Un Urlo nella Notte

Scritto da , il 2019-04-07, genere saffico

Karin sarà una dannata aristocratica altezzosa, però è di parola.
È arrivata al Lido con una water limousine, quindi ne ho dedotto che per lei le cose vanno bene…
Indossa un elegante tailleur grigio di sartoria con parecchia gioielleria accessoria, i suoi capelli sono freschi di parrucchiere e il profumo di Dior è pura essenza, non eau de toilette come noi povere mortali. Quando accavalla le gambe nel salottino della Serenissima noto che le calze fumé che indossa sono di seta pura, e provo un brivido ricordando la sensazione di accarezzarle le gambe: non vedo l’ora di farlo di nuovo, ma dovrò aspettare un po’ visto che la cabina padronale è occupata.
- Eva non c’è? - mi chiede guardandosi intorno, con il suo aspro inglese da crucca che io trovo terribilmente sexy.
- È in cabina – la informo – Si sta scopando mia figlia.
Lei solleva appena un sopracciglio.
- Lei e Giulia hanno una storia – spiego con calma – Sono quasi coetanee, hanno gusti molto simili e trovano molto difficile non saltarsi addosso a vicenda. La mia cucciola studia nel collegio navale, e viene a trovarci solo un paio di volte al mese: così quando è a bordo loro due devono recuperare il tempo perduto. Di solito quando è libera si vede con il suo uomo.
- Oh. Lei non è…
- No, non è lesbica; come non lo è Eva. Però amano giocare fra di loro… Penso che ci si possa definire una famiglia poliamorosa.
Lei annuisce comprensiva: - Quanti anni ha?
- Ormai quasi diciotto. Incredibile come passa il tempo… Pensa che mi ha appena detto di aver deciso di proseguire gli studi in Marina e di voler fare la carriera militare. Immagino che se andrà in Accademia a Livorno, la vedrò sempre di meno.
- E il suo fidanzato?
- Lui lavora a Colonia, ma è olandese. È il papà di Eva.
Di nuovo, Karin inarca appena il sopracciglio. Dopotutto, lei è quella che ha avuto una relazione incestuosa durata vent’anni con suo fratello: cessata solo da un mese, quando lei gli ha sparato al cuore.
- Famiglia interessante la tua, Pat. Quasi quanto la mia, direi. Manca solo che tu e tua figlia…
- Oh, solo ogni tanto. Ci piace passare insieme la prima notte quando viene a trovarci, ma di solito preferiamo giocare a tre con Eva. L’ultima notte invece la passano insieme loro due: infatti non si sono ancora alzate.
- Oh! Eva ti ha fatta dormire da sola?
- Cosa? Ma no… Quando Eva e Giulia gradiscono un po’ di intimità, io gioco un po’ con la schiava.
Questa volta Karin mi sembra più interessata: il suo sguardo interrogativo è genuinamente curioso.
- Hai una schiava?
Sorrido e mi giro verso il corridoio: - Roby!

