Black Sabbath - Il sangue della vergine

Scritto da , il 2020-12-14, genere saffico

Il chiarore che si inizia a intravedere verso nord est,rompe l'ombra scura delle alte fronde sopra di noi, indica che ci stiamo avvicinando al limitare della foresta, alcuni segnali sono almeno un paio di ore che li abbiamo percepiti.
Esbat, il grosso lupo addomesticato ci precede di qualche metro, annusa l’aria, ogni tanto si sofferma e muove le sue orecchie tese, con dei rapidi movimenti della coda, ci comunica le sue percezioni.
Ad intervalli cadenzati, arrivano i richiami di Yule, la nostra guida al di sopra degli alberi, una femmina di falco che osserva dall’alto e che ormai deve aver visto la radura che si apre di fronte a noi, ha cambiato la tonalità del suo grido, ora è più stridulo, inizia a pregustare l’emozione di quando ci vedrà apparire e verrà a posarsi sulla mia spalla, lei è la mia guida, ma io sono la sua padrona.
Sono due giorni che camminiamo nel cuore dell’enorme mondo fatto di fitta vegetazione, dove viviamo e ci nascondiamo dal resto del mondo.
Dobbiamo raggiungere il nostro tempio, dove ci attendono tutte le altre sacerdotesse, per Beltane, la festa del Dio e della Dea, che coincide dopo moltissimi anni, con la luna piena.
Per una delle vergini prescelte,quella che sarà anche mestruata, ci sarà il grande evento, lei sarà la nuova custode del grande ciclo, la grande madre, l’incarnazione della Dea sulla terra.
Sento Armida che sta rallentando dietro di me, Esbat si è fermato, si accorge sempre quando c’è qualche cambiamento nei movimenti della sua padrona.
Mi volto e vedo che sta trafficando nella sacca che tiene a tracolla, estrae un pezzo di carne secca, mi osserva,
“Lo so siamo quasi arrivate al limitare della foresta, ma ora ho fame, se non mangio qualcosa non potrò fare un altro passo oltre.”
Anche Esbat si presenta e ci guarda, Armida ci tira altri due pezzi di carne, lui lo afferra al volo con le sue mascelle letali, io lo prendo con una mano e inizio a masticare piano.
Ci sediamo tra le felci, anche Yule si è accorta che ci siamo fermati, con un paio di richiami mi comunica che si è appoggiata su di uno degli alti rami sopra di noi, attenderà la nostra ripartenza.
Mentre mastico osservo Armida, il suo enorme cesto di capelli rossi che ha legato in una lunga coda, indossa un vestito di pelle di daino, tenuto legato da strisce di cuoio, i suoi occhi neri mi scrutano, sento la sua voglia di giacere che reprime da quando la vecchia messaggera è venuta al nostro rifugio nella foresta.
Esbat e Yule ci avevano avvertite del suo arrivo, ci doveva avvisare dell’evento straordinario che si sarebbe inserito nel Beltane, avremmo dovuto preservare tutte le energie sessuali per il culmine della cerimonia,
quando la Dea si incarnerà nella vergine mestruata.
La radura si è aperta ai nostri occhi, ci ripariamo dalla luce forte che il sole emana, per qualche minuto restiamo come accecate, Yule ci ha subito avvistate, la vedo che compie alcuni larghi giri, ho preparato la striscia di cuoio e legno sulla mia spalla destra, inizia una lunga planata e con un movimento preciso, si posa sul trespolo, che afferra con i suoi artigli poderosi.
Mi strofina il capo su si una guancia, Esbat l’annusa e sbatte la coda, dopo quasi tre giorni rivede la sua amica.
Troviamo un ruscello fresco e limpido, lo dovremo risalire per un paio di ore, poi quando arriveremo alla cascata saremo giunte a destinazione.
Il muro d’acqua precipita per qualche metro, in una insenatura, formando un piccolo lago, da cui riparte il ruscello che abbiamo costeggiato.
