Erotici Racconti

Attenti a quelle due

Scritto da , il 2016-10-13, genere pulp

Il tempo è luminoso: il vento è calato e il sole splende gelido nel cielo istriano. L’Adriatico si è calmato e adesso assomiglia ad una immensa tavola blu: la navigazione è rapida e senza complicazioni, così arriviamo all’imbocco del Canal di Leme con quasi mezz’ora di anticipo.
Sul ponte fa freddo, ma è un gradevole freddo asciutto e il sole scalda la pelle con l’irradiazione diretta rendendo piacevole lo stare al timone.
Nebojsa, un po’ cotto dopo aver passato la notte con Eva, è accanto a me per indicarmi la rotta di accesso, mentre Eva è di sotto alla radio per finire di trasmettere i nostri dati al porto di Pola. Il nostro ospite è al cellulare e confabula nella sua lingua mentre io giro in tondo aspettando di approcciare l’ingresso del fiordo.
Non ci sono quasi imbarcazioni in giro: solo uno Zodiac con un paio di persone a bordo, che sta uscendo dal canale e punta verso di noi…
Nebojsa spegne il cellulare e mi guarda: - Rallenta un po’, i miei amici ci stanno venendo incontro con un fuoribordo per guidarci all’attracco.
- Li vedo, stanno uscendo dal canale.
Lo Zodiac si avvicina, e adesso vedo che a bordo ci sono un uomo, più o meno dell’età di Nebojsa, e una donna sulla ventina. Sono appena visibili sotto i giacconi pesanti che indossano, ma gesticolano amichevolmente.
Rallento fin quasi a fermarmi e li lascio attraccare a poppa: Eva tira loro una cima, aggancia il cavo allo scalmo e lo Zodiac accosta dolcemente fino a permettere ai suoi occupanti di salire a bordo.
Nebojsa ce li presenta come Zarko e Marija, che non parlano una parola di Italiano e stentano anche con l’Inglese… Però sono i proprietari della villetta a picco sul mare.
Ci stringiamo le mani, e la ragazza mi stampa tre baci sulle guance, praticamente alla russa, lasciandomi un po’ perplessa.
Poi, tirata a bordo la sacca impermeabile, Zarko si libera del pesante giaccone gommato, e per un attimo mi balza allo sguardo il tatuaggio che ha sulla spalla sinistra: una croce con le quattro C, proprio come Nebojsa…
Ho come un lampo di memoria e mi rivedo sulla St.Cyril in un lago di sangue.
Altro che Croati! Questi sono i cetnici dell’elicottero…
Sento come una scarica di adrenalina nella schiena, rendendomi conto che siamo in pericolo mortale.
Riesco a mantenermi impassibile e mi accosto alla consolle di comando come se fosse tutto normale. Poggio una mano sul volante, e con l’altra, come se stessi manovrando normalmente, aziono l’allarme automatico. E’ sintonizzato sulla frequenza della Guardia Costiera italiana, ma mi auguro che la ricevano anche i Croati.
- Allora, posso entrare nel fiordo? – chiedo cercando di guadagnare tempo, nella speranza che i tre abbiano intenzione di portarci a terra prima di gettare la maschera… Qualunque sia il loro piano.
Con un po’ di fortuna potrei impennare la barca con un’accelerata brusca e farli cadere fuoribordo…
Non sono così fortunata.
Zarko infila una mano nella sacca da fuoribordo e ne estrae una pistola che mi punta dritto addosso.
Eva impallidisce, ma ha Nebojsa già accanto che la blocca.
Marija ci perquisisce in fretta, tanto per accertarsi che non portiamo armi addosso.
- Che cosa volete da noi? – chiedo, in inglese.
Zarko sogghigna mostrando i suoi denti da lupo: - Tanto per cominciare, vogliamo la barca. Poi possiamo cominciare a parlare dei nostri compagni morti a causa vostra questa estate…
Tombola. Non è un caso, e non si tratta di una rapina: questa è vendetta, e visto come sono andate le cose al largo del Montenegro, non possiamo neanche sperare in una morte rapida.
