Mi scoparono a turni venendomi sia dentro che in faccia. Dopo poco smisi di reagire o di lottare. Mi feci usare come una bambola gonfiabilie, pronta a ricevere il seme appiccicoso di insegnanti, vecchi e giovani, belli e brutti. Per un momento mi venne il dubbio che avessero invitato anche studenti all'orgia, o passanti, tanto sperma mi sentivo addosso e dentro di me.
Non risparmiarono il mio culo, che venne fottuto da diversi di loro.
Persi i sensi dopo un po', crollando nel terreno appiccicoso, mentre loro continuavano a fottermi e a fottermi, premendo la mia testa in basso e tenendomi ferma, con il culo all'aria, a disposizione di tutti.
"Ancora..." biascicai, semicosciente, il volto immerso nello sperma sul pavimento. Lo leccai prima di perdere coscienza. Ero venuta diverse volte.
Mi risvegliai in infermeria, lavata e profumata, ma con qualche contusione. Il sapore di sperma non se ne sarebbe mai andato dalla mia bocca. La vagina mi doleva e soprattutto il culo. Sarei riuscita a camminare?
Lo avevo fatto per mio figlio. Ovviamente. Un sacrificio nobile. Un sacrificio necessario.
Dalla finestra, vidi il custode salutarmi, togliendosi il cappello.
Che stupida. Ero tornata nella tana del leone. Spontaneamente.
"Che bello rivederla, Signora Garnet." Mi disse l'insegnante dal volto burbero.
In quella stessa stanza mi aveva scopato la bocca l'anno precedente, venendomi in faccia. Non ci siamo più veramente parlati da allora. Ho spesso pensato di denunciarlo alla polizia. Ma potevo davvero farlo? Mi aveva convinto a fargli un pompino ed io avevo accettato in cambio della promozione di mio figlio. E da vera troia, mi era piaciuto. Questo non riuscivo a perdonarmi.
"Ho visto la pagella di suo figlio. Preoccupante. Davvero." Mi disse, con il solito sorrido infido nel viso.
"Non...non passerà?" Chiesi, già sapendo la risposta. Non potevo permetterlo.
"No. La situazione è molto peggiore rispetto a quella dell'anno scorso." Mi disse, scuotendo la testa. Si alzò e vidi l'erezione enorme tra le sue gambe. Ricordai il sapore del suo cazzo. Violento dentro la mia bocca.
Si diresse verso la porta e toccò la maniglia. Era il suo show. Sapeva muovere i miei fili come un abile marionettista.
"Non posso fare niente questa volta, mi dispiace. A meno che non convinca anche altri insegnanti...e questo sarebbe....estremo." Disse, lasciando cadere la parola nella stanza, pregna di significati.
Rimasi seduta in silenzio, ansimando. Una bocciatura. Mio figlio ce l'aveva quasi fatta. Un altro anno e sarebbe andato a lavorare. Avrebbe potuto guadagnarsi da vivere. Non avrebbe retto psicologicamente ad una bocciatura.
Estremo...cosa intendeva?
"F-farò quello che vuole." Dissi, mordendomi il labbro. Che stupida, pensai.
Il silenzio che ne seguì, sancì il nostro patto funesto.
"Tutto...quello che voglio?" Chiese, avvicinandosi.
"Si." Dissi.
"Si alzi e si tolga i vestiti." Mi disse. Ero pronta a fargli un altro pompino. Ma voleva di più questa volta. Che sciocca, avrei dovuto capirlo. Mi alzai e mi tolsi la camicia e la gonna. Con vergogna, mi coprì il seno e la passera, che già cominciava a bagnarsi.
"Lei è un maiale." Gli dissi. Si avvicinò e mi scostò le mani, toccandomi il seno ed il capezzolo. Ma io ero inviperita. Non mi trattenni.
"La fa sentire forte, vero?" Gli dissi, mentre la mano di lui finiva sulla mia fica ed un piacere si diffondeva sul mio ventre. Mi baciò, ponendo le labbra sulle mie e la lingua dentro di me. Risposi al bacio come avevo promesso. La sua lingua dal sapore di fumo giocava con la mia, mentre la sua mano mi faceva un ditalino.
Lo guardai con astio mentre le nostre labbra si staccavano. Ma mi sorpresi a desiderare quelle labbra mostruose sulle mie, ancora ed ancora.
Prese una cosa dal comodino. Una benda.
"Gli altri insegnanti arriveranno presto. Pensavano di divertirsi un po' anche loro. Hanno saputo delle sue...abilità."
"No." dissi, afferrando i miei vestiti.
