Il Master del sex shop (7)
di
serendipi2016
genere
esibizionismo
CAPITOLO 7 Giocare col fuoco
La luce che usciva dalla nostra casa la illuminava solo parzialmente. Apprezzavo il suo culo che obbligato dai tacchi alti ondeggiava rendendola ancor più volgare. Il mio cuore batteva all’impazzata con lei ferma a metà corridoio.
Il flash la illuminò per un attimo. “Stai imparando ad ubbidire al tuo padrone” la mia voce bassa sembrava risuonare sul pianerottolo con l’eco del click di un altro scatto.
Avanzò nella semioscurità fino alla porta del vicino. Altre foto. “Sacha avevi ragione guarda che zoccola”, pensai tra me e me. Ora come una professionista posava liberamente rendendosi indecentemente sexy. Senza che io le avessi detto cosa fare, si appoggiò alla porta del nostro vicino strusciandosi contro. Mi stava facendo impazzire, non mi sarei mai aspettato un atteggiamento simile. Era completamente calata nella sua parte e non erano più fantasie.
Persa continuava a strusciare il suo corpo sulla porta.
Pure la mia fantasia degenerò così le chiesi di agganciare il guinzaglio alla porta del vicino aggiungendo delle foto a quelle che Sacha mi aveva chiesto. “Adesso ti metti in ginocchio come se stessi aspettando che ti apra la porta e dopo ti rotoli per terra come per dimostrare la tua disponibilità”
Restai senza parole. Si mise in ginocchio e dopo si coricò sul pavimento appoggiando le tette sul pavimento con un piccolo sussulto forse nel sentire il freddo delle piastrelle accarezzarle il sesso. La vidi rotolarsi, poi sedersi sui gradini che davano al piano di sopra e allargare le gambe offrendo il sesso verso la porta del vicino.
Come un ossesso non smettevo di fotografarla.
“sei proprio una puttana - volevo farla sentire sporca per quello che faceva – puoi startene li ad aspettare il nostro vicino”
Accesi la luce e rientrai in casa chiudendo la porta. Sentii i tacchi scalpicciare sul pavimento “ti prego fammi entrare”
Era estremamente eccitante saperla esposta in quel modo chiusa fuori dalla porta di casa. Prima di aprire le ricordai le ultime foto.
Non disse nulla, si diresse verso l’ascensore ed entrò. La seguii. Tenni la porta aperta. Mi guardò provocante sculettando offrendomi il bellissimo culo che immortalai.
Il rumore della serratura di casa del nostro vicino ci scosse. Lasciai la porta dell’ascensore appena il tempo di gettarle all’interno la sottoveste. Il nostro vicino fece capolino sulla soglia del suo appartamento.
Mi salutò. Avendo sentito dei rumori si era affacciato. Cercai di spiegare che stavo rientrando e mi scusai se avessi dato fastidio. Mi sorrise. “prima di aprire o guardato dall’occhio magico. Mi era sembrato di aver visto una donna nuda girare qui davanti”. Non sapevo cosa rispondere ma fu lui stesso a togliermi dall’imbarazzo “sei a casa da solo vero? So mantenere un segreto e non dirò niente a tua moglie” concluse dandomi una pacca sulla spalla. “posso fidarmi di te allora, ma mi raccomando resterà solo tra di noi” rafforzai la sua tesi e restammo ancora a parlare. “ti capisco, tua moglie è molto carina ma non è certo il tipo che si lascerebbe andare – continuò – anche se la puttana mi era parso le somigliasse molto”. Ancora prima che potessi rispondere concluse shoccandomi “ ti confido un segreto pure io, se mi permetti”. Feci un cenno di assenso col capo.
“trovo che tua moglie con quel suo fare estremamente severo nasconde una carica erotica tutta da scoprire e se non l’hai mai fatto dovresti provarci anziché frequentare altre donne”.
Quei minuti trascorsi insieme sembrarono un’eternità. Silvia nuda calze e reggicalze tacchi a spillo truccata come una battona con un collare legato al collo e quella cavigliera.
