Il Master del sex shop (6)

di
genere
esibizionismo

6. SUPERARE IL CONFINE TRA LE FANTASIA E LA REALTA’


“Non voglio smettere, e le foto falle pure vedere a Sacha” mi lasciò senza parole . Era passata dalla paura ad una voglia sfrenata di esibirsi per Sacha anche dopo quello che le avevo raccontato. Non solo stava accettando un ruolo che non le apparteneva, sembrava anche eccitarsi all’idea che potessi mostrare le sue foto ad uno sconosciuto, o forse recitava una parte per tenera alta la tensione erotica.
Le passai di nuovo le foto che avrebbe dovuto imitare. Mi sorrise e guardò la cavigliera lasciando trasparire la sua eccitazione “sono la tua slut wife”
“solo?” Con quella domanda volevo sapere quanto potesse essere convinta delle sue scelte e restai ancor più sorpreso dalla sua risposta.
“No, sono la puttana di Sacha”
La sua confessione sprigionava una sensualità che non aveva mai espresso.
“non solo la sua puttana” e recuperai il collare di cuoio con la scritta slave mostrandoglielo per la prima volta.
“Mettilo” ordinai seccamente.
Tremante allungò la mano e lesse la scritta quasi disgustata.
Non chiese altre spiegazioni, lo tese intorno al collo e lasciò che chiudessi il piccolo lucchetto da cui pendeva una catenella come un guinzaglio sottolineando il senso di appartenenza ad un ipotetico padrone.
“Quando sono uscito dal suo negozio era certo che sarei tornato da lui con le tue foto chiedendogli di trasformarti in una docile schiava sottomessa ed esibirti sempre sempre più laidamente fino ad offrirti come una prostituta” le confessai.

Si passò una mano attorno al collare “mi sento sporca, umiliata, non voglio toglimi tutto” contrariata quasi supplicante eppure senza fare nulla per sfilarselo. Prese tra le mani il guinzaglio porgendomelo.
Le scattai una foto. Era fantastica, sembrava una schiava che si offriva al suo padrone. Non persi l’occasione per ricordarle un’altra sua fantasia, quella di essere trascinata al guinzaglio in una stalla.
Si ammutolì. Le accarezzai la spalla facendole scivolare la spallina della sottoveste scoprendole interamente un seno gonfio. Ancor più calato nella parte continuai “Confessalo non aspetti altro. Il serio avvocato abituata a comandare tutti finirà sottomessa da uno sconosciuto che la sappia veramente trasformare in una schiava disposta a tutto”.
Cercò di sollevarsi la spallina della sottoveste. La fermai. “scopriti anche l’altra facciamo un’altra foto per Sacha”.
Abbassò la testa e si scoprì come le avevo chiesto mentre le scattavo un’altra foto.
“ecco così. Non puoi negare quello che sei. Allora, cosa sei, dimmelo” mi batteva il cuore, non sapevo cosa desiderare di più se perdere la sua fedeltà o vederla precipitare nelle mani di quell’uomo.
“la puttana di Sacha, la sua schiava – la sua voce esprimeva desiderio, voglia di perdersi nella trasgressione - gli ubbidirò ,farò tutte quelle foto che mi hai mostrato ma saranno solo per lui e per nessun altro”
“Le foto saranno il primo passo per appartenergli veramente - vidi i suoi capezzoli irrigidirsi– non ci sono mezze misure se accetti di appartenergli allora devi accettare le sue regole ed iniziare la strada della tua trasformazione e farai tutto quello che ti chiede”
“ma cosa farà delle foto?” Mi guardò. Si vergognava eppure non si ribellava.
“Te l’ho detto. Le esporrà su quell’album che fa girare nel suo negozio e come l’ha mostrato a me potrebbe farlo vedere a chiunque”
“ma è una pazzia – balbettò ma più incuriosita ed eccitata che spaventata continuò – lasciare delle mie foto così indecenti nelle mani di questo Sacha. Chi mi vedrà penserà che solo una puttana può accettare di mostrarsi in questo modo. Se le vedesse Vito –la sua era più che una fantasia ricorrente un’ossessione, un desiderio - ti rendi conto cosa significherebbe per la mia reputazione, non avrebbe più alcun ritegno e sarei solo la puttana dell’ufficio?” balbettò.
Non si tratteneva ed ormai gioco e finzione si mescolavano tra loro lasciandomi curioso di vedere fin dove si sarebbe spinta trattenendo a fatica la mia eccitazione anche se quella domanda scatenò le mie perplessità e la mia gelosia. Immaginavo gli scenari che Sacha mi aveva descritto e le possibili conseguenze ma anziché inibirmi, la mia eccitazione cresceva “Con quelle foto sarai solo la sua puttana da mostrare ai suoi clienti e se poi ti vedrà anche Vito.. ” lasciai volutamente la frase in sospeso.
La abbracciai rialzandola stringendola per le spalle spingendo il mio sesso contro la sua pelle facendole capire quanto mi avesse eccitato.
“Vito mi vedrà in questo modo?” e prendendo la mia mano me la guidò sul suo sesso senza nascondere più tutta la sua eccitazione.
Ripresi ad accarezzarla.
Privo di ogni scrupolo e chiudendo alle spalle ogni remora continuai “certo potrebbe essere possibile ma non solo Vito magari anche i tuoi colleghi chiunque potrebbe riconoscerti . Quando andrai al lavoro magari incrocerai uomini che potrebbero averti vista in quelle foto in pose postribolari, ti saluteranno e dai loro sorrisi sarcastici capirai che conoscono il tuo segreto”. Non avrei mai immaginato di arrivare a dirle le stesse cose che mi aveva suggerito Sacha.
“Smettila adesso mi fai paura - mi fermò come se ritornasse alla realtà eppure la vedevo scossa dall’eccitazione - non ho mai provato questi brividi ed ho paura di non saperli controllare”