L’unica cosa positiva per noi, è che essendo cetnici non capiscono niente di mare e tantomeno di barche…
Naturalmente non c’era nessuna villetta dove dirigerci nel fiordo: i tre vogliono che porti la barca in rada a Pula, dove probabilmente contano di rivenderla e fare un po’ di soldi alle nostre spalle prima di farci la pelle, presumibilmente in un nascondiglio nell’entroterra dove ci sia la possibilità di divertirsi un po’.
Maledizione, come abbiamo potuto essere così stupide? Come ho potuto scordarmi il marchio dei cetnici?
Ci siamo comportate come due oche in fregola con quello stronzo di Nebojsa, e invece di buttarlo in mare ci siamo fatte fottere tutte e due, e in tutti i sensi!
Sotto la minaccia della pistola di Zarko punto verso il mare aperto e poi faccio rotta a sud.
Anche Nebojsa e Marija sono armati. Viene fuori che Zarko era il capo del gruppo di assalto alla St.Cyril, e che era sull’elicottero assieme al suo pilota, Nebojsa. Marija è la donna del capo, e Nebojsa è suo fratello; un altro fratello era fra quelli finiti in fondo all’Adriatico mesi prima… Quindi forse posso capire che sia un tantino avvelenata con noi.
E’ proprio lei a suggerire ai due maschi di divertirsi un po’ con noi durante il viaggio verso Pola. Nebojsa sorride da un orecchio all’altro, e conferma al suo capo che siamo due bocconcini belli caldi…
Zarko ha occhi solo per Eva, tanto per cambiare. Poi io gli servo al timone: ci sono gli scogli di Brioni da evitare.
Marija si accomoda da parte con la pistola in pugno per godersi lo spettacolo, mentre il suo uomo si avvicina a Eva con uno sguardo che non lascia dubbi sulle sue intenzioni.
Assisto impotente al seguito, con Nebojsa che mi tiene d’occhio da dietro e Marija che mi osserva beffarda a sua volta.
Zarko afferra Eva e la bacia con prepotenza, poi comincia a frugare il suo corpo con la grazia di un cinghiale.
L’olandesina si sfila da sola i pantaloni, rassegnata; rimasta nuda dalla vita in giù, si appoggia allo schienale del sedile per lasciarsi prendere da dietro.
Non è la prima volta che Eva viene stuprata: se la caverà, penso fra me con rabbia, consapevole della pistola che ho puntata alla schiena mentre piloto la Serenissima verso sud.
Zarko si è aperto la patta e ha penetrato Eva da tergo, mandandola a sbattere con un grugnito contro il retro dello schienale cui è appoggiata.
Marija assiste alla scena con gli occhi che le brillano: evidentemente guardare il suo uomo che stupra un’altra ragazza la eccita.
Con la coda dell’occhio vedo che Nebojsa si è aperto i pantaloni a sua volta e si sta tirando una sega con la mano libera. Probabilmente aspetta l’invito per unirsi alla festa, il bastardo…
Invece di lui, il capo invita la sua donna ad avvicinarsi.
Marija rimane un istante sorpresa, poi sorride e si avvicina, intrigata all’idea di una partita a tre col suo uomo.
I due si baciano in bocca, poi Marija si sfila i jeans che indossa e avvicina il pube rasato al viso di Eva.
La mia ragazza esita un solo istante, poi slingua le grandi labbra della serba, strappandole un gridolino di sorpresa.
Zarko scoppia in una risata e le grida qualcosa, senza smettere di montare la sua vittima da dietro.
Nebojsa commenta in tono sarcastico, e Marija risponde con una risatina nervosa, che la lingua di Eva le mozza in gola quando le colpisce il clitoride facendola sobbalzare.
La risata della cetnica soffocata così all’improvviso mi da un’idea.
Percepisco lo sguardo di Nebojsa fluttuare fra la mia schiena e la scena erotica poco più in là, e ne approfitto per allungare una mano all’interruttore d’emergenza. E’ uno strumento che ha la funzione di bloccare il flusso del carburante ai motori per forzarne lo spegnimento in caso d’incendio: sono assolutamente sicura che i cetnici non hanno idea della sua esistenza.