Immaginai la sua paura. Chissà come ci sarebbe restato il nostro vicino se avesse avesse aperto l’ascensore e che nonostante la tarda ora sembrava non aver voglia di interrompere la conversazione.
Il suo cane, un pastore tedesco, sgattaiolò fuori dalla porta, girando sul pianerottolo annusando ogni spazio. Si avvicinò alla porta dell’ascensore. “vuole che lo porti fuori … - mi sentii mancare – ma è tardi e poi il suo giretto l’ha già fatto”.
Il cane fiutava rumorosamente l’intercapedine della porta dell’ascensore. Il cuore mi batteva ed immaginai lo stato di Silvia. Ci salutammo “Un segreto solo tra noi due” gli ricordai e mi diressi verso la porta del mio appartamento. Lo sentii richiudere la porta.
Ritornai sui miei passi e riaprii la porta dell’ascensore. Lei era ferma immobile, tremante. Aveva reindossato la sottoveste. La abbracciai e lei cercò prima di respingermi poi si incollò a me e con una furia selvaggia iniziò a baciarmi.
“ho avuto paura” mi confessò “rientriamo in casa”.
“Solo paura?”nLa mia mano scivolò sul suo sesso. Ancora tremante ma accarezzandomi la bozza sui miei pantaloni “mi ha vista, per fortuna non mi ha riconosciuta”
“Non sono sicuro - cercai di insinuarle un dubbio facendole provare altri brividi – ma ora devi andare fino in fondo.”
Tremava eccitata ormai rendendosi conto che l’avevo trascinata a fare qualcosa che mai si sarebbe aspettata.
Appoggiandole una mano sul culo aggiunsi “Io avrei aperto l’ascensore per mostrarti al notaio, hai sentito cosa pensa di te, ed è anche uno che sa tenere i segreti. Scommetto che era quello che avresti voluto, vero” Non reagì anche a quell’ultima provocazione ed io mi eccitai al pensiero che ormai ogni richiesta anche la più perversa sarebbe stata accettata
“Fare la puttana del nostro vicino - se mi avessi lasciata qualche minuto ancora sarei uscita io – sbottò con il fiato corto – ma adesso ti prego, fammi godere, toccami” mi supplicò.
“Sei stupenda così ,non avrei mai immaginato che lasciarti vedere dal notaio in questo stato ti avrebbe eccitato” appoggiai la mano a contatto della sua pelle.
Silvia con voce roca mi chiese di continuare.
Restò attonita poi a bassa voce “ se non lo fai tu apri la porta e fammi accarezzare dal notaio”
Capii che ormai si stava abbandonando al suo mondo.
Le feci scivolare le mani sui fianchi appoggiandole sul culo e poi lentamente sulle cosce “Sacha lo sapeva che dietro il tuo perbenismo sei solo una puttana per questo ora devi fare le altre foto che ti ha chiesto.”
Quasi plagiata da quell’incantesimo perverso Silvia cedette “farò tutto quello che vuole”. Tremava eccitata.
La tenevo stretta continuando ad accarezzarla. Sembrava persa. “Fermiamoci” mi sussurrò incerta.
“Devi seguire le richieste del tuo master - pronunciai per la prima volta quel nome - Sacha vuole che tu gli appartenga, una schiava del sesso”
“non puoi pensarlo veramente” mi disse con un filo di voce.
“Lo sai anche tu che ormai non riuscirai più a tornare indietro non vorrai deludere le sue aspettative?”
Volevo finire quello che Sacha dava per scontato, l’inizio della depravazione di Silvia, ma intanto lei era li con me in quell’ascensore.
Avevo sempre immaginato di poterla possedere in luoghi strani ma quella situazione andava oltre ogni aspettativa.
La strinsi ancora di più poi lasciai che la mia mano raggiunse il suo sesso. Era fradicia.
“hai l’ultima foto da fare?”
La sua voce era quasi un balbettio “ti prego”.
Le presi una mano e la appoggiai all’indicatore del piano terra.
