In morte di un uomo qualunque 3

Scritto da , il 2021-10-20, genere masturbazione

-E io Livia-
Un sorriso prima di chiudersi la porta alle spalle. Livia. Poi le scale, veloce, a scendere. È tardi, ora di riprendere la vita di ogni giorno. Un primo giorno questo. Il primo di un nuovo lavoro.
Livia. Bel nome. Sorride Lucio. Chissà poi perché. La portinaia spazza le scale. Con un gesto imperioso della mano lo ferma.

-Passi di là che mi solleva di nuovo la polvere!-
Rompicoglioni! Si sposta sul gradino. Riprende a scendere. La donna lo guarda, scuotendo la testa. Poi guarda su, sospirando. Quando metterà la testa a posto quella? Possibile che non trovi un fidanzato, uno serio? Pensare che è pure bellina. Ehh queste giovani d’oggi.

In strada. Dove cazzo sarà la macchina? Un attimo di esitazione per ricordare. Che via sarà questa? Mi pare si debba andare a destra. Telecomando in mano. Tasto apertura porte. Un suono, alle spalle sembra. Torna indietro ed eccola li. Colpo di culo, nemmeno lontana.
Prima devo passare da casa. Ho bisogno della mia borsa. La doccia già fatta. Che poi…
Sul navigatore l’indirizzo di casa. Via, nel traffico caotico di una mattina feriale. Clacson, smadonnate, coglioni parcheggiati in doppia fila, madri con passeggino che insultano cafoni che non si fermano alle strisce. Solita routine, non ci si fa caso.

La macchina ha un odore diverso. Troppo lieve per capire che sia. Ma diverso.
Parcheggio, proprio sotto casa. Ascensore, via dentro veloce. Cambio di abiti, una spruzzatina di profumo, la giacca. Ora sono proprio nel ruolo. La borsa, non dimenticare la borsa cazzo. Senza questo sono spacciato.

Di nuovo in strada, di nuovo traffico. Ma quanto ci vuole ad arrivare?
Finalmente ci sono. Almeno qui il parcheggio è riservato. Comunque, la macchina ha un odore diverso. Lo pensa mentre slaccia la cintura di sicurezza, spegne l’auto e apre la portiera per scendere.
All’ingresso dell’edificio un uomo in divisa lo saluta militarmente. Lui sorride senza ricambiare e tira dritto. Sette scalini. Tanti lo separano dal pesante portone di legno. Sette scalini di pietra, consumati dai piedi di tutti coloro li hanno saliti o discesi.
Eccolo, deve essere lui. Il direttore della baracca. Il grande capo in persona. Magari grande no. Tarchiatello, piuttosto. Bassino e grassoccio, in effetti. Con un sorriso bonario, questo si.

- Buongiorno dottor Perotti! Che piacere averla con noi! - un’accoglienza calorosa, non me lo aspettavo. Devono essere ben nella merda.
- Dottor Anselmi il piacere è tutto mio mi creda! - . Questo lo vedremo.
- Venga, le faccio vedere il suo ufficio e la presento allo staff-
Ecco, decine di nomi da mandare a memoria, percorsi, laboratori. Lo stress di cambiare luogo di lavoro. Che brutta luce in questi corridoi. Che tristezza. Tutto sa di vecchio, stantio. È un laboratorio di medicina legale in fondo. Ma un po’ più di vita no? Meglio rassegnarsi, non siamo a CSI.

La mattina scorre, ormai si avvicina mezzogiorno. Ho fame cazzo, quasi quasi vado fuori a prendermi qualcosa.
- Dottore mi scusi, ci sarebbe un lavoro per lei-
Bene, lo rotture di coglioni arrivano sempre al momento giusto.
- Che tipo di lavoro-
- Un decesso diciamo sospetto-
- In che senso sospetto?-
- Non posso dirle nulla, ma se si reca sul luogo troverà chi le darà spiegazioni-
- Vabbè mi dia l’indirizzo-

Di nuovo fuori, di nuovo aria e luce naturale. Certo andare a parlare con un morto non è il massimo, ma sempre meglio che rimanere ad ammuffire in ufficio.
Dunque, navigatore, pronto e via. Però, bel quartiere! I notai si trattano bene.
Volanti della polizia, un gruppo di curioso di fronte al portone. Non ci si può sbagliare, il posto è questo.