La schiava si precipita dal cucinino dove stava preparando il pranzo: indossa una crestina da cameriera francese, un grembiulino, calze a rete nere autoreggenti e scarpette da ballerina, che a bordo vanno bene quasi quanto quelle da vela o i piedi nudi; naturalmente per il resto è nuda, e infatti deve avere freddo poverina, perché ha i capezzoli belli eretti, proprio come piace a me.
- Sì, padrona?
- Roby, la contessa von Colditz è nostra ospite. Obbedirai ai suoi ordini come se fossero i miei, hai capito?
Roby sorride contenta e annuisce guardando Karin: - Certamente padrona. Contessa…
L’austriaca osserva la nostra schiava come osserverebbe un cavallo: per un istante mi aspetto che le vada a controllare i denti, ma non si scomoda ad alzarsi.
- Carina. Come te la sei procurata?
- Oh, l’ho portata via a suo marito durante il loro viaggio di nozze quest’estate -spiego con calma - All’inizio era solo la nostra cagnetta di compagnia, ma visto che si è dimostrata utile e affidabile, le ho proposto di diventare la nostra schiava, e lei ha accettato. Si è liberata del marmocchio che stava aspettando dopo esserci rimasta con un gruppo di negri, ha lasciato il marito cornuto e adesso vive con noi qui a bordo, nel camerino della sguattera. Ti piace?
Karin annuisce con sufficienza: - Sì, è carina. Cosa sa fare?
- Oh, un po’ di tutto. Gradiresti provarla?
- Hmmm… Perché no? Potrebbe cominciare a leccarmi la fica.
- Ma certo – sorrido, e siccome l’oca di Siena non capisce un cazzo di inglese mi rivolgo a lei e traduco: - Roby: lecca la fica alla contessa. Adesso!
Senza esitare, la Roberta si mette in ginocchio davanti all’austriaca; Karin allarga le gambe sollevandosi appena la gonna del tailleur, e mi offre la fuggevole visione del pelo nero e curatissimo della sua fica. Carino da parte sua, essere venuta a trovarci senza indossare le mutandine…
Roby si sistema fra le cosce di Karin e comincia a slinguare diligentemente.
- Oohhh… - geme Karin, socchiudendo gli occhi – Mein gott! Avevo una voglia…
- Quanto puoi restare? – mi informo, mentre la schiava intrattiene la mia elegante ospite con la sua esperta linguetta – I problemi al castello sono risolti?
- Io… Ooh! Hmmm… Sì, così: bravissima… Posso rimanere a Venezia fino a lunedì. La polizia ha ripulito il castello da tutti i cadaveri, e la procura ha acquisito la mia testimonianza. Considerato che sono la sola superstite e che nessuno sa che c’eravate anche tu ed Eva, e che le prove sono schiaccianti, mi aspetto che venga tutto archiviato già la settimana prossima. I funerali sono stati già celebrati, e la procedura per la definizione dell’eredità è avviata. No, non mi aspetto problemi. Ooh! Continua così, leccami… Però dopo lo scandalo ho ritenuto che non fosse più il caso di esercitare in Austria, così ho accettato un impiego presso la Corte Internazionale di Giustizia a L’Aja. Parto già la settimana prossima: dovrò cercarmi un appartamento decente.
L’Aja? Interessante…
- Se ti interessa, ho una carissima amica a Rotterdam: fa la giornalista. Potrebbe esserti utile…
Karin e Astrid… Perché no? Secondo me, quelle due andranno d’accordo.
- Io… Hmmm! Oh, sì… Ti ringrazio, Pat. Lasciami il suo numero, la chiamerò… Aahhh!
Roby si sta facendo onore con la lingua, fra le gambe di Karin: la contessa sembra già sul punto di godere. È incredibile quanto sia diventata brava con la lingua, la nostra schiavetta.
L’austriaca adesso ha gli occhi chiusi e la testa rovesciata all’indietro mentre accarezza distrattamente i capelli della donna che le sta praticando il connilinguo.
Io mi sto ingrifando a mia volta: lo spettacolino è di quelli che vale la pena di osservare con attenzione, e il profumo di fica bagnata comincia già ad impregnare il quadrato.
Allargo le gambe anch’io e mi infilo una mano nelle mutandine per accompagnare la scena mentre mi eccito poco alla volta…

Sono già umidiccia, e i capezzoli cominciano a farmi male premendo contro la canotta che indosso a torso nudo. Il culo alto e sodo di Roby, che lei offre in bella mostra mentre lavora di lingua fra le cosce di Karin, mi ispira particolarmente.
Con un sospiro mi sollevo in piedi e tiro fuori lo strapon che era rimasto sotto il tavolo da pranzo dopo l’ammucchiatina saffica della sera prima con Eva e la Giulia. Mi libero degli slippini, aggancio le cinghie dopo essermi introdotta il dildo interno nella vagina, poi mi sistemo alle spalle di Roby e la inforno da dietro senza nemmeno avvertirla.
La schiava è istruita a dovere: si lascia infilzare senza smettere un solo istante di lavorare sotto la gonna di Karin, limitandosi ad un mugolio strozzato di piacere quando la testa del dildo esterno le urta la cervice.
Il sussulto della schiava impalata all’improvviso attira l’attenzione di Karin, che riapre gli occhi un momento; mi vede impegnata dietro Roby e sorride positivamente sorpresa: è la prima volta che mi vede con indosso il mio giocattolo preferito, e chiaramente apprezza ciò che vede.
- Hmmm… Sì, immaginavo che tu usassi qualcosa dal genere. Dopo però lo fai provare anche a me?
- Ma certo – la rassicuro mentre scopo la schiava a pecora – Preferisci provarlo su di lei anche tu, oppure vuoi essere scopata?
- Oohhh… Non potremmo fare tutte e due?
Mi sembra un’ottima idea.
Colpisco con forza la schiava in fondo all’utero, e lei sbatte con la faccia contro la fica di Karin, che grida di piacere, scaraventata oltre la soglia dell’orgasmo.