Tolsi la mia mano e lei lasciò la sua sul quadro dei piani.
Ero certo che si stava eccitando, le mie mani scivolavano sul suo corpo.
Tremava. “e adesso Sacha vuole un’ultima foto dalla sua puttana in mezzo ad una strada”
“Non voglio, non voglio farlo”
“Eppure scommetto ti piacerebbe, magari con il notaio che ti guarda dalla finestra”
Le sfuggi un si pieno di perversa eccitazione ed allo stesso tempo schiacciò il bottone Terra.
L’ascensore si mosse.
Ci baciammo furiosamente. Silvia correva con le mani sui miei pantaloni, non l’avevo mai vista così.
Mi slacciai il braghetto e abbassandomi i pantaloni le mostrai il mio sesso teso allo spasimo.
Sembrava assatanata. La spinsi in ginocchio davanti a me sbattendole il sesso in faccia. Restò di sasso “avanti fammi vedere come sai fare la puttana” diventai ancor più volgare.
L’ascensore raggiunse il piano terra.
“non aprire” cercò di ribellarsi.
“E tu non fare la schizzinosa apri la bocca e succhiamelo” fu il mio comando.
Cercò di opporre una minima resistenza girando il volto dall’altra parte. Ormai l’aria era satura di quella perversità che ci aveva avvolto. Trattata con così tanta insolenza lei si stava eccitando mostrandomi il suo carattere remissivo.
“avanti prendilo in bocca, ti piace il cazzo, avrebbe potuto essere quello del notaio”.
Appoggiai l’asta rigida sulla sua guancia. L’eccitazione saliva. Sembrava essere riluttante ed il suo respiro divenne più pesante .
Mi guardava cercando di alzarsi. La trattenni in quella posizione spingendo la mia verga sempre più gonfia verso le sue labbra senza che ne potesse evitare il contatto.
La sua resistenza stava cedendo lentamente. Le sue labbra bollivano e lentamente lasciò che il mio sesso le sfiorasse la bocca. Chiuse gli occhi, forse per cercare di nascondere quel pudore che ormai non aveva più e lasciò un gemito di piacere prima che le labbra si schiudessero e si lasciasse penetrare la bocca. Non la guidai e lasciai che la sua lingua e la sua saliva avvolgessero il glande già inumidito dalle secrezioni presenti per tutto il tempo per cui era stato estremamente sollecitato.
In anni di matrimonio non era mai successo una cosa così perversa. Mia moglie come l’ultima delle puttane nuda mi stava succhiando su un ascensore. Rispetto la sera prima mi sembrò diversa, più sensuale, più abile. Sentivo le labbra scivolare lentamente in un movimento dolce ed estremamente delicato. Si portò le mani sul suo sesso iniziando ad accarezzarsi. Con un gesto da equilibrista presi il cellulare dalla tasca, non volevo perdere quel momento che come un trofeo avrei mostrato a Sacha. Le scattai delle foto. I flash, invece di inibirla, sembrarono stimolarla ulteriormente. Era impossibile proseguire a fare altre foto e l’eccitazione di entrambi prese il sopravvento in un crescendo che mi obbligò a tenerla per la testa ed indirizzare i movimenti in modo più ordinato. Il mio sesso sbatteva nella sua bocca. Silvia ansimava .
Ero teso allo spasimo, non volevo che finisse
“Brava puttana alla fine le tue remore di signora per bene erano delle scuse. Adesso che hai capito quello che sei, possiamo fare sul serio.
L’aiutai a rialzarsi e con forza le sollevai la sottoveste scoprendole il sesso. Piegai le ginocchia e con uno sforzo la sollevai cercando di penetrarla tenendola in braccio e lasciando che lei si avvinghiasse a me passandomi le gambe dietro la schiena. Fu come scivolare in un panetto di cera fusa, morbida dilatata. Si lasciò andare sostenendosi alle pareti dell’ascensore.
