O un fric o un froc

Scritto da , il 2022-09-18, genere etero

O un fric o un froc

"Quando è stato l'ultima volta che mi hai scopata?" chiede Melinda guardandomi da sopra il bordo della tazza di caffè latte
Preso in contropiede mentre centellino la bustina del tè alla cannella e frutti di bosco, mi fermo, sguardo assorto, cercando di recuperare file dalla memoria "Mmm, dunque, direi.. Un paio di mesi fa"
"Così tanto?"
"Eh, sì. Abbiamo avuto così poco tempo che, alla sera eri così fatto che, non si vedeva l'ora di svenire sul letto e ciao a tutti"
Melinda, sulla soglia dei trent’anni, fisico da ragazzina appena uscita dal liceo. Io, quarantacinque anni, fisico non propriamente atletico, un inizio di pancetta più dovuta alle birre di fine settimana e allo scarso movimento “Però, c’è stata quell’inculata in lavanderia” dice lei “E quei quattro pompini sparsi tra giovedì e domenica”
“Ma una sana e robusta scopata, no”
“Dobbiamo recuperare uomo”
“E quando? Tra dieci minuti ritornano i ragazzi e, fino a domani mattina niente. Stasera cena da tua madre. Domani pranzo con i miei”
“E domenica a monte Penice a casa di Ilaria e Massimo”
“giusto” mi tiro una manata sulla fronte “Mi stava sfuggendo di mente”
“Magari un fric e froc ci scappa, no?”
Fric e froc? “Basta che il froc non sia il mio culo”
“Ma dai, scemo” ride “Magari potrebbe piacerti”
“No, dal mio culo si esce ma non si entra”

Come prevista, la giornata è un unico attentato alla nostra intimità sessuale. Prima i ragazzi “Compito in classe” dice Ilaria “Ho preso nove”
“Brava” faccio io
“Perché non dieci?” fa Melinda
“Mamma!” fa Ilaria imbronciata
“Scherzo. Nove è più che dignitoso” le scompiglia i capelli
“Per un attimo ho temuto”
“ha tutto il tempo per migliorare” si stringe nelle spalle lei
Ecco, dicevo io. “E tu, campione?” faccio rivolto a Marco, otto anni
“Niente voti” e si dirige verso il salotto, spiaggiandosi davanti all’X box. Gran conversatore
Alla sera, la cena con la suocera. Mi punta stizzosa, pensando chissà quale malignità. La sento che parla con Melinda e capto la critica “Sta ingrassando. Che schifo è?”
“Mamma” la redarguisce “Smettila”
“Tzè”
Ilaria e Marco che fanno i festosi attorno alla nonna. La nonna che piazza in mano a loro dei regali: nuovo X box game per Marco, nuova borsa dei trucchi per Ilaria. Cena da guerra fredda, con l’arpia che mi squadra neanche fossi un microbo nocivo che sta per contagiarla. Melinda che cerca di fare l’arbitro, spostando conversazioni su argomenti vari. E’ sempre un imbarazzo mangiare a casa della suocera. Ci sarà una ragione sul perché, il padre di Melinda se n’è scappato con una giovane ballerina di Polka?
Il giorno dopo a casa dei miei, clima migliore ma..
“Avrei preferito che ti sposassi con una più vecchia” commenta sempre mia madre
Anche lì, nipoti coccolati e viziati “Un altro x box!” esulta Marco “L’ultimo Call of War”
“bambola!” esulta Ilaria
Il clima da guerra fredda esiste solo per mia madre. Mio padre finisce in fretta, fa l’insofferente e si isola da figlio, nipoti, moglie e nuora. Probabile a vedersi l’ennesima replica di Walker Texas Ranger. Salutiamo e via. Fortuna che domani siamo sul Penice, tra dolci declivi erbosi e antenne. Un week end solo per noi. Spero.