"Si aspetta che spompini il corpo insegnanti? Lei è malato." Dissi, mentre il furore nasceva dentro di me. Cercai di rivestirmi, ma non ci riuscivo.
"In cambio della promozione a pieni voti di suo figlio." Disse, sogghignando.
Pieni voti, pensai, mentre mi infilavo le mutandine. Mio figlio sarebbe stato accettato in qualsiasi azienda.
Quanto avrei dovuto sacrificare di me? Il bene di mio figlio era più importante del mio corpo. O forse era tutto una gran scusa. Mi piaceva il cazzo. Mi piaceva troppo. Era tanto difficile ammetterlo? Scossi la testa.
I pensieri si affollavano dentro di me. Il desiderio di fare la troia, dentro di me, contro la mia dignità, ormai quasi a pezzi.
"Mi metta...mi metta la benda." dissi. Lo fece.
Non vedevo niente. Solo nero. Ma sentivo i passi affrettati di uomini eccitati. E sentivo l'odore di cazzi. Erano tanti. Forse troppi. No...avrei dovuto farcela.
Il Professore cominciò per primo. Riconobbi il suo sapore aspro mentre mi fotteva la bocca. Lo presi tutto dentro, sbavando come una cagna.
"Vi ho detto che era brava." Lui disse, mentre gli uomini ridevano.
Sentivi altri cazzi vicino al mio viso. Alcuni si poggiavano sui miei capelli. Altri uomini misero direttamente le mia mani sui loro peni. Cazzi piccoli, cazzi grossi.
Un uomo sconosciuto e invisibile mi afferrò la testa. Era un cazzo diverso questo, dall'odore particolare. Era il cazzo di un nero. Era lungo e lo sentì in gola, prima che potessi obiettare. Si trattava di quello del custode, ne ero sicura. Quell'uomo che mi salutava sempre mentre entravo a scuola togliendosi il cappello. Ora gemeva come un matto, mentre mi infilava il cazzo a forza nella bocca, sbattendolo contro l'interno delle mie guance. Mi venne in bocca, in fretta, dandomi della puttana.
Non era finita. Stavo perdendo il controllo ed il senso della realtà, ma mi feci forza. Presi altri due cazzi in bocca, uno piccolo ed uno lungo, a matita. Quello piccolo doveva essere dell'anziano professor M., di fisica. Che sapore orribile. Sborrò in due secondi, sulla mia guancia.
L'altro richiedeva più tempo. Era lungo e non sapevo di chi fosse. Un bidello? Il preside? Non aveva un brutto sapore, ma era violento, senza tregua. Mi voleva sfasciare la bocca.
"Guardate come succhia. Che troia. Si è anche bagnata." Disse l'uomo ignoto.
Stavo perdendo le forze e ormai succhiavo in automatico, quando sentì qualcuno toccarmi la passera. Mi stava mettendo a novanta. Cercai di reagire, ma non potei fare molto, i cazzi continuavano a sbattermi sulla faccia e a venirmi addosso. Quanti erano?
Un uomo mi penetrò da dietro, gemendo.
"Mpppmmm..." gemetti, con la bocca piena, mentre venivo scopata a 90.
Le sentii fino in pancia, mentre un altro cazzo continuava a sbattersi la mia faccia con brutalità. Presto capì che era una gang bang e che ogni mio buco sarebbe stato deflorato.
Mi scoparono a turni venendomi sia dentro che in faccia. Dopo poco smisi di reagire o di lottare. Mi feci usare come una bambola gonfiabilie, pronta a ricevere il seme appiccicoso di insegnanti, vecchi e giovani, belli e brutti. Per un momento mi venne il dubbio che avessero invitato anche studenti all'orgia, o passanti, tanto sperma mi sentivo addosso e dentro di me.
Non risparmiarono il mio culo, che venne fottuto da diversi di loro.
Persi i sensi dopo un po', crollando nel terreno appiccicoso, mentre loro continuavano a fottermi e a fottermi, premendo la mia testa in basso e tenendomi ferma, con il culo all'aria, a disposizione di tutti.
"Ancora..." biascicai, semicosciente, il volto immerso nello sperma sul pavimento. Lo leccai prima di perdere coscienza. Ero venuta diverse volte.
Mi risvegliai in infermeria, lavata e profumata, ma con qualche contusione. Il sapore di sperma non se ne sarebbe mai andato dalla mia bocca. La vagina mi doleva e soprattutto il culo. Sarei riuscita a camminare?
Lo avevo fatto per mio figlio. Ovviamente. Un sacrificio nobile. Un sacrificio necessario.
Dalla finestra, vidi il custode salutarmi, togliendosi il cappello.
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