Uno squalo chiamato Mariagrazia - 1^ Parte

Scritto da , il 2021-03-31, genere dominazione

A 55 anni Mariagrazia era una donna arrivata al massimo della sua vita economica e sociale. Ricca quanto bastava per soddisfare i suoi capricci e con una posizione sociale invidiabile all'interno di varie associazioni.
Fisicamente se li portava bene i suoi anni, alta, sebbene in sovrappeso, occhi azzurri, capelli lunghi alle spalle ben curati e vestiti non troppo appariscenti, ma alla moda.
Non si faceva mancare niente, Mariagrazia, un bellissimo attico in centro, una casa al mare per l'estate e soprattutto amici giusti nei posti giusti.
Tutto quello che aveva ottenuto l'aveva non solo grazie a loro, ma per via del suo carattere forte e deciso. Tanto che nell'ambiente la chiamavano “lo squalo”, perchè come i pescecani che individuata la preda, gli girano intorno e aspettano il momento per azzannarla per non mollarla mai più.

L'unica cosa che le mancava da anni era un uomo. Rimasta vedova, aveva provato a frequentare e anche a convivere con qualcun altro, ma ogni volta non funzionava. Mariagrazia anche in amore era forte e autoritaria. Gli uomini dopo un po' se ne scappavano spaventati da quel suo carattere impossibile. Si doveva fare solo come diceva lei e basta. Non c'erano margini di discussione e nessuno poteva osare dir lei cosa fare e cosa no.
Mariagrazia amava troppo la sua indipendenza, la sua forza e con l'età, si sa, questa cosa si fa sempre più forte, per cui in breve tempo si rese conto che i rapporti alla pari non facevano più al caso suo.

Ma una cosa le mancava del maschio, una cosa che, nonostante si approssimasse la menopausa, ancora cercava e voleva fortemente: il cazzo. Ma un cazzo a sua totale disposizione, che fosse sottomesso solo e soltanto alle sue regole. Possibilmente giovane e prestante, che dipendesse in tutto e per tutto totalmente da lei. Quindi l'ideale era uno squattrinato, un precario o, meglio ancora, disoccupato. Uno, insomma, che anche per avere i soldi per un caffè era costretto a supplicarla. L'importante però sia uno di quelli che quando decidi di farti scopare è capace di farsene due o tre tranquillamente, per lasciarti tramortita sul letto.

Dunque, basta più coetanei o, peggio ancora, uomini più grandi spesso boriosi, pretenziosi, appiccicosi e in molti casi pure impotenti.
Non a caso trasecolava quando sentiva le sue amiche anelare di rapporti alla pari con uomini ricchi, forti, che dessero loro senso di protezione, di sicurezza.
Queste sono pazze – diceva fra se e se – a cinquantanni, alcune sessanta, ragionano ancora da veline. Io, alla mia età, di fare la badante ad un coetaneo o, peggio, ad uno più grande non ci penso nemmeno. Io ho tutto, casa, soldi e posizione. Sono io adesso che voglio essere servita e adorata da un bel giovane cazzuto!
Insomma, trovarne uno così fra la cerchia di frequentazioni che aveva era impossibile.

Allora Mariagrazia, quando proprio la fame di cazzo si faceva feroce, si rivolgeva ai gigolò . Giovani, belli, e prestanti. Cazzuti, appunto. Li pagava e loro la soddisfavano in qualsiasi cosa lei volesse. Ottimo. Il tipo di uomo che voleva lei. Il problema era che poi andavano via, mentre lei ne avrebbe voluto uno che rimanesse sempre a sua totale disposizione h24.
Così di sta cosa qui dei prostituti si stancò presto. Ma non si arrese. Il suo motto era sempre stato, la pazienza è la virtù dei forti. Motto che metteva in pratica, con successo, ogni volta che desiderava avere una cosa e che, anche per l'occasione, diede i suoi frutti nell'individuazione della persona giusta.

Così dopo lunghi e pazienti mesi di solitudine, Mariagrazia, come tutti i venerdì pomeriggio, immancabilmente, andava a rilassarsi in una Spa di lusso, dove dopo il percorso benessere fatto di idromassaggi, bagno turco, sauna, docce emozionali, the con le amiche, si chiudeva in uno dei privè per il massaggio rilassante finale.
Quella volta invece della solita Vanessa, si presentò come massaggiatore un bel giovane sorridente che si chiamava Dario che si presentò come un “omaggio” del signor Renato, il titolare della Spa, alle migliori clienti single.

