Il Master del sex shop (10)
di
serendipi2016
genere
dominazione
CAPITOLO 10 Come una puttana.
Guardai fuori dalla porta. Silvia si era spostata allontanandosi ulteriormente e si era nascosta dietro uno dei cassonetti della spazzatura lungo il viale.
Ora ero solo dentro l’androne con il notaio.
“Ancora qua?” si finse sorpreso. Alzai le spalle incapace di rispondere qualcosa di compiuto.
“guardavo dalla finestra la signora con cui ti stavi intrattenendo passeggiare sul marciapiede perché quello è il suo posto”.
“La cosa mi ha sorpreso, l’avevo vista molto bene prima da vicino, mentre si strusciava sul nostro pianerottolo e alla mia porta – riprese subdolamente - avrei scommesso si trattasse di una escort che avevi reclutata in un’agenzia, addirittura avevo pensato di chiederti di fornirmi il suo contatto”.
L’aveva vista molto bene ma non capivo se l’avesse veramente riconosciuta e stesse giocando con me. Vero che il trucco era molto marcato ma sarebbe stato impossibile non riconoscerla a meno di pensare ad una sua sosia.
Ero sconvolto eccitato e nello stesso tempo preoccupato dalla situazione che si era creata.
Lui intanto non smetteva il suo gioco e continuava a provocarmi. “una volgare donna da strada, ecco credo che il suo posto sia solo quello” buttò uno sguardo fuori scorgendo il viso di Silvia fare capolino da dietro il momentaneo riparo e guardare verso la porta.
Come se cercasse complicità continuò “Te lo dico con franchezza, la straordinaria somiglianza tra quella troia e tua moglie mi ha a dir poco sconcertato. Cosa che probabilmente è successa anche a te. Non ti nego che il pensiero di poter usare quella troia e magari chiamarla per tutta la durata del servizietto con il nome di tua moglie mi eccita da morire”
Io ero ammutolito ma lo stavo ad ascoltare lasciando che mi parlasse a ruota libera.
“Guardala, sembra si vergogni. O ti sta ancora aspettando? Ammettilo realizzare con quella puttana qualche fantasia, qualche perversione che non ha mai potuto mettere in atto con la tua mogliettina dev’essere stato liberatorio; anche se continuo a sostenere che la signora Silvia ha delle potenzialità inespresse e ti consiglio di sfruttarle.”
Appoggiò un sacco che teneva tra le mani. Mi chiese se gli potessi dare un aiuto.
La nostra è una vecchia palazzina e dietro la tromba dell’ascensore una porta che con una rampa di scale scende in basso. Lo seguii. In fondo un cancelletto di ferro parzialmente arrugginito che si apriva in un corridoietto su cui davano le porte, grate in ferro, che si aprivano in ognuna delle quattro cantine. Pavimento in parte di mattoni consunti dall’umidità e in parte mancanti. Un aspetto lugubre, quasi da vecchia segreta.
Da quanto tempo che non ci scendevo. Dunkel, lo chiamavamo sempre per cognome, armeggiò sul lucchetto aprendo l’inferriata cigolante. Dei vecchi e consunti tappeti erano arrotolati in un angolo, il pavimento sporco ragnatele pendenti e un’altra inferriata, di cui ignoravo l’esistenza, chiusa da un arrugginito lucchetto che si apriva in una pozzo di raccolta di acqua piovana che era diventata il rifugio di piccioni che dal rumore volarono fuori da un pertugio. Mi fermai incuriosito come non l’avevo mai fatto guardando il disordine che c’era li dentro. Delle cassette di legno accatastate, in un angolo della paglia ed un anello cementato nel muro dove probabilmente una volta ci teneva il suo cane. Bofonchiò che avrebbe dovuto mettere in ordine. Lo aiutai a sollevare uno scatolone “questo lo buttiamo”. Non so cosa mi prese, il cuore mi batteva forte, pensai a quell’altra fantasia che Silvia mi aveva confidato, schiava in catene in un ambiente degradato. Provai dei brividi ed un’improvvisa erezione immaginando Silvia li dentro nel suo ruolo di docile sottomessa alcuni metri dalle altre cantine.
