Alpeggio Cap.: X

Scritto da , il 2020-08-14, genere incesti

Incesto, pulp e misteri

Dal fondo valle salivano nubi nere, pesanti, spinte avanti da un impetuoso, spaventoso vento. Le luci nei prati si nascondevano sotto le onde verdi o fra crepe di massi, spegnendosi … come possedute da paura e, forse, qualcuna non avrebbe più ripreso a luccicare. Si mise a piovere forte come se il cielo fosse un’unica cataratta, da cui cadeva tutta l’acqua; era così buio che sembrava di trovarsi in un pozzo profondo, tappato, chiuso.
Margherita, seguita dalla madre, piangeva, chiedeva, implorava di essere condotta avanti, di giungere al coperto nella baita. Aveva fretta. Avanzava a tentoni, a volte scivolava sull’erba bagnata o cadeva su pietre nude che sporgevano dal terreno. Fradicia, si arrampicò su grossi blocchi di pietra coperti di muschio per tagliare il tragitto. Sanguinava, ma incurante delle lacerazioni, delle escoriazioni andava avanti, spinta dall’istinto materno per dare al nascituro un tetto, al riparo da quel vento freddo, che sferzava il suo corpo.
- “Gigi, … guarda. E’ pronta. E’ meglio se la facciamo entrare in quella casa con la madre. Staranno più tranquille e al caldo … e noi fermiamoci qui. Sono stanco. Mi manca tuo nonno, Tulio.”
- “Anche a me … e anche la mamma!”
- “Tua madre è là! Osserva quel grumo di schiuma, … sono uova di lucciola, … le sue e vicino, c’è lei che riposa.”
- “Mamma, … mamma! Perché la Montagna …”
- “Gigi … sono stanco, ma prima di andarmene, … di lasciarti … voglio darti quello che mi diede Tulio la prima volta: … la scoperta della mia sessualità. Ohhh sono stati momenti fantastici, … bellissimi. Tante volte, quando mi prendeva, glieli ricordavo per riviverli.”
- “Raccontamelo zio!”
- “I primi pruriti, le prime pulsioni vere le ho avute su per giù alla tua età, ma la conoscenza di come ero fatto, di cosa mi serviva il pisellino l’ho avuta molto prima alla baita da mio fratello e da mia sorella che tu non hai conosciuto … e dai bisnonni. Siamo in montagna con abitazioni di un’unica stanza che funge da cucina, camera, bagno; in luoghi difficili da raggiungere … dove l’adulto consiglia, mostra, prepara un giovane, un ragazzino a conoscersi e a comprendere, a provare tenendoselo vicino. Il piccolo, dopo la fasciatura e fattosi indipendente nei suoi bisogni, verso l’anno di età viene riaccolto nel giaciglio dei propri genitori e, da questo momento, lui riprende possesso del padre e della madre, della nudità, del calore, dei suoni, del profumo e delle coccole che sempre gli elargiscono. Sotto quei piumini, quelle coltri lui inizia il suo primo apprendimento sul piacere del contatto fisico. Da questa prima fase, che può protrarsi per alcuni anni, condivisa a turno con altri marmocchi, il ragazzino si trasferiva fra i nonni per proseguire l’iniziazione alla vita e da questi era educato a tastare unguenti ed essenze, a gustare sapori; a odorare profumi diversi scaturenti dalle proprie ghiandole endocrine; a comprendere, ad avvertire, a riconoscere stimolazioni visive, tattili, olfattive, sonore e di sapori che i nonni gli avrebbero fatto conoscere. Su questi ultimi giacigli sarebbe rimasto sino alla soglia, in cui lo si riteneva maturo, … pronto a perdere la verginità, dandola al padre o a chi lo sostituiva. Da questo momento era un giovane che poteva crearsi un nucleo o emigrare verso un altro per essere difeso e condiviso fra i componenti della nuova famiglia. Infine i giovani, cresciuti in codesti nuclei adoranti l’amata montagna, erano dei veri esperti nel dare e ricevere piacere, spogli di limitazioni e di divieti. Questo modo di comportarsi era, però, fortemente inviso e detestato dalle genti della pianura o meglio dai suoi referenti che vedevano in quel vivere una gravissima minaccia al loro ordine sociale imposto con leggi e idee religiose contro natura, poiché, accettandolo, facilmente avrebbero perso il loro potere. Per cui sovente erano progettate e organizzate escursioni persecutorie dal gerarca del luogo con la complicità del prete e del medico, che conducevano a devastazioni di baite, a stupri, … persino di piccoli e ad omicidi. Mio cognato fu una delle vittime dell’odio degli abitanti della pianura verso di noi. Maledetti, … maledetti! Quelli, dopo aver dato fuoco alla sua capanna e soppressi gli anziani, impalarono gli altri della sua famiglia, compresi i bambini. Mio nipote aveva tre anni! Mia sorella, Stella, sfuggì a quell’agguato per pura fatalità o, meglio, per volere della Montagna che la nascose per concederla, poi, a Tulio, suo fratello, da cui ebbe Dalia.”
