Amsterdam - Due per due

Scritto da , il 2020-09-21, genere etero

L’avrei saputo solo più tardi, a cose fatte, ma questo Wim nonostante abiti ad Haarlem è un vero "amsterdammer": 28 anni, tipico "agente immobiliare", il che significa da quelle parti che ha due casette - probabilmente ereditate - che affitta su Airbnb. Complessivamente un bel fico, non posso che congratularmi con Debbie per l'acchiappo. Alto, con i capelli un po' scuri, un modo di fare di chi è sicuro di sé. Solo a guardarlo ripenso a ciò che è successo non più di mezz'ora fa con quel ragazzo, Robin, quello che ci è mancato tanto così che me lo mettesse nel culo. Il mio ormone deve essere scattato come un centometrista, perché di colpo non ho nessun dubbio che anche con lui direi di sì a qualsiasi cosa mi chiedesse. Mi riscopro agitata e preda di ogni desiderio. Come questo mi si rifletta addosso non saprei, ma di certo non devo avere una faccia normale. Quindi, perfetto.

C’è qualcosa però nella reazione di lui che mi gela. Forse io e Debbie abbiamo dato per scontate troppe cose. Soprattutto non ci siamo chieste cosa possa pensare un tipo convinto di avere rimorchiato una troia deficiente e se ne ritrova davanti due. Forse pensa che siamo sì deficienti ma non così troie. Ed è possibile che i nostri piani siano diversi dai suoi.

Voglio dire, non ho idea se sia venuto al festival proprio con l'intenzione di tornarsene a casa in dolce e zoccoleggiante compagnia. Visto il tipo, deve essere una cosa che gli capita con una certa facilità. Basta incontrare la ragazza giusta e il gioco è fatto. Credetemi, so quello che dico. Qui però le ragazze sono due, appunto, ed è evidente che qualcosa non gli torna. Me ne accorgo dallo sguardo un po' sorpreso e diffidente che mi riserva mentre Debbie, ridendo come una scema, ci presenta. Lei è, in tutta evidenza, già nella parte. Accondiscende con un entusiastico "wow!" alla semplice e in fin dei conti prevedibile proposta di andare a prenderci delle birre. Parlano molto tra di loro, in olandese, non capisco un cazzo. Recito un copione molto passivo e alle poche cose che la mia amica mi traduce rispondo con un idiota e monocorde "incredible, incredible". Li seguo mentre camminano e ho ripreso a tirarmi su il top in continuazione. Debbie in compenso tira fuori un'intonazione da oca che non le conoscevo e la sento molto spesso ripetere con gli occhi spalancati il suo sorpreso "eecht? eecht?" - davvero? davvero? - che la dipinge quasi come la stupidità in persona.

Andrebbe tutto come da programma, se non fosse per l'indecisione di Wim. E' evidente che ha puntato Debbie e che sa benissimo che potrebbe portarsela in qualsiasi posto. E' altrettanto evidente che non sa bene cosa fare di me. E questo mi preoccupa, mi delude. Anzi diciamo pure che mi raffredda, nonostante le mie mutandine siano ancora bagnate dopo la disavventura con Robin.

Mi guardo un po’ intorno, poi sento la voce di Wim ma mi sbaglio: non sta parlando con Debbie. Lo osservo, è al telefono, alterna un po' di olandese e di inglese, non capisco tutto. Alla fine dice "tra un po'". Poi chiude la comunicazione. Debbie mi traduce tutta eccitata "a casa di Wim c'è anche un suo amico!". Chiarisco: non lo dice con un tono tipo "abbiamo trovato ciò che cercavamo". E' più una cosa tipo "hanno trovato l'acqua sulla luna!". Sta recitando. E quando faccio "incredible, incredible", con una voce da tonta recito anche io. Però dentro mi allarmo. Ora, non è che non mi fidi di Debbie, anzi. Però la prospettiva di finire in una casa dove ci sono due sconosciuti un po' mi agita. Non è la prima volta che mi capita eh?, intendiamoci. Ma negli altri casi non ero mai troppo presente a me stessa. Adesso invece sono abbastanza lucida. Non ho però il tempo di fare o dire niente, Debbie mi prende sottobraccio e mi fa "andiamo?", Wim mi guarda con un'espressione diversa, adesso, ma non riesco a essere positiva: e se il suo amico fosse un rospo? Penso cose così...

Debbie ci lascia soli, dice che va a recuperare borse e giacche. Mi sento un po' a disagio sola con Wim e spero che lei si sbrighi con il tizio dello stand dove ha lasciato la roba. In fin dei conti lo ha da poco ringraziato con un pompino, che altro deve fare? Wim continua a guardarmi con un risolino sulla faccia, non saprei proprio dire cosa pensi. Domanda "quanti anni hai?" e io gli rispondo "sedici, quasi diciassette" arricciandomi e lisciandomi una ciocca. Penso che forse lo farei anche se non facessi la parte della cretina, sono un po' nervosa. Lui si limita ad annuire.