Bella. La nostra finestra si affaccia su un’antenna squadrata piena di parabole. Almeno c’è solo quella. Si fossero comprati la villetta che avevano in mente dall’inizio, avremmo avuto una vista panoramica sulle antenne Rai. Un paesaggio da cape Canaveral “1149 metri di altezza su 1460, forse qualche metro in più se si conta l’antenna del Silvio” se non ci avessero messo quelle antenne, niente TV in nessun modo.
Ilaria e Massimo sono due persone solari. Le abbiamo conosciute in campeggio, giù ad Arenzano, una decina di anni prima e, da allora, siamo amiconi. Loro sono di Milano e, appena possono, fuggono dal caos e dallo smog per cercare un po’ di tranquillità. I figli parcheggiati dai nonni, così come abbiamo fatto anche noi.
La sera ha un freddo pungente. Forse è la volta buona che mi prenda qualche soddisfazione. In bagno avverto dei rumori, qualcuno che percuote le pareti di fuori “Che roba?..”
Ansimi, sospiri, grida “Sti cazzi se ci stanno dando dentro” commenta Melina alle mie spalle
Nel riflesso la vedo vestita l’opposto di me. Io, pigiama completo che mi lascia scoperto solo mani e faccia. Lei, con solo le pantofole rosa a forma di Bugs Bunny ai piedi. Mi giro, spazzolino da una parte e tubetto del denitrifico nell’altra mano “Direi che..” butto tutto nel lavandino e la carico, afferrandole la vita e trascinandola a letto. Via all’estrazione, non mi spoglio neanche tanto ho l’infoiata. Pronto all’uso, penetrazione, lei che ride. Uno, due, tre, quattro, cinque… Urlo da qualche parte della casa, fracasso, altro urlo “Oh, mio Dio”
Mi blocco e fisso Melinda “Ma che cazzo?”

Le luci dell’ambulanza stanno sciabolando la notte, le antenne e i curiosi accorsi. Massimo viene caricato di fretta sul mezzo. Ilaria che piange e corre dietro a lui nell’ambulanza. Ci offriamo di accompagnarla in ospedale. I lettighieri e l’autista litigano sulla giurisdizione del pronto soccorso. Scegliere tra dieci chilometri di tornanti in discesa fino a Bobbio, o altrettanti e nella stessa maniera, fino a Varzi “Per l’amore di Dio” urla dolorante e lamentoso Massimo “A Bobbio” e bestemmia “Portatemi lì” altra bestemmia
Ambulanza a mille, quasi in sgommata, spettatori perplessi che si chiedono cosa sia accaduto a quella coppia così socievole. I pettegolezzi sarebbero partiti in dispersione. Si inizia con un taglietto su un dito e si finisce con la moglie che brandisce una mannaia “Che diavolo è successo?” chiedo una volta ritornati in casa
“Un casino. E’ stata tutta colpa mia” si mette la testa fra le mani Ilaria

“Sì è rotto il cazzo” ci annuncia Ilaria uscendo dalla sala dove è stato ricoverato Massimo
In pratica, i due piccioncini stavano facendo sesso sfrenato. Ad un certo punto lei, ha avuto la balzana idea di usare un oggetto meccanico che si era comprato ad una fiera per adulti. Sembrava facile da usare, almeno, da come gliel’hanno venduta. Invece, qualcosa è andata storta e, si è stortato il cazzo.
“Ma che?... Ma avete bisogno di usare delle robe strane per fare sesso?” fa Melinda scandalizzata.
Ilaria, scoppia a piangere nascondendo la faccia tra le mani. Melinda si siede vicino a lei e cerca di consolarla “Quanto deve rimanere ingessato?”
“Tre settimane” e via a piangere ancora
“Scusa la domanda ma, Massimo ha problemi erettili?” chiedo
“No”
“E allora, in nome del dio del sesso, perché cazzo avete fatto una cosa del genere?” faccio io
Ilaria si stringe nelle spalle “Volevamo provare. Dei nostri amici l’aveva fatto e, non era successo nulla a loro”
“E loro lo facevano per diletto o il tizio aveva problemi?”
“Beh..”
Annuisco “E questo vuol dire andarsele a cercare”