- “La preparazione alla vita io non l’ho vissuta come mi hai spiegato e delle atrocità subite non ne sapevo nulla.”
- “I tempi sono cambiati, ma lo spirito, … la vita, … la Montagna ce l’abbiamo dentro e Lei è la nostra vita, … ci ha dato e ci dà quello che ci serve. Tu, quante volte hai visto tua madre abbracciata, legata anche con le gambe, a Tulio o in altre posture e gridare, inveire contro tuo padre … beh, … quello era sesso, legame fisico, amplesso, … amore; … che non osservavi più di tanto, perché la Montagna da te voleva altro, … ha consentito, … ti ha mostrato il coito tra uomo e donna, perché tu venissi a conoscenza delle funzioni del membro, ma ti ha indirizzato ad amarlo, … a invaghirti di lui, a desiderarlo, ad adorarlo come fanno le femmine, … perché tu, … io … siamo fuchi per la specie umana. Ecco in quella stanza, che è cucina e camera, gli avevo visti uno sopra l’altro e biascicare, … inventarsi sempre nuovi fonemi. Ohhh … che ricordi! Dormivo tra loro con una camiciola che mi copriva sino alle ginocchia; mentre loro non indossavano nulla. Ero piccolo, con una notevole differenza d’età e per volontà dei miei genitori mi coricavo tra i due giovani, vista la tragedia che aveva colpito Stella; come a voler dire: Tonio … -è tuo figlio! -, dato che avevo la medesima età del suo.
Non mi davano fastidio le mani di Tulio che, scostata la mia maglietta per percepire la pelle vellutata del mio sederino, cercavano mia sorella o spingevano le mie labbra sul suo seno affinché succhiassi i suoi capezzoli. Mi piaceva e per me era un gioco, come l’avere il sederino sui crespi, orsini peli del suo torace. Prendevo sonno, cullato dai loro respiri, accarezzato, coccolato dalle loro mani sul volto o sul culetto. Spesso avvertivo il contatto dei loro corpi che si agitavano e mi sfioravano; dei suoni, dei foni che non capivo, ma mi …; sussulti, vibrazioni; … e, se avessi aperto gli occhi, li avrei scorti uno sopra l’altro, come successe più di qualche volta, in cui rimediai affettuosi scappellotti, uniti a inviti ad addossarmi di più e ad abbandonarmi a delle loro lascive carezze. A volte imitavo mio fratello stendendomi sul bacino della femmina o sedendomi su quello di Tulio suscitando ilarità; talora mi ritrovavo unto di umori collosi o suggevo l’indice umettato di qualcosa di strano che lui mi offriva. Bei momenti di contatto fisico con i corpi dei miei fratelli, anche se mia sorella spesso era rabbuiata. Quel periodo finì con la morte della donna, che, dopotutto, era tua nonna; ma prima, su invito dei tuoi bisnonni -Assunta e Celeste-, passai dal letto dei miei fratelli al loro. L’ospitalità non era diversa, solo che da allora divenni l’obiettivo di attenzioni nuove: ogni volta che iniziava la musica notturna degli ansimi, degli inviti, dei suoni di palmi su sederi, ero esortato ad accarezzare, a succhiare, ad infilare le mani in interni bollenti, umidi, dai profumi particolari. A volte l’anziano familiare me li faceva assaggiare, dopo avergli presi tra le gambe della vecchia signora o dal suo membro ancora gocciolante. Erano biancastri, viscosi … densi e soprattutto caldi. Un po’ per volta imparai a gradirli e quindi a cercarli, desiderarli, … chiederli; allungavo la lingua alle sue dita o per averli direttamente dalla sua fonte. Ero un cucciolo che scodinzolava festoso al dono che avrebbe ricevuto per aver partecipato con le sue tenere mani al massaggio che la bisnonna, Assunta, gli prodigava. Incoraggiato, spronato anche da mio fratello e da Stella, che talvolta osservava le mie performance sempre più evolute, affinate, impreziosite dal mio sorriso, … dalla dedizione e dalla mia germogliante eccitazione, appresi in fretta nuovi giochi. Spinto, … sollecitato dalla compagna dell’uomo iniziai ad utilizzare la lingua sulla protuberanza inguinale, da cui spesso, ormai, pigliavo le essenze biancastre che mi venivano offerte per ingerirle.”
