Regalo per Yuko

Scritto da , il 2020-11-20, genere pulp

Chiedo scusa, qui non c'è niente di erotico.
E' che Yuko si interessa di fantascienza e astronomia, allora volevo fargli leggere una cosa che ho in lavorazione.


Emilio Reinas fluttuava in una luce infinita, perfettamente rilassato, luce e aria, attraversata da una vibrazione, come una musica proveniente da lontano, tutt'attorno.
Il quarto preludio di Sostakovic, forse.
Aveva un bicchiere da cui sorbiva della birra, fatta con una graminacea nativa della colonia Mileto, 452 parsec dalla terra, sul bordo della nebulosa di Gum.
O come qualcuno aveva detto in termini più poetici: un gioiello trasportato sulla poppa della nave Argo, che sembra tornare da un viaggio oltre la frontiera dello spazio conosciuto.

Stava bene. Sapeva di avere una missione, delle responsabilità, ma non intendeva andarle a cercare, era contento del suo riposo e di non avere limiti attorno.
Naturalmente furono le responsabilità a cercare lui.

" ATTENZIONE: NAVE IN PRE-ALLARME. POSTI DI COMBATTIMENTO. L'AMMIRAGLIO REINAS E' RICHIESTO IN SALA TATTICA... ATTENZIONE: NAVE IN PRE-ALLARME.. "
L'alone luminoso si spense e si trovò nuovamente a fissare il soffitto color salmone del circolo ufficiali. Era steso su di un sedile flessibile recinato, verde, di fianco aveva una colonnina rotonda su cui posò il bicchiere.
Il barista di turno, Raul, quello coi baffi, fissava da dietro al suo banco, asciugando intanto i bicchieri con un canovaccio immacolato.

" POSTI DI COMBATTIMENTO.. L'AMMIRAGLIO REINAS E' RICHIESTO IN SALA TATTICA.. "

" Raul, senti, chiama la Tattica, digli che arrivo e che la finiscano di smaronare. "

Senza aspettarsi una risposta si alzò, e a passi rapidi superò la porta automatica dai vetri smerigliati, che si apriva sul ponte principale.
La Collinder, dal nome dell'astronomo che aveva catalogato l'Ammasso Aperto CR 173, in cui il pianeta abitabile Mileto si trovava, era una portaerei leggera. Esistevano nello spazio umano astronavi di tonnellaggio molto superiore, ma comunque le dimensioni della Collinder erano rispettabili, il solo ponte principale era lungo quattro chilometri, e nel mezzo del corridoio centrale era installata una monorotaia a vagoncini perchè l'equipaggio potesse spostarsi rapidamente. Un vagoncino ogni tre minuti ad ogni fermata, come quelli delle montagne russe, ogni scomparto poteva ospitare due persone.
Uno era appunto arrivato mentre lui usciva, già affollato di giovani sottufficiali e piloti, la squadra spaziale miletana era nata da poco e l'età media era bassa a tutti i livelli.
L'ammiraglio era l'unico in tutte le cinque navi ad avere i capelli bianchi, e non era neppure nativo della colonia, ma aveva accettato un contratto privato col governo.
Al suo arrivo tutti si misero sull'attenti, gli fu ceduto lo scomparto di testa, al battere dei trenta secondi il vagoncino ripartì con una brusca accelerazione, che avrebbe forse spaventato dei civili, ma non degli spaziali come loro, già abituati a ben altro.
Tutto il corridoio del ponte principale sembrava una stazione della metropolitana, o un centro commerciale. In alto una volta continua a botte, smaltata di bianco e con dei rilievi a ragnatela, sui lati i marciapiedi e le porte smerigliate a brevi intervalli, i marinai in divisa che andavano e venivano con passi affrettati, mentre al centro correvano velocissimi i convogli su rotaia. Ma non c'erano mai incidenti, perchè Didima ( D.D.M.AI ), l'Intelligenza Artificiale della nave, sorvegliava senza sosta il traffico.
Reinas più che un ammiraglio si sentiva come un insegnante in gita con la scolaresca; i ragazzi dietro di lui non superavano i venticinque anni, avevano chiome folte ed entusiasmo, parlavano ad alta voce, i piloti speravano che l'allarme venisse confermato e finalmente potessero guidare in una azione le loro macchine tuonanti.
Non avevano paura, alla fine dovevano solo intercettare dei pirati, ma anche davanti a un nemico ben armato, ancora non avrebbero saputo avere paura.
E' quella una cosa che si impara solo dopo, e si conta solo in termini di camerati e amici perduti in battaglia, l'ammiraglio la conosceva, ma non avrebbe potuto spiegarla, nessuno può capirla prima di esserci passato.