Non parlammo tanto eravamo ansimanti. Affondai i miei movimenti dentro di lei. I suoi occhi sbarrati dimostravano il suo piacere. Non mantenni a lungo quella posizione sentendo di non riuscire a sorreggerla più di tanto. Persi di vigore e mi abbassai scivolando fuori da quel nido caldo e dilatato.
“Continua” mi supplicò “torniamo in casa scopami o fammi scopare dal notaio”
Pensieri o fantasie, era irriconoscibile e pure io ero preso da quel gioco. Lei non era più mia moglie, ma un oggetto da possedere e vederla abbandonarsi in quel modo era uno spettacolo.
La spinsi di nuovo in ginocchio davanti a me e le offrii nuovamente il mio sesso davanti alla bocca. Non si fece pregare e riprese a leccarlo impregnato dei suoi umori .
Pensai a tutti quegli anni in cui aveva rifiutato di prenderlo in bocca, ritenendola una pratica avvilente ed ora negli ultimi tre giorni e stava diventando estremamente abile.
Lei mi sta ancora avvolgendo l’asta con le sue labbra. Non riuscii a trattenermi e le scaricai in bocca tutta la mia eccitazione. Lei si scostò e parte del getto le finì sulla faccia, ma subito dopo lo riprese in bocca facendo quello che non mi sarei mai immaginato. Passava la sua lingua raccogliendo tutto quello che le stavo ancora offrendo voltando gli occhi verso l’alto cercando la mia approvazione.
Restò in ginocchio mentre mi risollevavo i pantaloni. Lei sembrava stremata. La frenesia di quella serata senza precedenti non aveva pari. La presi per le braccia sollevandola. Aprendo la porta dell’ascensore, l’atrio era illuminato dai fari delle auto al loro passaggio davanti a casa nostra e che sparavano attraverso la porta a vetri . “Mancano ancora alcune foto, non ricordi?” non sarei più riuscito a rifiutare qualunque richiesta di Sacha. E Silvia?
Punto di non ritorno o fine di una serata senza precedenti? Silvia è ad un bivio. Ora la scelta è solo sua.
Suggerimenti da parte della vera Silvia?
Serendipi2016@libero.it
La luce che usciva dalla nostra casa la illuminava solo parzialmente. Apprezzavo il suo culo che obbligato dai tacchi alti ondeggiava rendendola ancor più volgare. Il mio cuore batteva all’impazzata con lei ferma a metà corridoio.
Il flash la illuminò per un attimo. “Stai imparando ad ubbidire al tuo padrone” la mia voce bassa sembrava risuonare sul pianerottolo con l’eco del click di un altro scatto.
Avanzò nella semioscurità fino alla porta del vicino. Altre foto. “Sacha avevi ragione guarda che zoccola”, pensai tra me e me. Ora come una professionista posava liberamente rendendosi indecentemente sexy. Senza che io le avessi detto cosa fare, si appoggiò alla porta del nostro vicino strusciandosi contro. Mi stava facendo impazzire, non mi sarei mai aspettato un atteggiamento simile. Era completamente calata nella sua parte e non erano più fantasie.
Persa continuava a strusciare il suo corpo sulla porta.
Pure la mia fantasia degenerò così le chiesi di agganciare il guinzaglio alla porta del vicino aggiungendo delle foto a quelle che Sacha mi aveva chiesto. “Adesso ti metti in ginocchio come se stessi aspettando che ti apra la porta e dopo ti rotoli per terra come per dimostrare la tua disponibilità”
Restai senza parole. Si mise in ginocchio e dopo si coricò sul pavimento appoggiando le tette sul pavimento con un piccolo sussulto forse nel sentire il freddo delle piastrelle accarezzarle il sesso. La vidi rotolarsi, poi sedersi sui gradini che davano al piano di sopra e allargare le gambe offrendo il sesso verso la porta del vicino.
Come un ossesso non smettevo di fotografarla.