- “Ma … cosa avvertivi, … provavi, … non so …”
- “Erano le mani dei miei nonni, … Mi piaceva … solletico, stimolo, … incantevole turbamento, … ansia, incredibile emozione, … shnffff! Ero steso su loro, … nudo sul tepore dei loro corpi, … e quelle mani adulte, screpolate, ruvide mi provocavano brividi, sussulti, ansimi; o la lingua della donna, quando disperata, contratta per gli orgasmi, che l’amplesso con il bisnonno, Celeste, le dava, mi spostava su di lei con il culetto sul suo viso, … e là … erano … ohhhhh … erano le mie prime esperienze, … e loro poi mi informavano o precedevano con risposte a delle mie domande. Sta di fatto che da quel primo contatto o sfioro di lingua con il mio nascosto fiore, che sempre più spesso gli offrivo, per riavere, … riprendere le prime paradisiache sensazioni. Dalla lingua al dito, … e su tutto mi erudivano. A volte partecipava anche mio nonno con quei massaggi, … mentre tambureggiava, sbatteva, frullava … porgendomi o mettendomi in bocca un dito da succhiare, affermando che dovevo imparare a spremerlo, … a vellicarlo, a ciucciarlo come un capezzolo di vacca. Un dito nello sfintere e uno in bocca con Tulio e Stella che osservavano. Crescevo e lo stare, … il partecipare, il vivere quei momenti diventava per me un delizioso, seducente, inebriante bisogno. Tante volte ero bagnato, irrorato delle loro magiche, avvincenti essenze e anche di quelle dei miei fratelli, che, spostandosi dal loro giaciglio, mi incitavano, applaudendo e lodando i miei progressi. Prima, però di procedere nella lettura del diario dei miei ricordi è giusto che tu sia informato, anche, di cosa escogitò Stella per difendere i suoi e altri nuclei familiari, devoti e in connubio con la vita della Montagna.”
- “Raccontami zio!”
- “Aveva assistito, dal versante fronte baita, allo scempio, alla strage della sua famiglia; aveva trovato il marito evirato e messo allo spiedo, il figlio stuprato con la testa spiaccicata contro un masso, i suoceri legati fra loro e bruciati. Fuggì urlando, anche con il corpo, il dolore, … la tragedia e corse tanto … tanto sino ad arrivare dai suoi … e quelli seppero. In pianura le voci raccontavano di una faida tra famiglie, ma con il dovuto tempo, usato prima per seppellire i suoi con l’aiuto del padre, del fratello e di vicini, pervennero, … riuscirono a far sentire la voce della Montagna e questa, con chi non la rispetta e non la ama, sa come agire, … come comportarsi. Un’improvvisa piena del torrente, che rasentava il paese, si portò via il curato: lo trovarono dopo giorni con il corpo gonfio, pieno di vermi, testa spappolata, rosicato, stritolato e consumato da morsi e strappi di rapaci. Nessuno se ne curò, rimase esposto alle intemperie sino alla sua completa scarnificazione. Dalle sue ossa sparse lungo il letto del corso d’acqua ripido e veloce si levano ancora oggi urla infernali, tremende, luciferine.
Calce viva un giorno vestì il medico. Era appeso per i piedi, nudo, castrato, con una picca nel culo e un tampone in bocca, ricoperto di calce viva, sopra la fontana della piazza. Il suo sangue fluiva sgocciolando nell’acqua. Per anni e ancora oggi nessuno ha il coraggio di bere da quella fonte, di lavare indumenti o di sedersi sui gradini di quella fontana maledetta.