La Tattica era davanti alla seconda fermata, scendendo a sinistra. Reinas uscì dal vagoncino tra i saluti militari, un ingegnere di sala macchine prese il suo posto, Didima intanto aveva verificato la sua identità in base a centinaia di parametri, e gli aveva aperto la porta.

La Collinder, progettata per essere il perno di una squadra navale, aveva due centri nevralgici, distanziati in modo che non potessero essere messi fuori uso da un solo colpo fortunato.
Uno era il ponte comando, il regno del capitano Eukaridis, che prendeva tutte le decisioni riguardo la nave. L'altro era la Sala Tattica, il regno dell'ammiraglio, da cui si dirigevano le azioni di tutta la squadra.
La sala era spoglia, un solo tavolone al centro, saldato al pavimento, numerosi strumenti di comunicazione ai due lati, operati da otto sottufficiali, un grande schermo olografico davanti.

Lo schermo era riempito dal disco nero e roccioso del pianeta Zagro, disabitato tranne che per un piccolo complesso minerario e una stazione orbitante. Stagliate sullo sfondo del pianeta, le cinque navi della prima e per il momento unica squadra navale Miletana, in agguato dietro la sua massa. I due aiutanti di Reinas erano sull'attenti sotto l'ologramma.

" Riposo. Datemi la situazione ! "

" La stazione orbitante Astrid ha avvistato un singolo vascello proveniente dall'esterno. " - rispose l'aiutante Fleury - " E' ancora troppo lontano per poter distinguere la forma, però dalla massa potrebbe essere un mercantile di classe Anaconda. Forse si tratta di un onesto trafficante, ma sappiamo che almeno quattro esemplari modificati sono in possesso di pirati. Di sicuro non ha risposto alle richieste di identificarsi. "
Detto questo, Fleury tacque e toccò all'altro aiutante fare rapporto.

" Sembra che Astrid abbia dei guasti alla strumentazione. Il loro spettroscopio non è riuscito a riconoscere i materiali di cui è fatta quella nave, e anche la rilevazione delle onde di gravità ha dato risultati senza senso.
Poco fa ci hanno chiesto delle specifiche sulla composizione dei nostri scafi, per tarare nuovamente i loro strumenti e fare un altro tentativo al prossimo passaggio. "

" Signor Dalla Vedova " - disse l'ammiraglio al secondo aiutante - " Abbiamo segreti militari a bordo ? "

" Signore. Direi di no. A quest'ora i servizi segreti delle Colonie Antiche sapranno già tutto delle nostre navi, compreso cosa avremo a cena stasera. Non penso ci siano pericoli. "

" Allora dategli le informazioni che hanno chiesto. Intanto si mantenga lo stato di preallarme, e se non c'è altro ci aggiorneremo tra quattro ore da adesso. "


Anche Silvio Carlucci, Amministratore Delegato della stazione orbitale Astrid e della miniera di uranio sul pianeta, stava discutendo della strumentazione col suo capo ingegnere.
Erano sotto la torre di controllo, nella saletta di riposo, cioè uno sgabuzzino dalle pareti di alluminio contenente soltanto una macchina del caffè, che detraeva il costo delle bevande direttamente dagli stipendi.
Il direttore era magro con le spalle sporgenti, nonostante l'età i capelli erano ancora neri e aveva il vezzo di tenerli lunghi, viso rettangolare con un gran naso a tubero in mezzo. Non era bello, ma sapeva che il capo non ha bisogno di esserlo. E li non esistevano dubbi su chi comandasse.

" Tra un'ora avremo ancora il nuovo arrivato nel nostro orizzonte. A che punto siete con lo spettroscopio ? "

L'ingegnere buttò giù il suo caffè prima di rispondere.
" A parte che ne abbiamo più di uno, e non posso credere che si siano rotti tutti e il gravitometro assieme a loro. Ma comunque abbiamo revisionato tutto da capo e sono come nuovi. "

" E perchè non avrebbero funzionato se non erano rotti ? "

" Per me se c'è un guasto deve essere il computer cui sono tutti collegati. E piccole disfunzioni come questa potrebbero essere il primo sintomo di una intrusione. Vede, anche se fossero davvero pirati, a me fa strano che non rispondano alle nostre chiamate. Ma se stessero usando la nostra onda portante per risalire a una porta IP , si spiegherebbe. "

" Mi scusi io non sono un tecnico, ma non sono troppo distanti ? L'ultima volta erano a venti minuti luce. E' possibile una cosa del genere ? "

" Tecnicamente impossibile, signor direttore ! Ma nella realtà uno non sa mai di cosa sia capace certa gente. Io per sicurezza ho messo in straordinario i miei programmatori migliori. Due li ho mandati in realtà virtuale a pattugliare la nostra matrice, gli altri stanno passando al pettine i nodi del sistema, uno a uno. Se c'è un guasto lo troveremo e lo ripareremo in tempo. "