“sei proprio una puttana - volevo farla sentire sporca per quello che faceva – puoi startene li ad aspettare il nostro vicino”
Accesi la luce e rientrai in casa chiudendo la porta. Sentii i tacchi scalpicciare sul pavimento “ti prego fammi entrare”
Era estremamente eccitante saperla esposta in quel modo chiusa fuori dalla porta di casa. Prima di aprire le ricordai le ultime foto.
Non disse nulla, si diresse verso l’ascensore ed entrò. La seguii. Tenni la porta aperta. Mi guardò provocante sculettando offrendomi il bellissimo culo che immortalai.
Il rumore della serratura di casa del nostro vicino ci scosse. Lasciai la porta dell’ascensore appena il tempo di gettarle all’interno la sottoveste. Il nostro vicino fece capolino sulla soglia del suo appartamento.
Mi salutò. Avendo sentito dei rumori si era affacciato. Cercai di spiegare che stavo rientrando e mi scusai se avessi dato fastidio. Mi sorrise. “prima di aprire o guardato dall’occhio magico. Mi era sembrato di aver visto una donna nuda girare qui davanti”. Non sapevo cosa rispondere ma fu lui stesso a togliermi dall’imbarazzo “sei a casa da solo vero? So mantenere un segreto e non dirò niente a tua moglie” concluse dandomi una pacca sulla spalla. “posso fidarmi di te allora, ma mi raccomando resterà solo tra di noi” rafforzai la sua tesi e restammo ancora a parlare. “ti capisco, tua moglie è molto carina ma non è certo il tipo che si lascerebbe andare – continuò – anche se la puttana mi era parso le somigliasse molto”. Ancora prima che potessi rispondere concluse shoccandomi “ ti confido un segreto pure io, se mi permetti”. Feci un cenno di assenso col capo.
“trovo che tua moglie con quel suo fare estremamente severo nasconde una carica erotica tutta da scoprire e se non l’hai mai fatto dovresti provarci anziché frequentare altre donne”.
Quei minuti trascorsi insieme sembrarono un’eternità. Silvia nuda calze e reggicalze tacchi a spillo truccata come una battona con un collare legato al collo e quella cavigliera.
Immaginai la sua paura. Chissà come ci sarebbe restato il nostro vicino se avesse avesse aperto l’ascensore e che nonostante la tarda ora sembrava non aver voglia di interrompere la conversazione.
Il suo cane, un pastore tedesco, sgattaiolò fuori dalla porta, girando sul pianerottolo annusando ogni spazio. Si avvicinò alla porta dell’ascensore. “vuole che lo porti fuori … - mi sentii mancare – ma è tardi e poi il suo giretto l’ha già fatto”.
Il cane fiutava rumorosamente l’intercapedine della porta dell’ascensore. Il cuore mi batteva ed immaginai lo stato di Silvia. Ci salutammo “Un segreto solo tra noi due” gli ricordai e mi diressi verso la porta del mio appartamento. Lo sentii richiudere la porta.
Ritornai sui miei passi e riaprii la porta dell’ascensore. Lei era ferma immobile, tremante. Aveva reindossato la sottoveste. La abbracciai e lei cercò prima di respingermi poi si incollò a me e con una furia selvaggia iniziò a baciarmi.
“ho avuto paura” mi confessò “rientriamo in casa”.
“Solo paura?”nLa mia mano scivolò sul suo sesso. Ancora tremante ma accarezzandomi la bozza sui miei pantaloni “mi ha vista, per fortuna non mi ha riconosciuta”
“Non sono sicuro - cercai di insinuarle un dubbio facendole provare altri brividi – ma ora devi andare fino in fondo.”
Tremava eccitata ormai rendendosi conto che l’avevo trascinata a fare qualcosa che mai si sarebbe aspettata.
Appoggiandole una mano sul culo aggiunsi “Io avrei aperto l’ascensore per mostrarti al notaio, hai sentito cosa pensa di te, ed è anche uno che sa tenere i segreti. Scommetto che era quello che avresti voluto, vero” Non reagì anche a quell’ultima provocazione ed io mi eccitai al pensiero che ormai ogni richiesta anche la più perversa sarebbe stata accettata
“Fare la puttana del nostro vicino - se mi avessi lasciata qualche minuto ancora sarei uscita io – sbottò con il fiato corto – ma adesso ti prego, fammi godere, toccami” mi supplicò.