“Fare la puttana è la tua fantasie da sempre eppure me l’hai svelato da poco. Non vedo perché negare a Sacha di mostrare le tue foto a chi gira nel suo sex shop”
Taceva. “allora?” alzai la voce senza ritegno.
“Il pensiero mi eccita e allo stesso tempo mi vergognerei a morte - quasi tremante si girò e strinse a me - pensare che le mie foto le possa vedere chiunque”
La strinsi per le spalle facendole sentire il vigore del mio sesso contro la sua pelle. Le baciai un lobo dell’orecchio, vidi la sua pelle accapponarsi.
Mi stava facendo eccitare esageratamente
La pensai in mostra su quell’album senza pensare alle conseguenze “Devi scegliere se vuoi resterà tutto tra noi o se consegno le foto a Sacha lui sarà il tuo padrone non potrai negare ogni sua richiesta.”
Le accarezzai di nuovo frugando dentro il perizoma sentendo il suo sesso scoprendo che la sua eccitazione si stava facendo incontenibile. Per Silvia quelle fantasie sembravano accendersi in un gioco sempre più eccitante e allo stesso tempo la mia libidine non aveva più limiti. Spinsi la mano a piatto sollecitando con un dito il clitoride che già sentivo gonfio.
Mi staccai da lei e ripresi a farle delle foto in successione senza che lei si ribellasse.
“girati - le bisbigliai – facciamo vedere a Sacha quanto è bello il tuo culo”.
Con una piccola giravolta mi offrì il suo culetto nudo con il nastrino del perizoma infilarsi tra le due chiappe. Scattai altre foto e le chiesi di rigirarsi verso di me sollevandosi di più la sottoveste.
“Immagina se le vedesse Vito cosa potrebbe dire : avvocato ha un bel culo, delle belle gambe ed un bel paio di tette - le sussurrai con voce roca riprendendo le malsane idee che Vito le aveva detto - faresti proprio un bel figurone nel suo locale ”. Silvia sussultò.
“ti prego, io, io, non riuscirei mai a fare una cosa del genere. Offrimi solo a Sacha”
Voleva cancellare Vito dalla sua fantasia , ora Sacha era predominante.
“mi abbandonerò completamente ai suoi desideri”
Non capivo e le chiesi perché lo dovessi fare
Cercò una risposta “perché mi trasformi e mi insegni ad esibirmi sempre più volgarmente – e la sua richiesta esplose – perchè diventi sua e mi possa chiedere qualunque cosa”
Sadicamente conclusi “ e conseguentemente offrirti anche a Vito - le indicai il perizoma – e credo che a Vito piacerebbe vederti senza”
“ma resto nuda” fu la sua ingenua risposta.
“e allora, Sacha ti vuole nuda” le risposi mentre le scattavo l’ennesima serie di flash.
Silvia si sfilò lentamente il minuscolo indumento.
“Così sei perfetta penso che Sacha sarà soddisfatto, ma per entrare di più nella parte dovresti avere anche un trucco più pesante”
“vuoi proprio che sembri una puttana”
“forse che non lo sei?”
Mi girò le spalle e corse in bagno.
Avevo esagerato mi ero spinto troppo avanti. Come avrei potuto pensare che mia moglie si potesse lasciare coinvolgere in un gioco tanto perverso.