Silvio rimase un attimo zitto a pensare.
" Se entrassero potrebbero anche raggiungere l'archivio delle comunicazioni con la sede centrale ? Verrebbero a sapere che abbiamo una compagnia di Marines miletani nascosta a bordo e le navi in agguato. "

" In realtà l'archivio è nel nodo più interno. Non potrebbero arrivarci subito. "

" Come diceva lei, ingegnere, non si sa mai. Visto che al momento non abbiamo bisogno di emettere documenti, per essere sicuri, disconnetta l'archivio dalla matrice. "

Il capo ingegnere assentì e torno a seguire i lavori della sua gente. Silvio con la sua tessera personale comprò dalla macchinetta una dose di latte condensato, da succhiare mentre tornava al suo ufficio.
Conosceva ogni particolare di ogni corridoio che attraversava, ogni piastrella. Erano dieci anni che viveva dentro Astrid senza prendersi una vacanza.
Perchè ? In parte perchè li era il capo, e il capo non ha bisogno di essere bello per piacere. E in parte perchè aveva pochi risparmi per una vacanza. Quasi tutto il suo notevole stipendio lo spendeva in azioni della Krall&Sakamoto, i proprietari della stazione. Così facendo, un poco alla volta, diventava lui stesso proprietario, oltre che amministratore.

Per quanto serio e prosaico sembrasse, aveva nel cuore un sogno: ingrandire Astrid fino a farne una colonia vera e propria. Non sarebbe neppure stata la prima a nascere in quella maniera.
E forse un giorno, quella piccola stazione di frontiera sull'orlo dello spazio inesplorato, sarebbe diventata la base di partenza per una nuova ondata di esplorazioni. Gente futura che avrebbe superato la nebulosa di Gum, si sarebbe lasciata alle spalle l'ammasso CR 173 e avrebbe raggiunto la biforcazione. Ultima tappa prima che la traversa di Orione confluisca nel braccio di Perseo.

Poco prima dell'ufficio c'era sulla destra una nicchia con una scala che scendeva. Gradini alti e corti di plastica dura, di un blu lattiginoso illuminato dall'interno, come a volte se ne vedono nelle piscine.
Il Carlucci, col tubetto di condensato ancora in bocca, scese con decisione improvvisa, attraversando a metà scala una paratia automatica, che si sarebbe chiusa ermeticamente in caso di fuga d'aria.
Sotto, non era proprio come una piscina, era come trovarsi in una vasca piena di stelle.
Nelle stazioni orbitanti vecchio modello, dove la gravità è simulata dalla forza centrifuga, come dentro una enorme ruota per i criceti, quello che si percepisce come il basso è anche l'esterno.
Camminava in effetti sopra una delle grandi finestre panoramiche aperte lungo la circonferenza dell'anello, vetri dello spessore di due metri su tre lati, ma perfettamente trasparenti. Era come essere parte del cielo stellato.
Non era mai stato sulla Terra, in quanto non correva buon sangue tra Terrestri e Coloniali, ma conosceva le foto del suo cielo, il primo che gli uomini avessero mai visto.
Era poca cosa rispetto a quel che stava vedendo lui,
Li non c'era una atmosfera a disturbare la luce, e almeno una ottantina di stelle si trovavano nel raggio di soli dieci parsec, tra cui Mileto stessa, distante appena sei anni luce.
Apparivano grandi, luminose, alcune avevano delle code come le comete, a causa del soffio proveniente da Regor, la stella regina di quella regione.
Quelle code sembravano tutte indicare un punto alle spalle di Silvio, verso la luce tenue di Canopus e il filamento rosso di HH 46/47, ma lui procedeva verso la fine della galleria panoramica e guardava in avanti la grande stella Naos, che nonostante la maggiore distanza aveva la stessa magnitudine di Vega vista dalla Terra.

Gli esploratori che un giorno fossero arrivati a quell'addensamento, dove la traversa di Orione si getta nel gran fiume di stelle del braccio principale, loro si che avrebbero saputo cosa è un cielo stellato.
Lui non ci sarebbe stato. Anche se l'aspettativa di vita aveva raggiunto i centoquarant'anni, lui sapeva che ci sarebbe voluto di più, non avrebbe visto la pianta fiorire, ma sarebbe comunque stato lui a gettare il seme.
Facendo di Astrid una colonia indipendente, capace di riparare le navi dei pionieri, di essere l'ultimo porto accogliente per tutti quelli che avessero voluto volgere la prua verso l'ignoto.