Mi indicò l’uscita e divenne chiara la sua intenzione uscire in strada dove Silvia si stava nascondendo. Non obiettai non potendo fare altro che assecondarlo. Risalimmo le scale. Mi chiese di aiutarlo a gettare lo scatolone nel cassonetto mentre aveva allungato la mano verso la porta e l’aveva aperta “Dai andiamo a buttare questa spazzatura voglio vederla da vicino” e il suo disegno divenne chiaro.
Ero terrorizzato. Non potevo avvertire Silvia chiedendole di allontanarsi e al contempo avevo realizzato che se si fosse spostata da quel punto si sarebbe trovata al centro del viale. Non riuscivo ad immaginare come potesse sentirsi in quel momento quando ci vide uscire da casa.
Mille pensieri mi frullarono intesta. Avrei potuto dirgli che era vero, avevo casualmente incontrato quella prostituta e visto che era una sosia di mia moglie avevo voluto realizzare con lei le fantasie perverse che non avevo mai osato condividere con Silvia.
“Per un attimo prova ad immaginare se quella fosse veramente tua moglie” sussurrò camminando e quella frase mi scosse facendomi pensare che realmente lui l’avesse riconosciuta. Lo stavo ad ascoltare e un pensiero perverso mi sconvolse ancora di più.
Avrei voluto dirgli che, se voleva, potevo organizzare un appuntamento con la puttana così se avesse voluto avrebbe potuto immaginare di godersi la seria avvocatessa sua vicina di casa completamente sottomessa.
Mentre facevo queste riflessioni, realizzando che la cosa era troppo irreale per poter essere credibile e realizzabile, lui continuò gettando delle occhiate in fondo al viale.
“avessi una moglie come la tua non passerei il tempo con una puttana che le somiglia, ma cercherei di coinvolgerla in qualche giochetto prima che qualcuno al tuo posto possa godere del privilegio di fare esprimere tutto il lato femminile che la seria avvocatessa reprime dietro una facciata di rispettabilità con tutte le remore che le negano la possibilità di realizzare appieno la sua sessualità”.
Non sapendo come uscire da quella situazione che innegabilmente continuava a turbarmi ed eccitarmi, lo segui mentre Silvia per l’ennesima volta girava lo sguardo verso di noi, forse proprio perché intimorita e senza alternativa si appoggiò ad un lampione in una posa decisamente equivoca.
Proprio mentre uscivamo dal portone una macchina svoltò l’angolo.
Era la stessa vettura che prima transitando aveva suonato il clacson, essendo un appassionato d'auto avevo notato la versione particolare di quel modello esclusivo di Audi. Forse aveva avuto un ripensamento e arrivato in fondo al viale aveva svoltato ed era tornato per caricare la battona che aveva visto prima.
Procedendo in senso opposto probabilmente aveva notato che Silvia era in quel punto, così si era fermato proprio in prossimità del cassonetto dell’immondizia suonando il clacson e lampeggiando con i fari per attirare la sua attenzione.
Purtroppo aveva anche attirato l’attenzione di Dunkel che, accelerando il passo in quella direzione e facendo segno con l’indice della mano libera verso Silvia mi aveva detto “guarda la tua puttana, la stanno caricando in auto”.
L’autista dell’Audi intanto aveva aperto lo sportello e invitato Silvia a salire.
E se l’avesse fatto? In quel momento maledissi tutto quello che era successo fino a quel momento.
La vidi girargli le spalle ed allontanarsi dall’auto che senza insistere si allontanò.
Lei se ne stava dall’altra parte della strada con lo sguardo chino, ammutolita per la vergogna ed aveva iniziato a camminare in direzione opposta alla nostra.
Era uno spettacolo vederla camminare sul marciapiede a mezzanotte come una puttana in quella sottoveste striminzita e mi sentivo ancora più eccitato per quello che stava facendo.
Il notaio mi chiese di accelerare il passo per raggiungerla.
Come un automa lo feci.
Non mi sarei mai aspettato di vincere la mia gelosia accondiscendere ad una richiesta così folle senza sapere cosa sarebbe successo né se alla fine avrebbe finito per riconoscerla o meno.
Silvia intanto era arrivata quasi alla fine del viale.