Karin ha goduto.
Afferro la schiava per i capelli e la strappo dalle sue libagioni aristocratiche: la fica di una contessa che sbrodola il suo orgasmo non è roba per lei.
Roby protesta lamentosamente quando la separo dalla sorca succulenta di Karin, e ancora di più quando estraggo lo strapon dalla sua: - Nooo… Non sono ancora venuta!
Le rifilo un sonoro sculaccione e la faccio rotolare sul pavimento: - Non sei qui per godere, stupida cagna in calore! Fila nell’angolo e aspetta gli ordini della tua padrona: lo deciderò io se e quando potrai godere. Sono stata chiara?
Roby deglutisce a vuoto e abbassa lo sguardo: - Sì padrona. Certo. Perdonami…
La schiava si accoccola nel suo angoletto, singhiozzando per l’umiliazione e lo sconforto, e io mi dedico in prima persona alla mia nobile ospite.
Karin non si è ancora ripresa, e io ne approfitto: mi inginocchio davanti al divano dove lei giace discinta e a gambe aperte, sollevo l’orlo della gonna finendo di scoprirle le cosce, e accosto la testa dello strapon alla sua fica scarmigliata e sgocciolante dopo il piacere.
Poi, con un colpo di reni deciso, la penetro di botto.
- Aahhh! – geme la contessa, sentendosi trafiggere all’improvviso dal dildo delle dimensioni di un corno di rinoceronte bianco – Scheisse! È troppo grosso per me, mi spacca in due…
In effetti è molto più grosso dell’arnese del suo defunto fratello, e anche di quello di Markus che probabilmente è il più grosso che la schizzinosa contessa abbia mai provato: visto che non ha figli, probabilmente non è mai stata dilatata tanto nelle sue gustose intimità…
- Eva lo prende nel culo quasi tutti i giorni – la informo – Ti ci abituerai.
In effetti dopo una dozzina di guzzate appena, Karin la smette di protestare e comincia a rispondere ai miei affondi serrando le gambe intorno ai miei fianchi e ansimando di piacere.
Un’altra dozzina, e comincia a gridare di piacere…
- Puttana – le faccio, assatanata – Ti piace essere sventrata?
- Ja! Ja, ich mag es… Ich liebe dich… Ich liebe dich… Aahhh!
Adesso mi diventa sentimentale… L’ho già dovuta stoppare una volta al castello, mi sa che dovrò farlo di nuovo a scanso di equivoci.
- Stringi i denti e goditi la scopata, puttana… Dopo toccherà anche a Eva divertirsi con te! Ti facciamo arrivare in Olanda a gambe larghe, vedrai…
- Oh mein gott… Oh mein gott… Ja, ja… A gambe larghe, sì… Godo… Godo di nuovo… Aah! Aahhh!
Questa volta sborro anch’io, fulminata dal dildo interno dello strapon che mi sferza il punto G.
Getto la testa all’indietro e caccio un grido di piacere, piantandomi dentro di lei con tutta la gomma del mio strapon mentre lei serra le cosce fasciate si seta intorno ai miei fianchi contratti dal piacere.

Mi fischiano le orecchie.
Quando riapro gli occhi, vedo Eva e la Giulia che ci osservano dalla porta di prua, nude e sorridenti.
La mia olandesina preferita, che conosce a sua volta la nostra ospite, è la prima a farsi sotto e stampa un bel bacio di lingua nella bocca fremente di Karin, che trema di piacere dopo il suo secondo orgasmo, ancora impalata sul mio strapon.
La Giulia ne approfitta per rubare un altro bacio proibito alla sua mammina viziosa, e io posso assaporare sulla sua lingua impertinente la fica di Eva.
Sono così rintronata che quasi non mi accorgo che mia figlia indossa ancora l’altro strapon: di solito è Eva ad usarlo su di lei, ma evidentemente questa volta hanno fatto un po’ per una…
Giulia mi bacia voracemente in bocca, passandomi i succhi della mia ragazza, e si allarga fino a palparmi i seni, torcendomi i capezzoli eretti e strappandomi un brivido di piacere.
Ancora intontita, quasi non mi rendo conto di quello che succede quando mia figlia mi scivola alle spalle appoggiandomi le tette sulla schiena senza smettere di tirarmi i capezzoli. Sento il suo strapon fra le chiappe, tutto scivoloso dei succhi freschi di Eva: lo sento spingere contro il mio foro posteriore…
M’irrigidisco, improvvisamente consapevole di quanto sta per succedere, ma è troppo tardi.
- AHIAAA!!! – urlo, sentendomi squarciare il culo dall’arnese durissimo che Giulia ha fra le gambe.
Cazzo, poteva almeno lubrificarlo un po’ meglio… Sarò anche una stracciacula, ma mi fa ancora un male boia quando me lo piantano nel culo senza nessuna preparazione: e i nostri giocattoli sono davvero grossi…
Mi figlia mi sta inculando: mi tiene per le tette e mi sfonda il culo senza nessun rispetto, fiera del nostro rinnovato incesto lesbico. Stringo i denti per il dolore, ma mi sforzo di dimostrare stile e nel giro di poco comincio a provare piacere: il sesso anale mi è sempre piaciuto.
Eva, dal canto suo, si è arrampicata sul divano scavalcando Karin, e le ha sbattuto in faccia la sua stupenda fica bionda per farsela leccare a dovere. A giudicare dai suoi gemiti, la contessa non si è fatta pregare, e a dispetto della stanchezza si sta dando da fare.
Io sono ancora dentro la nostra ospite, e i colpi che Giulia mi sferra nel retto si ripercuotono nel ventre di Karin, che ricomincia a sua volta ad annaspare di piacere...
Ci vuole un po’, perché a questo punto siamo tutte un po’ stanche, ma alla fine arriviamo al traguardo tutte e quattro; anzi tutte e cinque, visto che Roby si è masturbata come una pazza guardandoci ammucchiate a quel modo una sull’altra…

