Albert Cock Food parte 1

Scritto da , il 2020-07-31, genere etero

Albert Cock Food

Clelia

Albert è un bel ragazzo dal fisico asciutto e muscoloso, non nella maniera esagerata del palestrato ma, più fine nei lineamenti. Occhi azzurri, capelli castano chiari tagliati corti, sguardo da timido. Ha venticinque anni e... beh, la prima volta che l'ho visto, ho capito che sarebbe stato mio.
Faceva il cameriere in un bar del Centro, uno di quel posti particolari, che diventano ancora più particolari dopo la mezzanotte. Il Blue PArrot, uesto il nome del bar, apre i battenti alle 10 di sera. I clienti sono obbligati a consumare se vogliono rimanere nel bar fino alla mezzanotte, quando scatta la tariffa extra. I camerieri sono ragazzi e ragazze di bell'aspetto, tra i 18 e i 30 anni. Essi si aggirano per i tavoli con le ordinazioni, vestiti in maniera particolare. Per i maschi, pantaloni neri e giacchette in pelle. Ai piedi mocassini o sandali. Le braccia sono scoperta. Le ragazze inossano minigonne e dei top che lasciano scoperti braccia e ombelico. Ci sono bionde, brune, more o rosse. Capelli lunghi, corti o legati a treccia
Albert era arrivato al mio tavolo portandomi un vassoio con un cocktail di frutta "Offerta della casa" aveva detto. Aveva le guance arrossate, segno di timidezza. Mi sono chiesta, se è timido, perchè si trova qui?
E questo mi ha fatto incuriosire al punto di chiedere "Come ti chiami, ragazzo?"
"Albert" aveva risposto lui
"Correggimi se sbaglio: non ti trovi molto a tuo agio qui dentro, vero?"
"Io.. beh, mi sento un po' a disagio.. Sì"
"Ma se ti senti a disagio, perchè sei qui?"
"Ti sembrerà strano ma, è per vincerà la timidezza"
"No, non è strano. Ho iniziato anche io così. Non posso dire che sono una donna navigata ma... mi sento un'altra persona"
"E' una signora molto avvenente" arrossisce ancora di più
"Dammi del tu senza problemi. Ti posso prenotare come cameriere personalizzato?"
"Sì ma non sarà l'unica clienti a ricevere i miei servigi"
"Bisogna accontentarsi di quello che si ha" avevo sorriso"Ma, nell'eventualità, se voglio averti tutto per me? Al di fuori degli orari di lavoro?"
"Lunedì e martedì sono i miei giorni liberi"
"Quanto devo pagarti?"
"Vedremo quello che desidera"
"Potrei anche non voler fare sesso con te. Ma solo averti intorno giusto per il piacere di guardarti"
"Non c'è problema" aveva risposto lui.
“Io mi chiamo Clelia Lermonti” mi ero presentata e gli ho sussurrato il mio indirizzo all’orecchio “Ti consiglio di mangiare prima, Albert”
E poi si era allontanato dal tavolo, prendendo altre ordinazioni

Un cazzo enorme. Tozzo e lungo almeno 18 centimetri, con la punta esposta, liscio e pronto per essere succhiato.. Ecco quello che avevo pensato quando Albert è tornato al tavolo dopo la mezzanotte, portandomi un Cuba Libre. Ho guardato a lungo come ipnotizzata quella grande verga che svettava a pochi centimetri dalla faccia, leccandomi le labbra. Ho sollevato lo sguardo verso di lui e ho detto “Ho voglia di succhiarti il cazzo, caro Albert. Ma, per ora, mi limiterò ad osservare e ammirare questa meraviglia di carne e sangue che tu possiedi”
Lui aveva sorriso “Non qui, non ora”
“Sì” torno a guardare la punta esposta verso di me “Lunedì sarai a casa mia?”
“Tutto quello che desideri”
Aspetto che si allontana e ammirò il suo culetto ben scolpito sotto quei pantaloni di pelle.

Albert
La donna ha una certa eleganza, sui 45 anni, portati bene. Ha capelli a caschetto tinti di grigio e bianco, con una frangia che le copre metà viso dandole un’aria misteriosa. Indossa un top stile vesti da burlesque anni 20, con lanci incrociati al posto dei bottoni. La parte superiore del top, altezza tette, un’impalcatura rigida che lascia intravedere parte della carne piena e morbida ma copre i capezzoli. Indossa dei pantaloni in velluto nero con gambali che s’infilano dentro stivali di pelle a gambo alto.
L’ho vista che mi mangiava con gli occhi.
Lavoro qui da tre giorni, di sguardi di ammirazione da parte delle clienti ne ho viste parecchie. Fantasticano su di me già quando sono in giacchetta. E poi si sciolgono in brama e cupidigia quando viaggio tra i tavoli con l’uccello snudato.
Ma lei.. Lei ha qualcosa di diverso. Lo vedo il suo sguardo, la vado la sua brama. Ma è diversa, più intensa, più profonda.
Lei vuole che vada a casa sua. Io desidero averla, farmi possedere e possedere lei. Mi accontenterei anche solo dei suoi sguardi. Un’intera notte a nudo mentre lei, semplicemente, mi osserva.

Kitty è una ragazza dal fisico minuto, tette piccole e capezzoli che sembrano piccole ciliegie pronte da mordere. E’ bionda con treccine legate ai lati e tenute strette da un nastro rosso, per darle una rigidità.
Come da copione, le ragazze devono andare in giro nude, Il reggicalze in pizzo rosso serve solo per appendere le comande e le mance che i clienti allungano. Kitty ha vent’anni e sembra a sentirsi a suo agio in mezzo alla voliera. Così chiamiamo il Blu Parrott.
“Uh, quante palpate di culo” fa lei mettendo sul bancone un rotolo di banconote da venti “Ho fatto 80 dollari di mance”
“Siamo pari” sorrido
“La signora dai gusti raffinati?”
“Mi ha noleggiato per lunedì”
“C’è da fidarsi?”
“Hai paura che mi porti via la mia verginità?”
“Sei vergine?”
“Non del tutto”
“O lo sei o non lo sei”
“Beh..”
“Senti” mi afferra il gomito “Ti va di prendere qualcosa dopo la chiusura?”
Io le sorrido “Non hai bisogno di dormire?”
“Puoi dormire a casa mia, se ti va” sorride maliziosa e si allontana sculettando

Dormire è una parola grossa. Non appena ho varcato la soglia del suo appartamento, mi si è gettata addosso come un polpo su uno scoglio. Beh, non direttamente su di me ,ma sul mio uccello che lei ha estratto come il pomello del mitica Excalibur. E ha eseguito un pompina da regina dei pompini che mi ha mandato in pappa il mio cervello.
Si è limitata solo a quello. Tutta la notte a succhiarmi il cazzo. Nessuna scopata, niente inculate, niente giochi erotici.
Mi sono addormentato così, con lei ad usare il mio uccello come un ciuccio. L’ho lasciata lì e mi sono addormentato.
Al risveglio, odore di caffè nell’aria. Kitty sveglia e pimpante che mi arriva con un vassoio a letto. Nuda e fresca: “Per riprendere energia. Che stasera sarai impegnato” mi sorride, mi da un bacetto sulla guancia.
Mangio con gusto. Caffè, latte, brioche. Mi alzo ed entro in doccia. Spero che Kitty mi sorprenda entrando in doccia con me ma, non succede. Sul tavolo in cucina vedo un biglietto “Sono dovuta scappare. Tra poco ho lezioni in Università. Fatti valere stasera”








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