Il Master del sex shop (9)

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CAPITOLO 9 IL PUNTO DI NON RITORNO

Fermi in un angolo buio nell’androne che dava sulla strada abbandonati alle nostre emozioni, il mio cuore batteva e sentivo lei tremare .
“se penso a quello che stai facendo, le foto, nuda davanti alla porta del notaio e nuda sull’ascensore con il rischio che ti vedesse. E mi dici che ti saresti offerta anche a lui”
La sua risposta mi lasciò sconcertato
“ti amo - ansimò accoccolando il collo al mio petto senza guardarmi, quasi provasse vergogna – ti ho seguito in questo gioco, Sono uscita da casa nuda, ho fatto le foto che mi ha chiesto questo Sacha e farei qualunque altra cosa mi chiedesse tutto ma offrirmi a quell’uomo no, mi fa schifo”
Si mostrò più titubante “Quell’uomo è volgare, mi spoglia sempre con lo sguardo”.
Era vero il notaio Boucher la guardava spesso con sguardo libidinoso suscitando la mia gelosia e me l’aveva anche detto esplicitamente che nascondeva una carica erotica tutta da scoprire.
Silvia mi strinse, incurante del luogo, e mi confidò le ragioni del suo distaccato rapporto con il notaio. Un giorno vedendo la colf del notaio con una minigonna inguinale l’aveva invitata a vestirsi in modo meno volgare. Boucher presente al fatto aveva provocato Silvia rispondendole che avrebbe dovuto lei vestirsi in quel modo e , rendendosi odiosamente volgare, era certo che dietro al suo perbenismo si nascondesse una donna desiderosa di mettere in mostra il suo corpo.
“ Ed ora sono qua fuori seminuda come avrebbe voluto vedermi. Mi sento il suoi occhi addosso e le sue mani sfiorarmi. E e ora mi vedesse così?” fu scossa da un brivido smascherando ulteriormente la sua libidine lasciandomi il dubbio di chissà quali altri desideri nascosti non mi avesse mai raccontato.
L’idea di saperla succube di uno sconosciuto mi eccitava enormemente ma mi rendeva anche geloso il fatto che potesse averlo pensato.
“Meglio – le risposi - non dovrai più nasconderti e non avrai difficoltà ad andare in giro vestita volgarmente come vorrebbe vederti anche Sacha” ero volutamente offensivo ma non mi sbagliavo, il rischio e la vergogna di essere vista vestita in quel modo la stavano eccitando
“Mi hai trascinato fin qui e sono arrivata al punto di non riuscire a nasconderti una parte di me che non ti ho mai lasciato vedere; non riesco a nascondere più i miei fantasmi, scusami”
“e di che cosa?”
“del fatto che tu potessi pensare di avere una moglie un po’ puttana”
“di fatto le tue fantasie mi hanno dimostrato che tu lo sei da chissà quanto tempo solo che te lo tenevi dentro - dissi – la prova è aver accettato che mostri a Sacha le tue foto e che farai anche le altre”

La abbracciai tenendola per le spalle e appoggiandomi al dorso le feci sentire la mia eccitazione che di nuovo cresceva prepotentemente.
“Apro?” le sussurrai indicandole la porta. Non rispose. Mi staccai da lei e spalancai la porta che dava sulla strada.
Un refolo di vento ci sfiorò. Silvia aveva lo sguardo nel vuoto.
“è qualcosa che non ho mai fatto” balbettò sotto voce staccandosi dalla mia presa appoggiandosi al muro interno dell’atrio come se cercasse di nascondersi.

Non volevo che si fermasse e nello stesso tempo volevo farla sentire sporca per quello che aveva fatto fino a quel momento. “Sollevati la gonna ,scopriti le gambe, per essere la puttana di Sacha devi iniziare a essere come ti vuole lui”
Avrebbe potuto rifiutarsi ma ero certo che non l’avrebbe fatto. Infatti.
Si sollevò il bordo inferiore della sottoveste scoprendosi il sesso. Le spalline scivolarono lasciando le tette scoperte. Si appoggiò con la schiena al muro e mettendosi le mani sui fianchi piegò una gamba appoggiando il tacco della scarpa al muro dietro di lei. Era uno spettacolo vederla posare in modo così provocante, ripresi il cellulare immortalandola.
“allora ti piace la tua puttana?” mi chiese alzando la voce. Le misi una mano sulla bocca azzittendola.
Restammo in quell’angolo buio con la porta aperta, la strinsi accarezzandola, lei si lasciava trascinare in quelle effusioni. Finii con accarezzare la sua intimità che trasudava la sua eccitazione. Le sfuggirono dei gemiti e le tappai nuovamente la bocca “smettila se non vuoi farti sentire”.
Silvia non smise anzi sembrava che si stesse sforzando per essere più rumorosa.
“allora vuoi proprio che ci scoprano che scenda il notaio?” e la spinsi verso la luce della strada.
“ si, che mi senta pure ,fai vedere anche a lui che puttana sono diventata”. Era impazzita.
Aveva gli occhi chiusi, il respiro affannoso non capivo se stesse fantasticando o esprimesse veramente i suoi desideri mentre io non riuscivo a trattenere la mia eccitazione.
Le luci di un’occasionale auto passando davanti alla casa illuminarono l’interno del piccolo atrio.
Lasciò cadere il bordo della sottoveste come se volesse coprirsi per un residuo gesto di pudore.