Seguiamo un sentiero tra le pietre e i massi, costeggia la riva, poi sembra finire, ma continuando verso la cascata, si insinua dietro ad essa, e compare l’apertura di una specie di galleria, che percorriamo per qualche minuto.
In fondo si intravede un bagliore, che quando raggiungiamo, si apre in una grande caverna, sulla cima della cui volta c’è un apertura da cui filtra la giusta luce.
La percorriamo fino in fondo, passando accanto al grosso altare delle cerimonie, un masso bianco, con sopra un tavolo di legno scuro, un baldacchino e un trono.
Dietro all’altare una grotta più piccola è illuminata da delle torce conficcate nella parete, in mezzo un lungo tavolo circondato da sgabelli e panche, ai lati molti giacigli riparati da spesse tende di canapa, sono il posto dove le sacerdotesse trovano il riposo.
Una figura alta e decisa si fa incontro, è la gran madre, la custode della tradizione, la reincarnazione della Dea.
Ha dei lunghi capelli color argento, una lunga tunica chiara che la copre fino ai piedi, il corpo è tonico, le braccia muscolose.
“Armida e Adele, come sempre siete le prime ad arrivare all’appuntamento,le vostre guide vi conducono con precisione, questa volta sapete sarà un evento molto importante, la Dea forse ha scelto colei che continuerà la mia missione”.
Ci abbraccia entrambe, emana forza e decisione,
“la gran custode delle vergini giungerà questa sera con la scorta delle guerriere, domani le laveremo nel laghetto sacro, e colei che sarà mestruata, diventerà la prossima gran madre.”
“c’è anche una bella notizia per voi due”.
La guardo con curiosità e un po’ di ansia.
Armida mi pizzica un braccio, è molto refrattaria alle novità, anche se piacevoli.
“due delle vergini, hanno manifestato attitudine alla simbiosi con i lupi e i falchi”.
“Ve ne dovrete fare carico, le porterete con voi e, nelle prossime ventisei lune, dovranno essere addestrate, pronte per fare le sentinelle e le guide”.
“Armida a te non dispiace vero”?
“Certo che no Gran Madre, finalmente potrò giacere con una figlia dei lupi, e tenere un po’ lontano da me, questa noiosa addestratrice di rapaci”.
Come al solito ridiamo di gusto, per le battute di Armida, so benissimo che senza di me morirebbe di dolore,forse più di quello che proverà quando le verrà a mancare Esbat.
Ci dirigiamo nel fondo della grotta, mentre la Gran Madre prende posto nel suo alloggio.
Vogliamo riposare, Armida si corica sul suo giaciglio, Esbat le si colloca al fianco, il suo compito è vegliarla, soprattutto quando dorme.
Yule, resta sul suo trespolo, docile, la colloco in alto, su di un tronco predisposto, prendo un bel pezzo di carne secca che afferra con il becco poderoso, poi mi lascio cadere sul materasso di iuta, pieno di foglie secche, e cado addormentata.
Mi risvegliano le risate e il brusio di una moltitudine di donne, che nella volta della grotta riverberano, e si amplificano, creando una specie di frastuono.
Armida si è alzata e con lei è sparito anche Esbat, scosto la spessa tenda che ci ripara, e le vedo, le vestali e le sacerdotesse, le guerriere, le esploratrici e le sentinelle, sono tutte radunate, pronte per le notti di e giorni di cerimonie e feste, che ci separano dal matrimonio della dea, e dalla sua prossima reincarnazione.
Mi tolgo il vestito, pelle di cervo e di coniglio cucite, prendo dalla sacca il leggero saio bianco, e mi incammino verso il lago sacro, dove farò il bagno purificatore, e poi sarò anche io pronta per iniziare.
Mi lavo ogni parte del corpo, tengo stretta la zona sacra del piacere, poi da una boccetta estraggo un palmo di olio afrodisiaco, e mi cospargo le mammelle, le cosce, la zona sacra, il ventre.