Ero assorto nei pensieri più torbidi e lei ricomparve senza sottoveste nuda, solo calze e reggicalze e tacchi a spillo, truccata pesantemente. La catena fissata all’anello del collare le pendeva scivolandole in mezzo alle tette in modo ancor più provocante.
Aveva ceduto ed io non feci altro che ripetere le parole di Sacha così iniziai a rivolgermi a lei con le parole che avevo sentito dal russo e che non riuscivo a dimenticare “Ti piace proprio mostrarti come una troia”
Ero consapevole anche che Sacha non si era sbagliato e che a Silvia non sarebbe bastato accettando e prima o poi di spingersi ancora oltre consapevole del rischio di essere messa in mostra a tutti i clienti del sex shop offerta come una prostituta.

“Allora vuoi fare le foto che ti ha chiesto Sacha?”
Silvia mormorò un sospiroso si.
“Anche se le potrebbe vedere Vito?”
Abbassò lo sguardo allungando la mano sul mazzo di foto e riprese a sfogliarle : “in queste pose sembrerò proprio una puttana” la sua voce era diventata meno concitata, consapevole di essere al capolinea completamente immersa in quella voglia esibizionista.

“Sacha ti insegnerà a mostrarti sempre più impudicamente davanti a lui o in mezzo ad altra gente che ti possa ammirare nuda o vestita da troia. Avanti adesso fammi vedere cosa sai fare” le feci cenno di imitare le modelle delle foto.
Guardò la prima foto e la imitò. Si girò e si inginocchiò mantenendo le ginocchia leggermente divaricate e le tette appoggiate al pavimento. Il suo culetto esposto in quel modo volgare era troppo eccitante, le mani appoggiate sulle chiappe allargando la veduta sul suo buchetto quasi invogliasse a penetrarla. Io “infoiato” continuavo a scattarle le foto e lei ad imitare le pose delle modelle. Era incredibile come si stesse trasformando.
Avevo davanti a me una moglie come l’avevo sempre desiderata e capii che non si sarebbe fermata.
Fu una delizia spingerla a mostrarsi sempre più senza pudore. Si lasciò cadere per terra. Le chiesi di tenere le cosce più aperte, lei obbedì senza difficoltà e con mia sorpresa iniziò ad accarezzarsi vogliosamente il sesso guardandomi con uno sguardo perso di piacere.
Bocca socchiusa, si faceva correre le mani sul corpo accarezzandosi le tette offrendole in mostra all’obiettivo.

“Sei proprio come ti vuole Sacha pronta per essere esibita a tutti i suoi clienti come una troia ma non gli basterà. Vorrà spingerti ancora oltre e sottometterti più laide richieste che tu esaudirai perché è quello che vuoi anche tu”
Le sfuggì un si pieno di eccitazione assumendo pose sempre più volgari spontaneamente con una naturalezza che mi faceva paura. Mi chiedevo dove avesse nascosto per anni quel suo essere così lascivo.
Io continuavo a fotografarla anche senza imitare le foto proposte da Sacha lei sempre più indecente come se avesse passato tutta la vita a posare in quel modo.

“Vedo che ti eccita l’idea di abbandonarti alle richieste di Sacha e sapere che esporrà le foto nel suo locale”
Non parlava.
“Manca un solo un particolare” Aveva iniziato la strada della sua trasformazione ed io non vedevo l’ora di mostrare a Sacha i risultati di quella sua iniziale educazione.
“seguimi”. Cercò di rialzarsi ma, senza trovare nessuna ribellione, le indicai le altre foto.
Presi la catena-guinzaglio strattonandola per il collare obbligandola a camminare a gattoni per qualche metro senza protestare, lasciando che le scattassi le altre foto senza obiettare.
“Cosa mi stai facendo fare, è umiliante” disse con un filo di voce.
“Quando Sacha vedrà questa foto sarà il segno che accetti di sottometterti a lui”
Avrebbe potuto rifiutarsi ma restò come le avevo chiesto.
“mi vergogno - respirava affannosamente , la accarezzai sentendola fremere sollecitai la sua risposta e affannosamente si lasciò andare “ si … offrimi a Sacha, fammi diventare la sua schiava… la sua puttana….”