“Mi stai facendo impazzire - gettò un’occhiata fuori dalla porta – mi hai spinta a fare cose che non avrei mai immaginato Tutte queste foto mi mettono i brividi, poi nuda davanti alla porta del notaio con il rischio che mi potesse vedere, che vergogna, se lo dovesse dire in giro, io ,io cosa farei?”.
Era esitante e le sue frasi concitate, slegate tra loro, esprimevano quelle fantasie con cui avevamo giocato e che ora stava vivendo.
Scattai una foto poi un’altra senza neppure seguire i modelli che ci aveva fornito Sacha. Le feci cenno di avvicinarsi all’uscita. Con un piccolo passo esitante si spostò sulla soglia della porta spalancata sulla strada , “sta arrivando un’auto” si girò impaurita, eppure restò dov’era dimostrando che le sue remore di signora per bene erano solo delle scuse.
Con malizia mentre l’auto passava nel viale davanti al nostro accesi la luce dell’entrata. Silvia restò illuminata a giorno.
Era estremamente eccitante vederla esposta in quel modo.
“Mi ha vista, mio dio mi hanno vista, muoio, non è possibile” sospirò spaventata eppure non si era nascosta e restando sempre sulla soglia della porta stava accettando quella situazione, la desiderava ma combatteva contro la sua razionalità ed il suo pudore. Voleva, ma non voleva, era eccitata ma si vergognava con una paura che comunque aumentava la sua voglia di trasgredire.
“non so cosa mi ha preso, quell’uomo mi sta stregando, vuoi veramente che gli ubbidisca come se fosse veramente il mio padrone?”
Su quella parola si bloccò improvvisamente. Lo aveva chiamato per la prima volta padrone accettando che qualcun altro potesse avere tutto quel potere su di lei da poterle chiedere qualunque cosa.
“Ormai lo è – le baciai il collo – e le tue foto gireranno nel suo negozio chiunque potrà vederti e riconoscerti e lui ti potrà offrire a loro, anche a quel Vito. Gli appartieni, sei la sua schiava, la sua nuova puttana” stavo esagerando sapendo quanto si stesse lasciando andare.
“Da quando ci conosciamo non ho mai avuto nessun’altro fuori di te – mi disse timorosa non smettendo per un attimo di guardare fuori - Appartenere ad un altro, uscire da casa in questo stato perché me lo chiede il mio padrone senza che tu possa fare niente, io non so, non capisco più niente, non mi sembra possibile, cos’altra mi chiederà …”
Quella confessione mi sconvolse. Se avevo avuto ancora qualche remora quella frase scatenò la mia libidine.
“sai cosa vuole da te Sacha” mi bastò solo un cenno del capo diretto verso la strada.
Silvia non indietreggiò con il masochistico pensiero di appartenere veramente a Sacha lasciando nelle sue mani il destino del suo degrado.

Mi abbracciò di nuovo e mi sbattè la lingua in bocca lasciandomi senza fiato.
La baciai sul collo e le sussurrai “fammi vedere che il serio avvocato è solo una gran puttana”
“Si … sono la schiava di quel Sacha, hai una moglie puttana ormai” e con un piccolo passo traballante sui tacchi scese dal gradino sul marciapiede. Il seno gonfio ed il capezzolo turgido non nascondevano la sua eccitazione. La trattenni e le infilai una mano sulla coscia e lentamente scivolai verso l’alto sotto la gonna sentendo la calza scorrere fino alla pelle nuda e poi arrivare sul suo sesso, caldo ed ancor più umido. Il mio dito ci sprofondò dentro.
“lo sapevo che ti stavi eccitando” Con rabbia , come se volessi punirla per quel suo essere così disponibile, le strappai una spallina della sottoveste lasciandola con un seno scoperto, in modo che non potesse più coprirsi “così sei perfetta, devi sembrare veramente una puttana”.
Le scattai una foto per poterla immortalare nella sua resa.
Cercò di ritornare indietro ma bloccai la porta con un piede.
“fammi entrare ti prego, mi vergogno di quello che sto facendo”
“E allora perché sei uscita?”
“l’ho fatto sono uscita per strada come volevi”
“non lo volevo io, lo volevi tu e lo voleva Sacha”
“si”
“si cosa”
“lo volevo io … e lo voleva Sacha”
“voglio sentirtelo dire cosa voleva Sacha?
“che passeggiassi per strada come la sua puttana”
Ripeté Silvia sempre con un filo di voce, quasi tremando. Non ci eravamo mai spinti ad un sesso così trasgressivo.
“Non immaginavo che potessi essere così puttana, allora vediamo come te la cavi quindi ora attraversi la strada e ti metti a passeggiare e raggiungi il fondo del viale”
Mi lanciò un’occhiata persa e guardò il viale balbettando “la in fondo?” fissò con uno sguardo impietrito la strada
Socchiusi la porta Silvia cercò di spingerla per poter rientrare .
Sulla strada un riflesso luminoso dal piano superiore della nostra palazzina.
Silvia indietreggiò
“oddio, esce anche della luce dalla finestra del nostro vicino, dai sono uscita, ora fammi rientrare” ma non era una supplica sembrava volesse trovare una giustificazione a continuare.
“in fondo aveva ragione lui nel dirti come dovresti vestirti e se ti vede capirà che razza di puttana ha come vicina, Di cosa ti vergogni? Cammina e fatti vedere. Sei o non sei una puttana?” Mi stavo eccitando moltissimo, non avevo mai usato un linguaggio così volgare e lei stava al gioco.
Sussurrò un si quasi un gemito
“Sono … sono la puttana di Sacha.” ripeté Silvia sempre con un filo di voce, quasi tremando. Respirava profondamente