La casa di questo Wim è un po' verso il centro, rifacciamo in parte la strada che abbiamo percorso per arrivare qui. Io sostengo la parte di quella un po' sopportata, che resta indietro di un paio di metri. Lui invece tiene Debbie per un fianco. Fianco si fa per dire: in realtà se muovesse un po' la mano finirebbe assai facilmente a toccarle la parte del sedere lasciata scoperta dal perizoma, tanto è striminzito il vestitino che lei indossa. Chissà se lei gli ha raccontato o gli sta raccontando le stronzate che avevamo concordato, ossia che avevamo un appuntamento al festival con due tipi che le hanno assicurato che la faranno diventare una star dei social ma che poi all'ultimo è saltato tutto. Chissà se gli ha raccontato o gli sta raccontando che è un po' che non vede il suo fidanzato, che era all'estero per lavoro e che oggi è tornato ma è stato invitato alla festa di compleanno della sua ex. Questa, le ho obiettato quando me l'ha detta, è un po' eccessiva, nessuna può essere così idiota. Lei ci ha pensato un po' su e ha detto "beh, vedremo". Ma secondo me glielo ha raccontato.

Mentre saliamo le scale Wim si volta a domandarmi "anche tu sei fidanzata?". Dico di sì e lui chiede ancora: "Un compagno di scuola?". Faccio finta di non capire, Debbie traduce in un inglese più basic e mentre lei parla avviene ciò che deve avvenire. Wim le mette una mano sul culo e lo fa in modo così pesante che io sarei schizzata di un metro. Lei invece lancia un risolino e gli dice qualche cosa che in olandese deve significare più o meno "no, che fai?", poi fa un altro risolino. Anche Wim ride, ma non sposta la mano. Né lei sposta il culo. Abbiamo cominciato, penso.

In casa, dell'amico di Wim non c'è traccia. Dice di accomodarci, ci chiede cosa beviamo. Prima ancora che io possa rispondere mi domanda se voglio una Coca Cola. Debbie gli dice qualcosa e poi traduce: "Gli ho detto di metterci un po' di rum, perché quando bevi sei simpatica". Wim torna dalla cucina con quelli che sembrano due gin tonic e un bicchierone di Coca Cola e ghiaccio, tira fuori da un mobiletto una bottiglia di rum e ne versa una quantità esagerata. Ridacchio ringraziando ma sono un po' sulle spine. E proprio in quel momento entra in scena Juan Carlos. Cazzo.

E' meno alto di Wim e forse è anche meno bello. Ma a guardarlo sembra il paradigma del maschio alfa. I capelli corti, neri, gli occhi scuri. La mascella forte, uno sguardo difficile da sostenere. Un sorriso che è come se ti dicesse "guarda che sei tu che devi piacere a me, non io a te" Ha dei pantaloni neri, di una tuta Adidas, e una maglietta bianca, come se si fosse appena messo in libertà. Io e Debbie scattiamo in piedi per salutarlo. Per qualche secondo è davvero difficile continuare a recitare.

- Lui è Juan Carlos, è spagnolo... comandante, pilota di aeroplani - ce lo presenta Wim - ha una stanza qui... quanto ti fermi Juan?

- Domani sera riparto - risponde lui. Con gli occhi fissi su Debbie.

- Come ti chiami? - domanda.

- Debbie... - risponde la mia amica, che secondo me non si è ancora ripresa.

Fortunatamente Juan non capisce l'olandese, se non qualche parola. Si parla soprattutto in inglese. Cosa che mi fa rientrare nella conversazione, almeno. Dopo avere a lungo studiato Debbie, lo spagnolo si volta verso di me.

- E tu ragazzina? Cosa bevi, Coca Cola?

- Annalisa... - rispondo senza capire se voglia sapere come mi chiamo o cosa bevo, o tutte e due le cose - Cuba libre, penso.

- Cuba libre - ripete lui prendendomi il bicchiere dalle mie mani e bevendo un sorso prima di ridarmelo - ti piace bere forte... non sei olandese...

- Italiana - dico in un soffio. Mi sento molto ma molto accaldata, improvvisamente. La sua reazione è un impercettibile inarcarsi delle sopracciglia.