***

Karin ormai è conquistata alla causa di Saffo.
Mi guarda con il classico sguardo da pesce lesso che leggo spesso negli occhi delle cerbiatte che mi capita di iniziare ai piaceri di Lesbo, ma per fortuna è troppo orgogliosa per insistere: sa che nel mio cuore c’è posto solo per Eva e che le altre per me sono solo pezzi di carne da godermi e da gettare via una volta spolpati a dovere.
È tipico che le novizie ai culti saffici tendano a prendersi una cotta per la loro prima ragazza, e siccome mi capita spesso di essere la prima a svezzarle ci sono abituata: ma poi gli passa, e una volta presa confidenza con la loro nuova sessualità di solito trovano la loro strada altrove...
La Giulia invece non è lesbica per niente, ma si diverte con una libertà di spirito e di costumi che mi apre il cuore: è bello vedere che difficilmente sprecherà come me i suoi anni migliori cercando inutilmente di accordare le sue pulsioni naturali ai dettami della morale corrente come ho fatto io.
A quanto pare, la mia cucciola sfoga i suoi impulsi lesbici solo quando si trova con Eva e me: per il resto, è una cacciatrice impenitente di maschi. E visto che il suo Alex non sa tenere i pantaloni chiusi per più di qualche ora quando lei non c’è, e che per la maggior parte del tempo vivono a oltre mille chilometri di distanza uno dall’altra, ci dà dentro più che può con i ragazzi della sua età.
Buon per lei.
Eva è sempre al settimo cielo quando la Giulia è con noi: ormai la differenza di età fra di loro è del tutto annullata, e per quanto la mia olandesina possa essere innamorata di me, ci sono sempre vent’anni fra di noi, e interagire con una coetanea per lei è sempre una gioia. Se poi la coetanea in oggetto non solo è un’amica fidata ma anche una compagna di letto appassionata, posso perdonare la sua tendenza a cercare di monopolizzare la sua attenzione.
Dopo una breve esitazione, Karin si lascia coinvolgere nell’atmosfera licenziosa della Serenissima, e dati i rapporti anagrafici, finiamo sempre più spesso a far gioco di squadra: quarantenni contro ventenni (o quasi...), con la schiava a far da tappabuchi quando una di noi deve andare in bagno a fare la pipì.
Insomma: è un bel weekend, anche se il tempo in laguna fa schifo come per la maggior parte di weekend invernali.