Schiaccio velocemente il pulsante e riporto le mani sul volante.
Passano un paio di secondi, e il rombo del motore si spegne quasi di colpo, proprio come la risata di Marija un momento prima.
- E adesso cosa succede? – esclama Nebojsa dietro di me – Stai facendo la furba?
- E’ la pompa del carburante – rispondo io – Ogni tanto succede… Devo andare a sbloccarla.
- Dove?
- Nel vano motori, a poppa. Ci si accede dalla cabina dove hai dormito tu, oppure da dietro, dove è attraccato lo Zodiac.
Il cetnico sbuffa, seccato: - E va bene, ci andiamo insieme… Ma non fare scherzi!
Zarko grugnisce qualcosa, e Nebojsa risponde con una risatina.
Obbediente, Marija si stacca da Eva e mi punta conto la pistola: - Ci vengo io con te… Mio fratello anche lui diverte con tua amichetta, sì?
Io scrollo le spalle: per me è lo stesso.
La zoccoletta non perde tempo a rivestirsi e mi segue nuda verso poppa, mentre un soddisfattissimo Nebojsa prende il suo posto davanti alla povera Eva e le caccia prepotentemente il cazzo in gola.
Per un istante lo sguardo di Eva incrocia il mio, e ho la certezza che la mia compagna abbia capito cosa sto cercando di fare. Poi il cetnico la afferra per le orecchie e comincia a fotterla in gola, obbligandola a chiudere gli occhi per evitare che le schizzino fuori dalla testa.
Marija agita la pistola con impazienza: - Avanti, muoviti!
Sospiro, e mi avvio lentamente verso poppa.
Scendo nell’attracco, sempre con la zoccola che mi punta la pistola alla schiena, e quindi cerco di evitare movimenti bruschi.
Lei scende a sua volta, getta un’occhiata allo Zodiac, poi torna a guardare me mentre apro il portello del vano motore.
- Tu e ragazzina bionda – mi chiede improvvisamente Marija – Voi… Lesbiche?
Sento la curiosità nella sua voce. In effetti, quando si è fatta leccare la fica da Eva mi è sembrata piuttosto impacciata.
- E’ la mia ragazza – confermo, aprendo l’anta di destra – A te non piacciono le donne?
Un attimo di esitazione: - Io piace uomini… Mai provato donne.
Avverto un accenno di curiosità, e decido di sfruttarla: - Anche a noi piacciono i maschi, cosa credi? Nebojsa vi avrà detto…
- Sì, mio fratello detto: voi, due puttane.
Ridacchio: - Immagino abbia ragione… Però a noi piacciono anche le ragazze. Anzi, a me piacciono ancora più degli uomini.
Il tono alle mie spalle si fa dubbioso: - Davvero? Perché, tu preferisce me a Zarko?
Non è il mio tipo, così burrosa e slavata, ma decido di lusingarla.
Apro la seconda anta e mi volto a guardarla: - Se dovessi scegliere, non avrei dubbi, dolcezza…
La pistola tentenna un momento. La zoccoletta è turbata… Magari ci starebbe anche.
Infilo testa e spalle nel vano motore, occludendolo alla sua vista. Allungo la mano fra i due propulsori e afferro il Kalashnikov.
Certo che la troia alle mie spalle si potrebbe aspettare di tutto, meno che questo… Il fucile è carico, con la sicura inserita. Il problema è come estrarlo senza darle il tempo di farmi un buco nella schiena.
Mi cade l’occhio sulla leva dell’avviamento di emergenza, e trattengo un sorriso.
- Magari più tardi potrei farti provare qualcosa di nuovo – le dico con voce suadente, come se stessi cercando di sedurla – Cosa ne dici?
- Intanto tu fa ripartire motore – mi intima lei da fuori, ma sento la voce leggermente esitante – Poi vedremo…
Abbasso la leva di colpo, lanciando entrambi i motori al massimo.
La Serenissima s’impenna all’improvviso mentre i motori ruggiscono assordandomi di colpo.
Dietro di me, Marija lancia un grido e io mi lascio andare all’indietro col fucile in pugno, cercando di non sbattere la testa.