“già che ci sono sposto la mia auto qua davanti, aspettami mi piacerebbe conoscerla quella puttana”. Mi lasciò. Guardai Silvia, era indecentemente eccitante. Accelerai il passo e la raggiunsi,.
Lei non proferì parola,
Quella sua sottomissione era perversamente eccitante. Pensai che avrei dovuto fermarmi e quanto fossimo caduti in basso.
“Il notaio ti ha scambiato per una puttana tua sosia e vuole conoscerti”
Mentre le parlavo guardava il notaio scendere dalla sua auto dopo averla parcheggiata scendere e dirigersi verso di noi.
“mi vergogno” ma ormai non c’era più tempo per i ripensamenti.
“era quello che fantasticavi ed ora potrai realizzarlo senza rischiare”
La stavo offrendo come una puttana e non solo in foto come mi aveva chiesto Sacha, non ad uno sconosciuto ma ad una persona che conosceva bene e che le faceva schifo.
Eppure non ebbi un attimo di tentennamento.
“dai non puoi farmi passare per una puttana, non a lui”
La convinsi che truccata in quel modo non avrebbe potuto essere riconosciuta.
“non importa, mi vergogno lo stesso, andiamocene”.
Le indicai la strada facendole intendere che non avevamo vie alternative
“Ti ha vista battere il marciapiede – usai proprio quel termine – quindi adesso mi fai vedere quanto sei puttana”
Mi guardò incredula “cosa vuoi dire?”
“voglio dire che non ci hai messo molto a sottostare alle richieste di uno sconosciuto ti sei lasciata fotografare come voleva accettando che gli potessi consegnare le foto”
“ti prego , andiamo ” supplicò. Non la ascoltai oltre
“Vuoi fare la puttana? Ti piace farti trattare come una troia?”.
“ssstt. Ci sentirà.” sussurrò
Decisi di andare oltre. Ora tremava vergognandosi di essere esibita in quel modo ad una figura che lei aveva sempre snobbato, mentre io a quel punto sarei stato disposto ad andare fino in fondo per esibirla a quel porco.
“ormai so bene cosa vuoi”.
“hai iniziato tu , adesso va bene anche a me, ma non con persone che conosciamo” mi disse con voce mielosa.
“se mi riconoscesse veramente?”
“non dovrai più nasconderti e potrò finalmente farti andare in giro vestita da battona” ero volutamente offensivo ma non mi sbagliavo, il rischio e la vergogna di essere vista vestita in quel modo la stavano eccitando Sapevo cosa desideravo maggiormente, e non era più giocare solo tra di noi ma spingerci oltre.
“E’ ora che sappia quanto sei puttana, quindi adesso ti presento al signor Dunkel come la schiava di Sacha”
“ma sei matto, non posso”.
Dunkel si stava avvicinando .Presi con un dito il collare la trascinai verso di lui che ci guardò.
“cosa faccio, cosa gli dico” mi chiese con un filo di voce.
“Quello che sei o che vuoi essere, la schiava e puttana di Sacha”
La lasciai senza parole. “non puoi volerlo veramente”
“non vedo cosa ci sia di male, e poi penso che si sia fatto un’idea ben precisa vedendoti concia in questo modo, gli stai stava offrendo uno spettacolo che mai si sarebbe aspettato” .
Le appoggiai ancora una mano sulla coscia e scivolai verso il suo sesso. La sensazione che colsi non mi lasciò sorpreso. Accarezzai meglio. La guardai e lei voltò lo sguardo. Aveva il sesso fradicio. Si scostò in modo da farmi perdere la presa.
“Non puoi pensare veramente che mi mostri al notaio in questo modo così domani lo sapranno tutti”
“Al limite dirà che ha trovato una puttana che ti assomiglia, niente di più”
In quel momento il Dunkel si diresse verso di noi con passo più deciso.
“Sei uscita per strada seminuda perché te l’ha chiesto il tuo padrone e adesso fai la sostenuta sei qua fuori con una tetta scoperta truccata e vestita come la più squallida delle bagasce. Non ho scelto io l’hai voluto tu. Vuoi fare la puttana ? Una puttana non può scegliere, troppo facile. E se Dunkel volesse essere un po’ gentile con te non dovresti negarti”
Non ero geloso, ero eccitato di poterla offrire come una troia come lo sconosciuto che aveva cercato di abbordarla poco prima.