“Sei stupenda così ,non avrei mai immaginato che lasciarti vedere dal notaio in questo stato ti avrebbe eccitato” appoggiai la mano a contatto della sua pelle.
Silvia con voce roca mi chiese di continuare.
Restò attonita poi a bassa voce “ se non lo fai tu apri la porta e fammi accarezzare dal notaio”
Capii che ormai si stava abbandonando al suo mondo.
Le feci scivolare le mani sui fianchi appoggiandole sul culo e poi lentamente sulle cosce “Sacha lo sapeva che dietro il tuo perbenismo sei solo una puttana per questo ora devi fare le altre foto che ti ha chiesto.”
Quasi plagiata da quell’incantesimo perverso Silvia cedette “farò tutto quello che vuole”. Tremava eccitata.
La tenevo stretta continuando ad accarezzarla. Sembrava persa. “Fermiamoci” mi sussurrò incerta.
“Devi seguire le richieste del tuo master - pronunciai per la prima volta quel nome - Sacha vuole che tu gli appartenga, una schiava del sesso”
“non puoi pensarlo veramente” mi disse con un filo di voce.
“Lo sai anche tu che ormai non riuscirai più a tornare indietro non vorrai deludere le sue aspettative?”
Volevo finire quello che Sacha dava per scontato, l’inizio della depravazione di Silvia, ma intanto lei era li con me in quell’ascensore.
Avevo sempre immaginato di poterla possedere in luoghi strani ma quella situazione andava oltre ogni aspettativa.
La strinsi ancora di più poi lasciai che la mia mano raggiunse il suo sesso. Era fradicia.
“hai l’ultima foto da fare?”
La sua voce era quasi un balbettio “ti prego”.
Le presi una mano e la appoggiai all’indicatore del piano terra.
Tolsi la mia mano e lei lasciò la sua sul quadro dei piani.
Ero certo che si stava eccitando, le mie mani scivolavano sul suo corpo.
Tremava. “e adesso Sacha vuole un’ultima foto dalla sua puttana in mezzo ad una strada”
“Non voglio, non voglio farlo”
“Eppure scommetto ti piacerebbe, magari con il notaio che ti guarda dalla finestra”
Le sfuggi un si pieno di perversa eccitazione ed allo stesso tempo schiacciò il bottone Terra.
L’ascensore si mosse.
Ci baciammo furiosamente. Silvia correva con le mani sui miei pantaloni, non l’avevo mai vista così.
Mi slacciai il braghetto e abbassandomi i pantaloni le mostrai il mio sesso teso allo spasimo.
Sembrava assatanata. La spinsi in ginocchio davanti a me sbattendole il sesso in faccia. Restò di sasso “avanti fammi vedere come sai fare la puttana” diventai ancor più volgare.
L’ascensore raggiunse il piano terra.
“non aprire” cercò di ribellarsi.
“E tu non fare la schizzinosa apri la bocca e succhiamelo” fu il mio comando.
Cercò di opporre una minima resistenza girando il volto dall’altra parte. Ormai l’aria era satura di quella perversità che ci aveva avvolto. Trattata con così tanta insolenza lei si stava eccitando mostrandomi il suo carattere remissivo.
“avanti prendilo in bocca, ti piace il cazzo, avrebbe potuto essere quello del notaio”.
Appoggiai l’asta rigida sulla sua guancia. L’eccitazione saliva. Sembrava essere riluttante ed il suo respiro divenne più pesante .
Mi guardava cercando di alzarsi. La trattenni in quella posizione spingendo la mia verga sempre più gonfia verso le sue labbra senza che ne potesse evitare il contatto.