Ecco, mi serve un parcheggio. Botta di culo, uno esce. Mettiamo il contrassegno, non si sa mai. Una multa il primo giorno anche no.
- Mi scusi, dove va?-
- A parlare con il morto-
- Ehhhh?-
- Sono il medico legale-
- Ahhh, mi scusi dottore, non l’avevo riconosciuta-
Ovvio coglione, non ci siamo mai visti!
- A che piano?-
- A che piano che?-
- Il morto appuntato, il morto!-
- Ah sì vero, mi scusi dottore. Quarto-

Ecco, occupato. Dai, sei giovane, fai le scale.
L’ascensore scende. Dentro una figura di donna. La guarda sparire mentre lui sale verso l'appartamento.
Non è difficile riconoscerlo. Sulla porta una targa in ottone, lucida, qualche traccia di Sidol nell'incavo delle lettere.
Studio notarile Pandolfi. Semplice ed efficace.
Dentro uomini in divisa, e i soliti RIS per i rilievi della polizia scientifica.

-Scusate, il cadavere dov'è?-
-Mi scusi, ma lei chi sarebbe?-
-Ha ragione, non mi sono presentato. Dottor Luciano Perotti, medico legale. Ho preso servizio solo oggi-
-benvenuto dottore! Direi che comincia bene. Comunque il morto è nel suo studio, terza porta a destra-
- Grazie-

Ecco Questo sì è un ufficio. Bello grande direi. Forse un po' opprimente con questi mobili scuri, ma una certa austerità e quasi d'obbligo nel luogo di lavoro di un notaio. A proposito, dove diavolo sarà il nostro amico?
Eccolo lì, seduto su una poltrona, le braccia penzoloni, rimani che fuoriescono dalla stoffa del lenzuolo che lo ricopre.
sposta un lembo per osservarlo meglio. Giovanile direi, anche se con un che di vecchio.
A un primo sguardo non si nota nulla di particolare. Nessun segno di colluttazione, ecchimosi, ferite da taglio. Di certo non e morto per un colpo di pistola.

-Il morto è il notaio Pandolfi?-
-Lui in persona dottore!-
-Giovane direi per essere titolare di un simile studio-
-Ma lo sa che non è il primo che me lo dice oggi? Anche l'ispettore ha fatto la stessa osservazione-
-Ah sì?-
-Già. Ma come ho detto il qui presente era un mastino. Uno che si è fatto da sé-
ricominciano i rilievi del caso. Temperatura, valutazione della rigidità, presenza di macchie cadaveriche. Le solite noie insomma.

Terminato, un giro perlustrativo della stanza. La laurea, l'abilitazione notarile, le stampe. Poche foto. L'unica con una donna lo vede a fianco di una anziana signora. Dovrebbe essere la madre. Per il resto uomini d'affari conosciuti, famiglie di spicco della città ritratte in giardini di dimore signorili. a parte l'anziana signora nessuna donna. Nemmeno una che possa far supporre un affetto. Possibile che fosse così solo? Oh era solo molto riservato? Strano comunque. In quale studio non si trovano foto di mogli, figli puoi da alcuni casi amanti?

Le dita scorrono sulle vetrine in cui, ordinati in modo impeccabile, fanno bella mostra di sé i faldoni con i nomi dei clienti. Ogni cosa impeccabile, ordinata. Su ogni faldone, scritto con lo stesso carattere, il nome del cliente.
Si gira verso il Pandolfi. Certo che eri un bel tipo. Uno come te che viene a morire in questo modo, del suo studio, è una bella presa per il culo! Tutta la tua precisione, il tuo essere metodico, alla fine non ti hanno salvato. Ma non ti sei mai sentito soffocare in questo mondo così ben costruito? So che non è bello ma mi viene da pensare che sei morto di noia...o di seghe. Vabbè dai, non sono affari miei ,scusa. Non è rispettoso e professionale, lo so. E poi non è a queste domande che mi risponderai durante l'autopsia.