Restò senza parlare.
“Ammettilo sei eccitata all’idea di mostrarti a Dunkel vestita da troia”. Le accarezzai il culo.
“Non voglio che mi riconosca. Digli che sono una mia sosia, ma se non ci crede?”
Aveva ceduto alle nostre perverse fantasie e si lasciava strusciare il culo senza reagire.
“potresti pagare il suo silenzio accettando qualunque sua richiesta” sorrisi.
“non scherzare, non voglio diventare veramente la sua puttana come la sua donna delle pulizie.” Quel termine quasi risuonò, Dunkel sorrise , ormai a pochi passi da noi.
“Hai accettato di giocare a fare la puttana per Sacha e se devi iniziare Dunkel mi sembra un buon banco di prova. Per giunta ti sbava dietro da tanto tempo”
“Ma…” tentò di opporsi “io non voglio, non puoi volere veramente che io, che io possa lasciare che Dunkel mi tocchi”
“Cosa credi che avrebbe fatto Sacha delle tue foto? Mostrarle ai clienti per poi offrirti a loro Quindi adesso ti offri al notaio e poi non credo voglia solo toccarti”
“Ma sta arrivando”. Mi sembrò veramente impaurita questa volta..
“cosa aspetti, fagli vedere che puttana sei diventata” ero eccitato e determinato a farle provare quell’affronto
“ti prego, andiamocene, mi vergogno”.
Dunkel la fissava immobile. Mi stavo eccitando paurosamente. La stava mangiando con gli occhi. Sembrava tergiversare.
Tentò di avvicinarsi a Silvia, che indietreggiò, ma si rese conto che ormai non aveva altre scelte o non desiderava averle.
L’attesa è finita. Silvia cosa aspetta ad offrirsi interamente al suo padrone?
Quale seguito alla sua sottomissione?
La Silvia reale o le altre Silvie ora non hanno più scuse,se non terminare il gioco delle parti.
Serendipi2016@libero.it
Guardai fuori dalla porta. Silvia si era spostata allontanandosi ulteriormente e si era nascosta dietro uno dei cassonetti della spazzatura lungo il viale.
Ora ero solo dentro l’androne con il notaio.
“Ancora qua?” si finse sorpreso. Alzai le spalle incapace di rispondere qualcosa di compiuto.
“guardavo dalla finestra la signora con cui ti stavi intrattenendo passeggiare sul marciapiede perché quello è il suo posto”.
“La cosa mi ha sorpreso, l’avevo vista molto bene prima da vicino, mentre si strusciava sul nostro pianerottolo e alla mia porta – riprese subdolamente - avrei scommesso si trattasse di una escort che avevi reclutata in un’agenzia, addirittura avevo pensato di chiederti di fornirmi il suo contatto”.
L’aveva vista molto bene ma non capivo se l’avesse veramente riconosciuta e stesse giocando con me. Vero che il trucco era molto marcato ma sarebbe stato impossibile non riconoscerla a meno di pensare ad una sua sosia.
Ero sconvolto eccitato e nello stesso tempo preoccupato dalla situazione che si era creata.
Lui intanto non smetteva il suo gioco e continuava a provocarmi. “una volgare donna da strada, ecco credo che il suo posto sia solo quello” buttò uno sguardo fuori scorgendo il viso di Silvia fare capolino da dietro il momentaneo riparo e guardare verso la porta.
Come se cercasse complicità continuò “Te lo dico con franchezza, la straordinaria somiglianza tra quella troia e tua moglie mi ha a dir poco sconcertato. Cosa che probabilmente è successa anche a te. Non ti nego che il pensiero di poter usare quella troia e magari chiamarla per tutta la durata del servizietto con il nome di tua moglie mi eccita da morire”
Io ero ammutolito ma lo stavo ad ascoltare lasciando che mi parlasse a ruota libera.