La zoccoletta è subito dietro di me, gambe all’aria e occupata a non finire in mare. Le sferro una gomitata in faccia, ma riesco solo ad affondarle il gomito in una tetta.
Lei strilla di dolore e fa per alzare la pistola, ma a quel punto ho già il fucile di fuori, e la colpisco con forza in faccia col calciolo di legno.
Marija rovescia la testa all’indietro e stramazza per terra con un lamento strozzato e il viso imbrattato di sangue.
Abbasso lo sguardo: la baldracca è esanime, guancia e orecchio sinistri lacerati e tumefatti per il colpo ricevuto… Ci sono andata un po’ pesante.
Regolo la leva riducendo drasticamente la potenza dei motori e il rombo si abbassa di colpo, consentendomi di sentire le imprecazioni dei due cetnici ancora intenti a stuprare Eva.
Inspiro a fondo, impugno il fucile e alzo la testa per guardare sul ponte.
Non è cambiato molto: Nebojsa sta ancora scopando la mia compagna fra le orecchie, mentre Zarko ha cambiato buco e le sta sfondando il culo.
Bastardi.
Alzo il fucile: i due a tutto pensano meno che a me, visto che mi credono tenuta a bada dalla zoccoletta a cui ho appena spaccato la faccia.
Nebojsa ha gli occhi chiusi e la testa rovesciata all’indietro: evidentemente la bocca di Eva gli piace… Bene, vorrà dire che il suo capo avrà la precedenza.
Punto il Kalashnikov e prendo la mira: saranno dieci metri al massimo, e il bersaglio è grosso: non posso sbagliare.
Con calma tiro il grilletto e lascio partire un colpo singolo.
Il proiettile colpisce Zarko dietro la nuca, e nello stesso istante in cui il suono dello sparo raggiunge il mucchio di corpi che si stanno accoppiando disordinatamente sul ponte, la testa del cetnico esplode come una zucca marcia.
Vedo distintamente il cervello spappolato schizzare verso l’alto al seguito del proiettile che prosegue la sua corsa dopo aver trapassato il cranio, e lo spruzzo di sangue che va da tutte le parti.
La morte di Zarko è istantanea: non fa neppure in tempo a gridare. Il suo corpo prosegue per un istante il movimento coitale alle spalle di Eva, prima di afflosciarsi inerte su di lei e inondarla di sangue.
Nebojsa ha un soprassalto al suono dello sparo, e non fa in tempo a reagire prima di essere investito in piena faccia dallo spruzzo di sangue e cervello del suo capo.
Né io faccio in tempo a sparare anche a lui: Eva, che si aspettava qualcosa del genere, approfitta del casino per prendersi la sua vendetta, e affonda ferocemente i denti alla base del pene che ha in gola.
Il cetnico più giovane caccia un urlo disumano sentendosi evirare dal morso della ragazza che stava stuprando. Pazzo di dolore, fa un tentativo inconsulto di colpire la testa di Eva con un pugno, ma lei è rapida a respingerlo da sé, sputando una boccata di sangue e carne mentre il tipo cade urlando sul ponte, scalciando disperatamente.
Io mi precipito verso di loro col fucile spianato, ma non c’è bisogno di sparare un secondo colpo.
Nebojsa si contorce a terra urlando di dolore e cercando di tamponarsi la ferita, e non costituisce più una minaccia.
Zarko è morto stecchito, ma è ancora piantato nel culo di Eva, che si dimena per cercare di liberarsi da quell’accoppiamento contro natura.
- Levamelo di dosso! – mi urla con voce isterica, contorcendosi tutta mentre il sangue continua a spruzzarle addosso da quel che resta della testa del morto.
La scena è talmente splatter da essere quasi ridicola: lo sfintere di Eva si è contratto istericamente e il cazzo che ha dentro, ancora gonfio di sangue, è irrimediabilmente bloccato al suo interno.
Afferro il cetnico morto per le ascelle e tiro con tutte le mie forze, riuscendo finalmente a staccare il cadavere dalla mia compagna; il cazzo durissimo esce con un plop nauseante dall’ano slabbrato, seguito da uno spruzzo di sperma: nello spasmo violento della morte, Zarko aveva eiaculato nel retto di Eva.