All’ora di cena Karin sembra essersi rilassata un po’: l’altezzosa e distaccata contessa austriaca, che a volte mi ricorda un po’ l’archetipo della rigida istitutrice teutonica, si lascia andare quanto basta da diventare amichevole anche con le ragazze più giovani.
Per un momento temo quasi che ci racconterà la storia della sua vita e delle frustrazioni sessuali che l’hanno condotta all’insana attrazione per il fratello maggiore, ma per fortuna il suo talento sociale è sufficiente a farle capire che non è il caso. In compenso riconosce di essersi vista aprire un mondo davanti: aveva sempre trovato repulsive le donne dal punto di vista sessuale, mentre adesso si sorprende a guardare la sua stessa metà del cielo con molto più interesse rispetto a quell’altra.
A quanto pare abbiamo fatto di lei una lesbica.
Ciascuna di noi a questo punto si confessa, esprimendo le proprie considerazioni. In realtà nessuna di noi è omosessuale: siamo tutte bisessuali, ciascuna con una maggiore o minore pulsione verso il nostro stesso sesso. La più etero di tutte è indubbiamente la Giulia, che su questo non ha mai avuto dubbi: per lei le femmine sono solo un gioco alternativo.
Eva probabilmente è la più centrale: non si è mai posta il problema e non vede perché dovrebbe. Le piace il sesso in ogni sua forma purché le dia piacere e non accetta limiti o barriere... Tranne quella che in realtà la ossessiona fin dalla prima adolescenza: quella dell’incesto con il padre, per il quale prova un’attrazione insana a cui è decisa a resistere ad ogni costo. Forse a causa di questa attrazione non si è mai innamorata di un uomo, e anche per questo si sente perfettamente a suo agio nel suo rapporto con me: ho l’età di suo padre, ma non può paragonarmi a lui perché sono una donna.
Per quanto riguarda me, probabilmente sono più lesbica di Eva e Giulia: fin da ragazzina ho preferito le femmine, ma non ho mai disdegnato i maschi, almeno dal punto di vista sessuale. Diciamo che sono in una posizione speculare rispetto alla Giulia: per me i maschi sono un gioco alternativo, estremamente gratificante e a volte – lo ammetto – anche conveniente (il che fa di me una puttana, lo so); però, se i maschi mi piacciono solo per faci sesso, delle femmine mi so anche innamorare... E quando lo dico appoggio una mano sulla coscia di Eva e le sfioro le labbra con un bacio.
Karin ci osserva inespressiva, poi scrolla le spalle: lei si è sempre considerata etero, ma gli uomini l’hanno sempre delusa amaramente, sia dal punto di vista emotivo che da quello sessuale. L’unico che faceva eccezione era suo fratello, e sappiamo tutte com’è andata a finire...
Adesso, a causa nostra, ha aperto gli occhi sull’altra metà del genere umano; ha scoperto i piaceri di saffo, e non prova più nessun interesse per gli uomini. Se questo faccia di lei una lesbica tout-court o rappresenti solo una fase evolutiva momentanea, solo il tempo potrà dirlo.
Sta di fatto che si trova ad essere fortemente attratta da ciascuna di noi...
A sorpresa, la Giulia si volta a guardarla e le si rivolge con l’impertinenza che ormai è diventata un suo tratto tipico: - Oh, allora non avresti problemi a passare la notte con me?
Come al solito, mia figlia ha la capacità di spiazzarmi completamente, cosa a cui non sono affatto abituata: il lettone è troppo piccolo per dormirci comodamente in quattro, e mi ero già chiesta fra me come sarebbe andata a finire. Pensavo che alla fine sarei finita con Karin nella cabina degli ospiti, con Eva e Giulia a lesbicarsi amorevolmente per il resto della notte, e la cosa mi scocciava non perché fossi gelosa delle ragazzine o non mi piacesse l’idea di scoparmi Karin, ma perché trovo disonesto incoraggiare la sua infatuazione per me.
L’iniziativa inaspettata di mia figlia invece ha sparigliato le carte, e probabilmente nel modo migliore...
Karin in effetti appare sorpresa, e anche un po’ compiaciuta: per una neofita di saffo, scoprirsi attraente per una ragazza molto più giovane è gratificante e anche rassicurante... E poi la Giulia è un pezzo di fica.
Le due si scambiano uno sguardo languido che dice tutto, e l’inciucio è combinato.

Più tardi, nel lettone, Eva ridacchia fra le mie braccia.
Siamo nude dopo l’amore, incucchiaiate come piace a noi: le tengo i seni nelle mani mentre le bacio l’incavo del collo, e siamo ancora fisicamente connesse dallo strapon con cui l’ho posseduta da tergo fino a pochi minuti prima.
La Giulia ha spiazzato anche lei: Eva è quella che studia psicologia, ma la Giulia ha un talento sociale innato e istintivo che la porta a intuizioni psicologiche che sorprendono anche lei. Non c’è da stupirsi se loro due sono così amiche...
Un grido lacerante arriva fino a noi dalla cabina di Giulia, a poppa; Eva ridacchia di nuovo.
- Giulia mi ha chiesto di prestarle lo strapon prima di portarsi Karin in cabina – mi spiega – Ha detto che visto che la contessa voleva fare nuove esperienze, lei l’avrebbe accontentata. Da un po’ di tempo a questa parte, tua figlia sta diventando sempre più dominante a letto. Povera Karin: a giudicare dall’urlo, direi che adesso deve averle rotto il culo...

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