“Guardala, sembra si vergogni. O ti sta ancora aspettando? Ammettilo realizzare con quella puttana qualche fantasia, qualche perversione che non ha mai potuto mettere in atto con la tua mogliettina dev’essere stato liberatorio; anche se continuo a sostenere che la signora Silvia ha delle potenzialità inespresse e ti consiglio di sfruttarle.”
Appoggiò un sacco che teneva tra le mani. Mi chiese se gli potessi dare un aiuto.
La nostra è una vecchia palazzina e dietro la tromba dell’ascensore una porta che con una rampa di scale scende in basso. Lo seguii. In fondo un cancelletto di ferro parzialmente arrugginito che si apriva in un corridoietto su cui davano le porte, grate in ferro, che si aprivano in ognuna delle quattro cantine. Pavimento in parte di mattoni consunti dall’umidità e in parte mancanti. Un aspetto lugubre, quasi da vecchia segreta.
Da quanto tempo che non ci scendevo. Dunkel, lo chiamavamo sempre per cognome, armeggiò sul lucchetto aprendo l’inferriata cigolante. Dei vecchi e consunti tappeti erano arrotolati in un angolo, il pavimento sporco ragnatele pendenti e un’altra inferriata, di cui ignoravo l’esistenza, chiusa da un arrugginito lucchetto che si apriva in una pozzo di raccolta di acqua piovana che era diventata il rifugio di piccioni che dal rumore volarono fuori da un pertugio. Mi fermai incuriosito come non l’avevo mai fatto guardando il disordine che c’era li dentro. Delle cassette di legno accatastate, in un angolo della paglia ed un anello cementato nel muro dove probabilmente una volta ci teneva il suo cane. Bofonchiò che avrebbe dovuto mettere in ordine. Lo aiutai a sollevare uno scatolone “questo lo buttiamo”. Non so cosa mi prese, il cuore mi batteva forte, pensai a quell’altra fantasia che Silvia mi aveva confidato, schiava in catene in un ambiente degradato. Provai dei brividi ed un’improvvisa erezione immaginando Silvia li dentro nel suo ruolo di docile sottomessa alcuni metri dalle altre cantine.
Mi indicò l’uscita e divenne chiara la sua intenzione uscire in strada dove Silvia si stava nascondendo. Non obiettai non potendo fare altro che assecondarlo. Risalimmo le scale. Mi chiese di aiutarlo a gettare lo scatolone nel cassonetto mentre aveva allungato la mano verso la porta e l’aveva aperta “Dai andiamo a buttare questa spazzatura voglio vederla da vicino” e il suo disegno divenne chiaro.
Ero terrorizzato. Non potevo avvertire Silvia chiedendole di allontanarsi e al contempo avevo realizzato che se si fosse spostata da quel punto si sarebbe trovata al centro del viale. Non riuscivo ad immaginare come potesse sentirsi in quel momento quando ci vide uscire da casa.
Mille pensieri mi frullarono intesta. Avrei potuto dirgli che era vero, avevo casualmente incontrato quella prostituta e visto che era una sosia di mia moglie avevo voluto realizzare con lei le fantasie perverse che non avevo mai osato condividere con Silvia.
“Per un attimo prova ad immaginare se quella fosse veramente tua moglie” sussurrò camminando e quella frase mi scosse facendomi pensare che realmente lui l’avesse riconosciuta. Lo stavo ad ascoltare e un pensiero perverso mi sconvolse ancora di più.
Avrei voluto dirgli che, se voleva, potevo organizzare un appuntamento con la puttana così se avesse voluto avrebbe potuto immaginare di godersi la seria avvocatessa sua vicina di casa completamente sottomessa.
Mentre facevo queste riflessioni, realizzando che la cosa era troppo irreale per poter essere credibile e realizzabile, lui continuò gettando delle occhiate in fondo al viale.
“avessi una moglie come la tua non passerei il tempo con una puttana che le somiglia, ma cercherei di coinvolgerla in qualche giochetto prima che qualcuno al tuo posto possa godere del privilegio di fare esprimere tutto il lato femminile che la seria avvocatessa reprime dietro una facciata di rispettabilità con tutte le remore che le negano la possibilità di realizzare appieno la sua sessualità”.