Indosso il saio bianco e mi vado a sedere al lungo tavolo del baccanale, vicino ad Armida, che mi stava aspettando, tutte le coppie si sono schierate in base al proprio ruolo, noi siamo le guide ammaestratrici, con le guerriere ci spetta la zona più prossima al trono della gran sacerdotessa.
Le servitrici iniziano a portare le cibarie e le bevande, le cacciatrici hanno rifornito la mensa di daini e cinghiali, le cercatrici, bacche frutti e radici.
Un liquido forte, sicuramente afrodisiaco e divinatorio, ci toglierà ogni remora e pudore, tra non molto inizierà la grande orgia, poi comparirà la vergine, solo dopo che la gran sacerdotessa l’avrà deflorata con il palo sacro, berremo tutte il suo sangue, lo mischieremo ai nostri umori, saremo un entità sola con la dea,
il nostro potere si potrà perpetuare.
La vergine mestruata è una splendida amazzone dalla pelle scura, i capelli lunghi e neri le arrivano fino alle natiche, due vestali la conducono per mano, con un unguento speciale le hanno tolto ogni traccia di pelo.
La fanno salire sul grosso tavolo sopra al masso bianco, le custodi del sacro fuoco hanno acceso un enorme falò in mezzo alla caverna, la luce rossastra si riverbera sulle pareti.
Si sdraia sul candido lenzuolo dal trono sotto al baldacchino scende la gran madre, indossa tenuto da strisce di cuoio legate in vita, il sacro palo, tutte abbiamo bevuto la pozione magica, siamo pronte per l’estasi collettiva.
L’unico rumore è quello del crepitare del fuoco, quando l’urlo della vergine, nel preciso istante in cui la Gran Madre le dona la forza del Dio, dà il via al grande matrimonio della Dea, tutte ci disseteremo con il suo sangue.
Con Armida siamo state le prime ad arrivare, e saremo le prime a bere.
Salgo sul masso bianco e mi avvicino, La Gran Madre mi prende per i capelli, e mi spinge la bocca verso la zona sacra, sento il sapore del sangue, la nuova incarnazione della Dea mi accarezza e per un attimo ci fissiamo, mi alzo e vedo Armida, ripetere la stessa operazione, la vedo indugiare con il volto affondato tra quelle cosce affusolate, poi scendiamo dal masso bianco, e mentre inizia la lunga processione che durerà tutta la notte, ci sdraiamo vicino al sacro fuoco, e iniziamo a liberare tutte le energie che abbiamo preservato, in attesa del grande evento.
Sento il sapore del sangue mentre ci baciamo, Armida ha troppo a lungo trattenuto il bisogno, percepisco la sua energia fuoriuscire, mentre ci procuriamo il sommo piacere.
Ci siamo liberate del bianco saio, i nostri seni sono roventi, l’olio con cui ce li siamo cosparsi ha un sapore acre, lo stesso che sento quando ci baciamo la sacra zona del piacere.
Continueremo fino a quando non resteremo stremate, tutta la nostra energia verrà incanalata, assorbita dalla Dea, trasferita a chi ci dovrà guidare, perpetuare per sempre il grande ciclo.
Come sempre siamo state tra le ultime crollare.
Soltanto alcune guerriere hanno resistito ancora, ma loro preservano l’energia per tutto il tempo, la devono conservare per essere pronte e agguerrite, ne hanno una riserva infinita.
Solo dopo che le ultime hanno consumato, la grande custode, ha spento il sacro fuoco, il matrimonio si è celebrato, tutte abbiamo riposato.
Beltane è finita, Armida è pronta, indossa il suo vestito di daino, Esbat le si è accucciato al fianco, Yule è già volata sulla cima di un grosso ramo, siamo in una piccola radura a fianco del laghetto sacro.
La Gran Madre ci raggiunge, ha per mano le nostre due allieve, una è vestita come Armida, l’altra ha un lungo abito di cervo e coniglio, sarà la mia protetta.
Tra ventisei lune, avranno un falco e un lupo, saranno pronte per essere autonome e indipendenti, non saremo più le sole ad essere guide e ammaestratrici.


Il seguito alla prossima puntata.

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