L’olandesina si tira in piedi scrollandosi tutta come una cagnetta bagnata: è coperta di sangue e brandelli organici vari, e non l’ho mai vista così fuori controllo.
Non che possa darle torto, dopo quello che è successo…
La abbraccio e la stringo forte, sussurrandole di stare calma, ma le urla di Nebojsa che si contorce a terra non aiutano.
Faccio per sparargli e porre fine alla sua agonia ma Eva mi blocca: - Lascialo urlare, questo porco! Anzi, che urli il più a lungo possibile…
Bene, questo vuol dire che sta tornando in sé.
La lascio un momento per tornare a vedere Marija, e arrivo appena in tempo: la zoccola si sta riprendendo. Butto in mare la sua pistola e la tiro in piedi sferrandole un buon ceffone appena cerca di parlare.
Poi la prendo a calci costringendola a tornare sul ponte, e questa volta sono io a puntarle un’arma contro la schiena.
Eva ha raccolto la pistola di Zarko e la sta puntando contro Nebojsa, ma non sembra intenzionata a sparargli, almeno per ora.
Marija caccia un urlo di raccapriccio nel vedere come sono ridotti i suoi due uomini.
Si getta in lacrime sul cadavere dell’amante, poi retrocede in preda all’orrore nell’accorgersi che non ha più la faccia, e si rivolge al fratello agonizzante, abbracciandolo e piangendo disperatamente.
Abbasso il fucile e cingo il fianco di Eva col braccio sinistro: la sento tremare ancora, ma si sta chiaramente calmando.
- Chiamate dottore! – strilla isterica Marija – Fate qualcosa, prego, mio fratello muore!
Eva non lo ha evirato completamente: il pene, ormai flaccido, è ancora attaccato al pube; ma il sangue continua a sgorgare copiosamente. Forse, portandolo in fretta in un ospedale…
- Spiegami perché dovremmo darci pena – dice gelidamente Eva al mio fianco, rivolgendosi alla zoccola – Il tuo fratellino voleva ammazzarci, e mi stava stuprando.
Marija alza la faccia devastata dal dolore: - Vi prego! Farò qualunque cosa…
La mia compagna fa una smorfia, poi sorride gelida: - Qualunque cosa, davvero?
- Sì, sì… - singhiozza la disgraziata – Qualunque cosa!
- Va bene. Fai un pompino al tuo uomo.
Marija si blocca, e anch’io. Poi balbetta: - Che cosa? Ma… Ma…
- Non lo vedi che ce l’ha ancora duro? Avanti, datti da fare, se vuoi che chiamiamo un elicottero per salvare tuo fratello.
Non ci posso credere: Zarko è lì a terra, in un lago di sangue. Il rigor mortis non è ancora subentrato, ma in effetti il suo pene è ancora duro come quando l’ho estratto dall’intestino di Eva. L’idea di spompinare un cadavere, per di più semi-decapitato, mi dà il voltastomaco, ma evidentemente la mia compagna lo ritiene una giusta punizione, e poiché è lei quella che è appena stata violentata, non mi sembra giusto negarle la vendetta.
Pallida come un cadavere, Marija si accosta al corpo del suo uomo, s’inginocchia, e accosta il viso al cazzo ancora duro, esitando.
- Lo so – fa Eva con voce truce – Puzza un po’; ma sai, il tuo uomo si stava inculando e io non ero esattamente preparata a riceverlo… Ma tu non ti formalizzerai per questo, vero?
Marija emette un singhiozzo, poi apre la bocca, prende dentro il pene grigiastro del morto e comincia a succhiarlo.
Davvero non c’è limite alla perversione umana: non posso fare a meno di trovare la scena eccitante.
- Avanti, continua – gli intima Eva – Fallo venire un’ultima volta!
La zoccola spompina con forza il cadavere del suo uomo, piangendo istericamente mentre commette quell’atto immondo, e Eva sorride compiaciuta guardandola.
