Harmony serie privè - Gomorra 3 Eva e lo shibari

Scritto da , il 2022-09-06, genere dominazione

Emma rientrata nel locale notò il caos conseguente alla musica molto coinvolgente, tutti ballavano, qualcuno guardava in su verso la balconata mentre altri guardavano il palco centrale.

Su quest'ultimo legata a delle corde che pendevano dall'alto soffitto stava Eva; Emma si allarmò subito e si girò verso il bancone nell'immediata speranza di trovare una spiegazione dalla barista, ma con suo grande sconforto non era presente, vide invece il tipo a cui prima aveva lasciata l'incombenza di servire gli ospiti ed in mancanza di meglio Emma chiese a lui.

Il tipo spiegò che non c'era nessun pericolo, e che Oshi Sato sapeva cosa faceva, la tecnica di legatura giapponese detta anche Shibari, era persino comoda se fatta bene ed Oshi, la rassicurò era un maestro in questo; aggiunse poi che l'amica probabilmente si stava persino divertendo, sottolineando con la voce l'ultima parola.

Emma si girò verso il palco e attraversando con fatica la folla riuscì a raggiungere Eva.

Questa stava come sdraiata ancorché sospesa in aria, le corde le passavano sotto tutto il corpo e terminavano in un gancio su in alto legato a sua volta ad una catena che scendeva dal soffitto.

Altre corde le tenevano le braccia e le gambe oscenamente divaricate, esponendo tutta la sua femminilità ai presenti, ma di questo Eva non sembrava preoccuparsi, anzi, ruotò la testa dalla parte da cui proveniva la voce di Emma, cacciò fuori la lingua e poi umettate le labbra disse quasi in un sussurro: "è una figata, dovresti provare".

In quella arrivò Oshi Sato, un ragazzo giovane anche se Emma non ne comprendeva l'età, poteva avere venti come trent'anni, bello, capelli neri tagliati in modo asimmetrico con la parte lunga che gli copriva anche metà viso.

Alto e longilineo vestito di bianco, con un gilet damascato oro e avorio, occhiali neri sembrava uscito da un manga o un entai.

Quello che invece Emma non ne comprese il senso era perché un uomo dovesse indossare uno strapon, ecco quello non lo capiva bene, ma lo capiva bene Eva dato che da quando si era avvicinata a questa tecnica di legatura , ed era stata appesa in quel modo, il tipo l'aveva penetrata più volte ma solo per tenerla su di giri; la poverina era eccitata al massimo, colava liquidi organici copiosamente ma non riusciva a darsi soddisfazione con un orgasmo liberatorio, era sempre lì e non appena accennava a venire Oshi le toglieva il giocattolo e non solo, la colpiva sulla pancia con una paletta.

Povera Eva si disse Emma, ma come mai mi ha detto che le piace se a quanto vedo sta ancora sulle spine per un orgasmo negato; io potrei impazzire in una situazione del genere.

Intanto che Eva godeva della sua situazione di privazione, Emma veniva spinta sempre più verso pedana dalla folla di persone che si muoveva accanto a lei fin quando per evitare di cadere dovette salirvi su; a quel punto Oshi si accorse di lei, in un attimo gli fu davanti e la invitò a salire, poi rivolto verso la balaustra superiore stette ad attendere qualcosa.

Fu a quel punto che Emma si accorse del tipo, un ciccione un po' in là con gli anni, vestito come un improbabile imperatore romano, con tanto di ghirlanda di alloro dorato in testa, che dava gli ordini alla festa che si svolgeva in basso e per Emma il pollice fu verso, perciò Oshi la spinse via dal palco.

Emma ne fu esterrefatta, cadde sulla folla e non si fece male ma ci rimase male, fu allontanata di fatto dalla festa e perse di vista Eva il che la preoccupò non poco.

Sì guardò intorno e di colpo quel luogo perse interesse, le sembrava solo caotico prima ma ora aveva preso i toni del grigio; si mise in un angolo guardando con distacco gli altri e come faceva sempre quando era nervosa si mise a cantare.

"quando vuoi andarci rilassati non farlo quando vuoi venire rilassati non farlo quando vuoi venire quando vuoi venire

Rilassati non farlo quando vuoi andarci
rilassati non farlo quando vuoi venire
rilassati non farlo quando vuoi succhiarlo
rilassati non farlo quando vuoi venire
vieni… oh oh oh..."

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