Il divano di Wim non è molto grande. Debbie si siede in mezzo a loro due ridacchiando mentre parla e guardando fisso di fronte a sé. E' strizzata tra i loro corpi. Dopo nemmeno un minuto si ritrova le mani di entrambi sulle cosce. Prima quasi sul ginocchio poi sempre più su. Li osservo seduta su una sedia, un po' di lato, bevendo e arricciandomi la ciocca. Di colpo, mentre Debbie sta raccontando le sue scemenze sulla sua poco onorevole carriera universitaria, Wim la prende e se la mette a cavallo sulle gambe. Non posso vederla ma è evidente che così facendo la microgonna si sia tirata su e l'olandese abbia adesso la libera visione delle sue mutandine. Le mani che le corrono sulle cosce fanno il resto. Debbie miagola ogni tanto "nee, nee" più qualche altra parola che non capisco, ci giurerei che gli sta ricordando che è fidanzata. Tuttavia non fa nulla per allontanare le mani o per coprirsi. Cosa che del resto, in quella posizione, non potrebbe nemmeno fare. Juan ride, si volta a guardarmi, poi dà un paio di colpetti con la mano sul bracciolo del divano. Mi vado a sedere come una cagnolina cui hanno appena detto "sit!" e, ancora una volta, non saprei dire bene se recito o no. Quella stessa mano che prima batteva sul bracciolo finisce stavolta sulla mia, di coscia. E' un contatto che mi fa fremere.

Chiacchieriamo dieci minuti così. Debbie con Wim e io con Juan, prevalentemente. Debbie parla, sorride, ripete spesso "nee" e "eecht?" e devo dire che, come deficiente, recita un ruolo molto più attivo del mio. Io faccio la ragazzina intimidita, ma confesso che intimidita da Juan lo sono davvero. Rispondo alle domande, l'essenziale, anche a quelle che si fanno via via sempre più maliziose, mi arriccio i capelli e mi tiro su il top in continuazione. Juan passa il dito sul bordo superiore e poi sulla mia pelle. Brivido incontenibile, stavolta. Per la prima volta noto la fede al suo dito e gli domando "sei sposato?". Non risponde e continua a muovere quel dito sul mio petto. Destra, sinistra, andata e ritorno. La voce di Wim arriva dall'altra parte del divano e dice "sai che sua moglie aspetta un figlio?". Juan ha un ghignetto. Riconosco il tipo, è dei peggiori. O dei migliori, dipende dai punti di vista. Di quelli che proprio non si fanno alcuno scrupolo, ci sono passata. Commento "wow, incredible" e poi "devi essere un uomo davvero affascinante", passandogli a mia volta un dito sul braccio. Dentro di me attendo la sua prossima mossa, mi sto eccitando.

"Anche lei ha un fidanzato, sai? In Italia", continua Wim, stavolta rivolto a Juan Carlos. Le mani dell'olandese hanno abbrancato il culo di Debbie, lei dondola leggermente avanti e indietro, penso inconsapevolmente, come se volesse strusciarsi contro qualcosa che non c'è. O cercare qualcosa che la infilzi. Appoggia le mani al suo petto, un po’ in trance. Juan mi fa "davvero hai un ragazzo?", poi la sua mano afferra il top e me lo abbassa. Dice "così stai più comoda" mentre lo fa. Io ridacchio ma vorrei che mi succhiasse le tettine rimaste scoperte. Domando "cosa hai detto?" e lui ripete "stai più comoda, la smetti di aggiustarti questo", indicando il top ormai quasi arrotolato. Fingo di non capire e mi protendo verso Debbie a domandarle la traduzione, in realtà sto sbattendo le tette quasi in faccia a Juan Carlos e non saprei nemmeno dire se lo faccio in modo studiato o se mi viene spontaneo. Lui non aspetta che Debbie risponda e mi accarezza prima il seno poi prende un capezzolo tra le dita e lo torce. Forte. Mi fa anche un po' male, ma è quel tipo di dolore che adesso vorrei non smettesse mai. Lancio un gemito da ochetta anche un po' esagerato - non ce ne sarebbe bisogno, in effetti - poi dico "che fai?" ridacchiando. Debbie ci guarda continuando ad oscillare leggermente. Juan si volta verso di lei e le fa "simpatica la tua amichetta". I loro sguardi rimangono agganciati. Wim capisce che è il momento di osare e infila una mano tra le cosce di Debbie. Anche se resta sopra le mutandine penso che ci trovi lo stesso uno stagno. Debbie ripete per l'ennesima volta "neeeee..." ma continua a dondolarsi. E un attimo dopo torna a guardare Juan.