Marija è ancora nuda dalla vita in giù, e offre al nostro sguardo il suo bel culetto pallido e tondo.
- Non farla smettere – mi dice Eva, allontanandosi di scatto.
Riemerge dalla scaletta un minuto più tardi: anche lei è ancora nuda nella parte inferiore del corpo, ma adesso indossa il suo strapon, abbondantemente lubrificato…
Si porta alle spalle della zoccola, s’inginocchia dietro di lei, e la afferra per i fianchi.
Poi, senza nessuna preparazione, le trafigge il culo con il suo enorme fallo artificiale.
- Aarghhh!!! – urla la disgraziata, sentendosi squarciare le viscere – Mi sbudellaaa…
- Quante storie per un cazzo nel culo – ringhia Eva, inferocita – In fondo è quello che il tuo uomo stava facendo a me, non ti pare?
La sodomizza con furia disumana, non l’avevo mai vista così.
La scena lubrica mi fa bagnare tutta, e quasi mi scordo dell’uomo che sta morendo dissanguato accanto a noi.
Beh, peggio per lui: in fondo il suo divertimento l’ha avuto la sera prima, no?
Eva continua a trapanare l’intestino di Marija per oltre quaranta minuti, finché non raggiunge l’orgasmo col dildo interno.
Quando finalmente si arresta ed estrae il fallo artificiale dall’ano sfondato della disgraziata, vedo che è tutto imbrattato di sangue nerastro.
Marija si accascia, singhiozzando stremata col viso sul ventre del morto che ha ancora il pene rigido.
- Non sei riuscita a farlo venire – commenta Eva disgustata – Il tuo uomo aveva davvero le palle mosce… Guarda come si fa!
Eva si abbassa, e vedo che ha il coltello da sub in pugno. Con un gesto rapido recide il pene alla base e lo getta in mare.
Marija viene investita da un altro schizzo di sangue e lancia un ultimo urlo isterico, prima di rotolare piangente ai piedi di Eva.
Le abbraccia in lacrime le gambe nude, implorandola di chiamare l’elicottero per salvare Nebojsa.
Eva se la scrolla di dosso con un calcio, e si china sul moribondo.
- Ti avevo detto di fare un pompino al tuo uomo, ma non sei stata capace di farlo venire… E poi è troppo tardi: questo sacco di merda sta morendo. Tanto vale porre fine alle sue sofferenze.
- Nooo! Ti prego…
Eva è implacabile. Afferra per i capelli l’uomo di cui si era invaghita neanche ventiquattr’ore prima, e gli taglia la gola con un gesto rapido e netto.
Un altro spruzzo impressionante di sangue vermiglio, e questa volta la morte è istantanea.
Marija finalmente collassa sul ponte sudicio di residui umani, scossa dai singhiozzi.
Eva mi fissa con aria di sfida: - Io vado a farmi una doccia. Tu fai di questa baldracca quello che vuoi: per quel che mi riguarda sono soddisfatta.
Mentre sparisce sotto coperta, mi faccio un appunto mentale di non violentare mai la mia compagna: decisamente, le conseguenze sono troppo pericolose.

Eva ricompare più di due ore dopo, ripulita e apparentemente fresca come una rosa.
Siamo a metà strada fra Pola e Venezia, e ho avvertito il numero di emergenza lasciatoci dal capitano Castaldi: i soccorsi sono in arrivo, e ci raggiungeranno al limite delle acque territoriali, come d’accordo.
Marija ha fatto il lavoro sporco di gettare in mare con una zavorra i cadaveri, e adesso sta sudando seminuda per ripulire il ponte insozzato dai suoi uomini.
Singhiozza istericamente, ma lavora abbastanza bene: fra un po’ non rimarrà quasi traccia del massacro.
Lascio fucile e timone alla mia compagna e vado a ripulirmi anch’io.
Quando riemergo, il lavoro è praticamente finito.
Eva sorveglia la prigioniera con la pistola di Zarko, e Marija sta finendo di lucidare il sedile contro cui era stata violentata l’olandesina e sul quale sono morti i suoi stupratori.
La zoccola adesso è completamente nuda, e chiaramente intirizzita dal freddo: i suoi capezzoli scurissimi sulla pelle cerea, sono gonfi e duri.
