Gianna puttana in famiglia - II episodio: Gianna si rivela per quel che è, una puttana

di
genere
dominazione

Menotti scese da casa della nipote con un sorriso stampato in faccia; non solo il piano stava prendendo forma, ma gli era stato sufficiente poco tempo per portarsi Gianna a letto e, soprattutto, si era rivelata una grandiosa scopata.
Chiamò casa e disse alla moglie che avrebbe tardato perché doveva incontrarsi con Dino per una birra.
Poi chiamò Dino e gli dette appuntamento al loro solito pub.
“Sei un grande”, gli disse Dino, appena lo vide
“Avevi ragione, è una gran troia”, rispose Menotti…

Menotti e Dino trascorsero un’ora abbondante a bere birra ed a progettare il futuro di Gianna.
Dino volle conoscere tutti i particolari del pomeriggio e si eccitò da morire nell’immaginare ciò che Menotti gli stava descrivendo.
Concluse dicendogli l’ordine impartitole. Dino su questo rispose:
“Se la conosco, non lo eseguirà, si sarà lavata, appena te ne sei andato. In questo caso, come intendi punirla?”
“Domani mattina vado presto a casa sua, se la trovo pulita, le farò bere una bottiglia piccola piena di piscio…del tuo piscio”.
Donato sorrise ed aggiunse: “Allora spero che non ti ubbidisca”

Menotti parve molto fiducioso su tutto ciò che volevano farla diventare, abbassò la voce e disse
“Diventerà una puttana per tutta la famiglia, vedrai. Coinvolgeremo Omar, Piero, Bruno, Gianpiero”
“Io ho pensato anche ad una scopata di gruppo con qualche mio collega in pensione, tipo Valentino”
“Cazzo, Dino, ma Valentino quanti anni ha?”
“È in pensione da un po’, avrà superato i 75; poi conosco qualche camionista che può fare al caso nostro. Ci sarà molto da divertirsi”
“Mi piacerebbe, una sera, vederla battere”
“Eh, sarebbe meraviglioso”
“Serena non vuoi coinvolgerla?”
“Ci sto pensando, per ora procediamo un passo alla volta. Tu coltiva questo vostro amore. Più si innamora di te e più diventerà dipendente delle tue voglie, finché non vi scopro io”
Scoppiarono a ridere e fecero il terzo brindisi della serata
“Dino, posso farti una domanda un po’ intima?”
“Certo, Menotti”
“Come mai ti sei fissato così con Gianna?”
“Ho notato come la guardavi ed ho notato come a lei piaceva farsi guardare. Ho pensato che se le piaceva così tanto farsi osservare dallo zio, le sarebbe piaciuto anche farsi scopare. In realtà, mi ha sempre eccitato, ha quel suo modo sempre così provocante. Non è stato facile ammetterlo a me stesso, ma ormai è un po’ di tempo che mi masturbo, immaginandola”
“Presto te la scoperai”, Menotti dette una pacca a Dino e si alzò per pagare il conto.
Prima di separarsi, Menotti disse a Dino che sarebbe passato da lui, l’indomani mattina presto, per avere la bottiglia piena del suo piscio.

Ero nel letto, davanti al televisore, ma la mia mente vagava. Pensavo insistentemente a mio zio. Sentivo ancora il sapore del suo piscio in bocca ed un po’ ero dispiaciuta per non aver seguito il suo preciso ordine di non lavarmi.
Mi era piaciuto come mi aveva preso, mi era piaciuto, ancor di più, come mi aveva dominato mentalmente. Avevo la sensazione che, con lui, avrei scoperto un nuovo mondo, non avrei mai immaginato cosa sarei, presto, diventata.