“Sei tu che me lo stai chiedendo e stai certa che non potrai tornare indietro e dovrai adattarti a realizzare tutte quelle oscenità lontane dal tuo mondo, scoprendo il gusto perverso della sottomissione.
Stavo sprofondando in un gioco che mi stava coinvolgendo perversamente e lei mi seguiva.
Aveva abbandonato ogni pudore , era completamente eccitata . Avrei potuto abbandonarmi in lei ma volevo completare quello che Sacha si aspettava da lei. Così mi limitai ancora una volta ad accarezzarla, spinsi la mano sulla sua fessura grondante ricercando il punto dove sapevo avrebbe goduto di più . Silvia taceva e spinse il suo pube verso le mie dita.
Iniziai a masturbarla senza che lei si ribellasse anzi stava godendo sempre più chiedendomi di continuare quando sentiva la pressione della mia mano cedere.
La baciai stringendola con la voglia, ancora più forte, di potermi unire a lei ma la perversione delle ultime foto di Sacha mi spinsero a volere di più.

“avanti devi fare le ultime foto”.
Le guardò scosse la testa “ma dovrei farle sull’ascensore. Non vorrai davvero che esca nuda sul pianerottolo?” mi chiese quasi impaurita.
“non te lo sto chiedendo io è una richiesta di Sacha” la lasciai avvicinandomi alla porta .
Scorreva le foto che sembravano appiccicarsi l’una all’altra. Staccandole ed osservandone l’ultima la vidi cambiare l’espressione del volto.
“guarda, come puoi pensare che faccia anche queste” mi passò la foto tremante.
Mi era sfuggita, proprio perché appiccicata alle altre. Era divisa in quattro fotogrammi: l’immagine di una ragazza con un abito minimalista sul bordo di una porta aperta su una strada, in un’altra stava camminando sul marciapiede sollevandosi la gonna, poi affiancata da un’auto ed infine nuda appoggiata ad un muro.
Sentii il sesso battermi. Non c’erano dubbi sul significato. Fare quelle foto e mostrarle a Sacha sarebbe stata la completa accettazione da parte di Silvia della sua completa sottomissione a qualunque altra richiesta le avrebbe fatto.
Eppure neanche dopo quella provocante proposta pensai di smettere.
Mi supplicò “non puoi volerlo?”
“Devi ubbidire a Sacha ,sei la sua schiava e devi eseguire le sue richieste.”
Le presi una mano e gliela portai sulla maniglia della porta di casa.
“Avanti apri la porta ed esci. Fammi vedere che puttana sei diventata”
Silvia respirava profondamente. Abbassò la maniglia e socchiuse la porta.
“ho paura!” ripetè. La sentivo tremare “potrebbe aprire la porta il notaio” e mi indicò la porta del nostro vicino un vecchio notaio che Silvia odiava dal giorno in cui si era rifiutato di collaborare per una pratica ma anche per i modi melensi ed ambigui con cui la trattava.
“Cosa penserebbe nel vedermi nuda qua fuori”. Eppure non mi chiedeva di fermarci e pure io, ormai senza ritegno, non ero più disposto a tornare indietro “Penserebbe che non sei poi quell’avvocato per bene che conosce così come a te piacerebbe fargli sapere che ti piace lasciarti vedere in modo così indecente – dissi con malignità – Comunque l’ho sentito uscire prima, non ti potrà vedere. Se vuoi però potremmo aspettarlo” in realtà non sapevo se veramente fosse in casa o fosse uscito.
Silvia si girò verso di me cercando le mie labbra. Mi baciò.

Ripresi la digitale scattando un’altra serie di foto.
“sono sicuro che è quello che vuoi anche tu ” le sussurrai accarezzandole le tette. “dai aspettalo davanti alla sua porta” mi feci serio.
Buttò un occhiata sul pianerottolo illuminato solo dalla luce che filtrava dalla porta semichiusa del nostro appartamento.
“Lascia che mi rimetta almeno la sottoveste”
Gliela raccolsi “ la tengo io per il momento – provai ad essere conciliante – prima però fammi vedere quanto sei puttana ad aspettare il tuo cliente sulla sua porta”.
Balbettò qualcosa ed io spalancai completamente la porta. Titubante si fermò sulla soglia
Se il notaio avesse aperto la porta in quel momento si sarebbe trovato Silvia di fronte. Ero impazzito a correre un rischio del genere.
Eppure nessuno dei due si fermò a riflettere. Silvia lentamente fece dei passi in avanti e si trovò in mezzo al pianerottolo.


Ormai spinti in un gioco di esibizione sempre più spinto. Quali saranno stati i pensieri di Silvia in quel momento e fin dove si sarebbe lasciata trascinare.
Un saluto a tutte le “Silvia”( ad una in particolare) ,sole o con i loro partner, che mi hanno scritto o che si sono spinte oltre alla semplice corrispondenza .
Serendipi2016@libero.it
scritto il
2026-01-19
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