- I Carabinieri saranno qui fra poco – mi dice Eva – Cosa ne facciamo di questa troia?
Osservo il ponte e annuisco soddisfatta: la disgraziata ha fatto un ottimo lavoro.
Io sollevo il fucile: - Direi che non ci serve più. La mandiamo a raggiungere gli uomini della sua vita.
Marija impallidisce, capendo il senso di quel che ho detto, e barcolla all’indietro fino ad appoggiarsi con la schiena nuda alla ringhiera di destra.
- No! Pietà, lasciatemi vivere…
Lascio partire un colpo mirando al cuore, e vedo la mammella sinistra esplodere.
La donna nuda viene scaraventata all’indietro dall’impatto del proiettile e cade in mare a braccia spalancate, tracciando nell’aria un arco di sangue prima di sparire nell’acqua gelida dell’Adriatico.
Deve aver ingoiato acqua finendo in mare, perché va a fondo come un sasso.
Mi affaccio a guardare, e Eva mi raggiunge mettendomi un braccio intorno alle spalle.
Una chiazza di sangue che rimane rapidamente indietro è tutto quel che resta di Marija.
- Tutti in fondo al mare – commenta Eva soddisfatta - Ora questa storia è davvero finita.
- Già.
Appoggio il fucile e la bacio in bocca, mentre il sole tramonta lentamente alle nostre spalle, e la vedetta della Guardia Costiera si avvicina rapidamente.

Castaldi è impressionato, ma non molto contento. Non solo perché lo abbiamo strappato a un’altra operazione, ma anche perché abbiamo combinato un bel casino… Per fortuna che il tutto si è consumato al di fuori delle acque territoriali italiane.
Liberarci dei corpi è stata una buona idea dal punto di vista legale, ma pessima da quello investigativo.
Si rilassa un po’ quando gli consegno dei campioni di tessuto inzuppato di sangue: potranno almeno estrarne il DNA e verificare l’identità dei tre balordi. Anche la pistola sarà utile. E documenti addosso non ne avevano.
Certo, se la magistratura fosse informata, sarebbe un bel casino…
Ci ha anche rifilato un nomignolo tratto da quello in codice di Eva: adesso per lui siamo “le Mantidi”.
Castaldi dice che le nostre vittime tendono ad essere soprattutto uomini, e che questi di solito rendono l’anima subito dopo aver fatto sesso con noi. Sarà…
Comunque secondo lui l’accaduto, se da un lato ci mette al sicuro dalle vendette cetniche, dall’altro conferma che abbiamo bisogno di essere istruite sulle regole del gioco, e anche su qualche trucchetto del mestiere.
- Vi manderemo in Sardegna a fare un corso di addestramento – conclude il capitano con aria sbrigativa – Vi farò sapere tempi e dettagli.
- No grazie. Abbiamo da fare a Venezia.
Mi guarda senza espressione: - Forse non mi sono spiegato: non è un’offerta. E’ un ordine.
Storco la bocca. Lo stronzo ci sta ricattando.
- Dove esattamente, in Sardegna?
- Vicino ad Alghero.
Passiamo la settimana successiva a raschiare e sterilizzare il ponte, cercando di cancellare tutte le tracce del massacro. E’ incredibile quanto è difficile pulire il legno macchiato di sangue, ma le tracce di cervello sono ancora più difficili…

Patrizia V. © Copyright All Rights Reserved - L’utilizzazione, totale o parziale, di questa storia e delle precedenti e correlate caricate nel presente portale, incluse la riscrittura, la memorizzazione, riproduzione, rielaborazione, diffusione o distribuzione dei contenuti attraverso qualunque supporto o rete telematica, senza previa autorizzazione dell'autore, sono vietati in quanto protetti dalla normativa sul diritto d'Autore. E’ consentito lo scaricamento della storia unicamente ad uso personale. Sono escluse dal divieto di cui sopra eventuali raccolte digitali promosse dal sito ospitante "Erotici Racconti". Ogni violazione verrá segnalata e perseguita a norma di Legge.

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