Fece qualche passo davanti a casa.
“Sollevati la gonna e scopriti il culo, non sai come si mette in mostra una puttana” Silvia mi guardò sollevò timidamente la sottoveste scoprendo interamente le cosce e la balza delle calze trattenute dai laccetti del reggicalze.
La mia eccitazione era massima. Lei anche se ammutolita per la vergogna fece qualche passo davanti alla porta di casa.
La incitai ad attraversare la strada e camminare lungo il controviale.
Intimorita mi girò le spalle e guardandomi implorante “se arriva qualcuno mi lascerai entrare, vero?”
“ se vuoi – fui rassicurante e le riaprii la porta - puoi rientrare anche ora ma se vuoi essere trattata come una puttana sai cosa devi fare non è così difficile”
Si guardò di nuovo intorno senza rientrare
“lo faccio per te”
“Se lo fai per me puoi anche entrare - volevo capire se fosse veramente disposta a cadere nelle mani di Sacha – o c’è un’altra spiegazione?”
Restò in silenzio per alcuni secondi quasi cercasse una risposta.
“lo faccio perché lo vuole il mio padrone” Non riuscii a trattenermi e le scattai un’altra foto per poterla immortalare fiero del risultato avevo ottenuto.
“ sono abbastanza puttana?”.
Volevo di più “Sollevati di più quella gonna, fatti vedere, voglio vedere il tuo culo”
Un attimo di esitazione sollevò ancora di più la sottoveste scoprendo lentamente il suo culo a mandolino e riprese a camminare tremante, muovendo il culo da vera professionista. Il serio avvocato aveva ceduto, stava passeggiando sotto casa nostra con indosso solo quella striminzita sottoveste che sollevandola lasciava interamente scoperto la rotondità del suo culo. Vedere mia moglie come non l’avevo mai vista mi eccitava ed ancora di più saperla offerta a delle richieste di uno sconosciuto.
E pensare che fino a qualche settimana prima non avrebbe mai indossato una gonna appena sopra al ginocchio. Lei si era eccitata di questo suo esibizionismo ed anche io, nel vederla così sexy aveva iniziato a camminare avanti e indietro come una vera professionista del sesso , come se l’avesse fatto da una vita.
Non riuscii a trattenermi e le scattai una serie di foto per poterla immortalare fiero del risultato avevo ottenuto . Mi chiesi se avrei mai avuto il coraggio di portare quelle foto a Sacha. Cosa ne avrebbe fatto e soprattutto sin dove avrebbe voluto spingerla?


Una fioca luce di un’auto L’auto alzò gli abbaglianti. la illuminò interamente, passò facendo un piccolo colpo di clacson senza fermarsi. Silvia ritornò velocemente alla porta di casa.
L’avrei fatta rientrare ma lo scenario cambiò improvvisamente. Sentii dietro di me qualcuno scendere le scale. Forse il notaio nel buio aveva assistito alle nostre effusioni e magari aveva sentito tutto. Sperando non fosse così chiesi a Silvia di spostarsi e raggiungere il fondo del viale ed io sarei ritornato poco dopo a riprenderla. Chiusi velocemente la porta di vetro e la vidi spaventata sola, seminuda in mezzo alla strada.



Fin dove Silvia sarebbe riuscita spingersi e a quale costo?
Grazie dei suggerimenti, spero siano stati graditi.
Il seguito sarà necessariamente destabilizzante per Silvia e forse non saprà e potrà più tornare indietro

Serendipi2016@libero.it
scritto il
2026-02-12
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