La sorte non si dimenticò del ducetto e della sua famiglia: i muri della sua casa, segnalati da urla, strida, fragori, furono imbrattati, inzaccherati di sangue dai corpi dei suoi residenti; mentre lui, con i suoi figli castrati e sodomizzati da plug di sale, aveva testa pestata e busto aperto con il cuore eviscerato, lacerato da morsi di cani. Quella casa è ancora lì, chiusa, erosa dalla vegetazione, dalle perturbazioni e dall’abbandono. I venti o anche le leggere brezze, provocanti dei cigolii lugubri, tetri, aspri, portano lontano il ricordo e ammutoliscono il paese.
- “Ma …!”
- “Sì, hai ragione. Sei perplesso, ma devo dirti che nessuno ebbe da ridire su quelle punizioni e gli Dei si capiscono, poiché anche loro non accettano soprusi, vessazioni, violenze, tirannie, crudeltà e per quell’evento contro la Montagna il Dio della pianura lasciò a Tulio, ai suoi, alla fortuna il destino di chi aveva eseguito quella strage. I tempi, poi, cambiarono in fretta; anche se c’è sempre, ancora oggi, un distacco, una indifferenza fra gli abitanti dei monti verso quelli della pianura. Questi furono i fatti successivi alla strage, ma quello più importante fu la condotta suggerita dalla Stella alla sua famiglia e ai suoi amici. Tu sai che l’acqua per i residenti la montagna è igiene, forza, salute, vita. Essa con il suo passaggio innaffia, disseta, fa germogliare e crescere, fa sorridere e cantare, porta felicità, … nutrimento a chi la ama e soprattutto stempera il dolore. Lei ci sconsigliò, di profumare i nostri piccoli di latte, i nostri adulti di virilità e di dolcezza, i nostri anziani di saggezza, e sollevatasi la gonna, ancora sporca del sangue dei suoi, nuda sotto come tutte le donne, andò a sedersi fra i liquami delle stalle. Si inzaccherò viso e capelli e poi, presomi per mano e ancora esterrefatto, ma non spaventato, sfilatemi le braghexse mi riservò il suo stesso trattamento. Parlò ai presenti sbigottiti e ammutoliti, invitandoli a fare altrettanto, dicendo e promettendo, che non si avrebbero viste altre tragedie come la sua, se gli abitanti della pianura, salendo su per la mulattiera che conduce ai nostri tetti, ci avessero scorti imbrattati e sporchi di liquami, … di escrementi, … di sterco. Le testimonianze portate a valle, trasformate in voci, ci avrebbero salvato dai cacciatori di carne tenera, … profumata di pulito, … di saponaria; avrebbero salvato i nostri uomini che sarebbero accorsi per difendere il loro focolare e gli anziani per essere dei testimoni scomodi. Invitò ogni capofamiglia a fare dei recinti per oche per trasformarle, nel bisogno notturno, in allarmi; di utilizzare questo espediente alla sveglia e di lavarci negli abbeveratoi delle bestie alla sera prima del disnare, per essere puliti, disinfettati, bianchi per il rito della passione e dell’unione. Per diffondere più velocemente la nostra nuova immagine gli uomini costruirono con tavole di castagno o di rovere delle panche molto grezze per farci mangiare all’aperto, davanti l’entrata della casa. Quel suo suggerimento e le oche ci salvarono da altre stragi, … da altri stupri. … e questa era mia sorella, tua nonna. Ha amato suo marito, poi suo fratello Tulio, con il quale ebbe tua madre … Dalia. Spinto da lei ho imparato a venerare il membro, ad onorare la cappella, a pulire e farmi oliare il fiore di carne, a adorare e bere l’essenza maschile. L’ho vista con Tulio concedere la bocca, la vagina e l’anello sfinterico per essere sodomizzata e dare a lui estremo appagamento. Si diede anche al padre e alla madre. Che scene, … che meraviglie con quei corpi che si prendevano e si davano, che danzavano e pregavano con le litanie dell’amore.”
- “Ohhhhhh, … era brava e dolce, allora, la nonna!”
- “Sì, … tanto la Stella, … la mia cara sorellina, … la mia temeraria, risoluta, energica sorella. Ora lasciami riprendere fiato, … poi proseguirò con il ricordo più bello delle mie memorie.”




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