Non sapendo come uscire da quella situazione che innegabilmente continuava a turbarmi ed eccitarmi, lo segui mentre Silvia per l’ennesima volta girava lo sguardo verso di noi, forse proprio perché intimorita e senza alternativa si appoggiò ad un lampione in una posa decisamente equivoca.
Proprio mentre uscivamo dal portone una macchina svoltò l’angolo.
Era la stessa vettura che prima transitando aveva suonato il clacson, essendo un appassionato d'auto avevo notato la versione particolare di quel modello esclusivo di Audi. Forse aveva avuto un ripensamento e arrivato in fondo al viale aveva svoltato ed era tornato per caricare la battona che aveva visto prima.
Procedendo in senso opposto probabilmente aveva notato che Silvia era in quel punto, così si era fermato proprio in prossimità del cassonetto dell’immondizia suonando il clacson e lampeggiando con i fari per attirare la sua attenzione.
Purtroppo aveva anche attirato l’attenzione di Dunkel che, accelerando il passo in quella direzione e facendo segno con l’indice della mano libera verso Silvia mi aveva detto “guarda la tua puttana, la stanno caricando in auto”.
L’autista dell’Audi intanto aveva aperto lo sportello e invitato Silvia a salire.
E se l’avesse fatto? In quel momento maledissi tutto quello che era successo fino a quel momento.
La vidi girargli le spalle ed allontanarsi dall’auto che senza insistere si allontanò.
Lei se ne stava dall’altra parte della strada con lo sguardo chino, ammutolita per la vergogna ed aveva iniziato a camminare in direzione opposta alla nostra.
Era uno spettacolo vederla camminare sul marciapiede a mezzanotte come una puttana in quella sottoveste striminzita e mi sentivo ancora più eccitato per quello che stava facendo.
Il notaio mi chiese di accelerare il passo per raggiungerla.
Come un automa lo feci.
Non mi sarei mai aspettato di vincere la mia gelosia accondiscendere ad una richiesta così folle senza sapere cosa sarebbe successo né se alla fine avrebbe finito per riconoscerla o meno.
Silvia intanto era arrivata quasi alla fine del viale.
“già che ci sono sposto la mia auto qua davanti, aspettami mi piacerebbe conoscerla quella puttana”. Mi lasciò. Guardai Silvia, era indecentemente eccitante. Accelerai il passo e la raggiunsi,.
Lei non proferì parola,
Quella sua sottomissione era perversamente eccitante. Pensai che avrei dovuto fermarmi e quanto fossimo caduti in basso.
“Il notaio ti ha scambiato per una puttana tua sosia e vuole conoscerti”
Mentre le parlavo guardava il notaio scendere dalla sua auto dopo averla parcheggiata scendere e dirigersi verso di noi.
“mi vergogno” ma ormai non c’era più tempo per i ripensamenti.
“era quello che fantasticavi ed ora potrai realizzarlo senza rischiare”
La stavo offrendo come una puttana e non solo in foto come mi aveva chiesto Sacha, non ad uno sconosciuto ma ad una persona che conosceva bene e che le faceva schifo.
Eppure non ebbi un attimo di tentennamento.
“dai non puoi farmi passare per una puttana, non a lui”
La convinsi che truccata in quel modo non avrebbe potuto essere riconosciuta.
“non importa, mi vergogno lo stesso, andiamocene”.
Le indicai la strada facendole intendere che non avevamo vie alternative
“Ti ha vista battere il marciapiede – usai proprio quel termine – quindi adesso mi fai vedere quanto sei puttana”
Mi guardò incredula “cosa vuoi dire?”
“voglio dire che non ci hai messo molto a sottostare alle richieste di uno sconosciuto ti sei lasciata fotografare come voleva accettando che gli potessi consegnare le foto”
“ti prego , andiamo ” supplicò. Non la ascoltai oltre
“Vuoi fare la puttana? Ti piace farti trattare come una troia?”.
“ssstt. Ci sentirà.” sussurrò
Decisi di andare oltre. Ora tremava vergognandosi di essere esibita in quel modo ad una figura che lei aveva sempre snobbato, mentre io a quel punto sarei stato disposto ad andare fino in fondo per esibirla a quel porco.
“ormai so bene cosa vuoi”.
