Tutto cambia

Scritto da , il 2019-08-26, genere pulp

Cappuccino. Figa. Banconote nel cesso. Polizza sulla vita.

I vecchi guardano i cantieri. Io li odio. Io vado ogni mattina al bar sotto il mio vecchio studio, bevo un cappuccino e guardo il posto dove c'era la mia vecchia targa d'ottone. Penso a quando salendo in ascensore ripassavo a memoria i complicati intrecci finanziari che avevo creato per i miei clienti. Società anonime, scatole cinesi, fiduciarie in svizzera, tutto così complicato che manco in anni si sarebbe capito dove cazzo andavano a finire i soldi. O da chi provenivano. Volevi costruire una città modello? Ma per qualche motivo avevi soldi in contanti e non volevi fare sapere chi te li dava? Vieni a bere un caffe nel mio studio, lo so che questo mondo di merda pretende di mettere i bastoni fra le ruote delle persone come te. Cazzo, ti aiuterò così bene che sembrerai un santo te lo prometto. Fondi neri? Che brutta parola, diciamo riserve di cassa non dichiarate. Penseremo anche a quello, tu hai bisogno degli appalti e i partiti delle loro festicciole con le salamelle. Sono li a guardare dove c'era la mia targa. Quasi mi sembra di vederla. Avvocato mi urla la mia assistente mentre attraversa la strada, mi scusi per il ritardo. Non sei mai in ritardo le dico, mentre guardo i tacchi alti che le ho comprato. In ascensore le apro il cappotto, è un febbraio bello freddo, e gli metto la mano tra le gambe. Cazzo quanto mi piace Roberta. L'ascensore apre le porte direttamente nella hall, la ragazza alla reception mi saluta e alza gli occhi al cielo. Ormai mi conosce. Vaffanculo le dico mentre entro nelle zone operative, dove facciamo le magie che tutti vogliono, i miei avvocati sono tutti affascinati dalle piste che uno di loro sta stendendo su una scrivania. Cominciamo bene penso mentre chiudo la porta del mio ufficio e mi inginocchio per assaggiare Roberta. Cazzo quanto è buono il suo sapore misto a quello del cappuccino. Si siede sopra di me e cominciamo a scopare, sono stranamente dolce, sarà questo mese di merda, ma la scopo come se non l'avrei più vista. E'l'ora del ricostituente le dico appena finito, il prossimo cliente è un casino e così mi faccio la prima pista della giornata. Prima regola del mio lavoro è reggere bene la coca, se no saremmo tutti a San Patrignano. Bene, partiamo. Chiamami i due coglioni delle fiduciarie le dico, e intanto butto l'occhio sul quotidiano. Ma che cazzo, mi lancio sul giornale. Leggo tangenti, nel titolo, e mi viene quasi un infarto, poi pio albergo Trivulzio e poi quel coglione di Chiesa. I soldi nel cesso maledetto imbecille. Sono in preda all'agitazione, se qualche vecchietto come me sta leggendo ricorderà come passo quasi in sordina quella notizia. Il clamore cominciò qualche mese più tardi. Ma io magari non sarò un gran scopatore, ma la natura mi ha fornito di un istinto che mi ha sempre salvato il culo. Lavoro a un livello decisamente superiore di quella mazzetta ridicola per un appalto di pulizie. Ma sopra Chiesa stanno tutti i miei clienti, e non avrebbero mai permesso che lo toccassero. A meno che il sistema non avesse deciso di cambiare. Mi devo sbrigare, corro negli archivi, urlando, bisogna fare sparire tutto. Quei dementi dei miei avvocati cercano di minimizzare, ma la smettono quando atterro uno di loro con un pugno, i metodi del mio vecchio quartiere tornano sempre utili. Non sarò fottuto, cascasse il mondo. Cambierò anche io con il sistema. Cominciano a triturare i documenti, mentre corro verso il mio ufficio. Apro la cassaforte, mi serve la mia polizza sulla vita. Me lo spiego un vecchio notabile della dc. Mi mostrò un agendina. Ci scrivo tutto mi disse, e loro lo sanno. Così se mi vogliono dare in pasto agli squali sanno che pagheranno un prezzo. L'ho preso in parola. Se i miei clienti vogliono fottermi sanno che apriranno il culo anche a loro. Eccola. La tengo in un angolo della cassaforte, sotto 200 milioni in contanti, il mio fondo per i momenti peggiori. C'e anche il mio passaporto e le chiavi di una macchina diversa dalla mia Ferrari. Intestata a un vecchietto di Palermo che possiede qualche migliaio di vetture. Scappo. Cambio. Capisco da che parte tirerà il vento. E torno. Nuovo studio, nuovi collaboratori nuove impiegate. Ma nessuna figa si è mai abbinata al cappuccino come quella di Roberta.

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