Non so bene quanto andiamo avanti così, tra i commenti sempre più spinti che i due si scambiano. Riguardano noi, riguardano soprattutto me. Io mi godo la mano di Juan che mi gioca sul seno e faccio finta di non capire granché, ridacchiando e ripetendo ogni tanto "che fai?". Wim, con una mano tra le gambe di Debbie e l'altra ormai nella scollatura del vestito, fa a Juan "chissà se la bambina è brava... questa qui (cioè Debbie) scommetto che lo è". Juan risponde in modo quasi disinteressato "scommetto anche io" e continua a fissare la mia amica. A sua volta Debbie si struscia ormai scandalosamente sulla mano di Wim, miagola "nee" e non stacca gli occhi da Juan. Non sono molto lucida, ammetto. Vorrei che lo spagnolo mi facesse di tutto, ma all'improvviso capisco che la scena sta per cambiare, che questi due si stanno chiamando.

La scena infatti cambia di colpo appena Wim fa scorrere la zip del vestito di Debbie. Non so se lo faccia per allentarlo o per toglierglielo proprio, ma in ogni caso non ha il tempo di fare altro. Carlos scatta in piedi e afferra un braccio della mia amica, fa alzare anche lei. Le mette una mano sulla nuca e la bacia. Vedo il corpo di Debbie che si abbandona su quello dello spagnolo. Io e Wim restiamo, beh sì, come due baccalà. Osserviamo Juan che mette la mano dentro le mutandine di Debbie, fissandola. Anche Debbie lo fissa, con la bocca semiaperta. Geme e senza smettere di fissarlo lancia un urletto quando Juan la penetra con un dito. Mi volto a guardare Wim e accenno una alzata di spalle, come a dire “è andata così, va così”. Lui per un attimo si volta verso di loro poi torna a guardare me, si mette a ridere. “Vieni qui”, mi dice facendo segno di avvicinarmi. Lo faccio, lui mi prende la testa e mi bacia. Con l’altra mano diventa padrone delle mie tette.

Domanda “sei vergine? Fai sesso con il tuo ragazzo?” e qui mi arriva una specie di supercazzola geniale, che non mi ero preparata ma che deriva dal mio ben noto talento di inventare balle all’istante. “Con lui solo una volta...”, rispondo facendo la timida in modo del tutto illogico ma perfetto per ciò che gli voglio dire. “E con chi, anche?”, chiede Wim assecondando in tutto e per tutto il mio piano. Glielo avrei raccontato anche spontaneamente, intendo dire, ma se me lo chiede lui è perfetto. “Non posso dirlo...”, rispondo abbassando gli occhi. Wim ride e fa una faccia e un sorriso tipo “dai, dimmelo”. “Non sono molto brava a scuola... un professore”, sussurro continuando a guardare il pavimento nell’istante esatto in cui Juan sfila via il vestito dal corpo di Debbie e la appoggia sul tavolo del salone. Immediatamente dopo riprende a baciarla e sditalinarla. Le mutandine della mia adorata Debbie sono scese a metà coscia e lei ormai piagnucola in modo osceno.

“Un tuo professore ti scopa?”, chiede Wim sbottonandomi gli shorts e abbassando la lampo. Miagolo “sì” maledicendo me stessa per non essermi messa anche io una minigonna. La mano non entra bene, ma Wim non si perde d’animo. Mi trascina verso il bordo del cuscino, sono quasi sdraiata, stavolta la mano entra tutta, si abbassa a succhiarmi una tetta. Quando mi infila un dito dentro mi metto a miagolare anche io come una gatta in calore.

Ho smesso definitivamente di recitare. Mi abbandono al ditalino e alla bocca di Wim. Quando non chiudo gli occhi vedo davanti a me la schiena di Juan che riserva lo stesso trattamento a Debbie almeno finché non la volta facendola piegare sul tavolo. Le dice “adesso ti scopo”, con un tono che non ammette repliche mentre le toglie le mutandine. Debbie replica “neee” ma resta sul tavolo a novanta senza opporsi per nulla, indossando solo il reggiseno. Sta recitando ancora, ma direi che anche lei lo farà ancora per poco.

Prima che cadano a terra, dai pantaloni di Juan spunta un pacchetto di preservativi. Sotto non porta nemmeno i boxer, ci aspettava proprio, il porco. Si sistema il preservativo con una mano e con l'altra spinge un paio di dita nella fica di Debbie. Sento lo sciacquettio e i suoi gemiti. O forse sono i miei, quei gemiti, e mio è lo sciacquettio della fica. Sono eccitatissima per quello che vedo e per quello che subisco, sento che l'orgasmo può cominciare a montarmi dentro da un momento all'altro. Wim mi prende la mano e se la porta sul pacco, davvero notevole. Mi dice all'orecchio "fammi vedere come succhi il cazzo del tuo prof". Juan infilza Debbie di colpo, il suo urletto copre il mio "sì".

CONTINUA

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