L’indomani mattina mi svegliai poco prima delle sei; ero nel letto, in un leggero dormiveglia, quando sentii suonare il citofono. Mi alzai preoccupata ed andai a rispondere. Era lo zio.
Lo feci salire e quando entrò in casa e mi vide, storse il muso
“Mi dispiace che ieri tu non abbia obbedito; adesso dovrò usare queste”.
Prese da una busta che portava con sé, alcune bottiglie, tre da due litri ed una da mezzolitro. Erano tutte piene, alla vista sembrava pipì.
Mi portò nel bagno. Le due bottiglie grandi le svuotò nel bidet, previamente chiuso con il tappo. Quella piccola me la fece bere interamente. Avrei saputo tempo dopo che quel piscio non era il suo; non mi ero nemmeno accorta che mi aveva filmato, mentre bevevo dalla bottiglietta.
Appoggiai la bocca ed iniziai a berla. L’inizio non fu facile, berla così dalla bottiglia, come se fosse una bevanda. Era tiepida e non aveva un buon odore.
Con difficoltà, la bevvi tutta, era tanta, molto acre, si sentiva fosse il piscio della mattina, anche dal colore, intenso e dorato.
Lo zio si spogliò, pensai volesse scopare, invece si sedette sul cesso. Mi venne da ridere, ma cercai di rimanere seria; mi ordinò di inginocchiarmi e di spompinarlo; iniziò a cagare e mi schizzò anche del piscio in bocca. Mi costrinse a spompinarlo mentre iniziava a cagare.
Che desiderio strano, pensai.
Terminò di cagare, mi prese per i capelli e mi disse:
“Adesso puliscimi il culo con la lingua”
“No, zio, ti prego”
Si alzò, mi dette le spalle, si piegò, allargò le natiche e mi disse:
“Decidi tu se deludermi anche questa volta”
A quelle parole non resistetti, non volevo deluderlo ancora.
Mi avvicinai con la bocca al suo culo. Si sentiva la puzza della cacca. Iniziai a leccarlo con timidezza. Vicino al buco, era pieno di merda. Leccai, con sempre più passione, gli infilai la lingua nel culo, lo pulii per bene. Sentivo il nauseabondo sapore della cacca in bocca, ma dopo la repulsione iniziale, riuscii a superare ogni imbarazzo e riluttanza e volli dimostrargli che non avevo limiti.
Si girò e mi guardò, avevo residui di merda sulle labbra e sulla punta del naso.
“Pulisciti che fai schifo”, mi disse
Mi alzai per andare verso il lavandino, ma mi bloccò, indicandomi il bidet
Capii e mi pulii la faccia con il piscio che stagnava nel bidet.
“Sei stata brava e meriti di poterti fare la doccia”
Mi fiondai sotto l’acqua e rimasi più tempo del necessario; ero finalmente tornata a profumare, ma il sapore che avevo in bocca non andò via nemmeno con un lavaggio accurato di denti e con il collutorio; fu sufficiente un minimo rigurgito, per far tornare in bocca i sapori intimi dello zio.

Menotti approfittò del momento nel quale Gianna era sotto la doccia, per prendere il telefono e trasmettere il video mentre beveva il piscio dalla bottiglietta e mandarlo a Dino.
“è il mio piscio?”, scrisse Dino con un messaggio di risposta
“Certo, e lo ha bevuto tutto”, rispose Menotti
“Mi sta venendo duro. Mandami una foto del suo culo aperto”
“Ok. Se ti dicessi cosa ha fatto stamattina…”
“Dimmelo”
“Ho cagato ed invece di usare la carta igienica, mi sono pulito con la sua lingua”
“Fai schifo! Non si è ribellata?”
“All’inizio, un po’…ma questa è una gran troia”
“Ci divertiremo”
“a dopo”

Uscii dalla doccia, persi un po’ di tempo ad asciugarmi i capelli. Ero tornata presentabile, trovai lo zio steso sul letto, nudo, il cazzo svettante. Mi avvicinai, mi piegai ed iniziai a leccarlo. Lo presi con una mano, lo segai e lo guardai.
“Zio, devo andare in ufficio, è tardi per me”
“Fammi sborrare”
“Come vuoi venire?
“Continua a segarmi e rispondi alle mie domande”
Lo masturbai lentamente, scappellandolo dolcemente, pulsava tra le mie dita. Iniziò a chiedermi
“Fai fatica a leccare il culo sporco di merda?”
“Si zio, non è stato facile. L’ho fatto per non deluderti, comunque non credevo di esserne capace. La pipì l’ho bevuta tante volte in passato, ma quello che mi hai fatto fare tu, nessuno me l’aveva mai chiesto”
“Ti troverai a rifarlo, lo sai?”
“Immagino”
“Gianna, ti sto immaginando, con la testa infilata nel cesso ed una fila di uomini che a turno ti inculano. Giannaaaaa sborroooo”
Feci in tempo ad infilare la cappella in bocca e ad ingoiare la sua buonissima sborrata.

Mi vestii velocemente, e gli dissi che se voleva, poteva fare comodamente ed andarsene dopo di me, ma si vestì anche lui e scendemmo insieme. Ci salutammo con un rapido bacio sulla bocca, dandoci appuntamento per il pomeriggio.
“La zia non sospetta nulla, vero?”, gli chiesi
“Certo che no”, rispose
“Sarebbe un disastro”, sorrisi e mi diressi verso l’ufficio

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scritto il
2024-03-29
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