“hai iniziato tu , adesso va bene anche a me, ma non con persone che conosciamo” mi disse con voce mielosa.
“se mi riconoscesse veramente?”
“non dovrai più nasconderti e potrò finalmente farti andare in giro vestita da battona” ero volutamente offensivo ma non mi sbagliavo, il rischio e la vergogna di essere vista vestita in quel modo la stavano eccitando Sapevo cosa desideravo maggiormente, e non era più giocare solo tra di noi ma spingerci oltre.
“E’ ora che sappia quanto sei puttana, quindi adesso ti presento al signor Dunkel come la schiava di Sacha”
“ma sei matto, non posso”.
Dunkel si stava avvicinando .Presi con un dito il collare la trascinai verso di lui che ci guardò.
“cosa faccio, cosa gli dico” mi chiese con un filo di voce.
“Quello che sei o che vuoi essere, la schiava e puttana di Sacha”
La lasciai senza parole. “non puoi volerlo veramente”
“non vedo cosa ci sia di male, e poi penso che si sia fatto un’idea ben precisa vedendoti concia in questo modo, gli stai stava offrendo uno spettacolo che mai si sarebbe aspettato” .
Le appoggiai ancora una mano sulla coscia e scivolai verso il suo sesso. La sensazione che colsi non mi lasciò sorpreso. Accarezzai meglio. La guardai e lei voltò lo sguardo. Aveva il sesso fradicio. Si scostò in modo da farmi perdere la presa.
“Non puoi pensare veramente che mi mostri al notaio in questo modo così domani lo sapranno tutti”
“Al limite dirà che ha trovato una puttana che ti assomiglia, niente di più”
In quel momento il Dunkel si diresse verso di noi con passo più deciso.
“Sei uscita per strada seminuda perché te l’ha chiesto il tuo padrone e adesso fai la sostenuta sei qua fuori con una tetta scoperta truccata e vestita come la più squallida delle bagasce. Non ho scelto io l’hai voluto tu. Vuoi fare la puttana ? Una puttana non può scegliere, troppo facile. E se Dunkel volesse essere un po’ gentile con te non dovresti negarti”
Non ero geloso, ero eccitato di poterla offrire come una troia come lo sconosciuto che aveva cercato di abbordarla poco prima.
Restò senza parlare.
“Ammettilo sei eccitata all’idea di mostrarti a Dunkel vestita da troia”. Le accarezzai il culo.
“Non voglio che mi riconosca. Digli che sono una mia sosia, ma se non ci crede?”
Aveva ceduto alle nostre perverse fantasie e si lasciava strusciare il culo senza reagire.
“potresti pagare il suo silenzio accettando qualunque sua richiesta” sorrisi.
“non scherzare, non voglio diventare veramente la sua puttana come la sua donna delle pulizie.” Quel termine quasi risuonò, Dunkel sorrise , ormai a pochi passi da noi.
“Hai accettato di giocare a fare la puttana per Sacha e se devi iniziare Dunkel mi sembra un buon banco di prova. Per giunta ti sbava dietro da tanto tempo”
“Ma…” tentò di opporsi “io non voglio, non puoi volere veramente che io, che io possa lasciare che Dunkel mi tocchi”
“Cosa credi che avrebbe fatto Sacha delle tue foto? Mostrarle ai clienti per poi offrirti a loro Quindi adesso ti offri al notaio e poi non credo voglia solo toccarti”
“Ma sta arrivando”. Mi sembrò veramente impaurita questa volta..
“cosa aspetti, fagli vedere che puttana sei diventata” ero eccitato e determinato a farle provare quell’affronto
“ti prego, andiamocene, mi vergogno”.
Dunkel la fissava immobile. Mi stavo eccitando paurosamente. La stava mangiando con gli occhi. Sembrava tergiversare.
Tentò di avvicinarsi a Silvia, che indietreggiò, ma si rese conto che ormai non aveva altre scelte o non desiderava averle.
L’attesa è finita. Silvia cosa aspetta ad offrirsi interamente al suo padrone?
Quale seguito alla sua sottomissione?
La Silvia reale o le altre Silvie ora non hanno più scuse,se non terminare il gioco delle parti.
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