All'improvviso le stelle scomparirono in una luce dorata che illuminava a giorno la galleria panoramica, e il vetro automaticamente si polarizzò per compensare.
La rapida rotazione aveva rivolto la finestra verso una nuova scena, dominata dal disco nero ossidiana di Zagro, attorno cui Astrid orbitava. Sopra a Zagro sorgeva il suo sole Icaro, stella di tipo K non meno luminosa del sole terrestre. Ancora, sopra al disco dorato di Icaro, sorgeva un minuscolo, ma irriducibile disco azzurro, la supergigante Regor, il cuore dell'ammasso delle Vele.

Silvio si fermò a passare una mano sulla vetrata, la luce spietata metteva in evidenza la polvere e i graffi. Prima di immaginare un futuro glorioso si doveva tenere in piedi quel che già esisteva, avrebbe ordinato un ciclo di manutenzioni, appena quei noiosi miletani si fossero decisi a togliere il disturbo. E questo lo riportava all'affare corrente, il loro nuovo ospite era ancora nascosto dietro la curva del pianeta, ma ancora per poco.


Sulla Collinder, quattro ore dopo il primo rapporto, l'ammiraglio Reinas era nuovamente seduto al tavolo della sala tattica.
L'intera superficie del tavolo era uno schermo a tocco, su cui lampeggiavano rapporti, mappe che riprendevano in piccolo le immagini già visibili sullo schermo a parete, e un riquadro che contava gli ultimi secondi mancanti al contatto radio con la stazione orbitante.
Installare dei satelliti per avere un ponte radio permanente sarebbe stato cosa da nulla, ma si temeva che qualche pirata perspicace capisse a cosa servivano. Così ci si accontentava di quella situazione, con le comunicazioni che andavano e venivano ogni due ore.
I due aiutanti sedevano al tavolo con lui, silenziosi, ma circondati dal chiacchiericcio degli addetti radio, che continuamente rispondevano a dispacci provenienti dalle unità della squadra.
Finalmente il cronometro toccò lo zero e la comunicazione in arrivo venne passata sullo schermo grande.

C'erano il capitano Sabahat Akkiraz, comandante della terza compagnia, primo e unico battaglione Fanteria Spaziale miletana, e un coso brutto che doveva essere il responsabile della stazione e titolare dell'ufficio che si vedeva alle loro spalle. Dalle ghigne era chiaro, anche prima di sentirli, che le notizie non erano quelle attese.

" Signor Ammiraglio. Come richiesto, tutti i rilevatori della stazione sono stati revisionati e abbiamo potuto esaminare nuovamente la nave sconosciuta. Il risultato però è stato identico al precedente: le linee della spettrografia non corrispondono a nessun materiale o elemento conosciuto. Il gravitometro anche ha dato la stessa lettura inconsueta, e qui devo aggiungere che, secondo uno degli ingegneri, quella nave potrebbe usare impulsi gravitazionali come propulsione. Sarebbe una cosa mai vista. "

L'aiutante Fleury saltò su senza chiedere il permesso di parlare : " Sono diretti verso di noi ? "

" Signore, no. " - rispose il capitano dalla stazione - " Si muovono lateralmente a una distanza costante da Icaro, che in verità è quel che farebbe un esploratore per mappare un sistema sconosciuto. E al momento non abbiamo ricevuto comunicazioni da loro. "

" Grazie signor Akkiraz. " - disse l'ammiraglio con calma - " Attendiamo il vostro prossimo rapporto tra quattro ore. "

Il comandante dei marines salutò militarmente mentre la comunicazione veniva chiusa. Reinas e i suoi aiutanti rimasero a guardarsi tra loro.

" Ma che è quel coso. Una nave sperimentale delle Colonie Antiche forse ? Oppure.. "

" Oppure.. " Fece eco il Dalla Vedova.

Nessuno aveva il coraggio di completare la frase.
I Coloniali avevano già esplorato più di metà della traversa di Orione, diramandosi in tutte le direzioni dalla Terra nativa, avevano toccato e rivendicato centinaia di stelle, era opinione diffusa che prima o poi doveva succedere. L'incontro con alieni intelligenti. Era però difficile credere che proprio a loro dovesse capitare quell'onore, a una piccola spedizione militare priva degli equipaggiamenti e competenze necessari per tentare un primo contatto. E questi parevano dotati di tecnologie avanzate, oltretutto.

" Non possiamo fare finta di nulla. " - disse Reinas - " Mi rendo conto dei rischi, ma bisogna verificare. La Kopis è la nostra nave più veloce, dovrà intercettare l'oggetto sconosciuto e trasmetterci una visuale ravvicinata. Per la trasmissione bisognerà mettere subito in posizione i satelliti di comunicazione a laser millimetrici, non è più tempo di nascondersi. Il resto della squadra rimarrà comunque al riparo nella posizione attuale. Voglio anche due squadriglie di caccia pronte al decollo in qualunque istante. Per il resto, speriamo di non andare a finire dentro una guerra. "





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