Lasciamo Ilaria in ospedale e ce ne torniamo verso il Penice “Ma tu pensa che storia” fa Melania “Roba da rimanere castrati”
“Almeno, la prossima volta ci pensano”
Arriviamo pesti e sconsolati. La prima metà del week end non è andata come si sperava “Lo avresti mai fatto?” chiede lei
“Cosa? Infilarsi il cazzo in una macchina e farselo tirare? No, direi proprio di no”
In camera da letto cominciamo a spogliarci. Rimango in boxer e ciabatto fino in bagno. Manca poco che Melinda mi raggiunge afferrandomi da dietro e mi infila la mano nei boxer, cercandomelo. Subito si rizza e lei ridacchia, premendosi contro di me, facendomi sentire i suoi capezzoli sulla pelle “Vedi, tu non hai bisogno di una macchina”
Mi giro, l’afferro e la trascino sul letto. Duro, intenzionato che niente e nessuno deve interrompere la voglia di scoparla. E uno, due, tre, sono in estasi, lei sta godendo…
Il cazzo di cellulare inizia a suonare. Ma che diavolo “Non rispondere?” dice Melania
“E se è Ilaria?” ma continuo a scopare
“Non rispondere e mandami sulla luna”
Mi concentro, con il cellulare che continua a squillare insistentemente. Non so come, riesco a venire dentro Melania e rotolare fuori. Il cellulare ha smesso di suonare “Uh”
“Diavolo se ci voleva” dice Melania baciandomi. Il cellulare riprende a suonare “Ma che cazzo”
Sul display “Mamma”
“Ma porca troia. E’ successo qualcosa?” afferro il cellulare “Pronto?” il cuore che batte per la recente scopata e la fine apprensione
“Ciao tesoro, stai bene?”
“Alla grande”
“Volevo chiederti: hai portato dietro la felpina? Sai lì, fa freddissimo”
Zio bau “Mi hai chiamato per questo?”
“Beh, se prendi troppo freddo, sai, il pancino”
“Ma’, ti ricordi quanti anni ho?”
“Ma dai, la pancia è sempre la pancia. Poi, lì sei in montagna”
“Collina”
“Sempre lo stesso. E in montagna nevica”
“Siamo in Estate, mamma”
“Ma copriti, mi raccomando” e mette giù
“Dio Santo” faccio tornando presso Melania “Mia madre è un deterrente del sesso “MA ti rendi conto? Mi ha chiamato per sapere se indosso la felpa. Perché qui siamo in montagna e nevica in Estate”
Melania ride “Almeno siamo riusciti a scopare, finalmente”
“Sì, a proposito di questo.” La bacio. Lo sento che si sta riprendendo “facciamo un altro giro?”
Il periodo del sesso recuperato è andato bene solo per noi. Il giorno successivo, scendiamo verso Bobbio a trovare Massimo. Sveglio e dolorante, con Ilaria al suo capezzale. Mi guarda vergognoso e imbarazzato “Mi fa un male cane” dice
“Ecco, bravo, prossima volta pensaci”
“daremo via quel coso infernale” dice Ilaria
“Ecco, bravi, nella discarica”
“No, su ebay” fa Ilaria “Almeno ci ricaviamo qualcosa”
“Quanto l’avete pagato?”
“Duecento euro”
“Ma sti gran cazzi”
“Quando ti dimettono?” chiede Melania
“Tra una settimana” fa sconsolato Massimo
“E l’ingessatura?”
Massimo si discosta le coperte a mostrare un obelisco in gesso alto una spanna, almeno 20 cm e largo 5 alla base “E’ tutta roba tua?” chiede Melania
“22 cm” fa Ilaria accarezzandogli l’ingessatura
Ilaria fruga nella borsetta e si avvicina al cazzo di gesso con un pennarello “E’ d’obbligo” e ci scrive sopra SUKA con una faccina che ride. Me lo immagino, i parenti che arrivano e si mettono in fila a firmargli l’uccello. Melania mi porge il pennarello e io, ci lascio la mia firma. “Ecco le chiavi” dico porgendole ad Ilaria “Noi ripieghiamo”
Stiamo lì un po’, poi ce ne andiamo via. Risaliamo il Penice, superiamo il passo salutando la casetta di Ilaria e Massimo e guidiamo fino a Varzi. Pit Stop nel parco pubblico, ci facciamo una passeggiata mano nella mano lungo il torrente Staffora e ci fermiamo a guardare un gruppo di ultrasessantenni che fanno Tai Chi. Un caffè all’angolo della piazza e via. Non so se stasera scoperemo a, quel che è certo, è che questo week end è stato indimenticabile.

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