La sua resistenza stava cedendo lentamente. Le sue labbra bollivano e lentamente lasciò che il mio sesso le sfiorasse la bocca. Chiuse gli occhi, forse per cercare di nascondere quel pudore che ormai non aveva più e lasciò un gemito di piacere prima che le labbra si schiudessero e si lasciasse penetrare la bocca. Non la guidai e lasciai che la sua lingua e la sua saliva avvolgessero il glande già inumidito dalle secrezioni presenti per tutto il tempo per cui era stato estremamente sollecitato.
In anni di matrimonio non era mai successo una cosa così perversa. Mia moglie come l’ultima delle puttane nuda mi stava succhiando su un ascensore. Rispetto la sera prima mi sembrò diversa, più sensuale, più abile. Sentivo le labbra scivolare lentamente in un movimento dolce ed estremamente delicato. Si portò le mani sul suo sesso iniziando ad accarezzarsi. Con un gesto da equilibrista presi il cellulare dalla tasca, non volevo perdere quel momento che come un trofeo avrei mostrato a Sacha. Le scattai delle foto. I flash, invece di inibirla, sembrarono stimolarla ulteriormente. Era impossibile proseguire a fare altre foto e l’eccitazione di entrambi prese il sopravvento in un crescendo che mi obbligò a tenerla per la testa ed indirizzare i movimenti in modo più ordinato. Il mio sesso sbatteva nella sua bocca. Silvia ansimava .
Ero teso allo spasimo, non volevo che finisse
“Brava puttana alla fine le tue remore di signora per bene erano delle scuse. Adesso che hai capito quello che sei, possiamo fare sul serio.
L’aiutai a rialzarsi e con forza le sollevai la sottoveste scoprendole il sesso. Piegai le ginocchia e con uno sforzo la sollevai cercando di penetrarla tenendola in braccio e lasciando che lei si avvinghiasse a me passandomi le gambe dietro la schiena. Fu come scivolare in un panetto di cera fusa, morbida dilatata. Si lasciò andare sostenendosi alle pareti dell’ascensore.
Non parlammo tanto eravamo ansimanti. Affondai i miei movimenti dentro di lei. I suoi occhi sbarrati dimostravano il suo piacere. Non mantenni a lungo quella posizione sentendo di non riuscire a sorreggerla più di tanto. Persi di vigore e mi abbassai scivolando fuori da quel nido caldo e dilatato.
“Continua” mi supplicò “torniamo in casa scopami o fammi scopare dal notaio”
Pensieri o fantasie, era irriconoscibile e pure io ero preso da quel gioco. Lei non era più mia moglie, ma un oggetto da possedere e vederla abbandonarsi in quel modo era uno spettacolo.
La spinsi di nuovo in ginocchio davanti a me e le offrii nuovamente il mio sesso davanti alla bocca. Non si fece pregare e riprese a leccarlo impregnato dei suoi umori .
Pensai a tutti quegli anni in cui aveva rifiutato di prenderlo in bocca, ritenendola una pratica avvilente ed ora negli ultimi tre giorni e stava diventando estremamente abile.
Lei mi sta ancora avvolgendo l’asta con le sue labbra. Non riuscii a trattenermi e le scaricai in bocca tutta la mia eccitazione. Lei si scostò e parte del getto le finì sulla faccia, ma subito dopo lo riprese in bocca facendo quello che non mi sarei mai immaginato. Passava la sua lingua raccogliendo tutto quello che le stavo ancora offrendo voltando gli occhi verso l’alto cercando la mia approvazione.
Restò in ginocchio mentre mi risollevavo i pantaloni. Lei sembrava stremata. La frenesia di quella serata senza precedenti non aveva pari. La presi per le braccia sollevandola. Aprendo la porta dell’ascensore, l’atrio era illuminato dai fari delle auto al loro passaggio davanti a casa nostra e che sparavano attraverso la porta a vetri . “Mancano ancora alcune foto, non ricordi?” non sarei più riuscito a rifiutare qualunque richiesta di Sacha. E Silvia?
Punto di non ritorno o fine di una serata senza precedenti? Silvia è ad un bivio. Ora la scelta è solo sua.
Suggerimenti da parte della vera Silvia?
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