Li per lì, Mariagrazia rimase basita. Oddio devo stare nuda alla mia età davanti un ragazzo così giovane – disse tra se e se mentre ricambiava il sorriso del ragazzo con uno di circostanza – la cosa mi imbarazza parecchio, Renato è impazzito?
Dario, capendo la situazione, la rassicurò, anche facendole quei complimenti giusti che piacciono tanto alle donne non più giovanissime, e la pregò di lasciarlo lavorare in quanto si riteneva molto professionale, discreto, assicurandola che sarebbe rimasta molto soddisfatta.

Mariagrazia, dopo qualche tentennamento, cedette. In fondo è un bel ragazzo – pensò – perché no? Così si tolse l’accappatoio e si distese prona seminuda sul lettino.
Dario, ungendosi le mani con l’olio profumato, iniziò il massaggio dai piedi.
“Ha anche dei piedi bellissimi signora” le disse.
Mariagrazia, alzando la testa e voltandosi verso di lui, gli sorrise in segno di ringraziamento, poi si rimise giù cercando di rilassarsi. Il massaggio intanto, con una dolcezza inesorabile, passò per le gambe, le cosce, i glutei e via via lungo la colonna vertebrale, il collo le scapole.

Era bravo Dario, bravo davvero. Mani d'oro e molto garbato. Infatti quando venne il momento di girasi supina, Dario, voltandosi dall'altro lato per rispettare il suo pudore, le fece indossare slip e reggiseno, così riprese il massaggio, stavolta iniziando dalle tempie per poi scendere sul collo, passare al torace, sfiorandole il seno più volte per arrivare all'inguine, all'interno delle cosce, le gambe per intero e tornare ai piedi, dove manipolò con estrema dolcezza una ad una le dita e le piante assieme ai talloni.

Mentre le mani di Dario scorrevano dolcissime sulla sua pelle, Mariagrazia iniziò a sentire qualcosa di piacevole che piano piano andava crescendo, totalmente diverso da quello che provava con Vanessa. Qualcosa che da anni non provava più, ma che non si dimentica mai. Era eccitazione erotica. Si, aveva auto le mani addosso di qualche giovane gigolò, ma non era uguale. Per nulla. Quello che gli stava facendo Dario era di una goduria da rischiare di farle perdere i freni inibitori.
Iniziò a non sentire più imbarazzo e pudore nell'essere mezza nuda davanti a quel bel giovane, anzi dentro di se avrebbe voluto che il ragazzo osasse di più. Che invece di mettere gli slip sulla fica, che nel frattempo era tutta bagnata, avrebbe voluto ci avesse messo quelle sue mani d'oro per massaggiargli il clitoride fino a farla godere.

Poi la fine del massaggio la riportò alla realtà ed al contegno. Mariagrazia si ricompose, sebbene un po' contrariata che quella goduria fosse finita troppo velocemente, fece i complimenti a Dario che le rispose con un sorridente “Grazie signora...sempre a sua totale disposizione tutte le volte che lo vorrà” da farle risalire l'eccitazione, e tornò a casa.
Per giorni Mariagrazia non faceva altro che pensare a Dario, al suo massaggio a quelle mani sul suo corpo. Tanto che, non solo non vedeva l'ora fosse di nuovo venerdì, ma le sere a letto o quando faceva il bagno, sentiva il bisogno di masturbarsi pensando a lui. Così iniziò a realizzare che la persona che cercava fosse proprio lui, Dario.

Quindi il venerdì successivo “lo squalo”, odorata la preda, si mise in azione. Al chiuso del privè stesa sul lettino, Mariagrazia, con molto tatto, iniziò a sottoporre Dario, mentre la massaggiava, ad una sorta di interrogatorio. E venne a sapere che aveva 25 anni, era immigrato dal sud, che era un single che viveva solo in affitto in un monolocale di proprietà del titolare, che aveva un contratto precario e non si sapeva ancora se Renato glielo rinnovava o meno. Insomma ebbe la prova definitiva che l'uomo della sua vita era lui. Doveva essere lui! Ad ogni costo.

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