C'è una cosa però in questo studio. Qualcosa che non riesco a definire bene. Direi che aleggia nell'aria. Sottile, persistente, l'ho percepita dal momento in cui ho messo piede qui dentro. Ecco, credo di aver capito. È un profumo. Non so perché l'ho notato, però non riesco a togliermelo dalla testa.
Basta, è ora che vada.

-Io ho finito. Dite pure al magistrato che può far rimuovere il cadavere e farmelo portare all'istituto di medicina legale-
-Va bene dottò-
- Ah, se l'ispettore dovesse chiedere qualcosa ditegli pure che gli farò avere il referto al più presto. Se però nel frattempo non rompe i coglioni mi farebbe cosa gradita-
- Riferirò dottò- Se conoscesse l'ispettore i coglioni se li farebbe rompere più che volentieri, mio caro dottò!

Di nuovo fuori, di nuovo le scale. Un passaggio veloce al bar vicino, un toast, una birra e per finire un caffè. Poi di nuovo la macchina, il traffico, le scale che conducono all'ingresso dell’Istituto di Medicina Legale e la luce cupa dei neon.
Una prima parte di relazione, prima di concludere la giornata in attesa del cadavere e dell'autopsia programmata per la mattina seguente.

Libero finalmente. La porta di casa si apre, l'odore familiare ritorna. Che mi avrà lasciato la signora per cena? Per fortuna mi hanno presentato… come si chiama?... Ah sì, Giuliana… perché sennò con i miei orari non so come avrei fatto a tenere a posto la casa e prepararmi cena. Mica posso sempre andare a mangiare fuori!
Mmmhh, lasagne! Se continua così mi farà ingrassare. Un pò di telegiornale mentre si fa cena. Eccolo lì, il nostro Pandolfi! ne parlano perfino in televisione. Doveva proprio essere qualcuno di importante. Ma, quella li, quella che esce dal portone di corsa. Perché ho l'impressione di averla già vista?

Non importa. Mi sa che farò una doccia e me ne andrò a dormire.

L'acqua calda inizia a scorrere. Uno ad uno gli abiti cadono a terra. Lucio entra nella cascata che piacevolmente gli accarezza la pelle. Sempre una bella sensazione, non c'è che dire. Il docciaschiuma produce il suo effetto benefico, poco per volta le tensioni si sciolgono. Le mani scivolano sul corpo, lo accarezzano destando il desiderio di mani che non sono le sue. Un pensiero, meglio un'immagine, prepotentemente si affaccia alla mente di Lucio. Un corpo di donna. La donna che questa mattina lo ha svegliato nel mezzo di un magnifico sogno. Ricorda bene la forma di quei seni che parevano guardarlo con i loro occhi pungenti. Il suo corpo nudo è rimasto impresso, quasi una fotografia nella sua mente. Presto l'effetto di quella visione inizia a palesarsi. Il membro si gonfia, riprendendo la forma e la consistenza che aveva al mattino, ineluttabile segno del desiderio che il sogno aveva destato. Ora nulla può frenarlo dal dar sfogo a quel desiderio. Una mano insaponata scende a stringere La sua carne di uomo. Lenta si muove con movimenti alternati che strappano gemiti. Gli occhi restano chiusi a inseguire la visione. Lei che ingoia la sua asta, lui che lecca ogni goccia del suo piacere. Le dita che affondano nell’ intimità bollente di lei fino a sentirla fremere e gridare. Lei ancora, che lo accoglie assecondando le sue spinte profonde.

Percepisce chiaramente il gonfiarsi del suo membro ad ogni carezza, ad ogni nuova immagine che prepotente si affaccia alla mente. Il piacere lo invade come un liquido caldo. Un altro liquido, denso, bollente cerca la via per uscire. Attende un segnale, il potente contrarsi dei muscoli. Il ritmo aumenta, il respiro si fa affannoso, gemiti sempre più intensi escono dalla bocca di Lucio. Fino all'esplosione finale. Fino all' orgasmo.
Accompagnato dal suono dello sperma che colpisce le pareti della doccia e da un nome che, non più trattenuto, accompagna e sovrasta ogni cosa: Livia.


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